modena salim el koudri matteo salvini antonio tajani

SALVINI NON NE IMBROCCA PIU' MEZZA - PARLANDO DI SALIM EL KOUDRI, CHE A MODENA SI È LANCIATO CON LA MACCHINA SULLA FOLLA, IL LEADER DELLA LEGA TENTA DI CAVALCARE LA VICENDA PER OTTENERE QUALCHE VOTO, MA FA SOLO FIGURACCE: "SUI SUOI PROFILI, CHIUSI DA FACEBOOK, SCRIVEVA 'BASTARDI CRISTIANI' E, IN ARABO, INNEGGIAVA AD ALLAH" - SALVINI HA RAGIONE: I PROFILI SOCIAL DI SALIM EL KOUDRI SONO STATI CHIUSI, MA NON SONO EMERSI CONTENUTI JIHADISTI, NÉ COLLEGAMENTI CON AMBIENTI ESTREMISTI O PROCESSI DI AUTO-RADICALIZZAZIONE - PIANTEDOSI: "NON SI TRATTA DI TERRORISMO. È UN SOGGETTO A CUI È STATO DIAGNOSTICATO UN DISTURBO SCHIZOIDE DELLA PERSONALITÀ" 

SALVINI, 'EL KOUDRI SU FB SCRIVEVA BASTARDI CRISTIANI, INNEGGIAVA AD ALLAH'

matteo salvini

(ANSA) - ROMA, 18 MAG - Per il fatto che Salim el Koudri sia italiano "peggio mi sento", "se va in giro col coltello in macchina, falcia la gente a 100 all'ora in centro a Modena e scrive bastardi cristiani e inneggia ad Allah in arabo su profili chiusi da Facebook (e ce ne vuole di impegno per Facebook per chiudere i profili) evidentemente ancora è più grave. Nel senso che non era un disadattato che viveva sotto un ponte isolato dal resto del mondo addirittura laureato". Lo afferma il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, a 24 Mattino su Radio24.

 

salim el koudi

Le affermazioni del vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini sull'identikit di Salim el Koudri riprendono l'intervista del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi a il Giornale. "In una email indirizzata alla sua università ha proferito frasi contro i "bastardi cristiani" e altre espressioni blasfeme, per poi chiedere scusa.

 

Al momento, non emergerebbero elementi riconducibili al profilo classico del terrorista che pianifica azioni violente, ma tutto questo non può portare a liquidare l'attacco come il gesto di un folle isolato", ha dichiarato Piantedosi nell'intervista.

 

"È figlio di immigrati marocchini, nato a Bergamo, cittadino italiano, laureato. È un soggetto a cui è stato diagnosticato un disturbo schizoide della personalità e questo rende più complesso inquadrare la vicenda", ha aggiunto. "Potrebbe essere stato animato - spiega - da un odio connesso al risentimento per aver ritenuto di aver subito discriminazioni.

 

matteo salvini - raduno dei patrioti europei a milano

Allo stato degli atti, non ha dato segnali di radicalizzazione islamista strutturata". "L'esatto inquadramento lo avremo quando gli inquirenti completeranno il loro lavoro. Sarebbe un errore archiviare tutto con una spiegazione semplicistica o rassicurante", conclude.

 

MODENA: PIANTEDOSI, NON È TERRORISMO MA SBAGLIATO PARLARE DI GESTO DI UN FOLLE

(LaPresse) - Salim El Koudri "è figlio di immigrati marocchini, nato a Bergamo, cittadino italiano, laureato. È un soggetto a chi è stato diagnosticato un disturbo schizoide della personalità e questo rende più complesso inquadrare la vicenda. Ha manifestato rancore e insoddisfazione per la propria condizione lavorativa e sociale. In una email indirizzata alla sua università ha proferito frasi contro i 'bastardi cristiani' e altre espressioni blasfeme, per poi chiedere scusa. Potrebbe essere stato animato da un odio connesso al risentimento per aver ritenuto di aver subito discriminazioni.

giorgia meloni a modena foto lapresse

 

Allo stato degli atti, non ha dato segnali di radicalizzazione islamista strutturata, non risultando appartenente a reti di propaganda fondamentalista. Dalle perquisizioni e dalle analisi dei telefoni, al momento, non emergerebbero elementi riconducibili al profilo classico del terrorista che pianifica azioni violente". Così il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, dopo l'attacco di Modena di sabato scorso.

