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LE TRE PISTE SULL’OMICIDIO DI VLADLEN TATARSKY – DIETRO ALL’ASSASSINIO DEL BLOGGER MILITARE (VERO NOME, MAKSIM FOMIN), MORTO IN UN’ESPLOSIONE A SAN PIETROBURGO, POTREBBERO ESSERCI I SERVIZI UCRAINI, COME PER DARYA DUGINA, OPPURE LA RESISTENZA INTERNA RUSSA. MA C’È ANCHE CHI EVOCA UN PIANO INTERNO PER ISOLARE LA BRIGATA WAGNER, CHE STA DIVENTANDO UNA SPINA NEL FIANCO DI PUTIN – IL RITRATTO: L’INFANZIA IN UCRAINA, L’ARRUOLAMENTO NELLA GUERRA DEL DONBASS, POI LA TRASFORMAZIONE IN PROPAGANDISTA PUTINIANO…

 

1 - MAKSIM, IL LADRO UCRAINO SCAPPATO DAL CARCERE PER SCHIERARSI CON MOSCA

Estratto dell’articolo di Fabio Tonacci per “la Repubblica”

 

vladlen tatarsky

Nato ucraino, cresciuto minatore, fattosi bandito, Maksim Fomin nella sua quarta vita è stato uno dei più accesi nazionalisti russi. Come a voler cancellare la colpa di essere venuto al mondo a Makiivka, nella regione di Donetsk, al momento dell’invasione su larga scala è andato a combattere nel Donbass e, contemporaneamente, faceva il corrispondente di guerra per la Russia: 41 anni, blogger militare tra i più seguiti, ha animato con dibattiti al limite del delirio storico frequentatissimi canali su Telegram. Il primo, da mezzo milione di follower, è il suo personale.

 

attentato a vladlen tatarsky

Per più di un anno lo ha aggiornato con messaggi quotidiani firmati con lo pseudonimo Vladlen Tatarsky. Non un nome qualunque. Vladlen Tatarsky è il protagonista del libro culto “Generazione P” del visionario russo Viktor Pelevin, che racconta della fine dell’Unione Sovietica, dell’ingresso della società russa nel consumismo, di droghe e di mitologia mesopotamica.

 

Come l’alter ego letterario, anche il Tatarsky blogger considerava la Russia l’unico orizzonte possibile e plausibile. Di questa monolitica convinzione ha intriso i suoi diari di guerra. Gli ucraini lo consideravano tra i più influenti propagandisti di Mosca. E non tutti i russi lo apprezzavano. «È un ucraino che critica Putin, non dovrebbe avere questo successo », dicevano i detrattori.

 

DARYA DUGINA VLADLEN TATARSKY

Da giovane fatica in una miniera di carbone a Donetsk. Poco più che trentenne per una rapina in banca finisce in carcere a Gorlovka, da cui riesce a evadere grazie allo scoppio del conflitto nel Donbass.

 

È il 2014. Da latitante imbraccia il fucile e si unisce ai separatisti, per lui unica garanzia di impunità. Per due anni è in prima linea, in seguito entra in un’unità di intelligence. Accumula esperienza militare, come si capisce leggendo uno dei suoi canale Telegram, Rsotm (acronimo per Reverse side of the moon), dove a 354 mila follower fino a ieri spiegava tattiche di assalto e di difesa.

 

 

attentato a san pietroburgo

Nel 2019 si trasferisce a Mosca. Entra in contatto e posta foto con Darja Dugina, figlia del filosofo estremista Aleksandr Dugin, uccisa il 20 agosto scorso in un attentato. Lo scorso settembre Putin lo invita alla cerimonia di annessione delle quattro regioni ucraine occupate. In quell’occasione registra un video, poi diffuso sui social, in cui dice: «Sconfiggeremo chiunque, uccideremo tutti, ruberemo tutti coloro a cui dobbiamo rubare. Tutto sarà come vogliamo noi. Andiamo, Dio ci assiste».

