TINTO BRASS IN OSTAGGIO! – IL MAESTRO DEL CINEMA EROTICO ITALIANO È BLOCCATO A ISOLA FARNESE, BORGO IN PROVINCIA DI ROMA, PER COLPA DI DUE FRANE: “È COME VIVERE IN ZONA ROSSA, SEMBRA UN LOCKDOWN. NON SIAMO SERENI PERCHÉ NON SI VEDE LA FINE E I DISAGI SONO ENORMI. ABITO QUA DA 50 ANNI. ALL’EPOCA L’UNICO TELEFONO ERA AL BAR DEL CENTRO. MI SONO TRASFERITO PER LA TRANQUILLITÀ DEL BORGO, PRIMA ABITAVO A PIAZZA DEL POPOLO, NEL CUORE DI ROMA” – L’UNICA VIA D’USCITA È UNA SCALA DI 100 GRADINI, SOLUZIONE IMPOSSIBILE PER IL REGISTA 92ENNE: “SI DOVEVA CREARE UNA STRADA ALTERNATIVA PRIMA DI QUESTO BLOCCO. È UN DISASTRO ANNUNCIATO…”
Estratto dell’articolo di Valeria Costantini per il “Corriere della Sera”
«Questo borgo è stato, per mezzo secolo, il fulcro della mia creatività. Ma ora ne sono prigioniero, insieme ad altri 160 abitanti». Tinto Brass abita nella quiete di Isola Farnese fin dagli anni ’70. Il maestro del cinema erotico italiano, autore di cult come «La chiave» o «Paprika», è rimasto isolato, con il resto della comunità, nella frazione a nord della Capitale, da quando a gennaio due frane, provocate dal maltempo, hanno bloccato l’unica strada di accesso al micro-paese.
Tagliati fuori dal mondo, con una sola scala di oltre cento gradini come entrata e uscita: ostacolo micidiale per chi come il regista, oggi 92enne, ha problemi a camminare.
Maestro, come vive questa situazione?
«Come in zona rossa, sembra un lockdown. Non siamo sereni perché non si vede la fine e i disagi sono enormi. Sono molto dispiaciuto per questo borgo che è un’isola di pace, direi bucolico».
Come nacque la scelta di vivere in un luogo simile, un borgo lontano dalla città, anche se ad appena 15 minuti da Roma?
«Abito qua da 50 anni. All’epoca l’unico telefono era al bar del centro, è lì che ricevetti la chiamata che diede il via libera al film “Salon Kitty”. Mi sono trasferito per la tranquillità del borgo, prima abitavo a piazza del Popolo, nel cuore di Roma. Ho girato per un po’ la zona, ho visto questo casale agricolo e l’ho ristrutturato: la “Repubblica del Cascinone”, così chiamo la mia casa […]».
Quindi le sue opere sono nate a Isola Farnese?
TINTO BRASS E LA MOGLIE CATERINA VARZI
«Esattamente. Qui ho scritto tutti i miei film. Mi alzavo alle 4, scrivevo per quattro, cinque ore. Poi oziavo. Passeggiavamo per le campagne qui intorno.
[…] È stato il fulcro della mia creatività. Certo negli anni è cambiato, prima era molto vivo, ci abitavano tanti artisti, come Philippe Leroy o Paolo Buggiani, c’erano feste e cene di paese. Ora si è spento. Io non esco molto, ho una vita molto riservata, ma è un dolore vedere il disastro attuale. Anziani, disabili, bambini ora sono molto in difficoltà».
Il Comune lavora a delle soluzioni per liberarvi dall’isolamento, cosa ne pensa?
«Penso che siamo cittadini della Capitale e che devono risolvere. Questa vita da sfollati in casa propria non può durare, è già un mese che stiamo così. La scala che hanno predisposto, unico accesso al borgo, per me è impraticabile, ho problemi di deambulazione. Abbiamo una chat noi abitanti, si chiama “Emergenza Isola Farnese”, ci aggiorniamo con le informazioni dateci dal presidente del XV Municipio Daniele Torquati, sempre presente.
Stanno lavorando per aprire una strada dentro il Parco di Veio, ma sarà solo per i mezzi di soccorso. Poi parlano di una galleria per proteggere la strada da altri crolli, ma con quali tempi? Qui non abbiamo nulla, niente spesa o servizi».
[…] E si parla di due mesi per i lavori di messa in sicurezza. «Siamo già molto affaticati, speriamo prima. Ma la verità è che si doveva creare una strada alternativa prima di questo blocco. È un disastro annunciato».
isola farnese - frana
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