 

"Ma l'esatto inquadramento lo avremo quando gli inquirenti completeranno il loro lavoro e, in ogni caso, tutto questo non può portare a liquidare l'attacco come il gesto di un folle isolato - chiarisce - Parliamo comunque di un'aggressione deliberata contro civili inermi, di una gravità assoluta, che pone interrogativi profondi sul disagio sociale, sull'integrazione e sui percorsi identitari di alcune seconde generazioni. Sarebbe un errore archiviare tutto con una spiegazione semplicistica o rassicurante".

il coltello di salim el koudri

 

Da tempo il Viminale tiene la guardia alta sui cosiddetti lupi solitari. "La minaccia dei 'lupi solitari' è oggi una delle più insidiose - spiega il ministro - Parliamo di individui che spesso si radicalizzano in solitudine, consumano propaganda online e colpiscono senza una struttura organizzata alle spalle. Questo rende molto più difficile prevenire ogni singolo gesto. Intelligence, controllo del territorio e monitoraggio dei processi di radicalizzazione restano strumenti decisivi e l'Italia, sotto questo profilo, dispone di un sistema di prevenzione tra i più avanzati in Europa".

 

L'episodio di Modena, sottolinea Piantedosi, "resta gravissimo in ogni caso. Se dovesse emergere una matrice radicale o terroristica, bisognerebbe capire come un eventuale percorso di radicalizzazione possa essere sfuggito a un sistema di prevenzione che in Italia, come ho detto, è all'avanguardia. Se invece ci trovassimo davanti a una deriva psichiatrica o a un gesto emulativo, il problema non sarebbe affatto minore. Bisognerebbe comunque interrogarsi su come segnali così pericolosi possano essere rimasti invisibili. Soprattutto in una regione come l'Emilia-Romagna, che storica-mente rappresenta un modello avanzato sul piano sociale e dell'assistenza territoriale.

vetrina di pally alimentari distrutta dall auto di salim el koudri

 

In entrambi i casi sarebbe sbagliato minimizza-re. Quando qualcuno decide di trasformare un'auto e un coltello in strumenti per colpire civili innocenti, lo Stato ha il dovere di interrogarsi fino in fondo su come sia potuto accadere". Intanto la Lega ha proposto la revoca del permesso di soggiorno per chi delinque.

 

"Chi viene accolto in Italia deve rispettarne le leggi e i valori - commenta Piantedosi - è un principio di civiltà prima ancora che politico. E questo governo ha già rafforzato gli strumenti che consentono di intervenire più rapidamente nei confronti dei soggetti socialmente pericolosi.

 

luca signorelli l uomo che ha fermato salim el koudri 4

Ma bisogna anche sfatare un mito: non basta avere un permesso di soggiorno o, talvolta, perfino la cittadinanza per dire che l'integrazione è riuscita. L'integrazione è un processo molto più profondo e complesso, che riguarda educazione, legalità, lavoro, condivisione dei valori democratici e condizioni sociali reali. E talvolta, soprattutto nelle seconde generazioni che crescono in contesti di disagio o marginalità, questo percorso può fallire".

 

RAVARINO, IL COMUNE DOVE VIVE, RICORDA LE SUE INQUIETUDINI: "TI FISSAVA PER MINUTI SENZA PARLARE"

Estratto dell’articolo di Caterina Stamin per "la Stampa"

 

la dinamica dell attentato a modena

Una persona «solitaria», a tratti «inquietante». Un ragazzo «chiuso nel suo mondo», dentro cui non faceva entrare nessuno. È il ritratto che fa di Salim El Koudri chi lo conosceva di vista a Ravarino, il piccolo centro di seimila anime dove viveva. Chi invece ha condiviso i banchi di scuola con il 31enne, che si è lanciato sabato pomeriggio sulla folla nel cuore di Modena, si dice incredulo: «Era il primo della classe. Schivo sì, ma molto capace. Mai avrei immaginato da lui una cosa simile».

 

Il giorno dopo la comunità del paese è sconvolta e assalita da cronisti, in un posto dove la quotidianità, normalmente, sembra scorrere lenta. El Koudri era nato a Seriate, nel bergamasco, da genitori marocchini. Ma quando aveva dieci anni si era trasferito in questo angolo dell'Emilia-Romagna, case basse e giardini curati, affacciati sull'aperta campagna.

