raid israeliano a jenin abu mazen benjamin nethanyahu

CHIUSO UN FRONTE, NETANYAHU NE APRE UN ALTRO - LE TRUPPE DELL’IDF SONO ENTRARE A JENIN, IN CISGIORDANIA, FACENDO 9 MORTI PALESTINESI E 40 FERITI - L’ASSALTO DI “BIBI” SEMBRA AVERE L’OBIETTIVO DI INDEBOLIRE L’AUTORITÀ PALESTINESE SUBITO DOPO CHE IL PRESIDENTE ABU MAZEN AVEVA DETTO DI ESSERE PRONTO A PRENDERE "IL PIENO CONTROLLO SULLA STRISCIA” - “BIBI” CONFIDA CHE TRUMP GLI LASCI MANO LIBERA, ANCHE IN VISTA DI POSSIBILI ANNESSIONI: LA VALLE DEL GIORDANO O TUTTA L'AREA C, IL 60% DELLA CISGIORDANIA…

1. ISRAELE COMBATTE DENTRO JENIN HAMAS CHIAMA ALLA MOBILITAZIONE

Estratto dell’articolo di D. F. per il "Corriere della Sera"

benjamin nethanyahu

I generali l’hanno chiamata operazione Muro di ferro: il nome incrocia la guerra appena interrotta a Gaza — Spade di ferro — e quella combattuta 23 anni fa in Cisgiordania, Scudo/Muro in ebraico. Come nel 2002 le truppe entrano massicce nei territori palestinesi, allora l’offensiva era stata voluta dal premier Ariel Sharon per fermare gli attacchi kamikaze nelle città israeliane, l’intervento più imponente in Cisgiordania dal conflitto dei Sei Giorni.

 

[…] Il raid è cominciato a Jenin, nel nord dei territori: è almeno il terzo in un anno e mezzo, i blindati avevano invaso le strade nel luglio del 2023 e ancora nel settembre del 2024. Ieri i palestinesi uccisi sono stati 9, almeno 40 i feriti. A Tel Aviv quattro persone sono state ferite a coltellate in quello che la polizia considera un attacco terroristico: l’assalitore, poi ammazzato, sarebbe un turista americano di origine marocchina arrivato tre giorni fa.

raid israeliano a jenin 6

 

Era stato Herzi Halevi a spiegare che le battaglie si spostavano in Cisgiordania poche ore dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco a Gaza […] Il capo di stato maggiore ha annunciato le dimissioni chiedendo un’inchiesta pubblica sul fallimento strategico del 7 ottobre 2023. Indagine che Benjamin Netanyahu vuole evitare o rinviare finché si combatte: così i ministri messianici e oltranzisti lo aiutano pretendendo che il prossimo comandante di Tsahal «sia pronto a riprendere la guerra» contro i fondamentalisti come il premier ha promesso agli alleati.

 

abu mazen

L’assalto a Jenin sembra avere anche l’obiettivo di indebolire l’Autorità palestinese proprio quando il presidente Abu Mazen proclama di «essere pronto prendere il pieno controllo sulla Striscia», idea osteggiata da Netanyahu. I poliziotti del raìs erano riusciti a riportare l’ordine nel campo profughi di Jenin e avevano trovato un accordo con i miliziani.

L’esercito è anche dovuto intervenire per cercare di fermare i coloni ebrei che tra lunedì e martedì notte hanno assaltato alcuni villaggi palestinesi incendiando auto e case. Due di loro — mascherati, armati di bastoni e bottiglie incendiarie — sono stati feriti da un poliziotto israeliano che ha sparato perché era stato circondato da quelli che sono chiamati «i giovani delle colline» e il servizio segreto interno considera terroristi.

raid israeliano a jenin 4

Tra i primi ordini esecutivi, Trump ha cancellato le decisioni del predecessore Joe Biden che sanzionavano proprio questi gruppi violenti .

 

2. KING BIBI ORA SI SENTE LE MANI LIBERE

Estratto dell’articolo di Giordano Stabile per "la Stampa"

Quattro giorni fa l'Autorità nazionale palestinese ha annunciato la fine delle operazioni a Jenin, con un accordo che consentiva ai propri agenti di prendere il controllo del campo profughi nel cuore della città, roccaforte di Hamas e della Jihad islamica. "Protezione della madrepatria", il nome dato all'offensiva contro i militanti jihadisti, era cominciata il 5 dicembre, con gli scontri intra-palestinesi più duri da decenni.

abu mazen 3

Tre agenti dell'Anp uccisi, decine di feriti, almeno 20 combattenti eliminati. Una prova di forza del quasi novantenne presidente Abu Mazen, un modo per accreditarsi alla guida del futuro governo di quel che resta di Gaza, se mai ci si arriverà.

 

Ora Jenin è finita di nuovo nella morsa dell'esercito israeliano. È la certificazione che la "pacificazione" ottenuta dall'Anp era solo di facciata. Per una semplice ragione, le forze di sicurezza palestinesi non hanno la capacità di imporsi sui militanti, padroni delle principali aree urbane cisgiordane, Nablus, Tulkarem. Abu Mazen è in sostanza il "sindaco di Ramallah", la capitale di fatto dei Territori divenuti autonomi con gli accordi di Oslo del 1993. Vale a dire l'area A, circa 500 chilometri quadrati densamente abitati sul totale di 5.600 di tutta la Cisgiordania, mentre il resto resta sotto il controllo totale o parziale di Israele.

 

raid israeliano a jenin 3

È chiaro che l'Anp non riesce neppure a controllare questa esigua fetta dei Territori.

Gli agenti, dotati di armamento leggero, sono visti da molti come "jawasis", una parola che in arabo indica sia le "spie" che i "traditori". Il livello di corruzione nell'Anp è elevato. Ha formato una burocrazia e una piccola classe media legata alle commesse dell'Autorità. Il resto della popolazione resta nella miseria.

 

Il pil pro capite nel 2023 era di 3.700 dollari, contro i 45 mila di Israele. La tregua a Gaza non ha rilanciato le chance di Abu Mazen, eletto presidente nel lontano 2005. Benjamin Netanyahu, invece, sembra voler sfruttare la pausa per chiudere i conti con Hamas su questo fronte.

 

raid israeliano a jenin 2

Confida che Donald Trump gli lasci mano libera, anche in vista di possibili annessioni: la Valle del Giordano, o addirittura tutta l'Area C, il 60% della Cisgiordania. Se poi la tregua a Gaza regge, ci sarà tempo di pensare al "dopo", e cioè chi governerà la Striscia. Il movimento jihadista non sembra intenzionato a cedere gli spazi che si è conquistato in due decenni. Neppure a Jenin, figuriamoci tra le rovine e i tunnel di Gaza.

esercito israeliano - operazione scudo di ferro in cisgiordania abu mazen 2abu mazen 1raid israeliano a jenin 1

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…