ebrahim raisi

“NE ABBIAMO UCCISI 750, ANCORA 200 E ABBIAMO FINITO” – DAL COMITATO DELLA MORTE ALL’EREDITA’ DI KHAMENEI, IL RITRATTO DELLO SPIETATO EBRAHIM RAISI, IL PRESIDENTE DELL'IRAN MORTO IERI IN UN "INCIDENTE" IN ELICOTTERO: DA CAPO DELLA MAGISTRATURA MANDÒ A MORIRE CON PROCESSI SOMMARI MIGLIAIA DI OPPOSITORI. DI LUI SI ERA SPESSO PARLATO COME SUCCESSORE DI KHAMENEI NEL RUOLO DI GUIDA SUPREMA – IL NO ALL’INCONTRO CON BIDEN, IL RILANCIO ALLA CORSA NUCLEARE, IL PUGNO DURO SUI CIVILI. E SULL’ATTENTATO DEL 7 OTTOBRE IN ISRAELE…

IL GIUDICE FEROCE CHE DECISE MIGLIAIA DI ESECUZIONI

ebrahim raisi

Estratto dell’articolo di Andrea Nicastro per il “Corriere della Sera”

 

La cassetta a nastro ha più di 36 anni, ma la voce di Ebrahim Raisi si riconosce bene. «Dovete fermare le esecuzioni», gli dice un vecchio. Il presidente iraniano, allora 28enne, risponde: «Ne abbiamo uccisi 750, ancora 200 e abbiamo finito».

 

Raisi era allora un novello procuratore del tribunale penale di Teheran. Davanti aveva l’ayatollah Hossein Ali Montazeri, il numero due della Repubblica Islamica, l’esperto religioso che avrebbe dovuto ereditare il potere dal fondatore ayatollah Khomeini.

 

[…] Montazeri lo aveva convocato assieme ad altri tre magistrati. «Ho sentito […] di ciò che sta accadendo nelle prigioni di Evin e Gohardasht. Dovete fermare immediatamente ogni esecuzione sommaria». Raisi e gli altri magistrati non negano. Da diligenti esecutori spiegano quanti hanno già mandato a morte e quanti ne mancano.

 

ebrahim raisi

La registrazione fu diffusa nel 2017 dal figlio dell’ayatollah Montazeri, prima escluso dal potere e poi emarginato. Lo scandalo costò a Raisi la prima corsa presidenziale del 2017, ma nel 2021, al secondo tentativo, gli iraniani che se ne ricordavano non andarono più a votare e Raisi divenne presidente.

 

Secondo Amnesty International, Raisi e gli altri tre giudici […] formavano allora «il comitato della morte di Teheran», equivalente a molti altri sparsi nel Paese. Erano giurie con pieni poteri costituite da religiosi fedeli al regime che nel giro di qualche mese mandarono dal boia come minimo cinquemila oppositori.

 

ebrahim raisi

I «processi» duravano pochi minuti, senza prove, senza avvocati. Non avevano niente di somigliante alla giustizia, piuttosto erano repressione politica efficiente e spietata. Secondo testimonianze di sopravvissuti raccolte da Human Rights Watch, per assicurarsi dell’esecuzione della sentenza, Raisi si presentava spesso alle impiccagioni. Tanto zelo gli procurò una carriera brillante: vice procuratore generale per dieci anni, capo del sistema giudiziario nazionale nel 2014, sanzionato per violazione dei diritti umani dagli Stati Uniti nel 2019, presidente della Repubblica Islamica nel 2021.

 

Due giorni dopo la vittoria elettorale, ottenuta al primo turno senza opposizione e con un’astensione record, Raisi si presentò ai giornalisti stranieri in una grande sala da conferenze.

 

Austero nella sua tunica da clerico, in testa il turbante nero dei discendenti del Profeta, lo precedeva la fama del falco e quella del fedelissimo della Guida Suprema Alì Khamenei. La sua elezione era uno schiaffo a Washington che l’aveva messo sotto sanzioni proprio due anni prima. Forte dell’appellativo di ayatollah che Khamenei gli aveva appena elargito, il neopresidente Raisi rispose ai giornalisti sempre attaccando.

 

incidente elicottero di ebrahim raisi

Incontrerebbe Joe Biden per ammorbidire i rapporti tra Iran e Usa? «No». Potrebbe ridiscutere l’accordo nucleare? «Sono stati gli Usa a cancellarlo, prima ci spieghino perché». Washington vorrebbe parlare del vostro programma missilistico. «Non è negoziabile». Israele e Palestina? «Noi staremo sempre con gli oppressi».

