musulmani in preghiera a roma islam

ISLAM DI CASA NOSTRA - SONO TREDICI I PIANI D’ATTACCO (FALLITI) CONTRO L’ITALIA DAL 2001: OTTO DEI QUALI SU MILANO, DOVE HA FATTO SCUOLA IL TENTATIVO DEL LIBICO MOHAMMED GAME DI FARSI ESPLODERE SUL PASSO CARRAIO DELLA CASERMA SANTA BARBARA

Goffredo Buccini per il “Corriere della Sera”

 

italiani guerrieri dellislam TYP jihad g italiani guerrieri dellislam TYP jihad g

Sto bene, qui sono utile, faccio logistica». L’ultimo messaggino, all’amica del cuore, marocchina come lei, l’ha mandato a ottobre dalla Siria. Ma ormai la ragazzina che ci odiava tanto non c’è più da un pezzo. Jihadista del banco accanto, scriveva infuocati temi in classe: «L’Italia ci ha dichiarato guerra!».

 

Mentre papà Roudani, salito dieci anni fa dal Marocco a Piove di Sacco, nel Padovano, si sfiniva in mille lavori umili, lei s’incollava al computer come tutti i suoi coetanei, e i suoi temi diventavano allora sanguinosi proclami via Internet: «Noi siamo terroristi e il fatto di atterrirvi è parte della nostra fede. Leoni solitari di Roma, aspettiamo le vostre azioni!».

 

jihad isis italiajihad isis italia

Vent’anni, studentessa svogliata all’istituto tecnico, maggiore di cinque figli, mix di ingenuità e rabbia, Merieme Rehally su Twitter si faceva chiamare Sorella Rim, «soldato dell’esercito informatico del Califfato». Dal suo account è partita a febbraio una lista di nomi, foto, indirizzi e numeri di telefono di dieci ufficiali e detective italiani (in cima Leonardo Gallitelli, allora comandante dell’Arma): «Eccovi chi ha arrestato un gruppo di fratelli ieri a Roma». Foto e nome online è prassi usata anche per il direttore di Charlie Hebdo a suo tempo: quello per Merieme è stato un «primo passo».

 

italiani guerrieri dellislam e d f ee f cc c f b ca x italiani guerrieri dellislam e d f ee f cc c f b ca x

Quando a luglio se l’è filata, dicendo ai genitori «vado al mare con le amiche», non è andata proprio a farsi una vacanza. Perfino gli hacker di Anonymous le davano la caccia. «È partita per Istanbul per arrivare in Siria... ma non è quel tipo di persona, l’hanno plagiata», ha raccontato all’antiterrorismo il papà, confuso e addolorato, pregando Allah con una convinzione che prima non aveva mai sentito.

 

VITE IN SOSPESO

La scelta di Merieme, per apparente imprevedibilità, dà ancora più angoscia di quelle di Giuliano Delnevo o Maria Giulia «Fatima» Sergio, i nostri foreign fighters più noti. La sua è una delle cinquecento, forse mille vite in sospeso, oggi, in bilico tra Italia e origini arcaiche mai conosciute, in precario equilibrio tra una fede incontrata come una folgore e una radicalizzazione che può sconfinare nel jihadismo.

 

italiani guerrieri dellislam italiani guerrieri dellislam

«Può, ma non è detto che accada», mi spiega una fonte investigativa qualificata: «Sono soggetti di interesse operativo, ma naturalmente non è scontato affatto che compiano l’ultimo passo». «Può, ma non è detto che accada», fa eco un analista affidabile, Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali: «Però stimare in diverse centinaia questi ragazzi è corretto. Il contagio avviene per amicizie, per Internet, sono vicende spesso individuali, noi non abbiamo ancora la radicalizzazione dei quartieri come Francia e Belgio».

 

I musulmani in Italia sono più di un milione e mezzo. Sunniti per il 98%. Marocchini, soprattutto, e egiziani, tunisini, bengalesi. Spesso piccolissimi artigiani, quasi sempre lontani dall’operaio-massa sfornato dalle banlieue parigine. Tra loro, e forse soprattutto tra i loro giovanissimi figli, s’è fatto largo il radicalismo salafita. Appena nove o dieci sono i returnees nostrani, i combattenti di rientro dalla Siria, il pericolo più vistoso.

Merieme RehallyMerieme Rehally

 

Accanto, questa nebulosa di ragazzi e ragazze (molte le donne perché l’Isis su loro punta con cinismo). Appiattire quel milione e mezzo di anime su una legione di mille possibili dannati è ingiusto se non infame. Il rischio di blitz spettacolari ma inutili, come al centro romano Baobab , va scongiurato. E tuttavia l’Islam italiano è a un bivio, e lo percepisce.

 

«IL VERO FEDELE LI DENUNCI»

Izzedin Elzir è il presidente dell’Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche, che cinque anni fa impresse una svolta all’associazione dopo i tempi di Hamza Piccardo. Invitò gli imam a parlare in italiano ma, era il 2010, spiegò pure che «con gli estremisti bisogna dialogare, convincerli che sbagliano».

 

MARIA GIULIA SERGIO ISISMARIA GIULIA SERGIO ISIS

Oggi mi dice che «un musulmano, come cittadino, se vede qualsiasi cosa possa danneggiare la sicurezza del Paese, è in prima linea a denunciare e invitiamo tutti a farlo». L’Ucoii è stata a lungo additata come interlocutrice della Fratellanza Musulmana, ma Elzir parla apertamente di «terrorismo verde» (nel senso di islamico) «dopo quello rosso e quello nero», che «non vincerà, perché lo Stato c’è e anche il funerale di Valeria Solesin ha dato a noi italiani un’unità che avevamo perso diverse volte. Ora però la smetta di farmi domande sulla nostra fedeltà all’Italia perché la cosa è offensiva».

