mussolini churchill

“CHURCHILL VOLLE LA MORTE DI BENITO MUSSOLINI E CLARETTA PETACCI” - LO STORICO LUCIANO GARIBALDI NEL SUO LIBRO “LA PISTA INGLESE” SOSTIENE CHE AD ORDINARE LA FUCILAZIONE DEL DUCE FU IL PREMIER BRITANNICO: TEMEVA CHE GLI AMERICANI SCOPRISSERO IL PIANO TRA LUI E MUSSOLINI PER FERMARE STALIN USANDO HITLER - IL COSIDDETTO "ORO DI DONGO" NON ERA IL TESORO DI STATO DELLA REPUBBLICA SOCIALE MA ERA COMPOSTO DAI VALORI CONFISCATI AGLI EBREI ARRESTATI. QUELLE RICCHEZZE FINIRONO NELLE CASSE DEL PCI..."

Giovanni Terzi per “Libero quotidiano”

 

Luciano Garibaldi

Parlare con Luciano Garibaldi è una esperienza unica. La cultura, la serietà e l'approfondimento di ogni fatto storico rappresentano il substrato culturale della nostra contemporaneità. Ogni passaggio storico narrato da Garibaldi è circostanziato e sostenuto da documenti e da prove. La sua ricerca sulla morte di Benito Mussolini e Claretta Petacci è la base storica su cui fondare la nascita della nostra Repubblica.

 

Luciano, che cosa ti spinse ad occuparti di una vicenda storica come la fine del fondatore del fascismo?

«Sulla morte del Duce e della sua amante iniziai a indagare nel 1994 con una serie di servizi giornalistici per il quotidiano La Notte e il settimanale Noi della Mondadori, che ebbero risonanza internazionale. Poco tempo dopo, il grande storico Renzo De Felice dichiarò, nel libro-intervista scritto con Pasquale Chessa, che la "vulgata" era falsa e che il capo del fascismo era stato ucciso per ordine di Churchill. Valeva la pena di proseguire su quella strada. Fu così che pubblicai, con la Ares, La pista inglese. Chi uccise Mussolini e la Petacci?».

Luciano Garibaldi - La pista inglese

 

Se non ricordo male, proprio in quel periodo lo scrittore americano Peter Tompkins realizzò il documentario televisivo in tre puntate per Rai Tre intitolato Mussolini: l' ultima verità.

«Tompkins, che nel '45, appena 24enne, era stato ai vertici dell' OSS (Office of Strategic Services) a Roma, sposava in pieno la mia tesi e accreditava il racconto di Bruno Giovanni Lonati, l' ex partigiano garibaldino che era stato "ingaggiato", con i suoi uomini, dagli inglesi dell' Intelligence Service per portare a termine la missione. L' ultimo mio lavoro per costruire finalmente la verità su quell' evento è stato Perché uccisero Mussolini e Claretta? La verità negli archivi del PCI, scritto assieme al compianto senatore Franco Servello e pubblicato da Rubbettino.

 

Quale seguito ebbe la pubblicazione del tuo libro?

«La pista inglese fu accolto con grande interesse dai lettori (tre edizioni in pochi mesi) e da quei mass media non più asserviti alla pseudocultura filocomunista che da oltre mezzo secolo dominava il mondo dell' editoria italiana (cartacea, radiofonica, televisiva e informatica, quest' ultima un po' meno).

mussolini claretta petacci

 

La mia indagine era il frutto di otto anni di ricerche. Prendeva l' avvio da un famoso documento: il fonogramma inviato il 27 aprile 1945 dal CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) al comando del Gruppo d' Armate alleato che, alla notizia dell' avvenuto arresto a Dongo, aveva richiesto la immediata consegna di Mussolini, in attuazione delle clausole dell' armistizio. La risposta fu una menzogna: "Non possiamo consegnarvi Mussolini perché è stato fucilato in piazzale Loreto, nello stesso punto dove erano stati assassinati i nostri compagni".

