ORCEL NON ARRETRA. ANZI, RILANCIA LA CAMPAGNA DI GERMANIA – L’AD DI UNICREDIT AFFERMA CHE UNA FUSIONE CON COMMERZBANK PORTEREBBE I PROFITTI NETTI A 21 MILIARDI DI EURO, CON RICAVI PER CIRCA 45 MILIARDI DI EURO E COSTI INFERIORI A 14,5 MILIARDI DI EURO: “L’AGGREGAZIONE DAREBBE VITA A UN GRUPPO FEDERALE PANEUROPEO E UN PUNTO DI RIFERIMENTO DA SEGUIRE PER GLI ALTRI” – IL GOVERNO TEDESCO RISPONDE ANCORA PICCHE AL MANAGER ITALIANO: “SOSTENIAMO LA STRATEGIA DELL’INDIPENDENZA DI COMMERZBANK. UN’ACQUISIZIONE OSTILE SAREBBE INACCETTABILE” – DUE SETTIMANE FA ORCEL HA INCONTRATO L’AD DI COMMERZ, BETTINA ORLOPP, E IL FACCIA A FACCIA SAREBBE ANDATO MOLTO MALE…
1. ORCEL ALZA LA POSTA SU COMMERZ
Estratto dell’articolo di Luca Gualtieri per “MF”
Il ceo di Unicredit Andrea Orcel mette il mercato davanti a una scelta netta contrapponendo due traiettorie per Commerzbank, la banca di cui Piazza Gae Aulenti detiene quasi il 30% e sulla quale ha lanciato un’ops: da un lato il piano Momentum presentato da Commerz e giudicato da Orcel insufficiente e dipendente da fattori esterni; dall’altro la strategia Unlocked proposta da Unicredit, una trasformazione profonda che punta a riscrivere struttura, strategia e capacità competitiva della banca.
[...] La diagnosi è articolata. La crescita appare disarmonica: «L’espansione internazionale non core procede a un ritmo circa 25 volte superiore a quello della Germania», con «legami limitati con il business domestico e con la Polonia». Il risultato è uno sviluppo che non rafforza il cuore industriale della banca.
[...] Il primo pilastro è la rifocalizzazione: «Riportare Germania, Mittelstand, famiglie e Polonia al centro», riducendo le attività non strategiche per «abbassare il rischio e liberare risorse». Il secondo è l’ottimizzazione: un approccio «disciplinato e strutturale alla produttività».
Il terzo pilastro è l’upgrade: una trasformazione che «riduce strutturalmente il rischio degli utili» e costruisce «salvaguardie operative e finanziarie solide» con l’obiettivo di «rendimenti più resilienti e sostenibili fino al 2030». Anche sul capitale il divario è netto: «Unlocked libererebbe circa 4 miliardi entro il 2028» a differenza di Momentum.
friedrich merz giorgia meloni foto lapresse
[...] «La combinazione tra Unicredit e Commerzbank creerebbe il leader in Germania» e «un gruppo paneuropeo federale» più competitivo su scala globale. Le sinergie stimate sono «circa 1,1 miliardi di valore pre-tax entro il 2030» a fronte di «1,6 miliardi di investimenti», con benefici su scala, funding e prodotti. «Uno più uno può valere molto più di due».
Il banchiere affronta poi direttamente le critiche emerse sul mercato. «Non esiste un problema di premio insufficiente», sostiene. «Un premio minimo è già incorporato nella rivalutazione del titolo dopo l’ingresso di Unicredit». E ribadisce che eventuali revisioni dell’offerta sarebbero valutate «solo dopo un confronto approfondito con Commerzbank», finora non avvenuto.
Sul rischio di esecuzione Orcel precisa che «Commerzbank resterebbe standalone almeno fino al 2028», con implementazione del modello Unlocked prima di ogni integrazione, sottolineando che Unicredit «ha completato con successo oltre 100 integrazioni».
Orcel ha ribadito che l'esito dell'ops su Commerzbank «dipende dal livello di adesione, che a sua volta influisce, insieme a una maggiore trasparenza da parte di Commerz, su una possibile revisione dell'offerta». [...]
2. ORCEL INSISTE: UNI-COMMERZBANK VUOL DIRE 21 MILIARDI DI UTILE NETTO
Estratto dell’articolo di Andrea Rinaldi per il “Corriere della Sera”
Oltre a dare robuste sinergie (3 miliardi) e utili stellari (21 miliardi al 2030), la fusione Unicredit-Commerzbank «darebbe vita a un leader nazionale e a un punto di riferimento, ma anche all’Europa, creando un gruppo federale paneuropeo e un punto di riferimento da seguire per gli altri».
