papa leone francesco pizza acerra

UN PAPA NON VALE L'ALTRO! - PAPA LEONE XIV VA AD ACERRA E VIENE ACCOLTO CON UNA PIZZA SU CUI È STAMPATA LA FOTO CHE SEMBRA QUELLA DI... PAPA FRANCESCO! (MA LA SCRITTA SOTTO AL VOLTO RECITA CORRETTAMENTE IL NOME DEL PONTEFICE) - NEL CUORE DELLA TERRA DEI FUOCHI, LEONE XIV DENUNCIA IL "CONCENTRATO MORTALE DI OSCURI INTERESSI E INDIFFERENZA AL BENE COMUNE CHE HA AVVELENATO L’AMBIENTE NATURALE E SOCIALE" - NELLA CATTEDRALE DI SANTA MARIA ASSUNTA IL PAPA HA INCONTRATO I VESCOVI, IL CLERO, I RELIGIOSI E LE FAMIGLIE DELLE VITTIME DI INQUINAMENTO AMBIENTALE...

 

Estratto dell'articolo di Giacomo Galeazzi per www.lastampa.it

 

PIZZA CON IL VOLTO DI PAPA FRANCESCO PER PAPA LEONE XIV

Ad Acerra, nel cuore della Terra dei fuochi, Leone XIV denuncia il «concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune che ha avvelenato l’ambiente naturale e sociale». Il Papa lancia dalla Gomorra della catastrofe sanitaria più grave d’Europa «un grido che chiede conversione». Stamattina Leone XIV è partito in elicottero dall’eliporto del Vaticano per incontrare i fedeli del dell’hinterland nord di Napoli devastato dalle ecomafie.

 

Dopo l’atterraggio nel campo sportivo «Arcoleo» il Pontefice è stato accolto da monsignor Antonio Di Donna, vescovo di Acerra, da Roberto Fico, presidente della Regione Campania, da Michele Di Bari, prefetto di Napoli e Gentiluomo di Sua Santità, e da Tito d’Errico, sindaco di Acerra.

 

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Poi nella Cattedrale di Santa Maria Assunta il Papa ha incontrato i vescovi, il clero, i religiosi e le famiglie delle vittime di inquinamento ambientale. Quindi Robert Francis Prevost si è spostato a piazza Calipari per il momento dedicato ai sindaci e ai fedeli dei comuni della «Terra dei fuochi». Leone XIV torna in Campania pochi giorni dopo la sua visita al Santuario di Pompei e alla città di Napoli.

 

Afferma il Pontefice: «Francesco avrebbe desiderato venire qui, in quella che ha tristemente preso il nome di «Terra dei fuochi», ma non gli fu possibile. Oggi vogliamo realizzare il suo desiderio, riconoscendo il grande dono che l’Enciclica Laudato si’ ha rappresentato per la missione della Chiesa in questa terra». Infatti, aggiunge il Papa, «il grido della creazione e dei poveri tra voi è stato avvertito più drammaticamente.

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Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente». Leone XIV è ad Acerra, però, anche per «ringraziare chi ha risposto al male col bene, specialmente una Chiesa che ha saputo osare la denuncia e la profezia, per radunare il popolo nella speranza».

[...]

 

Osserva Leone XIV: «Dio aveva posto l’uomo e la donna in un giardino, perché lo coltivassero e lo custodissero. Tutto era vita, bellezza, fertilità». Anche questa terra anticamente era chiamata Campania felix perché «capace di incantare per la sua fecondità, i suoi prodotti e la sua cultura, come un inno alla vita». Eppure «ecco la morte, della terra e degli uomini». Il Papa esorta ad immedesimarsi nello «sconcerto del profeta davanti a quella distesa di ossa inaridite».

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Una sofferenza per «la devastazione che ha compromesso un meraviglioso ecosistema, luoghi, storie e memorie». Di fronte a questa realtà secondo Robert Francis Prevost «ci possono essere due atteggiamenti: l’indifferenza o la responsabilità». Da qui l’appello papale a scegliere «la responsabilità e, con l’aiuto di Dio, iniziare un cammino di impegno e di ricerca della giustizia».

 

Dio pone a Ezechiele una domanda: «Mi disse: «Figlio dell’uomo, potranno queste ossa rivivere?». Io risposi: «Signore Dio, tu lo sai»». Prosegue il Papa: «Il Signore ha per noi domande nuove, che allargano il nostro orizzonte. Lui sa che abbiamo un cuore che cerca la vita e sospira l’eternità, ma che le rinvia troppo facilmente a un tempo indefinito e lontano, a un mondo diverso e che ancora non c’è. Ezechiele, invece, deve servire il suo popolo, quello che c’è, nella situazione in cui si trova.

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Allo stesso modo le nostre Chiese hanno la missione di fare risuonare qui e oggi la Parola di Dio». Questa Parola «ci domanda se crediamo nelle sue stesse possibilità: è Parola di vita. Se oggi ci incontriamo, è per rispondere a questa Parola. E rispondiamo così che la morte sembra essere dappertutto, l’ingiustizia sembra avere vinto, la criminalità, la corruzione, l’indifferenza uccidono ancora, il bene sembra restare inaridito». [...]

