andrea sempio silvio sapone

LA PRIMA INCHIESTA SU SEMPIO FU DAVVERO UNO SCEMPIO – L’UOMO CHE HA FIRMATO L’INFORMATIVA FINALE SULLE INDAGINI SVOLTE DIECI ANNI FA, IL LUOGOTENENTE SILVIO SAPONE, PARLANDO CON I PM AMMETTE: “IO SONO UN PO’ UN ASINO IN TEMA DI INTERCETTAZIONI, NON ME NE INTENDO. IO NON MI ERO OCCUPATO IN PRECEDENZA DI CASI DI OMICIDIO, SE NON FORSE DI UNO. NON HO DATO PESO AL FATTO CHE FOSSE UN CASO DELICATO, PER ME TUTTI I FASCICOLI SONO UGUALI” – I CONTATTI CON LA FAMIGLIA SEMPIO, LE TELEFONATE AD ANDREA E LE ACCUSE DI CORRUZIONE ALL’EX PROCURATORE AGGIUNTO DI PAVIA MARIO VENDITTI, INDAGATO PERCHÉ AVREBBE INTASCATO 30MILA EURO PER FAR USCIRE DALL’INDAGINE ANDREA...

Estratto dell’articolo di Giacomo Amadori per “La Verità”

 

SILVIO SAPONE

Chi ama la cronaca nera e le serie crime sa che gli omicidi più efferati e mediatici vengono affidati ai migliori investigatori su piazza. Ma dieci anni fa, a Pavia, quando è arrivato il momento di riaprire le indagini sull’omicidio di Chiara Poggi dovevano avere finito gli specialisti.

 

Niente Squadra mobile della Polizia, niente Nucleo investigativo dei carabinieri, niente Scientifica, né Ris. I magistrati devono avere pensato che [...] sarebbero bastati i carabinieri distaccati in Procura, un gruppo di militari con storie molto diverse (c’erano anche ex forestali), più simili a dei cancellieri che a dei detective (senza offesa per nessuno).

 

ANDREA SEMPIO

Il responsabile (sino al 2019) dell’aliquota dell’Arma nella sezione di polizia giudiziaria del Palazzo di giustizia, il luogotenente Silvio Sapone, ha ammesso che all’epoca non aveva esperienza di fatti di sangue e si è definito «un asino» in tema di intercettazioni, lui che ha firmato l’informativa finale sulle indagini svolte e sul contenuto delle (poche) captazioni effettuate. Avete letto bene: il capo del team che doveva rifare le investigazioni sull’omicidio di Garlasco si è dichiarato un ciuccio in una delle materie fondamentali per un buon investigatore.

 

CHIARA POGGI ALBERTO STASI

Il 17 novembre 2025 Sapone è stato sentito, per circa quattro ore, come persona informata sui fatti dalle pm bresciane Claudia Moregola e Chiara Bonfadini (oggi non più titolari del fascicolo) [...]. La testimonianza è stata raccolta nell’ambito del procedimento per corruzione incardinato nei confronti dell’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, che Andrea Sempio e la sua famiglia pensavano fosse il gip del secondo fascicolo aperto sul caso di Garlasco.

 

L’ipotesi della Procura di Brescia è che la famiglia Sempio abbia pagato almeno 30.000 euro per far uscire dall’indagine Andrea.

 

CLUEDO VERSIONE GARLASCO - MEME BY IACOPO CERVELLI

Alcune intercettazioni depositate a Pavia ed evidenziate dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Milano lasciano ipotizzare un’offerta di «aiuto» arrivata da alcuni militari infedeli che svolgevano le indagini nel 2017. In un’ambientale Andrea Sempio è stato piuttosto chiaro: «Questo Sapone mi ha chiamato una volta perché, a quanto mi hanno detto, c’era anche un sistema in cui loro cercavano di prendere le persone che erano sottoposte a indagine o che […] “se mi dai i soldi ti aiuto”». E in un altro audio ha aggiunto: «Secondo me era proprio lui che chiamava, perché qua è lui quando mi ha proposto la roba...».

ricostruzione 3d del delitto di garlasco

 

Il riferimento sarebbe a una telefonata del gennaio 2017, avvenuta 20 giorni prima della convocazione per l’interrogatorio dello stesso Sempio.

 

Sei mesi fa Sapone, settantaduenne originario di Agropoli (Salerno), ha provato a dare la sua versione sulle molte stranezze di quell’inchiesta.