mussolini e claretta petacci

 

Non era vero. Mussolini, in quel momento, era ancora prigioniero a Dongo. Ma il fonogramma dimostrava che i capi della Resistenza avevano deciso di portare Mussolini a Milano e fucilarlo in piazzale Loreto, dinnanzi al popolo, con una solenne esecuzione capitale sul tipo della decapitazione di Luigi XVI. Assieme a Mussolini, avrebbero dovuto essere "giustiziati" altri 15 esponenti fascisti: tanti quanti erano stati i partigiani fucilati per una rappresaglia a piazzale Loreto nell' agosto precedente».

 

Perché tale proposito non fu realizzato? Che cosa intervenne a mandarlo a monte?

camion di mussolini a Dongo

«Intervenne la inattesa scoperta, fatta dal "colonnello Valerio" inviato da Milano a Dongo, che qualcuno lo aveva preceduto e aveva ucciso, nella mattinata del 28 aprile, Mussolini e Claretta. A questo punto, occorreva modificare il programma e portare a piazzale Loreto non i 15 "fucilandi" più il loro capo, ma sedici cadaveri. Modifica che fu realizzata con le fucilazioni del pomeriggio del 28 aprile sul lungolago a Dongo. E qui il secondo colpo di scena: l' uccisione della Petacci».

 

Giusto. Chi fu a decidere la condanna a morte dell' amante del Duce?

«La sua morte non era stata programmata da nessuno. Non era prevista, né voluta. Addirittura il suo nome non era compreso nella lista dei prigionieri consegnata dal comandante partigiano "Pedro" (Pier Luigi Bellini delle Stelle) al "colonnello Valerio" (Walter Audisio). Ma il "colonnello Valerio", nello spuntare i nomi della lista, disse, anzi esclamò, come testimoniato da tutti i presenti: «Mussolini: a morte! Clara Petacci: a morte!». Perché? Perché, al pari del Duce, l'aveva trovata cadavere quella mattina, ma soprattutto perché "doveva" assumersi l' onere di una uccisione del cui carico i suoi veri artefici - i servizi britannici - preferivano liberarsi».

la fucilazione dei gerarchi fascisti a Dongo

 

Dunque, siamo arrivati alla "pista inglese". Ma quale fu il vero movente che spinse gli uomini di Churchill a uccidere non solo Mussolini ma anche la sua amante?

«Il timore che i due, interrogati dai giornalisti americani (gli unici veramente liberi e più interessati agli "scoop" che agli ordini dall' alto), rivelassero i contatti esistiti fino all' ultimo tra Mussolini e Churchill e aventi lo scopo di spingere Hitler a cessare la resistenza in Occidente per volgersi unicamente contro l' Armata Rossa e impedire così a Stalin di impossessarsi di una buona metà dell' Europa. È facilissimo immaginare che cosa avrebbe potuto accadere se Stalin fosse venuto a conoscenza di quelle manovre sotterranee di Churchill».

churchill

 

Quali prove esistono per avvalorare una simile ipotesi?

«Le prove consistono nelle moltissime testimonianze, per decenni in pratica ignorate, sui contatti segreti tra Mussolini e gli inglesi. Testimonianze che portano le firme di Dino Campini, segretario del ministro dell' Educazione Nazionale Carlo Alberto Biggini, di Sergio Nesi, ufficiale della Decima Mas, di Pietro Carradori, attendente di Mussolini, di Filippo Anfuso, ambasciatore della Repubblica Sociale Italiana a Berlino, di Ermanno Amicucci, direttore del Corriere della Sera, di Alfredo Cucco, sottosegretario alla Cultura Popolare, di Ruggero Bonomi, sottosegretario all' Aeronautica, di Edmondo Cione, fondatore del Raggruppamento Repubblicano Socialista, di Nino D' Aroma, direttore dell' Istituto Luce, di Georg Zachariae, medico tedesco del Duce, di Drew Pearson, giornalista americano, di Umberto Alberici, notaio in Milano».