 

Potranno queste terre rivivere? «Siate voi stessi la risposta: una comunità unita, nelle fede e nell’impegno. La vita allora si moltiplicherà», esorta Robert Francis Prevost. «Il miracolo non avviene in una volta sola. Il profeta Ezechiele è certamente stupito di quanto vede e sente, ma ancora non basta, ancora manca qualcosa. Vale anche per noi: occorre fidarsi ancora, ascoltare ancora, credere ancora. Le scelte che avete fatto, il cammino ecclesiale che avete percorso, le piccole e grandi ripartenze con cui avete affrontato il dolore non sono ancora tutto. Se ci si ferma, si torna indietro».

 

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Perciò auspica Leone XIV: «lo Spirito Santo vi conceda di vedere un «esercito» di pace che si alza in piedi e guarisce le ferite di questa terra e delle sue comunità. Non più fuoco che distrugge, ma fuoco che ravviva e riscalda, il fuoco dello Spirito che accende i cuori e le menti di migliaia e migliaia di uomini e donne, di bambini e di anziani e ispira cura, consolazione, attenzione, amore vero».

 

In particolare «voi, famiglie che la morte ha colpito, generate vita nuova trasmettendo a figli e figlie, a nipoti e vicini quel senso di responsabilità che troppe volte sin qui è mancato». Quindi «lasciate morire il risentimento, praticate per primi la giustizia che chiedete, testimoniate la vita, educate alla cura». E «voi, ministri ordinati, religiose e religiosi, siate membra vive di questo popolo:

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manifestate quotidianamente l’autorità del servizio, che si abbassa e avvicina, che fa il primo passo e perdona». Va infatti scardinata «una cultura del privilegio, della prepotenza, del non rendere conto, che troppo male ha fatto a questa terra, come a molte altre regioni dell’Italia e del mondo. Soffi lo Spirito dai quattro venti e ispiri forme nuove di annuncio, di cooperazione, di rigenerazione ambientale e sociale».

 

Esiste infatti «una spiritualità dei luoghi, ma che deve tutto alla spiritualità delle persone. Il cambiamento del mondo, infatti, inizia sempre dal cuore. Ezechiele stesso, prima di questa profezia di morte e risurrezione, annunciò il rinnovamento di cui Dio solo è capace. Ci doni Gesù Risorto di abitare insieme così, capaci di accogliere e di mettere in pratica la Parola di Dio, pellegrini quaggiù e cittadini nella sua eternità».

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[...]

 

Il Papa ha incontrato «alcuni familiari delle vittime dell’inquinamento che, negli ultimi decenni, ha reso tristemente nota quest’area come «Terra dei fuochi». Un’espressione che non fa giustizia al bene che c’è e che resiste, ma che ha certamente facilitato una presa di coscienza diffusa della gravità del malaffare e dell’indifferenza che ha lasciato spazio ai crimini».

 

Il Papa ha ringraziato «vescovi, preti, diaconi, religiose, religiosi e laici che hanno accolto prontamente il messaggio dell’Enciclica Laudato si’ e il costante invito di Francesco a essere Chiesa in uscita, missionaria, sinodale». Infatti «camminare insieme, vincere l’autoreferenzialità, osare la profezia nonostante le resistenze e le minacce è ciò che il Signore ci chiede e il suo Spirito ispira». In questo territorio «la vita c’è e contrasta la morte; la giustizia esiste e si affermerà». [...]

 

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È il momento, avverte il Pontefice figlio spirituale di Sant’Agostino, «di uno sguardo contemplativo, quello cui l’Enciclica Laudato si’ ha richiamato tutti gli esseri umani, ciascuno a partire dalle sue responsabilità. Oggi «la cultura ecologica non si può ridurre a una serie di risposte urgenti e parziali ai problemi che si presentano riguardo al degrado ambientale, all’esaurimento delle riserve naturali e all’inquinamento». Dovrebbe essere invece «uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma a una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico». [...]

 

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Quindi «sarà un vero cambiamento di mentalità economica, civile e perfino religiosa a edificare il bene che risanerà questa terra e l’intero Pianeta. Tra le persone, le istituzioni, le organizzazioni pubbliche e private occorre consolidare e allargare il patto che già sta portando i suoi primi frutti sul piano educativo e sociale. Esso non soltanto contrasterà e scardinerà le alleanze criminali, ma positivamente collegherà e moltiplicherà le migliori forze e le grandi idee che già sono nei vostri cuori».

 

Il Pontefice richiama l’attenzione su «quei ‘pionieri’ che, col loro impegno coraggioso, hanno per primi denunciato i mali di questa terra e hanno portato l’attenzione sulla realtà oscurata e negata del suo avvelenamento». Un riferimento quello del Papa ai «membri delle associazioni ambientaliste». E aggiunge: «Ora tutti sappiamo che occorre vigilare sulla salute del creato come si vigila sulla porta di casa, respingere tentazioni di potere e di arricchimento legate alle pratiche che inquinano la terra, l’acqua, l’aria e la convivenza».

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Così, infatti, «realizzeremo, passo dopo passo, ma rapidamente, un’economia meno individualistica, un sistema meno consumistico. Quanti rifiuti, quanto spreco, quanti veleni sono venuti da un modello di crescita che ci ha come stregato, lasciandoci più malati e più poveri. Impariamo allora a essere ricchi diversamente: più attenti alle relazioni, più tesi a valorizzare il bene comune, più affezionati al territorio, più grati nell’accogliere e integrare chi viene a vivere con noi». [...]

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