roberto gramola papa

IL PABLO ESCOBAR DE' NOANTRI: ROBERTO GRAMOLA – I RACCONTI DEL NARCOS ITALIANO 79ENNE CHE HA SCONTATO 22 ANNI: “UN GIORNO MI CHIAMÒ IL MIO SOCIO, IL MARACHUCHO. ERAVAMO A MIAMI. IL GIORNO SEGUENTE ALL’HILTON, ENTRA UN RAGAZZO, MI GUARDA E DICE: “COMO SE LLAMA USTED?”. “ROBERTO, EL VIEJO”, RISPONDO. POI ESCLAMA: “ESTA BIEN!”, E SE NE VA. ERAVAMO APPENA PASSATI AL CARTELLO DI MEDELLIN. AVEVO PARLATO CON IL FIGLIO DI ESCOBAR” – “ENTRAI NEL MIRINO DI UN CERTO MR.COOK DELL’FBI. SCAPPAI IN SUDAMERICA DALLA MIA VILLA DI BASSANO LASCIANDO 1,5 MILIARDI DI COCA”

Estratto dell’articolo di Nicolò Fagone La Zita per il "Corriere della Sera”

 

ROBERTO GRAMOLA

Non gli è stata dedicata una serie Netflix. Sulla sua storia è uscito un libro, sul quale non viene mai riportato il nome originale. È stato condannato a 22 anni di carcere senza che prendesse mai un’arma in mano. Dietro le sbarre delle Vallette, a Torino, dove oggi torna da volontario della Caritas, ha ottenuto il diploma di liceo classico e due lauree. In giurisprudenza e scienze politiche. Roberto Gramola, 79 anni, è stato uno dei più grandi narcotrafficanti italiani.

 

Uno degli uomini che, a cavallo fra gli anni 70 e 80, ha rivoluzionato la logistica dell’industria mondiale della droga. Se si doveva scovare un modo per trasportare la cocaina dal Sudamerica all’Europa, Roberto era il numero uno. Per questo è stato corteggiato e protetto dai cartelli. Non contava i soldi, li pesava. Negli Stati Uniti il suo nome è ancora cerchiato in rosso, perché non è mai stato un collaboratore di giustizia, e così lui se ne tiene a distanza, nonostante la famiglia viva lì e uno dei figli sia un agente dell’Fbi.

 

Roberto Gramola non è stato l’Escobar italiano, ma la figura che Pablo voleva sottrarre alla concorrenza.

«Un giorno mi chiamò il mio socio, il Marachucho. Eravamo a Miami e mi disse di prepararmi per un incontro a Panama. Gli chiesi per cosa, mi rispose di non preoccuparmi. Il giorno seguente ero all’Hilton, alle 16, in perfetto orario arriva una decina di persone, tutte armate. Tra loro c’è il mio socio, che dice solo: “Io esco”. Entra un ragazzo.

 

ROBERTO GRAMOLA CON PAPA BENEDETTO XVI

Mi guarda e dice: “Como se llama usted?”. “Roberto, El Viejo”, rispondo. Mi fissa negli occhi, a pochi centimetri, e inizia con una serie di domande. Poi esclama: “Esta bien!”, e se ne và. Rientra il mio socio e dice: “Le gustas”. Eravamo appena passati al cartello di Medellin. Avevo parlato con il figlio di Escobar, che voleva capire se fossi affidabile. In caso contrario sarei morto lì. Quando Escobar chiedeva, esisteva solo una risposta».

 

Quando era iniziato tutto?

«Sono nato a Roana, un paesino vicino a Vicenza, sotto la pioggia di bombe del 1944. Quando ero piccolo i partigiani spararono alla porta di casa, mio padre era fascista. Mi chiamo Roberto per l’asse Roma-Berlino-Tokio. Quella volta ci salvammo per miracolo. Sono l’ultimo di sei fratelli, “il preferito” di mamma. Quando uccideva una gallina, la carne arrivava solo a me. Diceva sempre che non sarei stato un figlio normale».

pablo escobar

 

Il suo primo lavoro?

«Diventai geometra per il Comune di Vicenza: una noia mortale. Dopo un anno mi sono licenziato e ho iniziato a vendere piastrelle. Da lì sono cresciuto fino a diventare un imprenditore innamorato della pietra: marmi, onici, graniti. Commerciavo in Italia, poi in Europa, finché negli anni Settanta sono passato a Sudamerica e States, dove ho conosciuto la mia bellissima Gilda. Un periodo esaltante».