 

ANDREA SEMPIO A ROMA

Nel verbale l’ex sottufficiale ci tiene a precisare che di quel fascicolo «se ne occuparono in prima persona i magistrati assegnatari, il dottor Venditti e la dottoressa Giulia Pezzino».

 

Quindi aggiunge uno dei primi dati sconcertanti: «Io non mi ero occupato in precedenza di casi di omicidio, se non forse di uno con il dottor Mazza (Pietro Paolo, pure lui indagato a Brescia, ndr). Ce ne siamo occupati io, Spoto e Rosciano (Giuseppe e Antonio, ndr).

RICOSTRUZIONE DELLA SCENA DEL DELITTO DI GARLASCO NELLA VILLETTA DI CHIARA POGGI

Non ho dato peso al fatto che fosse un caso delicato, per me tutti i fascicoli sono uguali». Ha detto proprio così: per lui l’assassinio che da 20 anni fa discutere l’intero Paese era un caso come gli altri.

 

I ricordi relativi all’attività di indagine sono labili: «Fu sentito dalla dottoressa Pezzino un signore che aveva precedenti penali. Era mezzo moribondo. I magistrati poi hanno deciso di sentire Andrea Sempio, quindi hanno deciso di fare attività di intercettazione telefonica e ambientale e siamo stati delegati all'ascolto. Alla fine ho fatto una nota riepilogativa».

 

Dunque, la decisione di effettuare le captazioni non sarebbe stata sua: «Non avevamo fatto noi la richiesta di intercettazioni, è stata un’iniziativa dei magistrati». E lui non avrebbe mai indossato le cuffie: «Non ho fatto gli ascolti perché non mi intendo molto di intercettazioni».

mario venditti

 

Ed eccoci alla frase clou.

Quando le toghe gli chiedono perché abbiano attivato le microspie solo su una delle auto dei Sempio, Sapone quasi mena vanto della propria incompetenza: «Non lo so. Io sono un po’ un asino in tema di intercettazioni, non me ne intendo». [...]

 

Ma le sorprese non sono finite. Gli inquirenti domandano a Sapone che documenti avesse a disposizione e che cosa avesse letto. Risposta: «Noi non avevamo alcun atto delle precedenti indagini. Non ci furono dati né gli atti, né le sentenze del processo Stasi». Il motivo? «Facevano tutto i magistrati».

 

FOGLIETTO CON APPUNTI SUL DELITTO DI CHIARA POGGI GETTATO DA ANDREA SEMPIO NELLA SPAZZATURA

I pm sembrano increduli: «Solitamente chi intercetta ha conoscenza delle indagini. Come avete fatto a eseguire gli ascolti e a redigere una nota conclusiva se non conoscevate nulla?», gli domandano.

 

Sapone non perde l’aplomb e ribadisce: «Si sapeva dei sospetti su Sempio dai giornali, ma non avevamo atti».

 

Il militare di lungo corso si proclama del tutto estraneo a possibili combine: «Io non ho agevolato nessuno. Altrimenti non avrei usato il mio telefono cellulare per chiamare Sempio. Il numero non l’ho trovato io, ma gli altri.

 

Non conoscevo nessuno, né i Sempio, né i loro avvocati, forse li ho visti in occasione dell’interrogatorio in Procura».

I magistrati hanno un sussulto: «Ha partecipato all’interrogatorio?». Ma rimangono delusi: «Non ho partecipato, ho aspettato fuori. Non so se è stato registrato, comunque io non ho mai letto il verbale». Insomma il classico «non c’ero e se c’ero dormivo».

 

il video di andrea sempio sul pc di chiara poggi 1

Gli inquirenti tornano alla carica, sempre più increduli: «Come ha fatto a redigere l’annotazione conclusiva se non aveva gli atti del primo processo e non aveva nemmeno l’interrogatorio di Sempio?». La replica, anche in questo caso, è surreale: «Io avevo partecipato alle sommarie informazioni testimoniali di quel signore di Garlasco, con Venditti e la Pezzino. L’annotazione l’ho fatta sulla scorta delle trascrizioni delle intercettazioni fatte dagli altri ufficiali di pg».

 

Sapone riferisce di non avere proposto alcuna perquisizione nei confronti di Sempio , con una motivazione che diventa un refrain: «Le indagini le facevano direttamente i pm, noi non abbiamo mai proposto nulla, eseguivamo solamente gli ordini. Nelle trasmissioni televisive si dice che Sempio sapeva già le domande, ma questo è impossibile perché le domande le facevano i pm».

appunti ignoti nella richiesta di archiviazione su sempio 2

 

L’ex capo degli investigatori offre altri particolari sorprendenti. All’epoca, assicura, non sapeva nemmeno se il nome di Sempio fosse iscritto sul registro delle notizie di reato: «Non so se era indagato o dovevamo sentirlo come testimone», giura.

