putin mania

I LOVE PUTIN! IN RUSSIA LA FACCIA DI ZAR VLAD IMPAZZA SU T-SHIRT E POSTER, COVER PER IPHONE E SPILLE, PERSINO SULLE PATATE: SPIA DELLA SUA GRANDE POPOLARITÀ ANCHE TRA I GIOVANI - IL PAESE, CHE SI SENTE ACCERCHIATO, HA TRASFORMATO IL SUO LEADER IN UN SANTINO-SALVAVITA

Nicola Lombardozzi per “la Repubblica”

 

spilla con il volto di putinspilla con il volto di putin

Forse dovremmo metterci bene in testa, come ci ripetono sempre al Cremlino, che Vladimir Putin, «non approva, non incoraggia e non prende affatto sul serio tutte queste attenzioni sulla sua immagine».

 

Può essere. Ma alla vanità non si comanda e il Presidente non riesce proprio a nascondere un sorriso compiaciuto nel vedersi riprodotto sulle t-shirt che si vendono a caro prezzo ai turisti o su quelle più economiche che vanno a ruba nei mercatini. Così come sui poster destinati alle camerette degli adolescenti, e poi, senza limiti alla fantasia, su anelli, patacche di vario tipo, quadranti di orologi, busti di bronzo da scrivania, portaceneri, biscotti, pipe, matrjoske, murales di periferia, e perfino sulle uova di cioccolato.

putin sulla copertina di timeputin sulla copertina di time

 

E non è solo questione di umanissimo narcisismo. Nella “Putin mania” esplosa negli ultimi due anni, il Presidente vede la conferma di un clamoroso recupero di popolarità che non si sarebbe mai aspettato nei giorni, per lui cupi, del 2012 quando centinaia di migliaia di contestatori in piazza urlavano a milioni di russi ancora titubanti «cacciamo lui e il suo governo di ladri».

 

Allora, perfino i sondaggi più amichevoli gli davano non più del 60 per cento di gradimento. E adesso, proprio nel momento più difficile, con una crisi economica sempre più pesante, una guerra attiva in Siria e una congelata in Ucraina, la solidarietà all’uomo e al politico sfiorano invece allegramente l’80 per cento. Miracolo su cui si sbizzarriscono analisti e politologi di tutte le tendenze.

patata con il volto di putinpatata con il volto di putin

 

Certo, conta molto la propaganda di un sistema mediatico controllato in maniera totale e fin troppo severa. Contano le pesanti leggi repressive di ogni forma di dissenso e di dibattito controcorrente che hanno spezzato gli entusiasmi di molti contestatori, la persecuzione con metodi sovietici di ogni oppositore potenzialmente pericoloso.

 

poster e calendari con putinposter e calendari con putin

Ma, forse, conta anche l’inevitabile stimolazione dell’orgoglio russo provocata da un senso di accerchiamento sempre più vissuto come una sfida: sanzioni economiche, difesa occidentale a oltranza delle ragioni ucraine anche quando tendono all’estremismo nazionalista; fino all’esclusione della squadra di atletica russa dalle Olimpiadi per il dilagare del doping.

 

Scelta corretta che ai russi però i media locali hanno servito con una domanda che li fa stringere sotto alla bandiera patria: «Possibile che si droghino solo i nostri campioni e nessun altro?» Ed ecco che unirsi attorno al leader significa reagire al mondo che aggredisce la Russia. Per questo può capitare di incontrare sull’Arbat qualcuno dei giovani che due anni fa gridava “Putin ladro” che ora ostenta senza vergogna sulla maglietta il volto di Lui in scurissimi occhiali da sole e sguardo penetrante alla James Bond. E ti spiega imbarazzato: «Non vuol dire che lo ammiro in tutto ma è un momento difficile. Siamo sotto assedio».

 

opera darte con il volto di putinopera darte con il volto di putin

Il Cremlino, è vero, minimizza. Il culto della personalità, almeno quello tradizionale, da queste parti ha ancora significati e riferimenti terrificanti a un passato recente. Infatti non ci sono statue, nessun manifesto ufficiale anche solo elettorale, nè a Putin sono intestate strade o stazioni della metropolitana. Con l’unica eccezione del viale principale di Grozny, capitale della quasi domata Cecenia. Un culto della personalità “2.0”. Che viene dal basso, più o meno spontaneo. E che Putin si gode senza farlo troppo a vedere. Sapendo che i sogni di chi voleva cambiare qualcosa sono perlomeno rinviati.

 

mickey rourke con la maglietta di putinmickey rourke con la maglietta di putinfoto di putin in cornicefoto di putin in cornice

 

cover per iphone con putincover per iphone con putinmagliette con il volto di putinmagliette con il volto di putin

 

Ultimi Dagoreport

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?