 

 Cosa risponde a chi l’accusa di aver fatto parte delle «commissioni della morte?». «Sono un difensore dei diritti umani e della sicurezza del popolo. È stato un privilegio farlo da magistrato».

 

Figlio di un clerico sciita emarginato […], Raisi rimase orfano a 5 anni, giusto in tempo per diventare il frutto più puro della Repubblica teocratica iraniana. Allo scoppio della Rivoluzione khomeinista, Raisi aveva 19 anni ed era studente nel «Vaticano sciita» di Qom, poco fuori Teheran. Momento e luogo perfetto per partecipare alla scalata dei religiosi al potere temporale. […]

 

DAL «COMITATO DELLA MORTE» AL PUGNO DURO SUI CIVILI: LA PARABOLA DEL FALCO CHE STUDIA DA AYATOLLAH

Estratto dell’articolo di Gian Micalessin  per “il Giornale”

 

ebrahim raisi

Per i molti che piangono la possibile morte del presidente iraniano Ebrahim Raisi schiantatosi ieri con il suo elicottero ve ne sono altrettanti pronti a festeggiare in silenzio. In questo clima di profonda, ma silenziosa divisione il regime iraniano deve cercare non solo un successore alla carica di Presidente, ma anche a quella di Suprema Guida.

 

Il 63enne Raisi era considerato infatti il successore «in pectore» di Alì Khamenei che avrebbe più volte fatto il suo nome ai propri fedelissimi. […]

 

La […] morte di Raisi viene intanto celebrata come una benedizione dai principali oppositori concordi nel considerarlo l’ispiratore del giro di vite iniziato con l’uccisione, nel settembre 2022, di Masha Amini, la 22enne curda arrestata e ammazzata di botte dalla polizia religiosa per non aver indossato il velo.

 

hossein amir abdollahian ebrahim raisi

[…] La candidatura a presidente dell’«hojatoleslam» Raisi, decisa nel 2021, segna comunque una decisa svolta in chiave reazionaria. Una svolta il cui obbiettivo è marginalizzare qualsiasi dissidenza capace d’incrinare l’ortodossia di regime. E lo dimostra la spietata efferatezza con cui vengono represse le manifestazioni dopo l’uccisione di Masha Amini. La svolta radicale influenza anche la politica estera e la corsa al nucleare della Repubblica Islamica.

 

Con Raisi viene definitivamente accantonato il dialogo con l’Occidente avviato dal predecessore Hassan Rouhani. E molte intelligence, attribuiscono all’Iran la preparazione delle cellule di Hamas che il 7 ottobre guidano i massacri in territorio israeliano. Una mossa, decisa dai vertici della Repubblica Islamica per impedire i previsti accordi di normalizzazione tra Arabia Saudita e Israele.

ebrahim raisi in elicottero prima dello schianto

 

Ma Raisi è anche il presidente che rilancia con decisione la corsa al nucleare. Con lui al potere la Repubblica Islamica spinge al massimo l’arricchimento dell’uranio portandolo a livelli decisamente superiori a quelli previsti per la ricerca e l’uso civile. Non a caso da mesi si parla di una atomica iraniana ormai solo da assemblare.

 

E con Raisi si intensifica l’azione delle milizie sciite che grazie all’appoggio dalla Brigata Al Quds, l’unità dei pasdaran responsabile delle operazioni all’estero, operano dallo Yemen alla Siria e dal Libano all’Iraq. Fino all’attacco con missili e droni che un mese fa porta Iran e Israele ad un passo dalla guerra aperta.

Ebrahim Raisiebrahim raisi con un ritratto di khamenei nel 2022ebrahim raisi con vladimir putin nel 2023 LA MORTE DI EBRAHIM RAISI - VIGNETTA DI ELLEKAPPA Ali Khamenei ebrahim raisi

Ultimi Dagoreport

meloni merz le pen trump

DAGOREPORT - NEI GIORNI IN CUI A BRUXELLES SI TIENE UN CONSIGLIO EUROPEO INFUOCATO, GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: "DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO" - INOLTRE, LA MELONI È SOLA INSIEME A QUEL PUZZONE DI ORBAN A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO - NEL MENTRE, A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D'UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA....

giuseppe castagna giancarlo giorgetti banco bpm credit agricole

DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...

