grillo renzi

SOGNO O SONDAGGIO? - DIAMANTI REPORT: IL PD FERMO AL 30%, IL M5S E’ DUE PUNTI SOTTO MA PAGA IL CASO ROMA - DOPO IL KO SULLA RIFORMA, IMMUTATO IL GRADIMENTO NEI CONFRONTI DI RENZI - APPREZZAMENTO AL MINIMO (38%) PER IL NUOVO GOVERNO: MONTI PARTI’ COL 74% - PER DUE TERZI DEGLI ELETTORI GENTILONI NON ARRIVERA' AL 2018

RENZI GRILLO RAGGIRENZI GRILLO RAGGI

Ilvo Diamanti per la Repubblica

 

Sorprende un poco, anzi, non poco (questa, almeno, la mia reazione) il sondaggio dell’Atlante Politico condotto da Demos nei giorni scorsi sugli elettori italiani. Il primo realizzato dopo il referendum, che ha bocciato la riforma costituzionale promossa dal governo e approvata in Parlamento lo scorso aprile. Un voto che ha assunto un significato politico e personale preciso.

 

Visto che il premier, Matteo Renzi, ha tradotto la consultazione in un referendum su se stesso e sulla propria leadership di governo. Renzi, peraltro, ha tratto immediatamente le conseguenze del risultato, dimettendosi subito. (Mi) sorprende un poco, anzi, non poco, questo sondaggio, perché, dai dati delle interviste, non sembra sia cambiato molto, nell’orientamento degli elettori. Verso il governo, verso i partiti, verso lo stesso Renzi.

 

Ilvo DiamantiIlvo Diamanti

Nonostante le grandi polemiche e le mobilitazioni che, negli ultimi mesi, hanno opposto il “fronte del Sì” e “il fronte del No”, le stime di voto non mostrano cambiamenti significativi rispetto alle settimane prima del referendum. Il Pd – malgrado la “sconfitta personale” del leader - risulta stabile, primo partito, appena sopra il 30%. Seguito dal M5S, quasi 2 punti sotto. In calo di poco più di un punto. Nonostante le difficoltà e gli scandali che ostacolano il percorso della giunta romana, guidata da Virginia Raggi. Il confronto elettorale sembra ancora polarizzato nell’alternativa fra Pd e M5S.

 

Gli altri partiti restano a distanza. Esattamente come prima. La Lega e FI (in lieve crescita) intorno al 13%. Tutto il resto, dal 5% in giù. Il referendum, dunque, non sembra aver cambiato i rapporti di forza tra i partiti. Ma neppure la considerazione nei confronti dei leader.

 

Se Renzi, per primo, ha ammesso la sconfitta “personale”, non per questo risulta piegato, marginalizzato, presso gli elettori. Infatti, la fiducia nei suoi confronti si conferma allo stesso livello degli ultimi mesi. Anzi, sembra perfino risalita, seppure di poco. Ora ha raggiunto il 44%, appena sotto Paolo Gentiloni, il nuovo premier, che si attesta al 45%. La fiducia verso Beppe Grillo, portabandiera del No, e vincitore del referendum, risulta, invece, molto più bassa. Circa il 31%.

GRILLO RENZIGRILLO RENZI

 

Tuttavia, il giudizio nei confronti del governo risulta diverso. È, infatti, apprezzato dal 38% degli elettori. Dunque, in declino di fiducia, rispetto all’ultimo mese e al precedente governo: 2 punti in meno. Poco. Ma si tratta, comunque, del grado di stima più basso ottenuto da un governo all’indomani del voto di fiducia delle Camere negli ultimi 5 anni. Mario Monti, in particolare, disponeva di un livello di fiducia quasi doppio (74%). Lo stesso governo Renzi, all’avvio, nel febbraio del 2014, era “stimato” dal 56% degli elettori.

 

Come spiegare questi orientamenti, in parte contrastanti? La stabilità del voto e della fiducia nei confronti di Renzi, “lo sconfitto”, sostanzialmente eguale a quella verso il successore e nuovo premier, Gentiloni? E come valutare il calo, seppure limitato, della valutazione del governo?

 

GRILLO SALVINI RENZI BERLUSCONIGRILLO SALVINI RENZI BERLUSCONI

La mia idea, da verificare con altre indagini, più approfondite, è che il referendum abbia “congelato” il clima d’opinione. Radicalizzando le posizioni dentro gli schieramenti che si sono confrontati – e scontrati - in modo sempre più aspro, negli ultimi mesi. Nell’ultimo anno. D’altronde, in caso si rivotasse per il referendum, secondo il sondaggio Demos, oggi si ripeterebbe lo stesso risultato. Ciò significa che i pentimenti e i ripensamenti restano limitati. Così, se l’83% degli elettori del M5S voterebbe di nuovo No, gli elettori del Pd farebbero l’esatto contrario. L’84% di essi, infatti, voterebbe ancora Sì.

 

renzi porta a portarenzi porta a porta

D’altronde, l’89% degli elettori del Pd continua ad esprimere fiducia nei confronti di Renzi. Mentre il consenso verso Gentiloni, nel Pd, è un poco più basso, 82%. Ma, in compenso, è più “largo” e trasversale. In particolare, supera il 70% fra gli elettori di centro. Circa il doppio rispetto a Renzi. E si avvicina al 60% nella base elettorale delle formazioni a sinistra del Pd. Il referendum, dunque, pare aver consolidato, quasi radicalizzato, gli schieramenti. Il “renzismo” oggi appare un nuovo muro. Come, ieri, il “berlusconismo”. Così, nonostante la sconfitta del Sì, sembra essersi rafforzata la fedeltà nei confronti del leader del Pd. Che oggi, più di ieri, evoca il PdR. Il Partito di Renzi. Al quale quasi tutti gli elettori del Pd si dichiarano “fedeli”. Mentre Gentiloni è il nuovo premier.

 

A capo di un governo che, secondo quasi due terzi degli elettori, non arriverà alla scadenza naturale della legislatura, nel 2018. Gentiloni: appare, ai più, il premier di transizione di un governo di transizione. In attesa che Renzi, dal suo Aventino, decida quando e come rientrare. (Mi pare difficile che resti a lungo lontano dalla politica. Che accetti il ruolo dello “sconfitto” per troppo tempo.) Questo governo, però, a differenza del precedente, non si presenta come il “governo personale” del Premier. Non è il GdG. Il Governo di Gentiloni. Ma non è detto che sia uno svantaggio. Perché la doppia personalizzazione politica del partito e del governo, alla fine, non ha portato bene a Renzi.

mattarella e gentilonimattarella e gentilonipaolo gentilonipaolo gentiloni

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