roberto ruju

LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA CHE HA ASSOLTO IL GIORNALISTA ROBERTO RUJU, INGIUSTAMENTE ACCUSATO DI VIOLENZA SESSUALE, FANNO A PEZZI IL POLIZIOTTO CHE HA CONDOTTO LE INDAGINI - IL GIALLO SULLE PROVE DI ACCUSA E SU QUELLE A FAVORE DELL'IMPUTATO

Simone Di Meo per Dagospia

 

ROBERTO RUJUROBERTO RUJU

Che cosa spinge un poliziotto, chiamato a testimoniare in tribunale, a non riferire fedelmente quanto a sua conoscenza? Memoria difettosa, incapacità, superficialità? Le motivazioni dell'assoluzione del giornalista Roberto Ruju, ingiustamente arrestato con l'accusa di violenza sessuale, a Napoli, sono la fotografia ad alta risoluzione del livello di approssimazione che sempre più spesso tocca la giustizia nel nostro Paese.

 

IL CASO DI ROBERTO RUJU   IL CASO DI ROBERTO RUJU

Ruju, che ha trascorso quasi dieci mesi tra carcere e domiciliari, ha rischiato anni e anni di galera perché, tra le tante prove illogiche e contraddittorie che lo hanno portato alla sbarra, ce n'è una che sta solo nella testa dell'agente che la sera del 16 novembre 2014 gli stringe le manette ai polsi. Emerge quasi a dibattimento concluso, quando il pm si appresta a chiedere la condanna del disgraziato.

 

Il poliziotto sta rispondendo alle domande del sostituto procuratore e dichiara – si legge nella sentenza – che “la persona offesa aveva espressamente fatto riferimento a un giubbino smanicato indossato dall'aggressore con una felpa di colore nero o scuro”.

 

IL CASO DI ROBERTO RUJU  IL CASO DI ROBERTO RUJU

Il giubbino è una prova importante per l'ipotesi della Procura. Perché è l'unico gancio che consente agli inquirenti di non lasciarsi sfuggire Ruju, considerato che altri dettagli (il tipo di lenti, il taglio dei capelli, il colore delle scarpe, il tono della voce) sono stati via via demoliti dalle indagini difensive dell'avvocato Maurizio Lojacono.

 

È un punto irrinunciabile quel capo d'abbigliamento perché, a descrivere il bruto, è stata la stessa vittima in sede di denuncia che non può certo essersi sbagliata. Invece, accade che sia proprio la giovane molestata a far crollare tutto, quando le tocca essere interrogata. “La stessa persona offesa – scrivono infatti i giudici – ha dichiarato di non aver mai detto agli agenti di p.g. che l'aggressore indossava anche un giubbino smentendo palesemente le dichiarazioni rese dall'agente”.

 

IL CASO DI ROBERTO RUJUIL CASO DI ROBERTO RUJU

Da dov'è uscito allora questo benedetto giubbino? Perché il poliziotto ne ha parlato se la vittima non ne ha fatto cenno? In realtà, lo smanicato era indossato dal Ruju al momento del fermo e sarebbe venuto in risalto, ma solo per i poliziotti, esclusivamente in quella occasione.

 

Non è l'unico errore nell'inchiesta. Lo stesso poliziotto non è stato chiaro nemmeno su un altro aspetto qualificante della ricostruzione accusatoria, ovvero l'orario del filmato di una telecamera di sicurezza che, per caso, immortala la sagoma del violentatore che s'intrufola nel portone dove è appena entrata la povera ragazza. È il penalista Lojacono ad accorgersene per primo. Le immagini portano un timing falsato di sette minuti avanti rispetto a quello effettivo. L'agente, però, non si preoccupa di riferirlo al pm, anzi a dibattimento sostiene il contrario. E cioè che sia falsato di sette minuti indietro. Facendo cadere così la ghigliottina sul collo nudo di Robertino.

IL CASO DI ROBERTO RUJU IL CASO DI ROBERTO RUJU

 

“In ordine a tale dato elementare – si legge ancora nella sentenza – l'ispettore ha a lungo equivocato riuscendo a riferire, solo dopo molte domande, se il videoregistratore riportasse un orario errato di sette minuti indietro o avanti rispetto all'orario reale. Tale errore influirà sulle indagini”. In maniera drammatica.

