ettore sequi vladimir putin volodymyr zelensky

PUTIN NON VUOLE SOLO PAPPARSI PARTE DELL’UCRAINA: VUOLE MANO LIBERA PER POTER TORNARE AD ATTACCARE IN FUTURO. ECCO PERCHÉ I NEGOZIATI SONO IN UN VICOLO CIECO – L’AMBASCIATORE SEQUI: “DOPO I COLLOQUI DI MIAMI I NODI SONO RIMASTI APERTI: TERRITORI E GARANZIE DI SICUREZZA. KIEV ACCETTEREBBE OGGI IL CONGELAMENTO DELLA LINEA DEL FRONTE; MOSCA PRETENDE IL RICONOSCIMENTO DELL'INTERO DONBASS, INCLUSI TERRITORI NON CONTROLLATI. SULLE GARANZIE, L'UCRAINA CHIEDE IMPEGNI CHE RENDANO IMPOSSIBILE UNA NUOVA AGGRESSIONE; LA RUSSIA PRETENDE CHE TALI IMPEGNI NON ESISTANO. LA PACE DIVENTERÀ POSSIBILE SOLO SE LA RUSSIA NON SARÀ PIÙ IN GRADO DI SOSTENERE IL COSTO COMPLESSIVO DELLA COERCIZIONE, OPPURE…”

Estratto dell’articolo di Ettore Sequi per “La Stampa”

 

vladimir putin donald trump volodymyr zelensky

Le trattative di Miami sull'Ucraina, come previsto, si sono chiuse senza accordo. Hanno però chiarito che oggi non esiste una prospettiva di pace che soddisfi simultaneamente le esigenze di sicurezza dell'Ucraina e la strategia di potere della Russia.

 

I nodi sono rimasti aperti: territori e garanzie di sicurezza. Sul territorio, Kiev accetterebbe oggi il congelamento della linea del fronte; Mosca pretende il riconoscimento dell'intero Donbass, inclusi territori non controllati. Sulle garanzie, l'Ucraina chiede impegni che rendano impossibile una nuova aggressione; la Russia pretende che tali impegni non esistano. […]

 

ettore sequi foto di bacco

Il conflitto ruota, dunque, attorno a due progetti incompatibili: l'Ucraina negozia per eliminare una vulnerabilità strutturale, la Russia per conservarla. Tutto il resto deriva da questa asimmetria.

 

Kiev non tratta solo per congelare il fronte, ma per chiudere una sequenza che ha prodotto due aggressioni russe in meno di un decennio.

 

Per Kiev l'obiettivo non è solo la tregua, ma impedire che la Russia possa usare nuovamente la forza contro l'Ucraina come un'opzione politicamente sostenibile, militarmente praticabile e strategicamente conveniente.  Da qui la centralità di garanzie di sicurezza vincolanti, di una capacità militare credibile e dell'ancoraggio europeo. […]

 

volodymyr zelensky friedrich merz 3 foto lapresse

La Russia negozia su una logica opposta. Cerca un assetto che legittimi i risultati territoriali ottenuti -e quelli ancora rivendicati- mantenendo aperta la possibilità di coercizione futura. In prospettiva, l'obiettivo non è solo il territorio, ma la subordinazione strategica dell'Ucraina, una Bielorussia 2.0, formalmente sovrana ma strutturalmente dipendente.

 

Questa è la funzione reale del negoziato per Mosca, una pace che renda l'Ucraina sicura sarebbe, per il Cremlino, una sconfitta strategica. Per questo le proposte di Miami vengono respinte come "non costruttive" e Mosca si richiama allo "spirito di Anchorage" come recinto politico già fissato.

 

vladimir putin donald trump anchorage alaska 3 foto lapresse

[…]  Un accordo costruito solo da Washington e Mosca ridurrebbe l'Europa a oggetto della propria sicurezza e mero finanziatore della ricostruzione ucraina. Le aperture di Macron a Putin vanno lette in questa chiave. Non gesto simbolico, ma tentativo di evitare che la sicurezza del continente sia decisa altrove, in negoziati a cui l'Europa parteciperebbe solo indirettamente. Tanto più che ora, anche nella UE, stanno prendendo forma meccanismi analoghi alla coalizione dei volenterosi.

 

In questa fase gli Stati Uniti non vogliono o non riescono a imporre una pace, ma solo a governare il processo. Tengono aperti i canali, coordinano alleati e avversari e gestiscono il rischio di escalation. Ma il punto di blocco è chiaro, poiché l'accordo che renderebbe l'Ucraina realmente sicura richiederebbe garanzie automatiche che Washington non intende concedere.

 

volodymyr zelensky steve witkoff foto lapresse

Al contrario, l'accordo che gli USA sarebbero disposti a sostenere lascerebbe a Mosca margini di coercizione futura e non sarebbe quindi accettabile per Kiev. In questa gestione rientra anche la logica triangolare di Trump: quando le crisi che ha promesso di risolvere rapidamente -Ucraina e Gaza- non avanzano, apre o amplifica un terzo fronte (Groenlandia, Venezuela, dazi, ecc.), spostando l'agenda e attenuando temporaneamente la percezione dello stallo di quelle principali.

 

La risposta russa è coerente. Mosca ha accettato il principio di un incontro con Macron, incanalandolo subito in una logica di bilateralizzazione: non per riconoscere l'Europa come interlocutore unitario, ma per trasformare ogni iniziativa europea in una relazione asimmetrica e controllabile. La bilateralizzazione non è una concessione diplomatica ma uno strumento di divisione.

 

[…]

 

donald trump vladimir putin anchorage, alaska. foto lapresse

La guerra non è separata dal negoziato, ne è parte integrante. Gli attacchi alle infrastrutture energetiche e la pressione sui civili mantengono elevato il costo politico e sociale del conflitto. Così come le minacce ibride, sempre più aggressive, mirano a colpire la resilienza delle opinioni pubbliche e a testare la tenuta del sostegno occidentale. È così che Mosca segnala che il dialogo non modifica il comportamento sul campo.

 

La pace diventerà possibile solo se una delle due condizioni si imporrà: o la Russia non sarà più in grado di sostenere il costo complessivo della coercizione, oppure l'Occidente accetterà un accordo che lasci l'Ucraina strutturalmente vulnerabile. Tutto ciò che sta in mezzo non è una transizione verso la pace, ma la gestione di una guerra che rischia di durare. Miami ha reso visibile questa realtà.

zelensky merz delegazione usa berlino

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