selfie mortale - silvia dercole e giuseppe pirocchi

SELFIE-CIENTI! - PER FARSI UNA FOTO, UNA DONNA PRECIPITA NEL FIUME E IL MARITO, PER SALVARLA, SI LANCIA IN ACQUA E ANNEGA ANCHE LUI - LA SCENA DAVANTI AI DUE FIGLI - SONO IN AUMENTO I MORTI PER SELFIE ESTREMI: 150 SOLO IN 3 ANNI - SULLE ROTAIE CON UN TRENO IN CORSA O TRA LE FAUCI DI UNO SQUALO: ECCO TUTTE LE FANTASIE DEGLI IMBECILLI DELL’AUTOSCATTO

1 - «FACCIAMOCI UNA FOTO» E LA COPPIA ANNEGA DAVANTI AI FIGLIOLETTI

Nino Materi per “il Giornale”

 

SELFIE MORTALE - SILVIA DERCOLE E GIUSEPPE PIROCCHISELFIE MORTALE - SILVIA DERCOLE E GIUSEPPE PIROCCHI

Un attimo prima della tragedia, lei aveva messo una foto su Instagram. Era l' immagine della felicità, della serenità familiare: lei, il marito e i suoi due bambini di 6 e 8 anni. Due piccoli che in quell' istante maledetto hanno perso padre e madre. Orfani per «colpa di un selfie», anche se la famiglia delle vittime smentisce questa ricostruzione: «È stata solo una drammatica fatalità».

 

Ma selfie o non selfie, cambia poco. L' orrore per i due bambini è doppio. La mamma che inciampa e finisce nel fiume, poi il tuffo disperato del papà che cerca di salvare la moglie, ma sparisce pure lui nel gorgo. Speriamo che i bimbi riescano a cancellare la scena; che almeno loro si salvino dalla crudeltà di un ricordo angoscioso. Riassumibile nella parola incubo.

SELFIE MORTALE - SILVIA DERCOLE E GIUSEPPE PIROCCHI - LUOGO DELLA TRAGEDIASELFIE MORTALE - SILVIA DERCOLE E GIUSEPPE PIROCCHI - LUOGO DELLA TRAGEDIA

 

Silvia D' Ercole e Giuseppe Pirocchi, entrambi 32enni. Una coppia (infermiera lei, impiegato lui) che aveva tutto, perché si amava. Nel paese - Scheni (Chieti) - dove i due risiedevano, erano ben voluti da tutti. Giudizio unanime: «Gran lavoratori e brave persone».

 

I loro corpi sono stati recuperati due sere fa a un chilometro dal punto dove erano caduti in acqua. Doveva essere un primo Maggio di gioia. È finita come è finita. Di buon mattino la famiglia Pirocchi era arrivata a Caramanico Terme, in località San Tommaso, tra i «canyon» scavati dal fiume Orta.Per la scampagnata della Festa dei Lavoratori c' erano bibite e panini a volontà. Ma soprattutto c' era tanta voglia di divertirsi. Con cose semplici.

SELFIE MORTALE - SILVIA DERCOLE E GIUSEPPE PIROCCHI - LUOGO DELLA TRAGEDIASELFIE MORTALE - SILVIA DERCOLE E GIUSEPPE PIROCCHI - LUOGO DELLA TRAGEDIA

Come una bella fotografia.

 

Un clic per bloccare un sorriso, per fermare un paesaggio aspro, punteggiato da rocce a strapiombi. Silvia indietreggia, non si accorge del precipizio. Il vuoto la ingoia e i mulinelli si chiudono su di lei. Giuseppe si tuffa in soccorso della donna. Invano. Anzi, annega pure lui. Due corpi trascinati via dalla corrente e recuperati dai soccorritori ormai cadaveri. Carabinieri e forestali hanno interrogato chi era presente al momento della sciagura nella Valle dei Luchi, territorio che le guide turistiche descrivono come «un' area caratterizzata da gole e rapide dove le pietre in alcuni tratti possono essere molto scivolose».

