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NON FARE IL TAMARRO, INDOSSA UN TABARRO – IL MITOLOGICO MANTELLO DA UOMO È TORNATO ALLA RIBALTA NELLA SUA VERSIONE CLASSICA CON CIRCA 6 METRI DI STOFFA: SOLITAMENTE SCURO, IL TABARRO HA UN SOLO PUNTO DI ALLACCIATURA SOTTO IL MENTO E SI CHIUDE FACENDO UNA RUOTA, COME GLI EROI ROMANTICI DELL’OTTOCENTO – ESTRATTO DA “BENGODI” DI LANGONE: “IL BELLO DELL’INVERNO È IL TABARRO, UN INDUMENTO BELLISSIMO E FUNZIONALE DAI MERITI INNUMEREVOLI” – VIDEO

CAMILLO LANGONE E IL TABARRO

 

 

 

1 – L' UOMO FA LA RUOTA

Veronica Timperi per "il Messaggero"

 

tabarro

Nella lingua italiana non è mai passato di moda, nel guardaroba è tornato quest' inverno. Intabarrarsi, l' atto di coprirsi con indumenti pesanti, da tabarro, il capo preferito da Casanova, un mantello da uomo realizzato nella versione classica con circa 6 metri di stoffa, molto usato nei secoli scorsi sopra il cappotto o direttamente sull' abito. Oggi il super-mantello è di nuovo alla ribalta, influencer e fashion blogger lo hanno indossato a Pitti Uomo, il Teatro La Fenice di Venezia gli ha appena dedicato una mostra e a fine gennaio si è tenuto un raduno di appassionati ad Oleggio, nel Novarese.

 

I collezionisti sono disposti a spendere fino a 3.800 euro per avere un tabarro sartoriale: un mercato di nicchia per dandy moderni e amanti di capi retrò. Solitamente scuro, anche se nella versione estiva può essere bianco, il tabarro ha il bavero, un solo punto di allacciatura sotto il mento e si chiude portando un' estremità sopra la spalla opposta, ad avvolgere tutto il corpo. L' uomo, praticamente, per indossarlo fa una ruota molto suggestiva, che evoca le raffigurazioni dell' eroe romantico ottocentesco.

 

tabarro 5

In campagna, a seconda che fosse a ruota intera o mezza, si capiva il censo: intera quella del padrone, a mezza ruota per gli altri. Ma i primi esemplari sono riconducibili all' antica Roma, dove erano simili alle toghe, anche se è diventato di moda nel Trecento tra professionisti, e molto richiesto, nella versione femminile, da cortigiane e suore. Boccaccio lo cita nella giornata ottava, novella seconda, del Decamerone.

 

tabarro ovs

IL CARNEVALE

 L' immaginario collettivo del tabarro è legato a Venezia, dove il modello ampio, in panno scuro o scarlatto, veniva abbinato alle maschere di Carnevale. Con l' avvento del romanticismo, oltre a diventare simbolo degli eroi foscoliani e protagonista in opere pittoriche come Il bevitore di assenzio di Édouard Manet, inizia ad essere associato anche agli umili.

 

Il declino del tabarro tocca l' apice nel Novecento, dopo la Grande Guerra e l' opera musicale omonima firmata da Giacomo Puccini, quando viene sostituito dal cappotto. Si narra che durante il fascismo alcune prefetture ne bandirono l' utilizzo perché, a causa della sua ampiezza, era considerato un nascondiglio perfetto.

 

A restituirlo alla tradizione dandogli un' aura più glam, è stato l' imprenditore veneziano Sandro Zara, con il suo Tabarrificio Veneto che dal 1976 realizza capi uno per uno, come si faceva una volta, e secondo regole ben precise.