Sapone racconta come siano partite le investigazioni: «La prima cosa che abbiamo fatto è l’analisi dei tabulati».

 

E nella rete dei controlli chi rimane impigliato? Proprio il luogotenente: «So che ci sono quattro telefonate fatte da me ad Andrea Sempio senza risposta». Neanche nelle comiche.

I magistrati chiedono spiegazione per quei contatti. E qui inizia una tarantella di cui abbiamo già scritto. Sapone sostiene di aver avuto l’incarico di notificare un avviso di interrogatorio all’indagato e che l’ordine sarebbe stato successivamente annullato.

La Bonfadini sbotta: «L’invito viene fatto l’8 febbraio, mentre le telefonate sono del 21 gennaio. Che motivo c’era di chiamarlo a gennaio?».

 

A questo punto Sapone dichiara di non ricordare se avesse un invito da notificare.

chiara poggi

La pm gli contesta anche che il 26 settembre 2025, quando era stato sottoposto a perquisizione, aveva «negato di avere avuto contatti con i Sempio» e che ora stava cambiando versione. Come mai?

 

L’ex carabiniere si gioca la carta della levataccia e dei nervi tesi: «Erano le 6 del mattino ed ero stressato. I Sempio non li conosco. Quando ho sentito Andrea Sempio era per sdrammatizzare la cosa». L’investigatore veste i panni del «poliziotto buono»: «Mi ha cercato e gli ho detto chi ero. Era preoccupato perché sapeva dell’esposto in quanto ve ne era notizia sulla Provincia Pavese».

 

andrea sempio davanti alla villetta di garlasco nel giorno dell omicidio di chiara poggi 2

Sapone, in un altro passaggio, conferma il contenuto del presunto dialogo con Sempio: «Mi ha chiesto se dovesse preoccuparsi e gli ho detto di stare tranquillo». In sostanza, in quel frangente, il luogotenente stava facendo lo psicologo e non l’ufficiale di polizia giudiziaria e ora non sa nemmeno spiegarsi il perché «abbia risposto di domenica».

 

Gli inquirenti cercano di capire per quale motivo non abbia detto a Sempio della notifica. E Sapone taglia corto: «Perché nel frattempo i magistrati avevano cambiato idea». Ma la Pezzino ha smentito questa ricostruzione. In Procura sembrano spazientirsi: «Quando avevano cambiato idea? Tra sabato e domenica?». Sapone prova a sgusciare via: «Non ricordo, l’invito non l’ho notificato, non ricordo se ce lo avevo in mano». I suoi interlocutori insistono: «Lei aveva in mano un invito a presentarsi da notificare o no?». Sapone si trincera dietro un «non ricordo». I pm provano ad affondare lo stesso: «Sabato mattina l’ha chiamato quattro volte con il cellulare e 12 volte con utenza dell’ufficio. Ricorda?». Sapone: «Con il cellulare chiamavo sicuramente io. L’utenza della mia scrivania può averla usata qualcun altro».

 

VENDITTI - NOTTE PRIMA DEL RIESAME - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

I magistrati non apprezzano il tentativo di coinvolgere i colleghi dello «stanzone»: «Perché vuole attribuire ad altri le telefonate?». Sapone respinge l’accusa: «Non scarico su nessuno».

 

E sui suoi contatti con Sempio non cambia linea: «Non c’è stato alcun aiuto».

In un’intercettazione agli atti il commesso sotto inchiesta ha raccontato al padre Giuseppe di aver consigliato a Sapone di mettersi in contatto con il suo avvocato, Federico Soldani.

Sapone, però, non ha memoria di ciò: «Di queste cose non ricordo nulla».

Il botta e risposta prende una piega marzullesca. «Se quel sabato Sempio avesse risposto cosa gli avrebbe detto?», è uno degli ultimi quesiti dei pm. E la replica del luogotenente non sfigurerebbe nel salottino del conduttore tv: «Magari gli dicevo di venire così in quattro e quattr’otto veniva archiviato. Sempio era agitato e io l’ho tranquillizzato». Resta da capire se una simile consulenza sia coperta dal bonus psicologo.

MARIO VENDITTIappunti ignoti nella richiesta di archiviazione su sempio 3

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