 

SELFIE MORTALE - SILVIA DERCOLE E GIUSEPPE PIROCCHI - LUOGO DELLA TRAGEDIASELFIE MORTALE - SILVIA DERCOLE E GIUSEPPE PIROCCHI - LUOGO DELLA TRAGEDIA

E poi: «Il Parco nazionale della Majella è tra i più ricchi di biodiversità, sia per la sua conformazione geologica sia per l' altitudine che oscilla tra i 140 e 500 metri. Il canyon si è formato grazie all' erosione dovuta all' attività del fiume Orta aiutato anche dal forte e improvviso innalzamento della Majella che ha provocato un aumento della pressione fluviale».

 

«La nostra rete sentieristica ospita migliaia di visitatori all' anno - aggiunge il sindaco di Caramanico Terme -. I sentieri sono assolutamente ben segnalati e ben tenuti. È una parte molto bella che attrae molti visitatori proprio per le rapide, chiamate marmitte, che sono lontane dal sentiero. Quando si va al di fuori dei sentieri i rischi aumentano». Fino al punto di annientare una famiglia.

selfie con toroselfie con toro

 

2 - QUEL SELFIE CHE CATTURA L’ULTIMO SORRISO

Andrea Cuomo per “il Giornale”

 

In inglese li chiamano Selfie-Deaths. Sono vittime della sfortuna non meno che dell' imbecillità. Controeroi che sacrificano la propria vita alla vanità di uno scatto a uso social che non posteranno mai, perché la falce della trista mietitrice è più lunga dello stick per l' autoscatto.

 

Di morti per un selfie se ne enumerano a decine. Secondo gli ultimi calcoli in tre anni la Spoon River con il cellulare in mano e un sorriso stampato in faccia snocciola almeno 150 croci. Una contabilità resa un po' incerta dal fatto che spesso la realtà si confonde con la leggenda. Ma alcuni casi sono eclatanti. Uno dei più recenti quello di un tredicenne di Petrizzi, in Calabria, travolto e ucciso ai primi di marzo da un treno in corsa vicino alla stazione di Soverato mentre era intento a sfidare due amici a chi si sarebbe fotografato più vicino ai convogli sferraglianti.

tredicenne morto sotto il trenotredicenne morto sotto il treno

 

Gli altri lo hanno evitato per un pelo, lui no. Amen. In genere gli autoscatti più rischiosi, i cosiddetti daredevil selfie, sono quelli fatti per vantarsi di una bravata pericolosa e ammonticchiare migliaia di like. Un uomo di 32 anni due anni fa fu incornato a morte da un toro mentre riprendeva un encierro nei pressi di Toledo. Sui monti Urali due sciocchi turisti saltarono in aria mentre sorridevano con una granata inesplosa (almeno fino a quel momento).

 

tredicenne morto sul treno 2tredicenne morto sul treno 2

Sempre in Russia, Paese dove l' autoscatto suicida va assai di moda, si contano anche una ventunenne che si fece saltare le cervella mentre si puntava alla tempia una pistola per una fotografia indimenticabile (e la faccenda a suo modo lo è stata, non c' è dubbio) e, a Ryazan, un adolescente fulminato dai cavi dell' alta tensione toccati mentre si arrampicava sul ponte di una ferrovia per un selfie acrobatico. Episodi ricorrenti che spinsero tempo fa le autorità di Mosca a lanciare una campagna informativa denominata «Safe Selfie» per spingere soprattutto i giovani a fare più attenzioni alle insidie della fotografia estrema.

 

viki odintcovaviki odintcova

Ma la fantasia dei «selfisti» non ha limiti. Una delle tendenze è quella dello scatto in bilico da un grattacielo. Di recente la modella Viki Odintcova (indovinate di che nazionalità? Ma sì, russa) si è sporta dalla Cayan Tower a Dubai, in bilico su 300 metri di nulla tenuta solo per la mano da un amico. Lei è viva e vegeta e anzi vorrebbe essere pagata dai proprietari dell' edificio per la pubblicità non richiesta ma qualcun altro seguendo il suo esempio (e quello di Aleksander Remnev, il più noto degli skywalker) potrebbe presto raggiungere il fatale obiettivo.

 

Una foto è per sempre. Ci sono morti da selfie mangiati dallo squalo, colpiti da un tricheco, scivolati in visita al Taj Mahal in India, precipitati da ogni genere di ponte, schiantati in auto come Collette Moreno, morta in un incidente poco dopo un gioioso selfie con l' amica alla guida. Clic. Boom.

 

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