morti iran donald trump ali khamenei

IRAN, CHE MASSACRO! - SAREBBERO ALMENO 12MILA LE PERSONE UCCISE DURANTE LA REPRESSIONE DELLE PROTESTE, SECONDO IL SITO INTERNET DELL'OPPOSIZIONE “IRAN INTERNATIONAL”: “È IL PIÙ GRANDE MASSACRO NELLA STORIA MODERNA NEL NOSTRO PAESE. LA MAGGIOR PARTE DEI MANIFESTANTI È STATA UCCISA IN DUE NOTTI CONSECUTIVE, L'8 E IL 9 GENNAIO” – MA PERCHÉ TRUMP TENTENNA E NON INTERVIENE? IL PROBLEMA PRINCIPALE È L'ASSENZA DI ALTERNATIVE A KHAMENEI: RIMOSSO L'AYATOLLAH, NON C'È NESSUNO CHE POTREBBE GESTIRE LA TRANSIZIONE (NON SI VEDONO VICE CHE SI POSSANO "CONVERTIRE", COME DELCY RODRIGUEZ IN VENEZUELA)

IRAN: IRAN INTERNATIONAL, ALMENO 12MILA MORTI IN REPRESSIONE PROTESTE

 

i familiari al riconoscimento dei cadaveri dei manifestanti uccisi dal regime in iran foto lapresse 1

(Adnkronos) - Sarebbero almeno 12mila le persone che sono state uccise durante la repressione delle proteste in corso in IRAN, secondo il sito Internet dell'opposizione 'IRAN International'. Si tratta del ''più grande massacro nella storia moderna dell'IRAN", afferma il sito spiegando che la maggior parte dei manifestanti è stata uccisa in due notti consecutive, l'8 e il 9 gennaio. Il bilancio delle vittime è stato ottenuto con testimonianze e rapporti sul campo, con ''prove e resoconti'' accurati esaminati dal comitato editoriale di IRAN International, si legge sul sito. (Brt/Adnkronos)

 

IL DILEMMA DI TRUMP E I COSTI DELL’INAZIONE

Estratto dell’articolo di Alissa Pavia per “il Sole 24 Ore”

Nonresident Senior Fellow Atlantic Council

Sono ore decisive per il presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump, chiamato a confrontarsi con un dilemma ormai difficilmente eludibile: intervenire militarmente contro la leadership iraniana, come lasciato intendere nel post pubblicato su Truth Social il 2 gennaio quando ha dichiarato che gli Stati Uniti sono «locked and loaded» (pronti all’azione) oppure restare ai margini, sperando che le rivolte popolari in Iran possano, da sole, portare al collasso del regime.

IRAN - PROTESTE CONTRO IL REGIME DI KHAMENEI

 

Se Trump decidesse di non agire, il costo sarebbe innanzitutto politico e reputazionale. […] l’inazione rischierebbe di erodere la credibilità americana nella regione.

[…]

Eppure, i problemi che si pongono di un intervento americano sono molteplici e tutt’altro che secondari. Il primo riguarda la dimensione militare e strategica. Al momento, gli Stati Uniti non dispongono di una portaerei schierata nelle immediate vicinanze del Medio Oriente, elemento cruciale per condurre operazioni offensive calibrate e, allo stesso tempo, garantire la protezione delle forze statunitensi nella regione.

IRAN - PROTESTE CONTRO IL REGIME DI KHAMENEI

La portaerei USS Gerald R. Ford, fino a poco tempo fa operativa nel Mediterraneo, è stata recentemente spostata in America Latina. Ripristinare una postura militare pienamente credibile richiederebbe realisticamente dai dieci giorni alle due settimane, un arco temporale che rischia di essere troppo tardi dinanzi alla repressione che si sta consumando ora.

[…]

 

Il secondo grande nodo è quello della successione politica.

Anche ipotizzando un intervento statunitense mirato a colpire direttamente la Guida Suprema Ali Khamenei, resta aperta la questione di cosa verrebbe dopo.

L’opposizione iraniana appare frammentata e priva di una leadership unitaria in grado di assumere il controllo del Paese. Il rischio più concreto è che, in assenza di una transizione ordinata, il potere finisca per concentrarsi ulteriormente nelle mani dei Pasdaran, le Guardie Rivoluzionarie, già oggi l’attore più influente e armato del sistema.

trump

 

Altre ipotesi, come un ritorno sulla scena di figure politiche come l’ex presidente Hassan Rouhani, o l’ascesa di Reza Shah Pahlavi, erede della monarchia deposta nel 1979, appaiono deboli. Rouhani, pur figura nota, manca di una base coercitiva; Pahlavi, oltre ad aver più volte escluso un ruolo diretto di governo, non gode di un consenso popolare chiaramente misurabile all’interno del Paese.

