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TOGHE ROTTE – LO SCONTRO TRA IL PM ORSI E IL SUO CAPO BRUTI LIBERATI HA TENUTO FERMA L’INCHIESTA SU UNIPOL-FONSAI, CHE ORA LA CASSAZIONE TOGLIE A MILANO E LO SPEDISCE A TORINO – IL RUOLO DI NAGEL-MEDIOBANCA

Gianni Barbacetto per “Il Fatto Quotidiano”

 

CARLO CIMBRI jpegCARLO CIMBRI jpeg

La contesa tra la procura di Milano e quella di Torino sull’indagine UnipolSai ha alle spalle un lungo conflitto strisciante, tra il pm milanese Luigi Orsi e il suo procuratore Edmondo Bruti Liberati, da far impallidire lo scontro tra Bruti e l’aggiunto Alfredo Robledo .

 

Ora la procura generale della Cassazione ha deciso: l’indagine sulla fusione tra Unipol e Fonsai dev’essere strappata alla Procura di Milano e consegnata a quella di Torino. È una svolta, visto che finora (Parmalat, Antonveneta, Mps) si era consolidato il principio che l’aggiotaggio informativo si consuma nel luogo in cui la notizia ritenuta falsa è diffusa ai mercati: dunque Milano, sede del Nis, la piattaforma informatica della Borsa che gira le comunicazioni agli operatori.

 

La Corte questa volta ha deciso diversamente, indicando Torino, sede di Fonsai che ha formulato i primi comunicati. A Milano, Orsi indagava sul matrimonio Unipol-Fonsai ipotizzando una sopravvalutazione di Unipol. A Torino, i pm Vittorio Nessi e Marco Gianoglio suppongono una sottovalutazione di Fonsai. Ipotesi che non si escludono.

 

Entrambe le procure avevano come principale indagato Carlo Cimbri , il numero uno di Unipol diventato, dopo la fusione, amministratore delegato di UnipolSai. Con la decisione della Cassazione, finisce il primo tempo di una complessa indagine sull’operazione finanziaria forse più rilevante degli ultimi anni. Una grande storia italiana, l’ultima operazione di sistema. Di più: una “bicamera - le degli affari” ai tempi delle larghe intese.

ligresti salvatoreligresti salvatore

 

Tutto parte dalla crisi del gruppo di Salvatore Ligresti . Fonsai nel 2011 accumula un passivo record di 1 miliardo. Arriva al vertice della compagnia Piergiorgio Peluso, figlio del futuro ministro Anna Maria Cancellieri : da Ligresti è ritenuto un “amico di famiglia”, ma il suo mandato è quello di salvare i soldi che le banche hanno messo nel gruppo, che a fine corsa sono debiti per oltre 2 miliardi, di cui 1,2 con Mediobanca e 470 milioni con Unicredit. Quando si accorge che il salvataggio è una missione impossibile, oltre che per lui molto rischiosa, Peluso se ne va.

 

Alberto Nagel , l’amministratore delegato di Mediobanca, ha intanto trovato la soluzione “di sistema”: molla Ligresti, da decenni servitore fedele di piazzetta Cuccia, e offre la sua compagnia assicurativa a Cimbri. È l’unione di due debolezze, perché se Fonsai è malata, anche Unipol non si sente troppo bene. Ma è anche il modo per cercare di salvare i soldi di Mediobanca, creditrice (per 400 milioni) anche della compagnia bolognese.

LUIGI ORSILUIGI ORSI

 

La procura di Milano e quella di Torino cominciano a indagare sulle gesta di Ligresti & family. È la famiglia perdente, a cui tutti ormai danno addosso. Milano però allarga le indagini anche alle famiglie vincenti: a Unipol, ai registi di Mediobanca, agli strani controllori di Isvap e di Consob, che invece di controllare fanno il tifo per l’operazione. Nel 2012 il rapporto “Plinio” redatto per Fonsai da Ernst& Young arriva a sostenere che Unipol, a causa dei derivati che ha in pancia, potrebbe avere un valore di molto inferiore a quello dichiarato a bilancio e addirittura un patrimonio netto negativo.

