gatto gatti

CARO AMICO MIAO - IL RAPPORTO TRA L'UOMO E GATTO È ANTICHISSIMO E HA AIUTATO L'EVOLUZIONE DELLE SOCIETÀ ARCAICHE - I GATTI SI SONO "AUTODOMESTICATI": INVADEVANO I VILLAGGI NEOLITICI PER CACCIARE I TOPI INTORNO AI GRANAI E POCO DOPO GLI UMANI CAPIRONO CHE GLI CONVENIVA AVERLI VICINO - IL RAPPORTO UOMO-GATTO HA ANCHE CAMBIATO LA STORIA DELL'ECONOMIA MERCANTILE: SENZA DI LORO INTORNO AI SITI DI STOCCAGGIO O SULLE NAVI SAREBBE STATO IMPOSSIBILE TENERE A BADA I RODITORI…

Serenella Iovino per “la Repubblica”

 

occhio uomo gatto

Povero gatto di Schrödinger. Chiuso in una scatola in cui c'è o non c'è un pericoloso veleno, può essere insieme vivo e morto, dipende da come lo guardiamo. Niente panico: è solo un esperimento mentale di meccanica quantistica. Sì, ma perché non un topo, un coniglio o un canguro? Non lo sapremo mai. Resta il fatto che, mentre ragionava sul principio d'incertezza, al grande fisico austriaco sia venuto in mente proprio un gatto.

 

gatto

D'altronde, pensiamoci: non è incerta la natura stessa di questo animale, sfuggente a carezze e a definizioni, insieme familiare e misterioso, effabile e ineffabile? Perché nei gatti, nel loro comportamento, nei loro affetti e movimenti, non c'è davvero alcunché di certo o prevedibile: i gatti capitano. Così dice un filosofo, Timothy Morton, che li chiama addirittura alieni: alieni intraterrestri.

GATTO

 

E non intende gatti letterari, come Behemoth de Il maestro e Margherita di Bulgakov, che parla, cammina su due zampe, mangia con le posate e paga pure il biglietto del tram. Gli alieni qui sono i gatti veri, che anche quando li crediamo domestici (ossia, il contrario di alieni) sono sempre pronti a sdomesticarsi. Lo conferma la biologia: tra Felis silvestris e Felis catus il confine è sottilissimo e non è chiaro nemmeno se siano due specie diverse. Però si incrociano, e la loro prole è fertile a sua volta. Insomma: nell'incertezza, si lasciano aperte tutte le porte.

GATTO

 

Perché effettivamente decidono loro, ed è anzi opinione diffusa presso gli archeozoologi che i gatti si siano addomesticati da soli. Accadde circa diecimila anni fa, nella Mezzaluna fertile, quella parte di Levante tra Egitto, Turchia e Iran, dove sorse prima che altrove l'agricoltura. Intorno ai granai c'era cibo, e soprattutto c'erano topi.

 

Fu così che piccoli felini appartenenti alla specie Felis lybica lybica invasero letteralmente le città e i villaggi neolitici. Topi a parte, fu un bene per tutti: gli abitanti umani si accorsero presto che avere gatti in case e granai era un vantaggio, e i gatti capirono subito che un po' di compagnia umana (con annessi benefit in termini di cibo e riparo) in fondo non guastava. Iniziò così la storia del commensalismo tra umani e gatti, e forse anche la storia dell'economia mercantile, perché senza gatti intorno ai siti di stoccaggio o sulle navi sarebbe stato impossibile tenere a bada i roditori. Insomma, tra i nomi del gatto dovrebbe esserci anche questo: Felis catus oeconomicus .

GATTO

 

Non una cosa banale, il nome del gatto. Una ricerca svolta da etologi giapponesi nel 2019, per esempio, sostiene che i gatti capiscano quando li chiamiamo, ma solo se ci conoscono. Molto spesso, tuttavia, semplicemente decidono di ignorarci.

 

sito archeologico saqqara 11

Forse quel che gli etologi giapponesi non sanno è che i gatti hanno più di un nome, ma per questo ci vogliono i poeti, che in fatto di gatti sono molto scientifici. Secondo T. S. Eliot, che nel 1939 scrive un turbinoso poema felino, The Old Possum' s Book of Practical Cats ( Il libro dei gatti tuttofare ), ogni gatto ha tre nomi. Il primo è il nome d'uso familiare: Pietro, Augusto, Alonzo. Poi c'è il nome «particolare e peculiare», quello che gli conferisce dignità propria, come farebbe un soprannome o un nome di battaglia. Infine ce n'è un altro: il nome segreto, il suo «profondo inscrutabile e unico NOME».

