tiziano renzi lillo

“HO SAPUTO DELL’INCHIESTA CONSIP DA MARCO LILLO” – TIZIANO RENZI TIRA IN BALLO IL GIORNALISTA DEL FATTO CHE PUBBLICA GLI SCAMBI DI SMS COL PADRE DELL’EX PREMIER E LO SMENTISCE: E’ UNA MOSSA DISPERATA, MI HA CALUNNIATO PER NON ACCUSARE I VERI COLPEVOLI DELLA FUGA DI NOTIZIE A SUO BENEFICIO..."

Edoardo Izzo per la Stampa

TIZIANO RENZI TIZIANO RENZI

 

Il capitano Scarfato, che con i suoi errori nell' informativa Consip poteva "rovinare" Tiziano Renzi, era davvero convinto che i servizi segreti italiani stessero seguendo e cercando di inquinare la sua inchiesta. Fino al punto da non vedere - se era in buona fede come dice - cose evidenti, che erano sotto i suoi occhi. Ad esempio che Renzi senior - intercettato dalla procura di Napoli dal 5 dicembre - in due conversazioni telefoniche aveva detto apertamente di aver avuto notizia dal giornalista del Fatto Quotidiano Marco Lillo dell' inchiesta a suo carico avviata dal pm napoletano Henry John Woodcock.

 

Lillo, che non risulta assolutamente coinvolto nell' inchiesta, aveva telefonato al papà di Matteo Renzi per chiedergli conto di una notizia. E lascia interdetti la risposta di Scafarto alla domanda dei pm romani sul perché non avesse inserito nell' informativa le due telefonate nelle quali si fa riferimento al giornalista. «Perché non me ne ero accorto e nessuno me lo aveva fatto notare», dice testualmente il militare. Che poi aggiunge: «Prendo atto altresì che Tiziano Renzi ha dichiarato nel corso del suo interrogatorio di aver saputo la circostanza nei mesi prima di novembre 2016, prima della pubblicazione dell' articolo su "La Verità" in data 6 novembre 2016 e altresì dai tabulati telefonici risultano effettivamente contatti tra Renzi e Lillo in quei giorni».

 

marco lillomarco lillo

Va sottolineato che Renzi senior potrebbe aver saputo dell' indagine anche da altre persone delle quali non parlò in quelle telefonate, ma certo sorge spontanea la domanda sul perché l' ufficiale del Noe non abbia riportato nell' informativa le telefonate nelle quali Renzi sosteneva di essere stato informato dal giornalista. L' errore assomiglia troppo a quello relativo al Suv che a loro dire controllava le azioni dei carabinieri che recuperavano i pizzini di Romeo: Scarfato dimenticò di precisare che il conducente era stato identificato e non c' entrava con i servizi. Ma lasciò integro il capitolo sui sospetti relativi all' azione degli 007 che gli aveva suggerito di scrivere Woodcock.

 

 

CONSIP, LA CALUNNIA DI TIZIANO

SMS TIZIANO RENZI LILLOSMS TIZIANO RENZI LILLO

 

Marco Lillo per Il Fatto Quotidiano

 

La mossa disperata di Tiziano Renzi è emersa per caso grazie all’interrogatorio del capitano Gianpaolo Scafarto: Tiziano Renzi ha calunniato il sottoscritto per non accusare i veri colpevoli della fuga di notizie a suo beneficio nel caso Consip.

 

Al capitano Gianpaolo Scafarto durante l’interrogatorio dell’altro giorno i pm romani hanno fatto notare tre fatti che riguardano anche me:

 

1) “vi sono due intercettazioni telefoniche tra Renzi e due amici (il 22 e il 28 dicembre 2016) in cui il primo dice di avere saputo dell’indagine dal giornalista Marco Lillo del Fatto”;

2) “Tiziano Renzi ha dichiarato nel corso del suo interrogatorio (il 3 marzo Ndr) di avere saputo la circostanza nei primi di novembre 2016, prima della pubblicazione dell’articolo su La Verità del 6 novembre del 2016” ovviamente da Lillo;

 

3) “dai tabulati risultano effettivamente contatti tra Renzi e Lillo in quei giorni”.

Dopo avere squadernato i tre elementi davanti a Scafarto i pm gli hanno chiesto perché non lo avesse scritto nell’informativa. Scafarto ha detto di non ricordare le telefonate. Ma avrebbe potuto rispondere: “perché non mi metto a verificare e a riportare qualsiasi puttanata dice il signor Renzi, caro procuratore.

