silvana de mari con l ascia

VENITE GAYS, SILVANA DE MARI VI ACCETTA (NEL SENSO CHE VI PRENDE A COLPI D’ASCIA) - LA DOTTORESSA ALL’ATTACCO DELL’UNAR, L’UFFICIO NAZIONALE CONTRO LE ISCRIMINAZIONI RAZZIALI E LE NUOVE REGOLE CHE DOVRANNO RISPETTARE I GIORNALISTI QUANDO PARLANO DI TEMI LGBT: ‘L’OMOSESSUALITÀ NON È UN’ETNIA, È UN COMPORTAMENTO CHE, COME TESTIMONIANO GLI EX GAY, PUÒ ESSERE ABBANDONATO. FRUTTO DI UN TRAUMA INFANTILE IRRISOLTO, NON GENETICO’

 

Silvana De Mari per “la Verità”

 

Movimento Lgbt e persone cosiddette omosessuali non sono sinonimi. Il movimento Lgbt è un' assoluta minoranza, piccoli gruppi di persone non elette da nessuno che si arrogano di parlare per persone che mai li hanno scelti, e che a nome di queste persone ricevono riconoscimento, potere e denaro.

silvana de mari

 

Moltissime persone cosiddette omosessuali, non solo non si riconoscono nel movimenti Lgbt ma li detestano, detestano i Pride, detestano i circoli Lgbt identificandoli per quelli che sono: dei ghetti.

Queste sono le linee guida ai giornalisti. I giornalisti non possono parlare liberamente delle tematiche Lgbt.

 

Queste linee guida in tema di omofobia, sono iniziativa dell' Unar, l' Ufficio nazionale contro le discriminazioni razziali, e dell' Ordine dei giornalisti. In realtà l' Unar non dovrebbe occuparsi di persone con comportamento omosessuale, perché queste persone non costituiscono un gruppo etnico. Gli ebrei sono un gruppo etnico, gli armeni sono un gruppi etnico. Gli ebrei nascono ebrei e muoiono ebrei, sono figli di ebrei e genitori di ebrei. Lo stesso per gli armeni.

 

Il comportamento omosessuale è un comportamento che , come testimoniano gli ex gay, che sono molto più numerosi dei gay, come può essere appreso può essere abbandonato.

Come ricorda Richard Cohen, psicoterapeuta ex gay nel libro Riscoprirsi normali:

silvana de mari con l ascia

 

«Nessuno nasce con un orientamento omosessuale. Non esiste alcun dato scientifico a sostegno di una base genetica o biologica dell' attrazione verso individui dello stesso sesso. Nessuno sceglie di provare attrazione per individui dello stesso sesso. Tale attrazione è la conseguenza di traumi infantili irrisolti che conducono alla confusione dell' identità sessuale. Gli individui possono scegliere di cambiare e di passare da un orientamento omosessuale a un orientamento eterosessuale. L' attrazione per individui dello stesso sesso non è congenita. Ciò che si è imparato può essere disimparato. Quando le ferite vengono guarite e vengono colmati i bisogni insoddisfatti, si sperimenta l' identità sessuale e viene alla luce il desiderio eterosessuale».

 

Se l' Unar si occupa di persone con comportamento omosessuale, vuol dire che la cosiddetta omosessualità sia comparabile a una «razza», cioè congenita e immutabile. In realtà la cosiddetta omosessualità è un comportamento, un comportamento acquisito e reversibile come dimostra l' enorme numero di ex gay. Che l' Unar si occupi di omosessualità è una violazione gravissima.

silvana de mari

 

Un documento, intitolato «Linee guida per un' informazione rispettosa delle persone Lgbt», lo testimonia. Si precisa subito infatti che i giornalisti che non si piegheranno dell' Unar violeranno le norme deontologiche, per cui si può avere la denuncia all' Ordine dei giornalisti. Tra le prescrizioni, c' è quella di non confondere il sesso con il genere. Il sesso è una caratteristica anatomica, ma ognuno sceglie se essere uomo o donna «indipendentemente dal sesso anatomico di nascita».

