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IN VITAMINA VERITAS – LA VITAMINA D AIUTA LE OSSA A COMBATTERE OSTEOPOROSI E RACHITISMO: CON UNA DIETA EQUILIBRATA E UN’ESPOSIZIONE AI RAGGI SOLARI DI SOLI 20 MUNUTI AL GIORNO POSSIAMO FARNE IL PIENO - CONSIGLIATA SOPRATTUTTO ALLE DONNE IN MENOPAUSA, ITALIA C'E' FORTE CARENZA (FINO ALL’80% DELLA POPOLAZIONE)

Davide Michielin per la Repubblica

 

MEDICIMEDICI

Che si tratti di un tema controverso lo si capisce fin dal nome, regolarmente declinato al singolare. Eppure, la vitamina D comprende almeno cinque diverse molecole, due delle quali rivestono un ruolo fondamentale per la salute delle nostre ossa: l’ergocalciferolo (D2) di origine vegetale e soprattutto il colecalciferolo (D3), prodotto principalmente dalla nostra pelle tramite l’esposizione alla luce solare. «La confusione è reale, nonostante sia passato quasi un secolo dalla sua scoperta – spiega Andrea Giustina, professore di Endocrinologia al San Raffaele di Milano – anche perché oggi molti studi si concentrano su parametri non ossei, con risultati controversi».

 

E così, finiamo per trascurare la sua provata efficacia nel favorire l’assorbimento di calcio a livello intestinale e renale, promuovendone la mineralizzazione in cristalli a livello osseo. La vitamina D non combatte solo rachitismo e osteoporosi. Più sole prendiamo, meno saremo esposti a rischi di frattura: un vantaggio per tutti ma fondamentale per donne in menopausa e persone longilinee. Secondo la Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro (Siommms), nella Penisola la carenza di vitamina D è estremamente diffusa che interessa fino all’80 percento della popolazione.

medicine cabinemedicine cabine

 

Donne in menopausa e anziani sono i soggetti più colpiti ma la carenza riguarda anche i giovani, specie durante l’inverno. Un dato stupefacente per un Paese baciato dal sole, a cui oggi si cerca di intervenire correggendo gli errori del passato. «Si tende a trattarla erroneamente come una vitamina – prosegue Giustina – quando in realtà è un ormone. In caso di carenza devono essere utilizzati dosaggi appropriati al singolo caso, monitorandone i livelli durante il trattamento per evitare l’inefficacia della somministrazione o possibili effetti collaterali, prevalentemente legati a un eccessivo assorbimento del calcio a livello intestinale con conseguente ipercalcemia».

 

Ecco perché oggi si suggerisce il colecalciferolo, lasciando ai raggi del sole il compito di attivare la molecola. Addio pure ai boli annuali così come alle somministrazioni giornaliere. «Assumerne grandi quantità in un’unica somministrazione diminuisce l’efficacia e aumenta i rischi di intossicazione. Tuttavia, l’assunzione giornaliera può risultare problematica, specie per pazienti che stanno seguendo altre terapie: sempre più spesso si preferiscono somministrazioni settimanali o mensili» spiega Giustina. Se in passato il fabbisogno giornaliero era stimato attorno alle 400 unità internazionali, pari a 0,01 milligrammi, oggi gli esperti ritengono che esso debba essere almeno il doppio, alzando l’asticella a 800 unità internazionali.

DIETA MEDITERRANEADIETA MEDITERRANEA

 

E pensare che per la maggioranza delle persone una dieta equilibrata e 20 minuti al giorno trascorsi all’aria aperta, con avambracci e gambe scoperti, sarebbero sufficienti per garantire il fabbisogno. Anche perché, trattandosi di una molecola liposolubile, durante l’estate il colecalciferolo si può accumulare nel pannicolo adiposo e funzionare da serbatoio per i mesi invernali. «È uno stile di vita alla portata di tutti, eppure quasi nessuno lo rispetta. E non basta trascorrere il weekend al mare» sottolinea Giustina. I filtri ad alto fattore di protezione riducono infatti la sintesi di vitamina D.