 

dongo

Qual era il nucleo di quelle testimonianze?

«Personaggi come Quinto Navarra, commesso di Mussolini, Raffaele La Greca, cassiere capo della polizia di Salò, Pietro Carradori, attendente del Duce, e Urbano Lazzaro, il partigiano "Bill" che aveva catturato Mussolini travestito da tedesco, furono sempre concordi nell' affermare che il cosiddetto "oro di Dongo", rinvenuto dai partigiani nella "colonna Mussolini" e incamerato dal PCI, non era il "tesoro di Stato" della RSI, ma era composto dai valori confiscati alle famiglie degli ebrei arrestati e rinchiusi nei campi in seguito alle leggi razziali.

 

WALTER AUDISIO

Valori che Mussolini intendeva consegnare agli americani, dopo la resa in Valtellina, affinché fossero restituiti ai superstiti a dimostrazione del fatto che quelle confische non erano state fatte per arricchire la RSI a danno dei perseguitati, ma erano state un pesante obbligo derivante dall' alleanza con il Terzo Reich. Come tutti sanno, invece, quelle ricchezze finirono nelle casse del PCI».

 

Ma il PCI era consapevole della loro provenienza? Se esistesse ancora, il PCI lo negherebbe con sdegno, ovviamente.

«E invece, le cose andarono proprio in quel senso. Massimo Caprara, per vent' anni segretario di Togliatti fin dal 1944 e in seguito grande pentito del comunismo, in un memoriale scritto appositamente per il mio La pista inglese, rivelò come la "versione Audisio" (ossia l' uccisione di Mussolini e di Claretta Petacci nel pomeriggio del 28 aprile davanti al cancello di Villa Belmonte) fosse stata "un falso deliberato", ma soprattutto raccontò gli assolutamente inediti incontri dell' immediato dopoguerra tra Togliatti, allora massimo esponente occidentale del comunismo sovietico, e Churchill, che, dopo il discorso di Fulton (nel corso del quale aveva coniato il termine «cortina di ferro»), era divenuto il nemico numero uno della Russia di Stalin.

ENRICO BERLINGUER 5

 

Incontri a dir poco inimmaginabili, che lasciano intuire una scelta segreta del capo comunista italiano a favore dell' Occidente ben prima di quella ufficiale e ormai "storica" di Enrico Berlinguer. Togliatti infatti ben sapeva che cosa sarebbe accaduto - innanzitutto alla dirigenza del partito - se l' Italia fosse caduta nelle grinfie di Stalin: gulag per tutti, a cominciare dai capi del PCI».

 

Hai avuto conferme della validità della tua ricostruzione storica?

«Una clamorosa e definitiva conferma alla tesi che porto avanti da 25 anni sulla fine di Mussolini, è giunta nel 2015 dalla pubblicazione postuma del memoriale di Vanni Teodorani (1916-1964), decisa dai figli Anna e Pio Luigi.

WALTER AUDISIO 1

 

La parte fino ad allora inedita del diario di Teodorani (che era nipote d' acquisto di Mussolini e suo stretto collaboratore durante tutto il periodo della RSI, e riuscì per molti mesi a rendersi irreperibile ai partigiani comunisti assetati di sangue) riguardava il piano studiato dai servizi segreti americani per sottrarre il Duce alla vendetta partigiana e portarlo in salvo in una base segreta in Sardegna.

 

Ma - come racconta Vanni Teodorani nel suo prezioso memoriale Quaderno 1945/46 - il piano, studiato da elementi dell' OSS (Office of Strategic Services) americani, dai servizi segreti dell' Italia del Sud e, appunto, da un piccolo gruppo di fedelissimi del Duce, fu fatto fallire dai ben più abili inglesi dell' Intelligence Service, che avevano avuto l' ordine da Churchill di eliminare sia Mussolini sia Claretta Petacci».

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