MARIA GIULIA SERGIO ALIAS FATIMA MARIA GIULIA SERGIO ALIAS FATIMA

 

Che molto sia cambiato nell’ultimo addio alla nostra ragazza uccisa a Parigi si coglie anche dalle parole del governatore veneto Luca Zaia, leghista: «Ho sentito dagli imam giudizi forti, li ho apprezzati». Stefano Allievi, sociologo dell’islamismo, parla di «Islam dialettale in Italia» con un’immagine che apre lo scenario di un rassicurante miscuglio tra la prima generazione di migranti e gli abitanti dei quartieri popolari metropolitani. Nulla di rapportabile con la Francia e i suoi alveari monocromatici, «nemmeno a viale Padova a Milano o a San Salvario a Torino».

 

E alla prima generazione, in fondo, basta da sempre la cittadinanza come «compenso» alla fatica dell’integrazione. «Paradossalmente, al tempo della prima rivolta delle banlieue, tutti avevano già la cittadinanza francese, ma nient’altro che quella».

 

MARIA GIULIA SERGIOMARIA GIULIA SERGIO

Il problema, par di capire, sarà per noi approntare qualcosa d’altro per i nuovi italiani venuti da lontano: lavoro, trasporti, servizi sociali, sanità. Il ponte, come dice Renzi, passa lì, ma non solo. Allievi sostiene: «Una parte di islamici ha intrapreso un percorso in qualche modo simile al Pci con i terroristi Br: da provocatori a compagni che sbagliano e infine a maledetti assassini. Molti sono arrivati alla terza tappa».

 

IMAM «FAI-DA-TE»

E tuttavia non ci sono certezze in un contesto nel quale chiunque può auto-proclamarsi imam e che, a fronte di quattro moschee ufficiali e due locali di culto «riadattati» (Segrate, Roma, Ravenna, Colle Val d’Elsa, Catania, Lecce), lascia vivere centinaia di garage e scantinati che ne svolgono la funzione senza controllo. «Gli imam fai-da-te sono un flagello, ne abbiamo denunciati tanti.

 

MARIA GIULIA SERGIO CON LA SORELLA MARIANNAMARIA GIULIA SERGIO CON LA SORELLA MARIANNA

A Roma tra Centocelle e Magliana comincia a vedersi un po’ di salafismo, ma non attribuirmelo», dice Mustafà Mansouri, già membro della Consulta islamica. Nessuno ha voglia di parlare del ramo violento, specie se può ritrovarsene qualche fronda davanti al portone. Pure un laicissimo collega marocchino, disposto ad accompagnarci per moschee, premette: «Fuori Roma, però; a Roma debbo abitarci, capisci».

 

Non sono ubbie. Basta ascoltare sermoni online degli imam più radicali. Per tutti, Usama El Santawy che, da presidente della comunità islamica di Cinisello Balsamo, spiegò al Fatto Quotidiano che «essendo i musulmani umiliati, non bisogna stupirsi se in cinquanta partono per la Siria, vanno onorati». Sono stati tredici i piani d’attacco (falliti) contro l’Italia dal 2001: otto dei quali su Milano, dove ha fatto scuola il tentativo del libico Mohammed Game di farsi esplodere sul passo carraio della caserma Santa Barbara.

 

LA MANIFESTAZIONE DEI MUSULMANI ITALIANI CONTRO IL TERRORISMO 1LA MANIFESTAZIONE DEI MUSULMANI ITALIANI CONTRO IL TERRORISMO 1

S’era indottrinato da solo, un caso ormai tipico di terrorista homegrown , cresciuto in casa. La chiamano auto-radicalizzazione. «Siamo sempre in ritardo, loro cambiano in fretta», mi dice un investigatore: l’articolo 270 bis del codice ha una falla, non punisce davvero la semplice adesione al terrore. Applaudire alle espulsioni è un placebo quando non si riesce ad arrestare.

 

CHI SONO I «MODERATI»?

Souad Sbai, socialista marocchina poi passata ad An e ora alla Lega, dice di amare le provocazioni: «I veri islamici moderati? Sono i laici», ridacchia. Lei è molto laica e poco amata. Ha un archivio pieno di casi di violenze sulle donne, denuncia 14 mila infibulazioni in dieci anni qui da noi finché, nel 2006, non è passata la legge che le vieta. C’è un piano del discorso pubblico e uno privato che non sempre coincidono.

 

LA MANIFESTAZIONE DEI MUSULMANI ITALIANI CONTRO IL TERRORISMO5LA MANIFESTAZIONE DEI MUSULMANI ITALIANI CONTRO IL TERRORISMO5

Chiedo a Khalid Chaouki, il volto giovane migliore messo in campo dal Pd contro il radicalismo, perché nemmeno lui scindesse l’appartenenza a una religione dalla sfera pubblica, che è esattamente la conquista di due secoli di pensiero occidentale e liberale (il suo primo libro, nel 2005, raccontava «la voce di un giovane musulmano italiano»). «Era pochi anni dopo l’11 settembre, sentivo il bisogno di impegnarmi sul fronte dell’identità islamica. Ma in Italia l’identità è la cittadinanza». Non per tutti i ragazzi venuti dall’Islam. Per Merieme erano un telefonino, un pc, le «vasche» sul corso di Padova. Non abbastanza per riempire il buco nero che l’ha inghiottita.

 

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