 

E poi cosa accadde?

«Gli affari rallentavano e un giorno un mio cliente (il Marachuco) mi disse che se gli facevo un favore poteva darmi 3.500 dollari al chilo. Vinsero la mia irrequietezza, il gusto per il rischio e una sorta di ribellione verso le istituzioni».

 

Cioè?

pablo escobar

«Organizzammo una mini spedizione: io dovevo forare due dei miei blocchi di marmo e ricavare delle camere interne per nascondere il tutto. In un mese preparai e spedii 260 chili da San Paolo a Miami. Comprai subito casa e auto a Miami, presentandomi con 2 valigette di contanti».

 

Quanto ha guadagnato?

«Se in Sud America la cocaina la pagavi 6 mila dollari al chilo, in Europa valeva il sestuplo. In Italia tutti gli imprenditori più famosi la usavano nel weekend. La cocaina costa molto ed è classista, per questo mi sono fatto pochi problemi a trattarla».[…]

 

Come li trasportavate?

«La coca partiva dai porti brasiliani di Vitoria o Rio. I controlli all’andata non erano un problema. Al poliziotto che guadagnava 100 dollari al mese ne davi 500 e ti scortava. Io aspettavo l’imbarco, poi partivo e mi recavo a destinazione. Il metodo doveva sempre cambiare, anche se funzionava. Marmi farciti, container di vetro, cavi elettrici. Le bombole dei subacquei erano perfette, non lasciavano passare i raggi allo scanner. Trasportavamo fino a 2 mila chili per viaggio.

 

uccisione di pablo escobar nel 1993

A volte gli stessi vestiti venivano imbevuti di coca, che poi veniva recuperata facendo bollire i capi per poi farli asciugare e rinsecchire. E c’era un’altra questione: come portare indietro i soldi, che facevamo viaggiare sempre in lavatrici o frigoriferi di cui ai tempi il Sudamerica era innamorato. Nessuno li controllava. Oggi tra droni, satelliti e chip sarebbe più complesso. Tranne per i pagamenti, visto che con i bitcoin si può fare di tutto».

 

Prima di Medellin, a quale cartello apparteneva?

«All’epoca ce n’erano tre: Cali, Medellin e quello più piccolo della Guajira. Si diceva che io fossi il capo di quest’ultimo, non era vero. Lavoravo per loro. Finché portavi qualche centinaio di chili alla concorrenza non interessava, ma quando fai un carico da più di una tonnellata si interessano. Quando andavo nelle ville dei narcotrafficanti era come si vede nei film:

 

Contrabbandieri attraversano il confine col Venezuela

grandi appezzamenti di terra, strutture meravigliose, piscine enormi, donne bellissime e tutti armati fino ai denti. Caduto Escobar, che aveva un esercito di 2mila persone e ne manteneva 50 mila si è rotto tutto: gli altri due cartelli sono durati poco e sono subentrati i messicani. molto più violenti. Se non passi da loro, oggi, sei morto».

 

Quando iniziarono i guai?

«Verso la fine degli anni 90, quando il mio socio per alzare qualche soldo in più si fece fregare da un agente in incognito. Per farla franca fece il mio nome. Da lì entrai nel mirino di un certo Mr.Cook dell’Fbi, e non ho più visto la mia famiglia fino al processo. Scappai in Sudamerica dalla mia villa di Bassano lasciando 1,5 miliardi di coca».

pablo escobar

 

Quando la catturarono?

«Nel 1997, a causa di una soffiata. La “mula” (chi accompagna il carico) era stata beccata, così avevano tagliato un cavo e scoperto il trucco. Per non farsi il carcere, vendette me. Ai tempi ero già in trattativa con qualche colonnello. Loro mi lasciavano stare e io gli facevo trovare qualche carico ogni tanto.

