LA PACE IN MEDIORIENTE È APPESA A UN FILO – HAMAS RIBADISCE CHE NON HA INTENZIONE DI DEPORRE LE ARMI, NONOSTANTE IL PIANO TRUMP PER GAZA PREVEDA ESPLICITAMENTE LA SMILITARIZZAZIONE DELLA STRISCIA – L’IRAN NON FA MARCIA INDIETRO SULL’ARRICCHIMENTO DELL’URANIO: “LA NOSTRA BOMBA ATOMICA È IL POTERE DI DIRE "NO" ALLE GRANDI POTENZE” – NEL FRATTEMPO, NETANYAHU ANTICIPA LA SUA VISITA NEGLI STATI UNITI: "BIBI” VUOLE AVVISARE GLI ALLEATI AMERICANI CHE GERUSALEMME È PRONTA AD AGIRE: “COLPIREMO DA SOLI SE L'IRAN SUPERERÀ LA LINEA ROSSA CHE ABBIAMO FISSATO SUI MISSILI BALISTICI…”
Estratto dell’articolo di Fabiana Magrì per "la Stampa"
Hamas, dal palco del Forum di Al Jazeera a Doha, ribadisce che non ha alcuna intenzione di deporre le armi, nonostante il piano Trump per Gaza – firmato anche dal movimento islamista – preveda esplicitamente la smilitarizzazione della Striscia.
A Teheran, in Piazza Palestina è comparso un minaccioso cartellone con una mappa del centro di Israele e lo slogan "Pioggia di missili. Voi iniziate, noi finiamo". E tra un round e l'altro di negoziati, il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi esclude di rinunciare all'arricchimento dell'uranio, tra i nodi dei colloqui riaperti con Washington.
Benjamin Netanyahu ha anticipato di una settimana la sua visita negli Stati Uniti e si prepara a volare a Washington: mercoledì incontrerà Donald Trump. Mentre il Board of Peace voluto dal presidente americano terrà la sua prima riunione il prossimo 19 febbraio, nella capitale statunitense.
[…] Tutti […] inaspriscono i toni ed esibiscono i muscoli. Hamas non disarmerà perché, ha detto il leader politico del gruppo, Khaled Mashaal, che vive in Qatar, «in un contesto in cui il nostro popolo è ancora sotto occupazione parlare di disarmo è un tentativo di rendere la nostra gente facili vittime, per Israele, da eliminare». Hamas propone al massimo «una tregua di cinque, sette o dieci anni – ha specificato Mashaal – come garanzia che le armi non verranno utilizzate».
In un altro Forum, a Teheran, il ministro degli Esteri iraniano, dopo il primo incontro con la delegazione statunitense a Muscat in Oman, venerdì, si è mostrato sprezzante di fronte alle nuove sanzioni. «Nulla fermerà l'arricchimento nucleare dell'Iran, neppure in caso di guerra» e «nessuno ha il diritto di dettare il nostro comportamento», ha dichiarato Araghchi. Poi ha aggiunto che il dispiegamento militare Usa nella regione – l'arrivo della portaerei Uss Abraham Lincoln nel Mar Arabico – «non ci spaventa». «La nostra bomba atomica – ha aggiunto – è il potere di dire "no" alle grandi potenze».
«Qualsiasi negoziato deve includere limitazioni ai missili balistici e la fine del sostegno all'asse iraniano», ha affermato una fonte politica di alto livello, formula utilizzata spesso dall'ufficio del primo ministro israeliano per celare il pensiero e le dichiarazioni dello stesso Netanyahu.
Il viaggio anticipato ha lo scopo di influenzare le posizioni dell'Amministrazione Usa nei colloqui in corso con la Repubblica islamica, con particolare attenzione alle restrizioni al riarmo missilistico iraniano. E serve ad avvisare gli alleati americani, secondo altre fonti della Difesa israeliana agli omologhi statunitensi, che Gerusalemme è pronta ad agire: «Colpiremo da soli se l'Iran supererà la linea rossa che abbiamo fissato sui missili balistici». […]



