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QUANDO UNA SEMPLICE MAGLIETTA BIANCA DIVENTA UN “OGGETTO ATTIVO” E PRENDE IL SOPRAVVENTO SU CHI LA INDOSSA - A OTTOBRE IL MOMA DI NEW YORK SCODELLA UNA MOSTRA CHE ESPONE 111 ‘ITEMS’, INDUMENTI E ACCESSORI CHE HANNO AVUTO UN PROFONDO EFFETTO SUL MONDO NEL CORSO DEL SECOLO SCORSO, NON SOLO DAL PUNTO DI VISTA FASHION, MA ANCHE PER QUANTO RIGUARDA QUELLO SOCIALE

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Veronica Timperi per ‘Il Messaggero’

 

Moda e modernità. Un connubio che in apparenza potrebbe sembrare perfetto e ovvio, ma che in realtà non lo è affatto. A porre l'interrogativo su quanto capi e accessori che hanno segnato un secolo, possano rappresentare comunque gli anni a venire rimanendo moderni, ci pensa la mostra Items: Is Fashion Modern?, che aprirà al Museum of Modern Art di New York dal prossimo 1 ottobre fino al 28 gennaio 2018.

 

Un'esposizione che si preannuncia come un appuntamento particolarmente importante per il fashion system, perché la moda rientra al MoMa dopo ben 73 anni dalla prima mostra dedicata a questo campo, Are Clothes Modern?, curata da Bernard Rudofsky, che fu in un certo senso l'antenata di questa attuale exhibition.

 

IL PROGETTO

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Se nel 1944 ci si interrogava sulla direzione che la moda avrebbe preso in futuro, partendo dall'analisi dell'abbigliamento femminile e maschile durante la seconda guerra mondiale, quando le donne vestivano con abiti dalle silhouette caste e austere e gli uomini volevano indumenti pratici spesso però con tasche, bottoni, colletti e polsini superflui, la domanda che si pone l'attuale mostra, curata dall'architetto italiano Paola Antonelli del Dipartimento di architettura e design e Direttore ricerca e sviluppo del MoMa con Michelle Millar Fisher, assistente curatore, è totalmente diversa.

 

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Praticamente Items considera la moda come altre forme di progettazione, ed esiste all'interno di un sistema complesso che coinvolge la politica e l'economia tanto quanto stile, tecnologia e cultura.

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A spiegarlo sono i 111 items esposti, tra indumenti e accessori iconici, che hanno avuto un profondo effetto sul mondo nel corso del secolo scorso, non solo dal punto di vista fashion, ma anche per quanto riguarda quello sociale. Come capi di tutti i giorni (o quasi) sono quindi diventati veri e propri simboli del rapporto tra moda e società. Ognuno di questi articoli verrà presentato come stereotype, cioè nell'incarnazione che l'ha reso significativo nella storia, come archetype, cioè dalle sue origini, e come prototype, cioè in un suo possibile sviluppo futuro.

 

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Addirittura, alcuni elementi concettuali - e tra questi il Little Black Dress - sono rappresentati da più di un esempio per sottolineare pienamente l'ampiezza dell'impatto, portando così a circa 350 il totale degli items esposti nella mostra.

Una trentina di articoli saranno poi integrati da un nuovo prototipo: un pezzo commissionato per l'occasione o prestato da maison o musei, ispirato a progressi tecnologici, dinamica sociale, estetica o consapevolezza politica.

 

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Dai Levi's 501 alle All Star, dall'intramontabile t-shirt bianca all'orologio Casio tanto amato dai teenager di più generazioni, dalle Havaianas alle ballerine Repetto, dal Little Black Dress di Chanel appunto al Wrap Dress di Diane Von Furstemberg, fino alla Birkin di Hermès. Questi sono solo alcuni degli oggetti che si possono incontrare nel percorso espositivo, che si snoda su tutto il sesto piano del MoMa.

 

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GENDERLESS

L'installazione inizia con un'area dedicata all'idea mutante del corpo e della silhouette, evidenziando questioni di dimensioni, immagini e sesso con indumenti come il Wonderbra, il Sari e i capi genderless portati da lei e da lui. Subito dopo si entra nella zona dedicata alle nuove tecnologie e al futuro, in cui vengono riuniti esperimenti come la collezione Cosmos di Issey Miyake A-POC e Pierre Cardin insieme a Gore-Tex, Leotard e Moon Boot.

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La galleria centrale accoglie indumenti come la felpa, il mantello, i pantaloni in pelle, gli abiti da slip, il bikini, l'hijab e il kente, come simbolo del rapporto tra emancipazione, modestia, introversione e ribellione. Il percorso prosegue con una sezione dedicata a capi e accessori in grado di comunicare un messaggio, sia esplicitamente come le magliette con grafiche, o implicitamente, come una borsa Birkin o un anello di fidanzamento di diamanti.

 

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Camminando si arriva allo sportwear e alle contaminazioni, con pullover, camicie, polo e Converse All Stars e, subito dopo, ad una zona dedicata ai capi per tutti i giorni. Tra questi la camicia bretone, ma anche i Levi's 501, la gonna a matita perfetta in ufficio, i mocassini.

 

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IL FUTURO

A conclusione del percorso ci si interroga sul concetto di potere, con una selezione di abiti di Donna Karan, di scarpe stiletto e di collane di perle. Un'esposizione che entra prepotentemente in una delle cattedrali dell'arte americana ribadendo il ruolo di primo piano che la moda ha come settore del design e ponendo l'accento su come il passato, con il suo bagaglio fashion di pezzi iconici, possa essere e rimanere moderno se rivisitato senza essere scevro dal sociale, dalla politica, dalla cultura, dalle contaminazioni e dalle dinamiche economico-distributive che il sistema moda porta con sé. Insomma una mostra-evento che darà anche da pensare.

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