 

tiziano renzitiziano renzi

Se avesse detto al telefono che lo aveva appreso dalla Madonna di Medjugorje o da lei, non lo avrei messo lo stesso. Sa com’è, gli indagati che sanno di essere intercettati depistano”. Invece i Carabinieri di Roma devono avere ritenuto credibile questa favola al punto che hanno consegnato un’informativa il 9 maggio in cui si dice che dai tabulati telefonici ci sono ‘contatti’ tra il sottoscritto e Tiziano Renzi. Bingo! Uno potrebbe mettersi a ridere al pensiero del Fatto che svela a Tiziano Renzi di essere indagato. E soprattutto non lo scrive.

 

Io ai primi di novembre non conoscevo l’indagine su Tiziano Renzi e sono certo che si tratta di un’accusa assurda ma ieri – quando i colleghi mi hanno contestato come a un indagato il verbale – ho cercato di capire la storia dei ‘contatti telefonici’.

Nei miei tabulati Vodafone non risulta nessuna telefonata tra il mio cellulare e Tiziano Renzi da agosto in poi. Gli sms nel tabulato fornito dall’operatore a fini amministrativi non ci sono ma per fortuna nella memoria del cellulare sono rimasti con tanto di testo e posso pubblicarli a fianco.

Gianpaolo ScarfatoGianpaolo Scarfato

 

Io ho scritto a Renzi Sr il 2 novembre per chiedergli la sua versione sulla brutta storia del suo ex partner in affari, Mariano Massone. Quel giorno, il 2 novembre, Giacomo Amadori su La Verità non scrive dell’indagine di Napoli ma del processo di Genova.

Io non solo non ho parlato dell’inchiesta di Napoli con Tiziano Renzi ma non sapevo proprio nulla fino al pezzo di Amadori del 6 novembre. Solo il 9 novembre, come due colleghi di Napoli e tre investigatori possono testimoniare, sono andato a Napoli a verificare la notizia, senza riuscirci perché in Procura e in Guardia di Finanza dissero (mentendo come era loro dovere) che erano tutte balle.

 

Torniamo al 2 novembre. Quel giorno Amadori scrive “Massone, con i suoi legali e i suoi più stretti collaboratori, minaccia da tempo di poter sganciare contro Renzi senior un documento bomba”. Io scrivo a Tiziano: “Le volevo parlare di questo pezzo de La Verità sui rapporti con Massone”. Lui risponde “sono in apnea” e non mi parla. Lo scambio di battute che si legge accanto significa: “picche”. Perché allora Tiziano Renzi afferma in un interrogatorio che io lo avrei avvertito dell’indagine di Napoli ai primi di novembre? Perché racconta una balla ai pm rischiando la calunnia? Perché è disperato certo ma anche perché si crede un gran furbone.

 

Renzi sa da ottobre dell’indagine di Napoli. Lo ha raccontato il sindaco di Rignano, Daniele Lorenzini prima a La Verità (che lo scrive il 6 novembre) e poi ai pm.

TIZIANO RENZI E UN MISTERIOSO UOMO A FIUMICINOTIZIANO RENZI E UN MISTERIOSO UOMO A FIUMICINO

Il 5 dicembre Tiziano è messo sotto intercettazione e il 7 dicembre il solito uccellino lo avvisa come dimostra la telefonata dell’autista del camper di Matteo, Billi Bargilli a Russo (‘ha detto il babbo di non chiamare più’).

 

Tiziano Renzi è disperato. Pensa: “non posso dire chi mi ha detto veramente delle indagini, allora dico al telefono che è stato Lillo. E’ una balla, certo, ma è credibile perché quello sa sempre tutto e io i contatti con lui li ho avuti. Ora dico la balla al telefono a più persone così magari gli investigatori ascoltano e credono sia vero”. Poi va all’interrogatorio a marzo e ripete le balle delle telefonate intercettate, a sua saputa.

 

L’enormità della cosa è tale che i magistrati non le danno peso. Invece un peso ce l’ha. Dimostra di che pasta è fatto il padre di Matteo Renzi. Io ho parlato al telefono 3-4 volte con lui nel 2014-2015 della sua famiglia e della sua società. Mi era anche simpatico e lo ritenevo un democristiano di provincia un po’ fanfarone. Mi fa pena pensare che nella disperazione un signore di 65 anni con un figlio segretario del Pd e 9 nipoti sia arrivato a tanto. Matteo Renzi ha sostenuto che va fiero di suo padre e che Tiziano gli ha insegnato i valori di Zaccagnini. Qualcuno gli spieghi la differenza tra un padre della patria e un padre di Matteo Renzi.

 

TIZIANO RENZITIZIANO RENZITIZIANO RENZI A FIUMICINOTIZIANO RENZI A FIUMICINOTIZIANO RENZITIZIANO RENZITIZIANO RENZI A FIUMICINOTIZIANO RENZI A FIUMICINO

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