Berlino però risponde ancora picche alle parole dell’ad Andrea Orcel al mercato: «La posizione del governo tedesco è nota e non è cambiata. Noi sosteniamo la strategia dell’indipendenza di Commerzbank. Un’acquisizione ostile — soprattutto in riferimento a una banca sistemicamente rilevante come Commerzbank — sarebbe inaccettabile», ha ribadito un portavoce del ministero delle finanze tedesco.
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Secondo Orcel, Commerz «non è adeguatamente preparata ad affrontare le sfide future e sia eccessivamente concentrata sul conseguimento di risultati a breve termine».
L’istituto guidato da Bettina Orlopp è «debole», dà priorità alla crescita «fuori dai suoi mercati “core” di Germania e Polonia, è troppo dipendente da “scommesse rischiose” e sopravvalutato in base ai fondamentali».
Piazza Gae Aulenti punta invece ad applicare anche a Commerz la strategia «Unicredit Unlocked» con cui l’utile della banca tedesca già nel 2028 sarebbe infatti previsto a 4,5 miliardi e potrebbe salire a 5,1 miliardi, vale a dire 600 milioni in più.
L’intera aggregazione porterebbe i profitti netti a circa 21 miliardi con ricavi netti per circa 45 miliardi di euro e costi inferiori a 14,5 miliardi di euro. Inoltre la Germania «diventerebbe il primo Paese di Unicredit, con il 95% delle decisioni prese localmente e un’influenza chiave nella direzione generale del gruppo». [...]
3. "UN PIANO SENZA SENSO" DIETRO IL NO DI ORLOPP L'INCONTRO ANDATO MALE
Estratto dell’articolo di Tonia Mastrobuoni per “la Repubblica”
Bettina Orlopp si è presa qualche ora per rispondere alle bordate di Andrea Orcel e reagire a un'operazione che da ieri è manifestamente ostile. Ieri sera ha fatto sapere che quella di UniCredit «non è un'aggregazione aziendale in grado di creare valore, bensì una proposta di ristrutturazione autonoma che deve essere valutata alla luce della strategia esistente di Commerzbank».
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Racconta una fonte vicina al dossier che Orlopp e Orcel si sono incontrati due settimane fa. E che durante l'incontro l'amministratore delegato di Unicredit le ha in sostanza rivelato di voler trasformare la banca in una sorta di "Hypovereinsbank due". E per i tedeschi tale soluzione non può funzionare. Hvb ha già una sua posizione specifica sul mercato tedesco, diversa da Commerz, che non può essere replicata.
Tanto più che nelle intenzioni di Orcel Commerzbank verrebbe rimpicciolita, secondo i tedeschi. Un'idea del tutto inaccettabile, per i vertici dell'istituto di Francoforte, che consiglieranno ai loro azionisti di non vendere agli italiani.
Nel faccia a faccia con Orlopp, il numero uno di UniCredit avrebbe insistito anche che Commerz, se fusa con Unicredit, non avrebbe più bisogno della sua rete internazionale. E ha dato l'impressione di non ascoltare le obiezioni della tedesca, che gli ha spiegato che l'internazionalizzazione di Commerz serve ad accompagnare le aziende tedesche, il famoso mittelstand che rappresenta il cuore della sua clientela, all'estero.
Il top manager italiano avrebbe espresso dubbi sulla presenza di Commerz, ad esempio, in Cina, in Africa o in Sudamerica. Dimostrando, ancora una volta, di non prestare orecchio alle spiegazioni della ad tedesca: in sostanza, Commerz deve stare là dove sono le imprese tedesche, gli ha replicato Orlopp.
In Cina, in Brasile o in Africa, ovunque le imprese tedesche delocalizzino, investano o esportino, ha sottolineato l'amministratrice delegata. Il piano di Orcel, questo il succo del discorso di Orlopp, mina le fondamenta del modello di business su cui si basa la seconda banca tedesca.
I due si sarebbero lasciati, nonostante la distanza siderale, con l'impegno di continuare a sentirsi. Ma dopo che Orcel ha indossato ieri i guantoni, il rifiuto di Commerz è diventato ancora più netto. […]