 

Chiamavo dai telefoni pubblici per un minuto, poi mi spostavo e cambiavo per non essere rintracciato. Mi beccarono a Roma. Avevo 20 mila dollari, 3,5 milioni di lire e non so più quanta droga. Nella relazione però misero solo le lire. E mi diedero 36 anni in tre processi. Chi uccide prende di meno, ma gli americani volevano farmela pagare e condizionarono i giudici italiani». […]

banane e cocaina 2banane e cocaina 5

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO

sicilia toto cuffaro renato schifani gaetano armao geremia lombardo elvira amata gaetano galvagno

DAGOREPORT – IL TINTINNIO DI MANETTE FA TREMARE IL CENTRODESTRA SICILIANO IN VISTA DELLE ELEZIONI REGIONALI DEL 2027 – LA RICHIESTA DI ARRESTO PER L’EX VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE, GAETANO ARMAO, MARITO DELL’EX “ZARINA” GIUSI BARTOLOZZI, ACCUSATO DI CORRUZIONE, HA FATTO SCALPORE. MA LE ANTENNE DI DAGOSPIA IN SICILIA CI SEGNALANO CHE IL NOME PIÙ “PESANTE”, IN TERMINI POLITICI, TRA I NOVE COINVOLTI NELL’INCHIESTA È QUELLO DI GEREMIA LOMBARDO, NIPOTE DELL’EX GOVERNATORE RAFFAELE - LOMBARDO È DEPUTATO DELL’MPA E PRESIDENTE DELL’UFFICIO DI QUESTURA DELL’ASSEMBLEA REGIONALE, DA DOVE PASSANO LE DECISIONI SULLE SPESE – I GUAI GIUDIZIARI DEL CENTRODESTRA NELL'ISOLA NON RISPARMIANO FDI: SONO A PROCESSO PER CORRUZIONE L’ASSESSORE AL TURISMO, ELVIRA AMATA, E IL PRESIDENTE DELL’ARS GAETANO GALVAGNO – E ORMAI È FUORI DAI GIOCHI ANCHE TOTO’ CUFFARO...

report sigfrido ranucci giorgio mottola italo bocchino valter lavitola giorgia meloni - giampaolo rossi

DAGO-“REPORT” - MA LA RAI ALLA FIAMMA VUOLE VERAMENTE LIBERARSI DEL “SINISTRO” SIGFRIDO RANUCCI? – MESSO ALLO SPIEDO DA ANNI PER LE INCHIESTE DI “REPORT”, UNIDIREZIONALI CONTRO LA DESTRA DI GOVERNO, COME MAI L’AD DI TELE-MELONI, GIAMPAOLO ROSSI, NEL 2024 HA MANTENUTO NEL RUOLO DI VICEDIRETTORE AD PERSONAM L'''AMICO FRATERNO'' DI LAVITOLA? - MAGARI ROSSI NON VUOLE ESSERE ACCUSATO DI AVER EPURATO "IL PIÙ IMPORTANTE GIORNALISTA D'INCHIESTA DELLA TV PUBBLICA", BENCHE' SIA FINITO NEL VERMINAIO DEL PESCIVENDOLO DEL “CEFALÙ BISTROT’’? – SERPEGGIANO ALTRI RUMORS: ROSSI POTREBBE AVER RICEVUTO DIKTAT DA ALTRI PALAZZI A CUI RANUCCI, AL DI LÀ DELLE POLEMICHE E DELLE QUERELE, SERVE ED APPARECCHIA? – NON SOLO LAVITOLA: IL RAPPORTO AMICALE DI RANUCCI CON L'UBIQUO ITALO BOCCHINO - SALE IL CLIMA DI TENSIONE NELLA SQUADRA DI “REPORT” DOVE SONO IN MOLTI A CREDERE AL REINTEGRO DI “SIG”: E METÀ REDAZIONE È PRONTA A GIRARE I TACCHI…

roberto vannacci giannetta reggio calabria meloni salvini tajani occhiuto roscioli cannizzaro lotito

DAGOREPORT – LA CALABRIA NON È STATA LA SASSONIA, MA VANNACCI HA LANCIATO UN SASSO PESANTE – IL CENTRODESTRA HA AVUTO L’ORDINE DI ESULTARE PER LA VITTORIA DI FABIO ROSCIOLI ALLE SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA, EPPURE IL RISULTATO DI FUTURO NAZIONALE IN DOPPIA CIFRA HA SPIAZZATO LA MAGGIORANZA – L’OBIETTIVO ERA SUPERARE IL 60%, MA ROSCIOLI SI È FERMATO AL 51% IN UNA CITTÀ “BLINDATA” – L’11% DI GIANNETTA DIMOSTRA CHE L’EX GENERALE SI STA ORGANIZZANDO SUI TERRITORI, AGGIUNGENDO IL “VOTO STRUTTURATO” DEI CACICCHI LOCALI A QUELLO DI OPINIONE, CHE RIESCE A INTERCETTARE IN PRIMA PERSONA – A QUESTO PUNTO A GIORGIA INTERROMPERE L’ASCESA DI VANNACCI STA DIVENTANDO UN ROMPICAPO...

