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ZUM! ZUM! IL LISCIO E' VIVO E BALLA INSIEME A NOI: SETTANT’ANNI DI 'ROMAGNA MIA' -  FRA POLCHE E MAZURCHE, UN GENERE MUSICALE CHE NON PASSA MAI: NON SOLO DENTIERE E PANNOLONI NELLE BALERE, SONO TANTI I GIOVANI CHE BALLANO SULLE NOTE DI RAOUL E SECONDO CASADEI - VIDEO

 

Franco Giubilei per la Stampa

 

secondo casadeisecondo casadei

 

Il liscio affiora ovunque nella terra di Secondo Casadei, l' inventore del genere che all' inizio degli Anni Settanta passò il testimone al nipote Raoul perché ne facesse un fenomeno mondiale, dai monumenti sulle rotonde stradali ai nomi delle vie.

 

Quest' anno poi corre il settantesimo dalla fondazione di Casadei Sonora, l' etichetta che raccoglie circa mille brani scritti da Secondo e che ospita scolaresche e visitatori nel bel museo allestito a Savignano sul Rubicone, entrato ora a fare parte delle Case della Memoria insieme a dimore come quella di Pavarotti a Modena.

secondo casadei 2secondo casadei 2

 

Riccarda Casadei, figlia di Secondo e cugina di Raoul, è la custode di un patrimonio fatto di tradizioni e di royalties, tenuto vivo da un centinaio di scuole di ballo solo in Romagna e da altrettante orchestre di liscio.

 

Non sono solo gli anziani a riempire balere e piste da ballo, contrariamente a quanto si potrebbe pensare ci sono tanti ragazzi a esercitarsi fra polche e mazurche, danzando sui brani che Secondo scriveva nel suo studio, oggi visitabile, dove si rinchiudeva sotto l' urgenza di quella musica che gli nasceva in testa e che lo rendeva ombroso, lui che di carattere era tanto allegro e gioviale.

 

«Da sorridente e ottimista che era, diventava serio e si rinchiudeva per ore nel suo studio, dove la mamma gli portava il caffè per poi lasciarlo solo finché la musica che aveva preso forma nella sua testa non veniva trascritta. Solo allora usciva e tornava del solito buon umore, ma fino a quel momento soffriva mentre componeva, come raccontava lui stesso».

romagna anni 70romagna anni 70

La «Polka sbarazzina» Insieme a lei, fra manifesti di vecchi concerti e abiti di scena, ci sono le figlie, Lisa e Letizia Valletta Casadei, a ricordare il fondatore di un genere di enorme successo: solo Romagna Mia , il brano simbolo, in tutto ha venduto sei milioni di copie, eppure il liscio è stato spesso bistrattato proprio nella sua patria, dove spesso gli preferiscono le orrende contaminazioni fra balli latini e dance che assassinano le nostre spiagge.

 

A dispetto delle dimenticanze, cui la seconda edizione della Notte del liscio in programma il 10 giugno cerca di rimediare, in queste zone le polche risuonano anche nei funerali, com' è successo di recente a Bagnacavallo.

 

raoul casadeiraoul casadei

Il museo d' altra parte ricostruisce la storia di un genere le cui origini risalgono al 1880, quando Carlo Brighi alias Tàca Zaclèn, primo violino alla Scala, ebbe l' intuizione di velocizzare i tempi del valzer viennese, oltre che di inserire nelle orchestre, che allora erano composte solo da strumenti a corda, il clarinetto in do che ha un sapore romagnolo inconfondibile.

 

Sul grammofono d' epoca riascoltiamo il primo brano inciso da Secondo Casadei nel 1928, la Polka sbarazzina. Sempre a Secondo si deve il debutto assoluto in un' orchestra di liscio di una voce femminile, quella di Arte Tamburini, quando era il 1952, con un' intuizione che provocò articoli scandalizzati sui giornali locali per l' ingresso di una donna in una scena dominata da strumentisti maschi.

 

Non era la prima volta che Secondo Casadei remava controcorrente, se nel Dopoguerra dominato da bande dedite al boogie e al rock' n'roll la sua era l' unica orchestra ad aver inserito il liscio nel repertorio dei concerti.

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In un' Italia in cui le case non erano ancora dotate di telefono, non di rado capitava che il maestro, a tarda sera, dovesse infilarsi i pantaloni sopra il pigiama e correre al bar dove lo attendeva la chiamata di un impresario che voleva scritturarlo.

 

Alla sua morte, nel 1971, toccò a Raoul, che già suonava con lui, prendere le redini della banda e trasformarla in un fenomeno che, in maniera meno clamorosa, è giunto fino a noi e continua a perpetuarsi.

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