 

Fomin, alias Tatarsky, gravita nell’orbita di Evgeny Prigozhin e della Brigata mercenaria Wagner. Come il fondatore, si lamenta spesso del ministro della Difesa, delle operazioni militari condotte dallo Stato maggiore e dell’efficienza dell’arsenale russo. […] Inneggia al genocidio ucraino e invoca lo sterminio degli inermi. «Bisogna colpire le infrastrutture civili, in particolare le centrali elettriche. […]». […]

 

attentato a san pietroburgo

L’ultimo messaggio è delle 15 di ieri. Fomin pubblica la foto di un enorme manifesto a Mosca che invita ad arruolarsi nella Brigata Wagner. […] Poco dopo, a San Pietroburgo il busto scolpito a sua immagine consegnatagli come regalo da una donna è esploso, uccidendolo al numero 25 di Universitetskaja naberezhnaja, dove nel weekend si riuniscono i cyber-guerrieri russi. Quel bar una volta era di Prigozhin.

 

2 - LE DUE IPOTESI: VENDETTA UCRAINA O RUSSI ANTI PUTIN

Estratto dell’articolo di Daniele Raineri per “la Repubblica”

 

[…] Gli ucraini consideravano Tatarsky un bersaglio di alto profilo perché era un blogger da mezzo milione di follower che appoggiava una linea genocida, predicava che il massacro di Bucha […] era stato una scelta giusta perché aveva intimidito l’Occidente e che i soldati russi impegnati nell’invasione avevano il diritto di uccidere e saccheggiare.

vladlen tatarsky

 

In questi mesi di conflitto ci sono già state operazioni spettacolari compiute a sorpresa e molto in profondità nel territorio controllato dai russi – con un movente simbolico. Il 20 agosto una bomba ha ucciso vicino a Mosca Daria Dugina, figlia del propagandista russo Alexander Dugin […].

 

In quell’occasione, tra i possibili responsabili era stato fatto anche il nome di Kyrylo Budanov, il generale trentasettenne che dirige la Gur, l’intelligence militare dell’Ucraina […]. Il governo di Kiev aveva respinto l’accusa. Il 5 ottobre però il New York Times aveva pubblicato uno scoop che sosteneva, grazie a fonti dell’intelligence americana, che l’omicidio della Dugina fosse il risultato di un’operazione pianificata da un non meglio specificato settore del governo ucraino. […]

 

 

 

attentato a san pietroburgo

Pochi giorni dopo, l’otto ottobre, un camion-bomba era esploso sul ponte di Kerch che collega la Russia alla Crimea e lo aveva danneggiato. […] I servizi di Mosca avevano accusato Budanov, il direttore della Gur. Questa volta l’accusa era esplicita perché a luglio l’intelligence ucraina aveva pubblicato uno studio approfondito sul ponte di Kerch […] e con il senno di poi sembrava una rivendicazione.

 

Colpire Tatarsky in un locale di Yevgeny Prigozhin, fondatore del gruppo Wagner, mentre i mercenari della Wagner avanzano a Bakhmut, potrebbe far parte dello stile della casa. […]

La pista russa può imboccare due direzioni. Una è quella della resistenza armata in Russia […]. […] L’altra è quella di un regolamento di conti: Tatarsky era un rinnegato ucraino che criticava in modo feroce l’esercito russo ed era legato al gruppo Wagner, che da mesi è in rotta di collisione con i generali russi.

 

attentato a san pietroburgo

La sua morte ricorda quelle di tre comandanti dei separatisti uccisi nel Donbass tra il 2016 e il 2018 con attentati esplosivi – in ascensore, in ufficio e dentro a un caffetteria – attribuite ai servizi russi. Ma un attentato in quel ritrovo di propagandisti a San Pietroburgo è davvero troppo improbabile – e Tatarsky passava molto tempo vicino al fronte dove sarebbe stato più facile ucciderlo, se prendiamo per buona la teoria del regolamento di conti.

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