 

iran proteste manifestanti 7

Infine, resta un problema operativo e morale tutt’altro che secondario: colpire la leadership del regime riducendo al minimo i danni collaterali e le vittime civili è estremamente difficile, soprattutto senza una presenza militare adeguata sul teatro e senza una chiara visione dei passi successivi. È questo il cuore del dilemma di Trump: intervenire rischiando di aggravare il caos, oppure non intervenire accettando il prezzo di una credibilità americana ulteriormente indebolita.

ali khameneii familiari al riconoscimento dei cadaveri dei manifestanti uccisi dal regime in iran foto lapresse 3iran proteste manifestantiiran manifestanti 45reza pahlavii familiari al riconoscimento dei cadaveri dei manifestanti uccisi dal regime in iran foto lapresse 4IRAN - PROTESTE CONTRO IL REGIME DI KHAMENEIiran proteste manifestanti 2

 

Ultimi Dagoreport

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - IL RISIKO S'INGROSSA! L’APERTURA DI ASSICURAZIONI GENERALI A VALUTARE L'OFFERTA” DI MPS PER L’ACQUISIZIONE DI BANCA GENERALI, È UN GRAN PASSO AVANTI PER IL PIANO DI LOVAGLIO PER DISINNESCARE L’OPAS SUL “MONTE” DI BANCA INTESA - SECONDO PIAZZA AFFARI, L’OPERAZIONE TRIESTE-SIENA POTREBBE AVERE DALLA SUA L’APPOGGIO DEI POTENTISSIMI FONDI DI INVESTIMENTO INTERNAZIONALI, TRA CUI BLACKROCK, CHE HA PERALTRO IMPORTANTI INTERESSI NELLE BANCHE ITALIANE, TRA CUI INTESA - ORA INIZIA UNA PARTITA APERTISSIMA DAL PUNTO DI VISTA FINANZIARIO, MA ANCHE DA QUELLO POLITICO: IL 26 OTTOBRE  L’ASSEMBLEA STRAORDINARIA DI MPS SARA' CHIAMATA AD APPROVARE L'ACQUISIZIONE E TUTTO PUO' SUCCEDERE...

mark zuckerberg proteste

HAI VOLUTO TRUMP? E ORA T’ATTACCHI ALLA SCORTA! – I LEADER DELLA SILICON VALLEY SONO OSSESSIONATI DALLA LORO SICUREZZA, E SPENDONO VAGONATE DI DOLLARI IN PROTEZIONE, GUARDIE DEL CORPO, BUNKER. COLPA DELLA SVOLTA TRUMPIANA E DELLA RIVOLUZIONE DELL’ACCELERAZIONE INCONTROLLABILE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CHE RISCHIA DI PRODURRE FOLLE DI DISOCCUPATI INCAZZATI PRONTI AD ASSALTARE, OLTRE AI DATA CENTER, I VILLONI DEI PAPERONI – IL PIÙ PARANOICO DI TUTTI? MARK ZUCKERBERG! META SPENDE OLTRE 25 MILIONI DI DOLLARI ALL’ANNO ESCLUSIVAMENTE PER LA PROTEZIONE DEL SUO FONDATORE – L’OSSESSIONE DEI MILIARDARI PER BUNKER DI LUSSO, FORTEZZE SOTTERRANEE, RIFUGI IN NUOVA ZELANDA E HAWAII, CON INVESTIMENTI CHE OSCILLAVANO TRA I DIECI E I CINQUANTA MILIONI DI DOLLARI CIASCUNO...

vladimir putin donald trump volodymyr zelensky

FLASH! – QUANDO LE COSE GIRANO SUL PEGGIO, INTERVENGONO I SERVIZI SEGRETI - IL BENINFORMATO CAPO DELLA CIA, JOHN RATCLIFFE, SAREBBE VOLATO A MOSCA, SECONDO RUMORS DI WASHINGTON, PER CONSEGNARE UN DURO AVVERTIMENTO ALLA CRICCA DI PUTIN, FINITA IN UN CUL DE SAC NEL CONFLITTO UCRAINO – CARO VLADIMIR, UN'EVENTUALE ESCALATION CON USO DI ARMI NUCLEARI TATTICHE, CAPACI DI DISTRUGGERE KM DI TERRITORIO UCRAINO, È UNA LINEA ASSOLUTAMENTE DA NON OLTREPASSARE: GLI STATI UNITI NON STAREBBERO CON LE MANI IN MANO… 

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....