marco caputo giovanni alibrandi rai radio

DAGOREPORT – RADIO RAI, UN UFFICIO DI COLLOCAMENTO PER AMANTI, MOGLI, AMICI DI: DAL CASO CLAUDIA CONTE ALL’INFORNATA DI BELLE E PROCACI GIOVANI SU RADIO2, C’È GROSSO MALESSERE A VIA ASIAGO – IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL PROSSIMO ANNO, È PARTITO IL SOLITO VALZER DI ABBOCCAMENTI CON LA POLITICA (ALCUNI DIRETTORI GIA' S'ALLISCIANO VANNACCI) – LE POLTRONE CHE TRABALLANO: MARCO CAPUTO, DIRETTORE DI RADIO RAI, E GIOVANNI ALIBRANDI, GRAN CAPO DI RADIO2, NOMINATO IN QUOTA LEGA MA POI ALLONTANATOSI DAL CARROCCIO - EMA STOCKHOLMA E LA NUMEROSA SQUADRA DI "BADANTI" AL SUO SEGUITO - LA GRANDE INFORNATA DI "INFLUENCER" E BONAZZE VARIE A RADIO2...

meloni vannacci manlio messina cateno de luca berlusconi

DAGOREPORT - SE IL CAMPO LARGO CONTINUA TAFAZZIANAMENTE A DARSI BOTTIGLIATE SULL'INGUINE, ESCLUDENDO UN GIORNO L’”INAFFIDABILE” RENZI, IL GIORNO DOPO IL “CONTIANO” ONORATO, DOPODICHÉ TOCCA DELEGITTIMARE L’’’ESATTORE” RUFFINI E IL “POLIZIOTTO” GABRIELLI, MELONI DIMOSTRA ANCORA UNA VOLTA DI POSSEDERE INTELLIGENZA POLITICA. NEL PURO SOLCO DEL BERLUSCONISMO D’ANTAN: MA PERCHÉ ESCLUDERE QUANDO SI PUÒ AGGIUNGERE? - E VOILÀ, HA RECUPERATO IL FEDELISSIMO MANLIO MESSINA CHE A SUA VOLTA HA AGGANCIATO IL MOVIMENTO GUIDATO DA CATENO DE LUCA, "SUD CHIAMA NORD" - L’OBIETTIVO DI CATENO (E MESSINA) È QUELLO DI RAGGIUNGERE IL 3% ATTRAVERSO UNA CAMPAGNA DI ARRUOLAMENTO DI ALTRI SINDACI, CONTROCANTO DEL PROGETTO CIVICO ITALIA MESSO SU DA ONORATO, MA NON ESCLUDENDO DI PORTARE NELL’ARMATA BRANCA-MELONI GLI AMICI UDC DI CESA E DI MASTELLA - E COSÌ, PER RIEQUILIBRARE I VOTI PERDUTI DEI BOLLITI SALVINI E TAJANI, E SEMPRE AUSPICANDO CHE LUNGO LA STRADA IL FENOMENO VANNACCI SI SGONFI, “GIORGIA BERLUSCONI” HA COMINCIATO AD ALLARGARE IL PERIMETRO DEL CENTRODESTRA, PRONTA AD ACCOGLIERE IL DIAVOLO (SE NECESSARIO) PUR DI ARRIVARE AL PREMIO DI MAGGIORANZA DEL 42%… - VIDEO

federico ruffo giulia presutti giuseppe malara

DAGOREPORT - DOVE C'È PRESUTTI, C'È SCAZZO: DOPO AVER FATTO RIVOLTARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE I GIORNALISTI DI “MI MANDA RAI TRE”! - LA REDAZIONE DELLO STORICO PROGRAMMA DI FEDEERICO RUFFO, CHE FA IL BOTTO DI ASCOLTI, È IN RIVOLTA: L’IMPOSIZIONE DELL'EX INVIATA JUNIOR DI "REPORT" ALLA CONDUZIONE DALL’ANTEPRIMA DEL SABATO MATTINA, VIENE VISTA COME UNO SCHIAFFONE – SI MORMORA DI UNO SCONTRO EPICO CON IL VICEDIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, GIUSEPPE MALARA, CHE ALL’APICE DELLA DISCUSSIONE AVREBBE DETTO ALLA REDAZIONE: “O FATE COSÌ, OPPURE RESTATE AL MATTINO!” - QUEL CHE SI CHIEDE LA REDAZIONE DI "MI MANDA RAITRE" E': PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME GIULIA PRESUTTI CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHÉ NON LIMITARSI A COLLOCARLA COME INVIATA? PERCHÉ DARLE AD OGNI COSTO UN PROGRAMMA (O UN SUO FRAMMENTO) ANCHE A COSTO DI UN TERREMOTO? AH (NON) SAPERLO…