 

Qualche esempio? I sei metri di tessuto necessari per confezionare un tabarro lungo a ruota intera vengono tagliati in coppia, girando attorno a un tavolo, e poi uniti assieme grazie a un' unica cucitura che passa lungo la schiena. La stoffa, lana filata e cardata, è tagliata al vivo, senza orlo, e grazie all' armatura a corda rotta, la tramatura tiene più intrecciati e composti i fili senza il rischio che si sfilaccino. Il peso, poi, non può scendere sotto i 380 gr al metro quadro, i baveri sono realizzati utilizzando tela di crine e il collo deve essere in seta, astrakan ecologico o velluto.

tabarro 3

 

LA CAPSULE

Oltre alle sartorie, anche i grandi brand si sono fatti affascinare da questo capo senza tempo. Tra tutti OVS che nella capsule Arts of Italy, ispirata al dress code maschile ottocentesco ha prodotto un tabarro in lana, nero o rosso vermiglio, da abbinare al frac e allo smoking, accessoriato con il papillon e la tuba, come ha fatto Elio di Elio e le Storie Tese sul red carpet del Festival di Venezia.

 

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A testimonianza della versatilità di questo capo c' è l' utilizzo che ne fanno attori e cantanti, fan insospettabili del mantello. Proprio in questi giorni, Achille Lauro, il cantante romano, lo ha sfoggiato sul tappeto rosso di Sanremo. All' uomo moderno, insomma, piace ancora fare la ruota.

 

2 – TABARRO

langone e il tabarro 3

Estratto dal libro “Bengodi. I piaceri dell’autarchia”, di Camillo Langone, ed. Marsilio

 

Il bello dell’inverno è il tabarro. Tante volte ho pensato di trasferirmi a Pescara, o a Trani, o a Salerno, o a Ischia, ma poi, mi sono detto, quando lo metto il tabarro? Il brutto dell’abitare in lande temperate è che nemmeno nei mesi più freddi si può andare oltre il banale e anerotico cappotto. Non esiste nulla di più eccitante di un tabarro che si aggira per le calli di venezia: il tabarro è un indumento bellissimo e funzionale dai meriti innumerevoli.

 

camillo langone ritratto con tabarro

Non può passare di moda, non essendolo mai. Consente di lasciare a casa i guanti, che in giro si perdono e comunque non tengono le mani così calde come le pieghe del mantello. Permette di ingrassare: il tabarro non ha una taglia precisa. Dura una vita, anzi di più, non avendo gomiti né altri punti deboli: è l’unico capo di abbigliamento che si è sicuri di poter lasciare in eredità (si può considerare una «espressione tangibile della permanenza», per usare le parole dell’antropologo Marc Augé).

 

come indossare tabarro

Sotto il tabarro si può nascondere, all’occorrenza, un’arma, uno strumento musicale, un salame, una bottiglia. Le donne fanno a gara per essere abbracciate dall’uomo intabarrato che le avvolge e le protegge. Infine: il tabarro tiene caldo davvero, è una stufa semovente, è la pelliccia del maschio. Detto questo, chiamerò stolto il lettore che pur rispondendo ai seguenti parametri, a) residenza in Alta Italia, b) assenza di tabarro nel guardaroba, finito questo libro non corra a comprarsene uno.

 

langone e il tabarro 4

Stolto o forse povero, anzi poverissimo, perché il modello più semplice (pura lana senza particolari accessori) marcato “Il Tabarro Padano”, nel negozio Arki in via Emilia a Reggio Emilia, costa solo 440 euri, con un rapporto durata/prezzo che a pensarci lascia senza fiato. Certo che se uno pretende il panno di cachemire o gli alamari d’argento o il collo di pelliccia dovr spendere molto di più ma forse non è il caos, escludo che Guareschi usasse il cachemire.

langone e il tabarro 5

 

Io mi sono quasi pentito del mio ridondante collo di astrakan, siccome abito in Emilia, se invece abitassi in una qualsiasi località tra Bergamo e Venezia sceglierei la versione più lussuosa del Tabarrificio Veneto, che non smetterò mai di ringraziare per aver salvato l’oscuro oggetto del desiderio da morte certa: venti anni fa il tabarro agonizzava nelle sartorie teatrali e ora eccolo qui, a far strage di cuori in città.

intabarrati

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