 

E quello, dice Eliot, quello lo conosce solo il gatto. Con la levità di una danza e l'allegria di un rap (in inglese il ritmo dei versi è travolgente - e non è un caso che dall'Old Possum' s Book sia tratto Cats , uno dei musical più longevi di Broadway), Eliot ci sta spingendo a fare un salto ulteriore. Il nome arcano dei gatti ne sancisce infatti la dimensione teologica, da sempre presente nella figura felina.

gatto 4

 

Naturalmente, il pensiero va ai gatti egizi, animali sacri a Iside e divinità essi stessi, come la dea-gatta Bastet, che vegliava sulla casa, sulle donne e sulla fertilità. Ma non è solo questo. La vera dimensione teologica cui allude Eliot è piuttosto quella di una teologia negativa: un discorso sul divino che, come i gatti, rifiuta gli attributi con cui noi umani delimitiamo ciò che non tollera limiti.

gatto 3

 

E qui facciamo ancora un altro salto, stavolta verso i grandi felini: quelli che non hanno nomi per noi ma solo nomi per sé, inaccessibili a chi li guarda attraverso uno specchio e per enigmi. A guidarci è Jorge Luis Borges, enigmatico poeta di specchi e padrone di gatti (il suo, «bianco e celibe», si chiamava Beppo). L'immaginazione di Borges è popolata da giaguari, puma, leoni, ma soprattutto da tigri: azzurre, d'oro, magiche, infinite. Da bambino, ne vede una camminare avanti e indietro nella gabbia dello zoo, e da allora gli ritorna in visioni notturne, e in poesie e racconti che sembrano sogni a loro volta.

gatto

 

La sua tigre è una fiera e un archetipo, insieme oggetto metafisico e carnalissimo soggetto di muscoli e luce, di artigli e di pelo. In un racconto famoso, La scrittura del dio, la figura della tigre si confonde con quella del giaguaro (in guaranì, lingua indigena sudamericana da cui viene "giaguaro", jaguarete indica entrambi gli animali).

 

Prigioniero per anni in una cella da cui vede il felino, un sacerdote indio comprende che le macchie sulla sua pelle sono l'alfabeto con cui comunica il dio: «dire la tigre è dire le tigri che la generarono, i cervi e le testuggini che divorò, il pascolo di cui si alimentarono i cervi, la terra che fu madre del pascolo, il cielo che dette luce alla terra». La tigre è il materializzarsi di un logos pardo e indio, che vive e parla e pensa nella carne della sua creazione.

gatto 2

 

Ma il linguaggio dei grandi felini, specie a queste latitudini, non è necessariamente divino. Può anche essere un universo ibrido di segni umano-animali. Questo porta a ulteriori ibridazioni, per esempio nella figura del runa puma, un uomo che ha guardato negli occhi il predatore ed è riconosciuto come puma a sua volta, non solo dall'animale ma anche dalla sua comunità, ai cui membri spesso appare in sogno.

 

Ne parla l'antropologo Eduardo Kohn, studioso di culture amazzoniche, in un libro straordinario, Come pensano le foreste.

 

Ma è il momento di fare l'ultimo salto: dai felini venerati e sognati a quelli che vivono e soffrono. Vale la pena ricordare, infatti, che non solo molti dei grandi felini sono a rischio estinzione («La lunga tigre lucente, il leopardo fiorito tuttora ci minacciano | ma della loro scomparsa», scrisse la poetessa milanese Daria Menicanti), ma anche i gatti non se la passano tanto bene: solo negli Usa viene soppresso il 70% dei randagi catturati. In Italia però dal 1991 esiste una legge che protegge le colonie feline e che vieta a chiunque di «maltrattare i gatti che vivono in libertà». Quanto possa non si sa, ma è importante che ci sia.

gatto 1

 

Anarchici, vittime, cavie, alleati, commensali, opportunisti, santi, poeti e navigatori. Quante cose sono i felini, grandi e piccoli. Pensiamoci, quando sentiamo il micio che ronfa placido sul sofà.

Perché, chissà? Forse non sta ronfando, ma meditando: il suo «ineffabile effabile / effineffabile / profondo inscrutabile e unico NOME».

Ultimi Dagoreport

ursula von der leyen giorgia meloni friedrich merz pedro sanchez emmanuel macron ceuta

DAGOREPORT – SPLASH! GIORGIA, T’HANNO RIMASTO SOLA: DOPO TRUMP, ORA RISCHIA UN "VAFFA" ANCHE DALL'EUROPA - DEI 22 PAESI UE CHE HANNO FIRMATO LA LETTERA SU SCHENGEN PROPOSTA DALLA PREMIER DELLA GARBATELLA, NESSUNO È ANDATO OLTRE CHIUDENDO I CONFINI - IL PRIMO COLPO FATALE SULLA MELONI "SCHENGENATA" E' ARRIVATO DALL"AMICO MERZ", CHE IERI HA ANNUNCIATO CHE LA GERMANIA RISPEDIRA' IN ITALIA I MIGRANTI SBARCATI SULLE NOSTRE COSTE - IL COLPO DEL KO È ATTESO NELLE PROSSIME ORE: L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL'ESECUTIVO EUROPEO, URSULA VON DER LEYEN, PER CHIUDERE L'INSOSTENIBILE CORRIDA ITALIA-SPAGNA - DAVANTI AL "MURO DI BERLINO", ALLA DUCETTA NON RESTA ALTRO CHE RINCULARE, MAGARI SPARANDO QUALCHE SUPERCAZZOLA PER NON PERDERE LA FACCIA. ALTRIMENTI, RISCHIA L'ISOLAMENTO POLITICO TOTALE: OLTRE ALLA FRANCIA DI MACRON E ALLA SPAGNA DI SANCHEZ, SI RITROVERA' CONTRO ANCHE LA GERMANIA DI MERZ - L'ATTACCO A SANCHEZ, OLTRE A CAVALCARE LA DILAGANTE ONDATA DELLE DESTRE SOVRANISTE (VANNACCI IN PRIMIS), SAREBBE STATO SUGGERITO ALLA PREMIER DE' NOANTRI DAL LEADER DI VOX, L'AMATO SANTIAGO ABASCAL...