 

Di fronte ai coming out non si dovrà parlare di «gay esibizionisti» bensì sottolinearne gli aspetti positivi come il coraggio di chi si rende visibile. Bisogna considerare il termine «lesbica» un complimento. E se un transessuale si sente donna il giornalista deve scrivere «la trans» e non «il trans». Non si devono associare transessuali e prostituzione. E invece di parlare di prostitute o prostituti si usi piuttosto l' espressione «lavoratrice del sesso trans».

 

Bisogna educare i lettori a una opinione benevola sul «matrimonio» omosessuale. L' idea base da inculcare è che «il matrimonio non esiste in natura, mentre in natura esiste l' omosessualità», mentre non vanno presi in considerazione «i tre concetti: tradizione, natura, procreazione», indizio di omofobia, sempre ricordando che il «diritto delle persone omosessuali ad avere una famiglia è sancito a livello europeo».

 

unar e lgbt

Vietato parlare di «matrimonio tradizionale» e, per contrasto di «matrimonio gay», traducendolo come «matrimonio fra persone dello stesso sesso». Per l' argomento adozioni, vietato sostenere che il bambino «ha bisogno di una figura maschile e di una femminile», un «luogo comune», smentito dalla letteratura scientifica». Così come parlare di «utero in affitto», espressione «dispregiativa», da sostituire con la più elegante «gestazione di sostegno».

 

I conduttori televisivi quando nelle trasmissioni vengono trattati questi temi non sono obbligati al contraddittorio poiché «non esiste una soglia di consenso prefissata, oggettiva, oltre la quale diventa imprescindibile il contraddittorio». I fotografi nei loro reportage ai Gay pride sono invitati a evitare immagini di persone «luccicanti e svestite».

 

Chiunque affermi le tesi di Richard Cohen, quindi, rischia sanzioni fino all' espulsione. Il dolore dei figli privati della vera genitorialità è descritto in un libro dolente dai protagonisti, i figli di unioni omogenitoriali, che si definiscono figlio di un esperimento sociologico, un esperimento fallito. Il libro Jephthah' s daughters - Innocent casualties in the war for family «equality» (Le figlie di Iefte - Vittime innocenti nella guerra per la famiglia egualitaria), curato da Robert Oscar Lopez e Rivka Edelman (non ancora tradotto in italiano). Il libro si avvale del contributo di ben tredici autori, per un totale di quasi 480 pagine, unite dal fil rouge della difesa dell' infanzia.

 

Due degli autori sono forse noti al pubblico italiano. Una è Dawn Stefanowicz, autrice del libro Fuori dal buio - La mia vita con un padre gay (ed. Ares), l' altro è Jean-Pierre Delaume-Myard, autore del libro Non nel mio nome - Un omosessuale contro il matrimonio per tutti (ed. Rubbettino).

 

unar e lgbt

La voce del dolore dei figli di un matrimonio omogenitoriale è cancellata dall' articolo 8 del bizzarro decalogo. Al contrario numerosissimi lavori scientifici, alcuni dei quali fatti osservando numeri enormi di soggetti come quelli di Regnerus, mettono in luce l' importanza dell' educazione di un bambino da parte di un padre e di una madre. Questi studi sono importanti per comprendere come la coazione morale e talora anche fisica sia esercitata contro chiunque parli del diritto del bambino ad avere un padre e una madre.

 

L' articolo 10 delle linee guida, infine, raccomanda di evitare immagini oscene.

Questa indicazione è intesa a impedire la completa conoscenza degli aspetti osceni che caratterizzano le manifestazioni dei Gay pride.

 

Secondo gay.it invece il Pride deve essere osceno perché deve offendere la morale pubblica. La morale, quindi, di una grande parte del nostro popolo «deve» essere offesa. Ma per colmo della violazione della libertà di espressione non potremo lamentarcene mostrando le orrende foto. Le nudità e gli atteggiamenti osceni sono mostrati con arroganza nelle strade pubbliche in presenza di bambini. Questi sono abusi sul minore.

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