 

Così come i regimi alimentari poveri di grassi, principale fonte di colecalciferolo. Il progressivo abbandono dell’olio di fegato di merluzzo, l’alimento in assoluto più ricco, può essere compensato da un adeguato consumo di pesci grassi come il salmone o lo sgombro, di uova e di latticini. Questi ultimi rappresentano inoltre una sorgente importante di calcio, motivo per cui, nelle persone intolleranti al lattosio, la sola supplementazione di vitamina D non può sortire gli effetti sperati. Molto ricchi possono essere anche i funghi mentre frutta e verdura contengono concentrazioni estremamente modeste di ergocalciferolo.

 

dieta mediterraneadieta mediterranea

«La personalizzazione della terapia è fondamentale poiché sono numerosi i fattori che influenzano i livelli ematici di vitamina D. E data la percentuale di persone che lamentano una carenza, questo approccio rappresenta una vera e propria sfida per la medicina sociale» conclude Giustina, ricordando come ad oggi vi sia ancora un aperto dibattito sui valori limite oltre i quali prescrivere la supplementazione. Una strada conduce alla fortificazione degli alimenti, già adottata con successo in alcuni Paesi. L’altra è un sentiero sterrato che sale ripido sul crinale delle consuetudini e degli stili di vita delle persone. Da percorrere rigorosamente in shorts e maglietta a manica corta.

 

menopausa img image menopausa img image

Una carenza endemica. Tanto che secondo alcuni si dovrebbe addirittura supplementare la vitamina D senza neppure preoccuparsi di dosarla. Cosa che certamente andrebbe fatta negli anziani, visto che più del 70% degli over 75 ha una carenza importante. E che la mancanza di vitamina D, insieme ad altri elementi, è una delle cause principali di fragilità ossea e fratture. Certo, c’entra anche la familiarità. Contro la quale c’è poco da fare. Ma tutti gli altri fattori sono, invece, modificabili. Perché, come dice ironicamente ma neanche troppo Silvia Migliaccio, segretaria della commissione intersocietaria osteoporosi, le radici delle fratture da adulti o da anziani sono piantate da giovani.

 

«Il picco di massa ossea si raggiunge entro la terza decade di vita - precisa - bisogna quindi agire in questa fascia per ottimizzare il proprio patrimonio osseo. Ma purtroppo sono anche le fasce in cui si assiste da un lato ad una magrezza rischiosa, dall’altra all’obesità, entrambi elementi di rischio per la salute dell’osso. Come le diete sbilanciate. L’aderenza alla dieta mediterranea mantiene invece il benessere dello scheletro e presumibilmente riduce il rischio fratturativo». Rischio che aumenta con l’età. Con esiti disastrosi sulla qualità della vita e costi enormi per il sistema sanitario.

 

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Anche perché - denuncia la commissione intersocietaria osteoporosi, che raggruppa otto diverse società scientifiche - l’80% dei pazienti con un passato di frattura vertebrale o di femore non è curato adeguatamente e rischia dunque nuove fratture. Motivo per cui la commissione ha presentato nuove linee guida condivise, per diagnosticare e trattare correttamente l’osteoporosi, spesso sottovalutata dalla medicina di base e persino dagli specialisti che non si occupano in modo specifico di salute dell’osso. Inoltre, non solo sono pochi ad avere il trattamento corretto, circa il 20%, ma dopo appena un anno di terapia solo la metà di questi continua la cura. E questo perché - ragiona Paolo Falaschi della Sapienza di Roma - sono pazienti che prendono tanti farmaci e temono effetti gastrici, e anche perché è difficile documentare il successo della terapia per l’osteoporosi».

 

I numeri poi sono allarmanti: in Italia più di 90.000 fratture di femore negli over 50, oltre 70.000 quelle vertebrali (accessi al pronto soccorso nel 2010). «Ma poiché molte fratture vertebrali non vengono diagnosticate - precisa Giancarlo Isaia, coordinatore della commissione - si ritiene che siano dieci volte di più». E, come se non bastasse, le fratture vertebrali e del femore aumentano il rischio complessivo di mortalità. E trattarle costano, secondo una stima, più di 7 miliardi all’anno, di cui solo 360.000 euro vengono investiti per prevenire nuove fratture. Cominciando dalle banalità: gli accorgimenti casalinghi

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