LOTITO NELLA PIAGA: LA SFIDA DELLA DESTRA ROMANA AL PRESIDENTE-SENATORE DI FORZA ITALIA – DALL’OFFENSIVA DELLE FRANGE NEOFASCISTE DEL TIFO ORGANIZZATO AGLI ATTACCHI SUL “TEMPO” DEL FACCENDIERE BISIGNANI, INDAGATO PER AGGIOTAGGIO INSIEME A MAURO MASI, IL PATRON BIANCOCELESTE E’ STATO SCARICATO DALLA STESSA PARTE POLITICA CHE NEL 2004, QUANDO ERA GOVERNATORE STORACE, LO ISSO’ CON LA SPONDA DI BERLUSCONI ALLA GUIDA DEL CLUB - ANCHE IL MELONIANO FRANCESCO ROCCA È SCESO IN PIAZZA ACCANTO AI TIFOSI CHE CHIEDEVANO L’ALLONTANAMENTO DI LOTITO - LA ROTTURA E' ARRIVATA A MARZO 2026, QUANDO LOTITO SI SAREBBE MOSSO PER RACCOGLIERE LE FIRME NECESSARIE A RIMUOVERE MAURIZIO GASPARRI DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA IN SENATO – I LEGAMI DI PAOLO SIGNORELLI, PORTAVOCE APPENA REINTEGRATO NELLO STAFF DEL MINISTRO LOLLOBRIGIDA, CON "DIABOLIK" PISCITELLI E LA SORTITA CHOC DI PINO INSEGNO, AMICO DELLA MELONI: “TORNEREMO ALLO STADIO QUANDO CI SARANNO DUE DATE SULLA PAGINA WIKIPEDIA DI LOTITO”
Marco Carta per repubblica.it - Estratti
Ultima trasferta della Lazio. Sugli spalti di Udine c’è una bandiera che richiama la Charlemagne, divisione nazista formata da volontari francesi. L’hanno portata gli ultrà che da mesi disertano le partite casalinghe. Nei palazzi del potere, intanto, politici, lobbisti e imprenditori alimentano il dissenso. Sono mondi diversi, oggi dalla stessa parte: contro Claudio Lotito. Il presidente biancoceleste è sempre più solo. Anche nel giorno in cui la procura di Roma ipotizza un complotto nei suoi confronti per togliergli la Lazio.
A tradirlo sono stati soprattutto gli amici. Perché questa battaglia si gioca solo a destra. Quella neofascista del tifo organizzato, con cui il senatore-patron ha rotto da tempo. Poi c’è la destra istituzionale di cui fa parte il forzista Lotito. Più di 24 anni fa contribuì a portarlo alla guida della società biancoceleste. Oggi sembra aver cambiato campo.
La svolta, secondo i ben informati, sarebbe arrivata a marzo, quando Lotito si sarebbe mosso per raccogliere le firme necessarie a rimuovere Maurizio Gasparri da capogruppo di Forza Italia in Senato. Pochi mesi dopo è arrivato il gesto che ha reso visibile la frattura. Il 2 luglio Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio di centrodestra, è sceso a sorpresa in piazza a Roma accanto ai tifosi che chiedevano l’allontanamento di Lotito: «Come governatore sto ascoltando la sofferenza dei tifosi. Non sta a me prendere decisioni, ma sta a me essere qui ad ascoltare la sofferenza della gente. Questo disagio non può restare inascoltato».
Non è la presenza di un semplice tifoso. Rocca è il presidente della Regione, l’ente con cui Lotito ha costruito negli anni una parte del suo impero imprenditoriale, tra appalti milionari nel settore della sanità e della sicurezza. Solo due anni fa, in occasione della Supercoppa di Riyad, proprio la Regione aveva stanziato 300mila euro, attraverso un emendamento, per inserire il proprio logo sulle maglie della Lazio. Due anni dopo quel rapporto non c’è più.
Poi ci sono gli altri segnali. Gli attacchi del faccendiere Luigi Bisignani, per esempio, sono arrivati dalle colonne de Il Tempo
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Per Lotito è il momento più delicato da quando è diventato il presidente del club. Era il 2004 e ad aiutarlo fu Francesco Storace, allora presidente della Regione, che sbloccò alcuni crediti vantati dall’imprenditore, permettendogli di acquistare la società che rischiava di fallire. «Io non ho dato la Lazio a Lotito, ho salvato la Lazio», è sempre stata la difesa dell’ex governatore, che da allora è costantemente sotto tiro dei supporter biancocelesti.
Tifosi, ma soprattutto elettori. È sempre stato questo il confine sottile tra la politica e la curva. Lo sa bene Renata Polverini. Il 14 marzo 2010, pochi giorni prima delle elezioni regionali contro Emma Bonino, si presentò in Curva Nord con la sciarpa degli Irriducibili al collo. La curva l’aveva accusata di essere vicina a Lotito, anche per il rapporto con Storace, e aveva immaginato una campagna elettorale «contro». Quel giorno arrivò invece la pace, sancita dal coro: «Polverini caccia Lotito».
Per anni la politica ha cercato la curva mentre cercava allo stesso tempo di non rompere con Lotito. Oggi quel delicato equilibrio è saltato. E così, da mesi, un pezzo del centrodestra si è schierato apertamente dalla parte della curva degli ex Irriducibili, lo storico gruppo guidato di Fabrizio Piscitelli, Diabolik, il capo ultrà ucciso in un agguato mafioso nel 2019. Con lui, tra gli altri, chattava spesso e volentieri Paolo Signorelli, portavoce appena reintegrato nello staff del ministro Francesco Lollobrigida nonostante la coda di polemiche nata proprio dai messaggi — anche antisemiti — con il narcos giustiziato dal clan Senese.
E ora? Ancora una volta calcio e politica incontrano la cronaca giudiziaria. Da ieri mattina l’ipotesi della procura è che Bisignani e gli altri indagati abbiano cercato una sponda proprio nel tifo organizzato, da anni apertamente schierato contro Lotito, per portare avanti il loro progetto e spingere il presidente a cedere il club.
maurizio gasparri
francesco lollobrigida paolo signorelli
pino insegno
bisignani masi




