zoppetti parole inglesi

MA SI’, TORNIAMO ALL’ANANASSO! ECCO L'UOMO CHE FA LA GUERRA A TUTTE LE PAROLE INGLESI – IL PROF. ZOPPETTI HA CREATO UN SITO CHE TRADUCE OGNI ANGLICISMO NELLA NOSTRA LINGUA: “ABBIAMO UN COMPLESSO DI INFERIORITA’ VERSO L’INGLESE. IL DATO PIÙ ALLARMANTE DELLO SPOGLIO DEI DIZIONARI È CHE LA METÀ DEI NEOLOGISMI DEL NUOVO MILLENNIO È IN INGLESE, COSÌ COME IL 50% DEI TERMINI DELL' INFORMATICA”. IL RISCHIO È CHE LA NOSTRA LINGUA DIVENTI UNA SORTA DI "DIALETTO"…

Daniela Brandonisio per “Libero quotidiano”

 

PAROLE INGLESI

Qual è la mission di un' impresa? Come si chiama il nuovo manager? A che ora è il briefing? Parole come queste entrano nella nostra lingua tutti i giorni. Sono diventate così comuni da aver del tutto sostituito i termini italiani.

 

Da essere perfino entrate nei vocabolari ufficiali, alla stregua dei loro italianissimi sinonimi. Ma c' è chi a questa invasione degli anglicismi ha deciso di non voler arrendersi. E così ha messo a punto un portale che in tempo reale traduce qualunque parola straniera nell' idioma del Belpaese.

 

L' autore, Antonio Zoppetti, è un insegnante e saggista, già curatore dell' edizione elettronica del dizionario Devoto Oli. Ha battezzato il suo progetto "AAA", cioè "Alternative agli anglicismi" (su internet è possibile trovarlo all' indirizzo aaa.italofonia.info). Il sito è gratuito, a disposizione di chiunque voglia provare a esprimersi solo in italiano, senza cedere alla tentazione - e alla pigrizia - di piegarsi a una delle circa 3.600 parole inglesi comunemente utilizzate anche da noi.

 

ZOPPETTI

«Le accademie spagnole e francesi hanno prodotto da tempo lavori di questo tipo», racconta. «In Italia le istituzioni o l' accademia della Crusca non lo hanno mai fatto. Visto che studio il fenomeno da ormai tre anni ho provato a farlo io. Ho pubblicato tutto a settembre del 2018 e a novembre è uscito anche un libro dal taglio più sbarazzino in cui ho selezionato solo gli anglicismi più diffusi che avessero alternative e sinonimi italiani in uso (L' etichettario. Dizionario di alternative italiane a 1.800 parole inglesi, Franco Cesati, Firenze).

 

Mi rattrista che nel nostro Paese un lavoro del genere sia lasciato all' iniziativa privata di una persona, che opera in modo indipendente e senza finanziamenti. Dovrebbe essere qualcosa di istituzionale». Il portale raccoglie 3.600 anglicismi, tutti con la loro alternativa Made in Italy. «C' è la possibilità di ricerca per parola», prosegue l' autore. «Ma ogni voce è stata marcata attraverso categorie e ambiti, dunque è possibile anche una consultazione per tema. Ci sono circa cento diverse etichette, che si spingono nel dettaglio per classificare per esempio gli anglicismi culinari o altre curiosità».

 

PAROLE INGLESI

IL PROGETTO L' obiettivo del progetto è far circolare il più possibile le alternative e i sinonimi italiani che rischiano di regredire davanti all' inglese. «A volte non ci viene più spontaneo pensare in italiano prima di parlare, e crediamo che parole come feedback o budget siano intraducibili solo perché nessuno dice più riscontro o tetto di spesa, e queste soluzioni non ci vengono in mente», dice ancora Zoppetti. «L' obiettivo non è bandire i forestierismi come all' epoca del fascismo, al contrario è quello di promuovere la libertà di scelta dei parlanti e di arricchire il nostro lessico che si sta depauperando attraverso un inglese molto stereotipato».

 

COLONIZZAZIONE Ma perché questa colonizzazione sembra inarrestabile? «Non si tratta di una semplice moda», fa presente l' esperto. «Sotto c' è qualcosa di ben più profondo e grave: un complesso di inferiorità verso l' inglese. Il termine manager porta con sé l' efficienza americana rispetto a dirigente o responsabile.

 

Ormai ripetiamo ogni tipo di anglicismo con orgoglio, senza la reattività che si trova in Paesi come la Francia o la Spagna, dove non ci si vergogna di usare le proprie parole (ordinateur/computador, souris/ratón e non computer e mouse)».

 

PAROLE INGLESI

Nel frattempo il lessico italiano continua a perdere colpi, e i nostri connazionali a "dimenticare" la loro lingua. «Nel 1990 ho curato la prima edizione digitale del Dizionario Devoto Oli, all' epoca gli anglicismi erano circa 1.700», ricorda. «Nel 2017 lo stesso dizionario ne contava ben 3.400. L' italiano sta perdendo la capacità di evolvere. Tutto ciò che è nuovo e tecnologico lo diciamo in inglese, senza tradurre, senza adattare. Il dato più allarmante dello spoglio dei dizionari è che la metà dei neologismi del nuovo Millennio è in inglese, così come il 50 per cento dei termini dell' informatica». Il rischio è che la nostra lingua diventi una sorta di "dialetto", sempre più incapace di essere al passo con i tempi.

Ultimi Dagoreport

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)