prato cinesi

PRATO, PROVINCIA DI PECHINO! IL COMUNE TOSCANO E’ DE-ITALIANIZZATO, GLI STRANIERI RAPPRESENTANO QUASI IL 26% DELLA POPOLAZIONE E NELLA TOP TEN DEI COGNOMI PIÙ DIFFUSI NON ESISTE MEZZO ITALIANO. TRA I PRIMI DIECI SOLO "CHEN", "HU" E "LIN". GORI, IL COGNOME “LANIERO” UN TEMPO MAGGIORITARIO, È FINITO ALL'UNDICESIMO POSTO: PRATO RAPPRESENTA UN CASO ECCEZIONALE O UNA TENDENZA CHE PRESTO INVESTIRÀ TUTTI I CAPOLUOGHI ITALIANI?

Estratto dell’articolo di Giovanni Fiorentino per ilgiornale.it

 

 

prato cinesi

(…) c'è un capoluogo di provincia dove gli stranieri rappresentano quasi il 26% della popolazione e dove non esiste alcun cognome italiano nella «top ten» dei cognomi più diffusi, ma si tratta di Prato. Due record singolari confermati dalle statistiche pubblicate proprio nelle scorse ore dall'Ufficio Statistica del Comune di Prato: degli oltre 195mila abitanti che fanno della città toscana la terza più popolosa del Centro - Italia dopo Roma e Firenze (nonché la diciottesima a livello nazionale) ben 46mila non risultano essere nati in Italia.

 

Proporzioni che nessun'altra realtà della Penisola ha mai evidenziato, sui quali incide ovviamente il fatto che proprio sul territorio pratese risieda una delle comunità cinesi più folte d'Europa. E proprio agli orientali è legata anche la seconda peculiarità locale: ai primi dieci posti dei cognomi più comuni non risultano esserci più cognomi italiani. Gori, il cognome «laniero» un tempo maggioritario, è infatti finito all'undicesimo posto. Le prime dieci posizioni sono tutte occupate da patronimici cinesi: in nessun altro capoluogo si hanno riscontri del genere. Il cognome più diffuso, portato da 2611 persone è infatti Chen. A completare i primi tre posti, gli Hu (con 2216 unità) e i Lin (1866). A seguire, ecco Wang (1594) Zhang (1500) Huang (1334) Li (1260) Zheng (1085) Wu (1004) e Zu (995). Detto di Gori undicesimo a quota 932, scorrendo nella graduatoria si nota inoltre come siano solo due i cognomi italiani nei primi venti più diffusi

prato cinesi

 

E siamo al quesito finale: Prato rappresenta un caso eccezionale o una tendenza che presto investirà tutti i capoluoghi italiani?

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