 

Un dirigente di Consob, Marcello Minenna, avversato dal suo capo, Giuseppe Vegas , conteggia che i derivati della compagnia valgono almeno 600 milioni in meno di quanto dichiarato. Fosse stata la procura di Milano del 2005, la fusione sarebbe saltata, come saltarono allora le scalate dei “furbetti” ad Antonveneta e Bnl, il primo tentativo di realizzare una “bicamerale degli affari” con sponde a destra (con la Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani tanto amico di leghisti e berlusconiani) e a sinistra (con Gianni Consorte che faceva sognare Piero Fassino: “Abbiamo una banca!”). Indagini rapidissime, intercettazioni che captano in diretta le manovre degli scalatori, manette che scattano subito, operazione che naufraga, con tanto di dimissioni del governatore di Bankitalia che si prendeva i baci in fronte di Fiorani. Sette anni dopo, tante cose sono cambiate.

EDMONDO BRUTI LIBERATI EDMONDO BRUTI LIBERATI

 

Anche al palazzo di giustizia di Milano. Così il procuratore della Repubblica Bruti e il suo aggiunto Francesco Greco predicano prudenza, invitano alla cautela, sostengono che la fusione, in fondo, “è un’operazione di mercato”, consigliano di andarci piano con Mediobanca e di sentire Nagel come testimone e non come indagato. Quando il pm Orsi mette una microspia nell’ufficio dell’allora presidente Isvap Giancarlo Giannini, Bruti manda una lettera di contestazione formale a Robledo, capo di Orsi, accusandolo di non averlo avvertito.

 

Quando nel luglio 2012 Orsi scrive alla Consob chiedendo documenti su Unipol, il procuratore contesta la richiesta. Quando un troncone dell’indagine (quello su Giannini) è chiuso e l’avviso di conclusione indagini il 5 novembre 2013 è pronto per essere depositato, Bruti ferma tutto e tiene il fascicolo sulla sua scrivania per otto giorni, forse perché, casualmente, proprio il 5 novembre 2013 è il giorno in cui il ministro della Giustizia Cancellieri va in Parlamento a tentare di spiegare le sue improvvide telefonate di sostegno alla famiglia Ligresti.

IL PM DI MILANO FRANCESCO GRECO AL CELLULARE IL PM DI MILANO FRANCESCO GRECO AL CELLULARE

 

Il Fatto nota e scrive dello sfasamento temporale tra la data dell’avviso e la data del deposito (13 novembre 2013) e questo costa, chissà perché, un duro richiamo verbale a Orsi e un’ulteriore lettera di richiamo a Robledo.

 

Quando poi la Consob chiede alla procura i tabulati telefonici di due giornalisti di Repubblica , Giovanni Pons e Vittoria Puledda, accusati di aggiotaggio informativo per aver scritto i dubbi sui conti Unipol, Bruti assegna il fascicolo a un altro pm e non a Orsi, che conosce bene la questione e potrebbe obiettare che in realtà la Commissione di Vegas vuole soltanto scoprire le (buone) fonti di Pons e Puledda.

 

I capi di Orsi continuano a obiettare che i titoli strutturati, perno dell’inchiesta, sono strumenti complessi, che è difficilissimo stabilirne l’effettivo valore e che forse è meglio lasciar fare al mercato. Nella primavera 2014 si muove perfino la procura di Roma, ci sono riunioni tra i magistrati milanesi e il procuratore della capitale Giuseppe Pignatone , finché l’aggiunto Nello Rossi giunge alla conclusione che Roma non ha competenza territoriale da far valere.

Isvap Giancarlo GianniniIsvap Giancarlo Giannini

 

Intanto, Unipol ha avuto tutto il tempo per mettere a posto i suoi conti e blindare i suoi derivati. Alla fine, la procura di Torino rivendica l’indagine per sé. La Cassazione ora le dà ragione. E a Milano, dopo anni di defatiganti conflitti sotterranei, molti, dentro e fuori la procura, tirano un sospiro di sollievo.

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