VICTOR ORBAN E LA SUA CAMPAGNA ELETTORALE SULLA PELLE DEGLI UCRAINI - IL FILO-RUSSO PREMIER UNGHERESE, PREOCCUPATO DAL VOTO DEL 12 APRILE, INTENDE METTERE IL VETO AL VENTESIMO PACCHETTO DI SANZIONI UE CONTRO MOSCA E SUL PRESTITO DA 90 MILIARDI DESTINATO ALL’UCRAINA, CHE A FINE MESE RISCHIA LA BANCAROTTA - A BUDAPEST, GIOVEDÌ SONO STATI ARRESTATI SETTE "IMPIEGATI DI BANCA UCRAINI" CHE TRASPORTAVANO 40 MILIONI DI DOLLARI, 35 MILIONI DI EURO E 9 CHILI DI ORO DALL’AUSTRIA. L'ACCUSA E' RICICLAGGIO DI DENARO - IL BOTTINO NON È STATO ANCORA RESTITUITO A KIEV...
Estratto dell'articolo di Francesca Basso per il "Corriere della Sera"
Resta alta la tensione tra Ucraina e Ungheria, dopo che Mosca a fine gennaio ha compromesso con un attacco di droni l’oleodotto Druzhba che porta il petrolio russo a Budapest e Bratislava, unici due Paesi tra i Ventisette a godere di una deroga alle sanzioni Ue che vietano l’acquisto di greggio e gas russi.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non intende procedere a breve alla riparazione. Per rappresaglia il premier ungherese Viktor Orbán, in campagna elettorale, e lo slovacco Robert Fico, entrambi filorussi, stanno mettendo il veto al ventesimo pacchetto di sanzioni Ue contro Mosca e soprattutto sul prestito da 90 miliardi destinato all’Ucraina, che a fine mese rischia la bancarotta.
Volodymyr Zelensky viktor orban – vertice Comunità politica europea a Budapest
Peraltro Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca non hanno sottoscritto il prestito ma serve l’unanimità per consentire alla Commissione europea di usare il margine di manovra del bilancio Ue per andare sul mercato e prestare i fondi raccolti a Kiev.
La Commissione sta cercando senza successo di mediare. La presidente von der Leyen, in una telefonata a Zelensky la scorsa settimana, si è detta anche disponibile a finanziare le riparazioni dell’oleodotto nel tentativo di sbloccare il prestito per Kiev.
Ma il presidente ucraino non sembra al momento intenzionato a cedere e continua a rifiutare l’accesso all’oleodotto agli ispettori dell’Ue, con irritazione di Bruxelles. Dal punto di vista di Kiev, Mosca sta bombardando in maniera feroce il Paese e gli introiti provenienti dalla vendita del greggio non fanno altro che finanziare la guerra del Cremlino. «L’ho detto ai leader dell’Unione europea — ha spiegato Zelensky — perché si tratta di petrolio russo.
CONTANTI E ORO SEQUESTRATI IN UNGHERIA
Ci sono alcuni principi che non hanno prezzo. Ci stanno uccidendo, e dovremmo fornire petrolio a Orbán perché il povero Orbán non può vincere le elezioni senza». Il presidente ucraino ha anche detto che l’oleodotto non potrà tornare operativo prima di un mese.
In Ungheria si vota il 12 aprile e Orbán per la prima volta in 16 anni è indietro nei sondaggi. La frustrazione nei confronti di Budapest, che sta anche bloccando il processo di adesione di Kiev all’Ue per il quale serve l’unanimità, ha spinto Zelensky a minacciare velatamente il premier ungherese, venendo stigmatizzato dalla Commissione.
Da parte sua, Budapest giovedì ha arrestato sette impiegati di banca ucraini, espulsi poi venerdì, che trasportavano 40 milioni di dollari, 35 milioni di euro e 9 chili di oro dall’Austria, avviando un’indagine per «riciclaggio di denaro».
I fondi, trasportati durante un «viaggio di routine», secondo la banca ucraina Oschadbank, non sono stati restituiti e ora Kiev sta chiedendo aiuto all’Ue per recuperarli. Orbán ha ordinato al governo di trattenere per un massimo di 60 giorni il denaro contante e l’oro sequestrati. Ma la tensione è tale che Kiev ha invitato i propri cittadini ad evitare di recarsi in Ungheria.
viktor orban e volodymyr zelensky
La situazione è in stallo. La presidente della Commissione von der Leyen ieri ha incontrato il premier slovacco Fico a Parigi, dove era in corso il Vertice sull’energia nucleare ospitato dal presidente francese Macron. [...]