 

Allora: perché la divisa se n'è stata zitta su un particolare che poteva costare la libertà a un innocente che, mentre si consumava la violenza, era dall'altra parte della città a scattarsi selfie sotto la pioggia? C'è infine un altro passaggio inquietante, in questa storia, e riguarderebbe una foto che un agente non meglio identificato avrebbe fatto al giornalista, con un cellulare, nelle stanze della Questura, poco prima del confronto all'americana con la vittima.

 

Il particolare sul momento poteva apparire anche irrilevante. Ma alla luce dei successivi accertamenti, ora la questione è un’altra: se la circostanza fosse confermata, perché la foto serviva con tale urgenza? E chi l'ha vista prima del faccia a faccia?

Ultimi Dagoreport

vladimir putin colpo di stato soldati militari.

DAGOREPORT – ORA PUTIN È DAVVERO TERRORIZZATO: PIÙ CHE I DRONI UCRAINI CHE BUCANO LE DIFESE AEREE OGNI GIORNO, A TORMENTARE IL CAPOCCIONE DEL “MACELLAIO RUSSO” (COPYRIGHT BIDEN) È UN POSSIBILE COLPO DI STATO – QUESTA VOLTA A INSORGERE NON SAREBBE UN GRUPPO DI SCALMANATI MERCENARI COME LA WAGNER GUIDATA DA PRIGOZHIN, MA L’ESERCITO. I COLONNELLI GLI RINFACCIANO L’UMILIAZIONE SUBITA IN UCRAINA (AVEVA PROMESSO DI CONQUISTARE KIEV IN TRE SETTIMANE, È IMPANTANATO DA 4 ANNI), E LUI REPLICA DANDO LA COLPA AI SOLDATI – L’OCCASIONE PERFETTA PER UN GOLPETTO? POTREBBE ESSERE DIETRO L’ANGOLO. DOMANI “MAD VLAD” PARTE PER LA CINA. E AL SUO RITORNO…

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni

FLASH – COM’È FRICCICARELLO ANTONIO TAJANI IN QUESTI GIORNI: PRIMA HA FATTO USCIRE SUI GIORNALI L'IPOTESI DI UNA POSSIBILE “MANOVRA CORRETTIVA”. POI HA RINFACCIATO ALL’OPPOSIZIONE LO STALLO IN COMMISSIONE VIGILANZA RAI, CHE BLOCCA LA NOMINA DI SIMONA AGNES A PRESIDENTE DELLA TV PUBBLICA (CANDIDATURA A CUI ORMAI NON CREDE NEMMENO LEI). IL MOTIVO DI TANTO PENARE? MARINA BERLUSCONI: TAJANI DEVE DIMOSTRARE ALLA “PADRONA” DI FORZA ITALIA DI NON ESSERE IL MAGGIORDOMO DI GIORGIA MELONI…

fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT: FRATELLI DEL KAOS - IL DISGREGAMENTO DI FRATELLI D’ITALIA, DOPO TRE ANNI DI MELONISMO SENZA LIMITISMO, SI AVVICINA SEMPRE PIÙ ALLA SOGLIA DELL’IMPLOSIONE - AL ROSARIO DI FAIDE ALLA FIAMMA, ORA SI AGGIUNGE UN’ALTRA ROGNA DI NOME FABIO RAMPELLI, FONDATORE NELLE GROTTE DI COLLE OPPIO DELLA SEZIONE “I GABBIANI”, CHE AGLI INIZI DEGLI ANNI ‘90 HA SVEZZATO, TRA CANTI DEL CORNO E ANELLI MAGICI, L’ALLORA QUINDICENNE GIORGIA CON LA SORELLINA ARIANNA, FAZZOLARI, MOLLICONE, GIULI, LOLLOBRIGIDA, ROSSI, SCALFAROTTO E MOLTI ALTRI CAPOCCIONI OGGI AL POTERE – MITO RINNEGATO DI MELONI, CHE HA PREFERITO CIRCONDARSI DI YES-MEN, RAMPELLI OGGI SI AUTOCANDIDA A SCENDERE IN CAMPO NELLA PRIMAVERA DEL ’27 CONTRO IL BIS CAPITOLINO DI ROBERTINO GUALTIERI - E ORA CHE FARANNO ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI E VIA DELLA SCROFA CHE LO VEDONO COME IL FUMO NEGLI OCCHI? CONTINUERANNO A SBATTERE LA PORTA IN FACCIA AL LORO EX IDEOLOGO DI COLLE OPPIO? 

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)