andrea stroppa elon musk beppe grillo

DAGOREPORT - PER CAPIRE IL SENSO DELL’INCONTRO TRA IL LUOGOTENENTE DI MUSK IN ITALIA, ANDREA STROPPA, E BEPPE GRILLO BISOGNA CAPIRE IL CONTESTO DELLA DESTRA “MAGA” – ARCHIVIATO IL TRUMPISMO, IN PATRIA THIEL E MUSK PUNTANO LE LORO FICHES SU JD VANCE. MA HANNO BISOGNO DI UNA RETE INTERNAZIONALE DI “SUPPORTO” – IL SUDAMERICA SE L’È INTESTATO THIEL (CHE FLIRTA CON L'ARGENTINO MILEI), MA L’EUROPA È TERRENO DI MUSK - IN GERMANIA IL FONDATORE DI TESLA HA TROVATO SODDISFAZIONE AIUTANDO I NEONAZISTI DI AFD - E IN ITALIA? DOPO IL ''TRADIMENTO'' SULL'AFFARE STARLINK DI MELONI, CON SALVINI ALLA FRUTTA E QUEL VANNACCI SU CUI ALEGGIANO DUBBI E SOSPETTI, ECCO CHE MUSK CHIEDE AL SUO REFERENTE STROPPA DI TASTARE IL TERRENO PER CAPIRE COME E QUANDO INTERVENIRE SULLO SCENARIO ITALIANO - ANCHE INCONTRARE QUEL VECCHIO GRILLO, CHE GRAZIE ALL'EMINENZA GRIGIA TECNO-VISIONARIA DI CASALEGGIO PORTO' IL M5S AL 33%, PUO' STIMOLARE QUALCHE IDEUZZA...

carlo freccero silvio berlusconi anni ottanta 80 tv mediaset

DAGOREPORT - SARÀ STATO UN BIGNÉ IN DOPPIOPETTO, UN FABBRICANTE DI MILIARDI INDAGATO-CONDANNATO-PRESCRITTO, UNO SCIUPAFEMMINE PIÙ VIBRANTE DI UN VIBRATORE, UN POLITICO CHE ALL’ETICA HA SEMPRE PREFERITO LA COTICA. SARÀ STATO QUELLO CHE È STATO RACCONTATO IN MIGLIAIA DI ARTICOLI, LIBRI, INCHIESTE, MA UNA COSA È CERTA: SILVIO BERLUSCONI HA INTUITO, CALCOLATRICE IN MANO, CHE LA VERA EGEMONIA NON ERA PIU' CULTURALE BENSÌ TELEVISIVA – LA GRANDE INTUIZIONE, MATRICE DEL BERLUSCONISMO ANCORA OGGI VIVO E VEGETO, È STATA LA SUA CAPACITÀ DI COMPRENDERE LO SPIRITO DEL TEMPO: DAL SINISTRISMO SI PASSA AL NARCISISMO, DAL NOI ALL'IO, DALLA SOMMOSSA DELLE BIERRE ALLA MOSSA DELLE PIERRE, DA LOTTA CONTINUA AL SUCCESSO DI BREVE DURATA, DAI CELLULARI AL CELLULARE, DALLA RIVOLTA A TRAVOLTA – UN BREVE E ILLUMINANTE SAGGIO DI CARLO FRECCERO: ''LA SINISTRA STENTA A CAPIRE QUESTA FONDAMENTALE MUTAZIONE DALLA CLASSE ALLA MAGGIORANZA, DAL POLITICO AL PRIVATO. IN QUESTO VUOTO IDEOLOGICO SI INSERISCE BERLUSCONI E IL BERLUSCONISMO - NON È PIÙ LA RAI A IMPORRE AL PUBBLICO LE SUE SCELTE PEDAGOGICHE, MA IL PUBBLICO STESSO A DETTARE LE SUE LEGGI ALLA PROGRAMMAZIONE. LA GENTE, DIVENTA PER LA PRIMA VOLTA CONSAPEVOLE DEL SUO VALORE, NON IN SENSO MORALE, MA ECONOMICO…” - VIDEO