carlo deodato intelligenza artificiale cristiano ceresani sebastiano dondi davide de lungo

DAGOREPORT - L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE? LA SOLITA SCUSA PER FAR LAVORARE I SOLITI, E FAR GIRARE L’ECONOMIA DELLA ROMANELLA POTENTONA! – TRA I DOCENTI DEL CORSO DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER I DIPENDENTI DI PALAZZO CHIGI CI SONO MOLTI VOLTI NOTI DEI PALAZZI ROMANI: FUNZIONARI, DIRIGENTI, EX CAPI DI GABINETTO GIÀ STRAPAGATI DA CAMERE E GOVERNO. NON POTEVANO IMBASTIRE UNA LEZIONCINA INTERNA A PIAZZA COLONNA? PERCHÉ HANNO DOVUTO FARE UN GIRO IMMENSO, RICORRENDO ALL’ACCADEMIA TRECCANI, CON PUZZA DI SOFFRITTO D’INTERESSI? SARÀ MICA CHE L’OPERAZIONE SERVE A DISTRIBUIRE QUALCHE ALTRA MANCETTA AGLI AMICI? AH, NON SAPERLO!

tajani meloni salvini

DAGOREPORT – CHE SUCCEDERA' ALLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE QUANDO VERRA' RIPRESENTATA ALLA CAMERA, CON IL TERRIBILE VOTO SEGRETO, ALL'INIZIO DI SETTEMBRE? - SE LA LEGA E' SCOPPIATA, FORZA ITALIA E' ALLO SBANDO, CON SALVINI E TAJANI CHE NON CONTROLLANO PIÙ I LORO PARLAMENTARI, ANCHE GIORGIA MELONI HA QUALCHE PROBLEMUCCIO: ALL'INTERNO DEL SUO PARTITO UN COACERVO DI SERPI E' PRONTA A MORDERLA SE NON SARANNO RICANDIDATI ALLE POLITICHE DEL 2027 – IL BOOM DI FDI DEL 2022 FU TALMENTE INASPETTATO CHE ARRIVARONO IN PARLAMENTO TANTI TIZI E TROPPI CAIETTI UN PO’ IMPROVVISATI O INADEGUATI O SEMPLICEMENTE FANCAZZISTI, CHE SANNO BENISSIMO CHE SARANNO SPAZZATI VIA DALLA RAMAZZA DELLA DUCETTA. E NON VEDONO L’ORA DI CONSUMARE LA VENDETTA…

francesco guccini con angela signorini e la figlia teresa

DAGOREPORT - E’ ACCADUTO RARAMENTE CHE FRANCESCO GUCCINI ABBIA CANTATO LA SUA VITA SENTIMENTALE MA QUANDO È ACCADUTO, HA DATO VITA A UNA DEI BRANI PIÙ INTENSI E STRAZIANTI DELLA STORIA DELLA CANZONE ITALIANA - ACCADDE NEL 1996, CON “QUATTRO STRACCI”, IN CUI IL RISERVATISSIMO GUCCINI DI COLPO LASCIA TUTTI BASITI METTENDO DAVVERO IN PIAZZA GLI STRACCI DELLA SUA LUNGA STORIA CON ANGELA SIGNORINI, DA CUI EBBE NEL 1978 L'UNICA FIGLIA, TERESA - DOPO AVERLA INCHIODATA COME UNA SIGNORA "CASTA CHE SOGNA D'ESSER PUTTANA / QUANDO SEI DENTRO VUOI ESSER FUORI / CERCANDO SEMPRE I PASSATI AMORI / ED HAI ANNULLATO TUTTI FUORI CHE TE”, IL DOLORE DI GUCCINI PER L'ABBANDONO DEFLAGRA IN RABBIA SPREZZANTE: "OGNUNO VADA DOVE VUOL ANDARE, OGNUNO INVECCHI COME GLI PARE, MA NON RACCONTARE A ME COS'È LA LIBERTÀ. LA LIBERTÀ DELLE TUE POSIZIONI YOGA, DI ERBE, DI PSICHE E DI OMEOPATIA; DI MANUALI CONTRO LE FRUSTRAZIONI, LE INIBIZIONI CHE PROVAVI QUI A CASA MIA…’’ - VIDEO