 

salim el koudri

Viveva in un cascinale di due piani tinteggiata di giallo, all'interno di una corte in via Muzzioli. Portone in legno, scuri dipinti di rosso rovinati dal tempo, nessuna pianta nelle fioriere. «I genitori non ci sono, sono andati via ieri sera (sabato, ndr) forse dall'altra figlia» dice Giuseppe Leggio, un vicino di casa. Si affaccia alla finestra dal secondo piano di una villetta color mattone e descrive la famiglia El Koudri come «persone tranquille»: «Padre e madre sono discreti, non danno troppa confidenza, ma sono sempre molto disponibili. Ci vediamo alle riunioni di condominio, si sono trasferiti qui una decina di anni fa». E il figlio? «È arrivato qui da un paio d'anni, ci salutavamo quando lo incontravo ma non avevamo nessun rapporto. È un tipo chiuso, stava sempre da solo. Ma ultimamente era agitato».

 

Leggio ricorda di averlo visto nelle ultime ore andare avanti e indietro con la Citroen grigia dal passo carraio: «Usciva ed entrava, e poi lo rifaceva di nuovo. Era strano, molto irrequieto». L'ultimo ad aver incontrato Salim El Koudri è Nardino Potito, un signore che passa di fretta in via Muzzioli. Racconta di averlo sempre visto in paese negli anni ma di non averci mai parlato:

 

il momento in cui i passanti fermano salim el koudri a modena

«Quel ragazzo stava sempre da solo». Sabato, intorno alle 12, attraversava la strada che costeggia la sua casa. «Stavo andando la bar - spiega Potito - e ho visto il ragazzo agitato andare avanti e indietro con la macchina, ha fatto una manovra "scattosa". Poi, quando mi ha visto arrivare, ha inchiodato». Potito continua per la sua corsa, ripassa in via Muzzioli un'ora dopo. «Era ancora fermo lì, a qualche metro di distanza. Ha sgommato. E io sono andato via, chissà cosa gli stava passando per la testa …».

 

[...] All'American bar di via Roma confermano il ritratto: «Prendeva caffè e non diceva una parola. Era chiuso, schivo». E così al tabaccaio all'angolo. «Veniva qui tutti i pomeriggi, sempre da solo - racconta Roberto Veronesi, dipendente dell'attività commerciale - Comprava dei sigari e a volte anche dei gratta e vinci».

salim el koudri il 31enne di origini marocchine che ha investito i pedoni a modena

 

Com'era? «Inquietante» risponde, senza girarci attorno, Veronesi. E spiega: «Nei video l'ho riconosciuto dall'auto, parcheggiava sempre chiudendo il passaggio alle persone. Era incurante di tutti. Le mie collaboratrici avevano paura di lui perché era strano, capitava che si fermasse a guardarti per qualche minuti senza dire niente. Si vedeva che era una persona senza equilibrio». Non ricorda però nessun gesto sopra le righe. «Quando gli chiedevo di allontanarsi se ne andava, al massimo sbatteva la porta - va avanti Veronesi - Non ha mai dato di matto».

 

L'unico che si discosta da questi racconti è Francesco Borghi, 31 anni, ex compagno di scuola di Salim. Lui che l'ha conosciuto davvero. «Abbiamo fatto le medie insieme e lui era il "secchione" - dice -. Poi ci siamo persi». L'ultima volta che l'ha visto era un mese fa. «Era al bar e mi sono detto: cosa ci fa, in un giorno della settimana, Salim al bar? Sapevo che si era laureato in Economia e pensavo avesse trovato la sua strada - conclude Borghi - Evidentemente aveva un malessere dentro. Mi dispiace per le vittime ma anche per lui. [...]

modena auto falcia pedoni sulla via emilia foto lapresse 3modena auto falcia pedoni sulla via emilia foto lapresse 4auto sui passanti a modena 2modena auto falcia pedoni sulla via emilia foto lapresse 2auto sui passanti a modena 1modena, auto sui passanti 4modena, auto sui passanti 1modena, auto sui passanti 2modena, auto sui passanti 3modena auto falcia pedoni sulla via emilia foto lapresse 1salim el koudri il 31enne di origini marocchine che ha investito i pedoni a modena

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