"NOSTRO FIGLIO CI HA PORTATO VIA OGNI COSA, ABBIAMO VISSUTO PER MESI IN AUTO" - LA TRISTISSIMA STORIA DI UNA COPPIA DI ANZIANI DI TORINO (LUI HA 87 ANNI, LEI, 78ENNE E UNA MALATTIA DEGENERATIVA) FINITA SUL LASTRICO PER COLPA DELLA TOSSICODIPENDENZA DI LORO FIGLIO, ORA 50ENNE - DOPO AVER VENDUTO LE LORO DUE CASE PER RACCIMOLARE QUALCHE SOLDO, LA COPPIA È FINITA PER STRADA, DOVE HA DORMITO AL GELO, IN UNA MACCHINA POSTEGGIATA IN ZONA MIRAFIORI - DA SETTE MESI, GLI ANZIANI VENGONO AIUTATI DA UN GRUPPO CHE SI OCCUPA DI GENITORI VESSATI DAI FIGLI TOSSICODIPENDENTI...
Estratto dell'articolo di Elisa Sola per http://www.lastampa.it
Li hanno trovati per caso, era dicembre. Fuori si gelava. Ma anche dentro la loro macchina. Dormivano lì da mesi. Su una vecchia auto parcheggiata dalle parti di Mirafiori. L'unica cosa rimasta a lui, 87 anni, e a lei, 78. Erano benestanti. Una casa in città e una in montagna. Una pensione da 2.500 euro netti al mese. Una vita da borghesi, direbbe qualcuno, nelle case residenziali dove una volta stavano i dirigenti della grande industria. Hanno perso tutto.
Hanno venduto prima la casa in montagna e poi quella di città. Al figlio i soldi non bastavano mai. Si droga da 30 anni. Prima i soldi sembravano tanti. Al padre e alla madre, affetta da una malattia neurodegenerativa grave, e al figlio che ogni giorno si prendeva cento euro. Poi duecento. Trecento.
Con il crack le cose sono peggiorate. La pensione non bastava più. Hanno venduto la seconda casa. E poi c'è stato un momento, non troppo lontano nel tempo, in cui le minacce del figlio hanno fatto più paura. Le sue promesse sono sembrate più vere. E il bisogno di crack è diventato impellente. Ed è cosi che questa coppia che non aveva più nulla da perdere, ha venduto l'unica casa che le restava. Hanno iniziato a dormire in auto lo scorso anno. «Cambiavamo posteggio ogni tanto. Nostro figlio dormiva con noi».
Adriana Casagrande, psicoterapeuta che segue il progetto «Le Querce» del gruppo Abele e che supporta i genitori vessati dai figli tossicodipendenti, ha seguito casi tragici di tutti i tipi. Ora si chiede, tutti si chiedono, come sia stato possibile che nessuno si sia accorto di lui e di lei. Due anziani. Vivevano in un quartiere densamente popolato. Sono istruiti e colti. Poi sono spariti. Lei ha smesso di curarsi. Mangiavano scatolette e panini su una macchina gelida. Tiravano giù i sedili per sopravvivere alla notte. Forse sarebbero morti di gelo.
Da sette mesi vivono protetti. All'inizio il gruppo Abele ha trovato loro un albergo. L'emergenza era totale. Non si poteva aspettare che si liberasse una casa rifugio. Ora vivono in un alloggio il cui indirizzo deve restare segreto. Entrambi rischiano che il figlio li trovi.
Le regole del progetto sono le uniche possibili da seguire: nessun contatto tra genitori e figli. Il primo comandamento per sopravvivere. Non avevano nemmeno la forza di parlare, quando li hanno trovati. «Ci ha portato via ogni cosa. Si droga da quando è ragazzo».
«La cosa incredibile e significativa che è accaduta – spiega Casagrande – è che il figlio, quando i genitori sono spariti, per la prima volta nella sua vita è entrato in una comunità. Succede così. Si salvano quando non c'è più nessuno che alimenta un amore tossico».
«Non ce ne si accorge. Lui chiedeva denaro in continuazione. Diceva che serviva a costruire una sua vita. Dei progetti di lavoro. Che si sarebbe così rimesso in sesto. Gli credevamo». [...]





