selvaggia lucarelli uova pasqua fedez

MA QUANTE VOLTE CI SONO CASCATI I FERRAGNEZ? IL CASO BALOCCO SAREBBE SOLO LA PUNTA DELL’ICEBERG: OLTRE AL CASO DEL PANDORO, SELVAGGIA SU INSTAGRAM RIPERCORRE LE VOLTE IN CUI HA FATTO IL PELO E IL CONTROPELO A MOGLIE E MARITO PER LE LORO OPERAZIONI BENEFICHE NON PROPRIO SPECCHIATE – OLTRE ALLE UOVA DELLA FERRAGNI, CI SONO ANCHE QUELLE DI FEDEZ CHE DOVEVANO SOSTENERE L’ASSOCIAZIONE TOG: L’AZIENDA WALCOR AVEVA PAGATO IL RAPPER… - VIDEO

 

Selvaggia Lucarelli per “Il Fatto Quotidiano” del 24 febbraio del 2023

 

selvaggia lucarelli

Ci eravamo lasciati a Natale con la questione “pandori di Chiara Ferragni”. Vado a rinfrescarvi la memoria. Sotto le feste natalizie l’imprenditrice digitale aveva lanciato un pandoro Balocco griffato Chiara Ferragni con annunci sulla sua pagina Instagram del tipo: “Questo Natale io e Balocco abbiamo pensato a un progetto benefico a favore di un ospedale, sosteniamo insieme un progetto di ricerca!”. I giornali più importanti del Paese avevano lodato l’iniziativa dedicando a Chiara-dal-cuore-d’oro titoli più zuccherosi del pandoro, si leggeva ovunque che parte del ricavato sarebbe andato in beneficenza.

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Insomma, sembrava che a comprare pandori rosa confetto si contribuisse a una buona causa. E invece finì che, insospettita da alcuni particolari fumosi, telefonai all’azienda Balocco e scoprii che la vendita dei dolci non incideva sulla cifra finale della donazione, ma che si trattava di una semplice operazione commerciale: Chiara Ferragni aveva ricevuto il suo lauto compenso come testimonial e Balocco aveva già stabilito che avrebbe donato una cifra per l’acquisto di un macchinario per l’ospedale. Più pandori si vendevano e più si arricchiva l’azienda. La Ferragni si portava a casa una buona operazione economica ma pure reputazionale, perché un accordo con compenso era percepito da fan, cronisti e consumatori come un’opera di bene.

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L’imprenditrice digitale – smascherata – non diede mai alcuna spiegazione, salvo poi due mesi dopo indire una conferenza per annunciare che avrebbe devoluto il suo cachet sanremese a un’associazione benefica. Insomma, le conferenze stampa in tema di beneficenza si fanno solo quando c’è da interpretare il ruolo dell’eroina buona, quando c’è da chiarire un passaggio opaco, tutto tace.

 

Arriviamo a oggi, perché se è vero che tra i Ferragnez, nel privato, tirerebbe aria di crisi, dal punto di vista commerciale mi pare che i due mantengano un certo affiatamento. Due giorni fa, infatti, nei supermercati italiani sono apparse le uova di Pasqua dell’azienda cremonese Walcor brandizzate “Fedez”. Sulle uova appaiono un disegno con le sue fattezze e i suoi tatuaggi, c’è il suo nome sulla carta e indovinate un po’? Il cantante indossa una t-shirt con su scritto “sosteniamo Tog”.

 

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Considerato che Tog è una fondazione benefica e che quel “sosteniamo” è su un uovo di Pasqua con la faccia di Fedez sopra, io consumatore suppongo che il mio acquisto contribuisca a una qualche operazione benefica. Per me è una sorta di déjà vu, vedo di nuovo uno dei due Ferragnez legato a un dolce delle feste e a una operazione di beneficenza i cui contorni non sono troppo trasparenti. Faccio qualche ricerca: nessuna spiegazione esaustiva sulla carta dell’uovo, idem sul sito di Walcor che non si perde troppo in dettagli: “Un’iniziativa importante dal punto di vista del sociale, visto che Walcor sosterrà il progetto della fondazione TOG, specializzata nella riabilitazione dei bambini affetti da malattie neurologiche complesse, tramite la Fondazione Fedez E.T.S.”.

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Quindi a dire il vero la cosa non è solo oscura, ma pure complicata. Non si capisce ancora una volta se il numero delle uova vendute inciderà sull’entità della cifra donata, non si capisce se è un’operazione benefica o commerciale o entrambe le cose, se Fedez sia benefattore o beneficiato e perché siano citate due fondazioni. Spingitori di spingitori di fondazioni. È poi curioso che la fondazione destinataria della beneficenza sia proprio di proprietà di quel Carlo De Benedetti che è anche l’editore del giornale (Domani), che a Natale ha ospitato la precedente inchiesta sui pandori di Chiara Ferragni.

 

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Fatto sta che telefono all’ufficio marketing di Walcor e la mia domanda su come si sviluppi il progetto benefico ha subito l’effetto di gettare nel panico l’interlocutore. Nella prima telefonata ammette infatti di non conoscere bene i termini dell’accordo con Fedez e aggiunge che la cifra devoluta in beneficenza non è proporzionale alle vendite, ma già stabilita, solo che è “un dato sensibile” e non si può comunicare. Mi spiega che Fedez ha ceduto a Walcor, dietro compenso, la licenza per l’utilizzo del suo nome e del suo avatar sulle uova e poi lui donerà una cifra alla fondazione Tog di Carlo De Benedetti. Preciso che questo passaggio andrebbe chiarito ai consumatori e mi chiedo come mai Walcor, visto che non donerà una percentuale del venduto, non faccia direttamente beneficenza, senza mettere la faccia di Fedez sulle uova.

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Dopo un po’ la persona dell’azienda mi richiama perché, dice, mi ha dato informazioni inesatte e mi invia una mail in cui mi spiega che le cose stanno così: loro hanno pagato Fedez per la licenza (quindi per Fedez è un’operazione commerciale, da cui guadagna). Fedez però ha imposto da contratto che loro donino anche una cifra alla fondazione benefica di Fedez, cifra che la sua fondazione poi donerà (in che percentuale?) a Tog di De Benedetti. Insomma, ricchi che donano a ricchi.

 

Spingitori di spingitori di ricchi. Non si capisce perché Fedez chieda da contratto non che Walcor doni direttamente all’ente destinatario della beneficenza, come parrebbe logico, ma alla sua fondazione che poi dona a sua volta. Verrebbe da pensare a ragioni fiscali o al fatto che in questo modo sembri che la beneficenza la faccia la sua fondazione, di fatto però i soldi sono di Walcor e questa è una bella operazione commerciale a tutti gli effetti: Fedez ha venduto a caro prezzo la licenza, Walcor venderà un sacco di uova con la scusa che comprarle è (anzi, sembra) una buona azione.

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Insomma, i Ferragnez sono come le uova di Pasqua: bella confezione, ma dentro, spesso, c’è una brutta sorpresa.

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