mario mori stragi del '93

NON C’È PACE PER MARIO MORI – PER LA PROCURA DI FIRENZE L’EX COMANDANTE DEI ROS NON HA IMPEDITO LE STRAGI DEL 1993 NONOSTANTE AVESSE RICEVUTO INFORMAZIONI SUL PROGETTO DI ATTENTATI DI COSA NOSTRA: NON HA AVVISATO I MAGISTRATI DELLE NOTIZIE DI REATO E ADESSO È INDAGATO SULLA BASE DELLE ACCUSE MOSSE DA COLLABORATORI DI GIUSTIZIA ED EX UFFICIALI DEI CARABINIERI – IERI MORI È STATO CONVOCATO PER ESSERE INTERROGATO: SI È AVVALSO DELLA FACOLTÀ DI NON RISPONDERE E…

Estratto dell'articolo di Luca Serranò per www.repubblica.it

 

mario mori

Ci sono dichiarazioni di collaboratori di giustizia e testimonianze di ex ufficiali dei carabinieri a formare il quadro d’accusa nei confronti del generale Mario Mori, già comandante del Ros e direttore dei servizi segreti. Per la procura di Firenze non ha impedito le stragi del 1993 nonostante avesse ricevuto informazioni sul progetto di attentati di Cosa nostra e quindi, per gli inquirenti, non ha avvisato i magistrati delle notizie di reato che aveva avuto.

strage via palestro

 

Per questo motivo Mori è indagato e ieri è stato convocato per essere interrogato. Si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ma la struttura d’accusa ruota sulle rivelazioni dell’infiltrato Paolo Bellini, sulle dichiarazioni di Angelo Siino che riporta le confidenze del mafioso Antonino Gioè, sulle ricostruzioni del maresciallo Roberto Tempesta e su un nuovo esposto denuncia del colonnello Michele Riccio.

 

mario mori

Sentito a Firenze il 17 maggio 2023, l’ex capo del Ros ha confermato di non aver riferito all’autorità giudiziaria le rivelazioni di Bellini — apprese col tramite del maresciallo Tempesta-, spiegando di non averlo fatto neanche dopo la strage di via dei Georgofili il 27 maggio 1993. Ha inoltre sostenuto di aver distrutto il biglietto a cui faceva riferimento Tempesta. Poi, alla richiesta di spiegazioni sul perché avesse trascurato la pista investigativa: «Avevo altro da fare in quel periodo».

 

strage via dei georgofili

Sentito nel corso dell’inchiesta anche il maresciallo, secondo cui Mori nell’agosto 1992 era stato informato delle “soffiate” di Bellini, compreso il progetto di possibili attentati alla Torre di Pisa e a monumenti nazionali. Tempesta ha detto di aver consegnato a Mori il biglietto contenente nomi per i quali Cosa nostra chiedeva l’ottenimento di benefici: l’ex capo del Ros, però, gli avrebbe detto di non predisporre relazioni di servizio.

 

antonio ingroia mario mori

Un altro capitolo riguarda poi le confidenze di Siino […] Secondo la ricostruzione, agli inizi del 1993 Gioè, a Rebibbia, incontrò Siino, e gli confidò che Leoluca Bagarella e i boss Graviano si stavano muovendo anche in ragione «di un rapporto con i Servizi che passava proprio attraverso Gioè». Quest’ultimo (trovato morto nella notte fra il 28 e il 29 luglio del ‘93 a Rebibbia) avrebbe detto a Siino che Leoluca Bagarella avrebbe dovuto incontrarlo per avviare contatti con Craxi, e che lo stesso Bagarella stava assumendo posizioni dominanti in Cosa nostra dopo l’arresto di Riina — tanto da intimorire anche Provenzano-, progettando azioni eclatanti in danno di monumenti ed edifici di interesse artistico, tra i quali la Torre di Pisa.

 

MILANO - L'ATTENTATO DI VIA PALESTRO 1993

Gioè avrebbe inoltre fatto trovare a Siino un biglietto in cui erano scritti gli attentati che dovevano essere compiuti. Un progetto «di mettere sottosopra l’Italia» di cui il Ros, il 25 giugno 1993, venne a conoscenza. Senza però conseguenze concrete.

 

Nell’indagine su Mori (assolto in via definitiva per la trattativa Stato-mafia), infine, spunta anche un esposto presentato sempre a Firenze, circa un anno fa, dal colonnello Michele Riccio. Un esposto in cui Riccio accusa il generale di aver boicottato l’indagine sui mandanti esterni, e di avergli di fatto impedito di proseguire proficuamente il rapporto con Luigi Ilardo, assassinato a Catania il 10 maggio 1996 […]

strage di capacistrage dei georgofili a firenze strage dei georgofili a firenzestrage via d amelio

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…