donald trump mark zuckerberg

ZUCKERBERG FUORI DI ZUCCA: ORMAI E’ UN TRUMPIANO DI FERRO – IL FONDATORE E PATRON DI META COPIA MUSK: PRIMA SI SBARAZZA DEL FACT-CHECKING E POI CHIUDE IL PROGRAMMA DI DIVERSITÀ E INCLUSIONE. INFINE, PER NON FARSI MANCARE NULLA ATTACCA PURE BIDEN - LO CHOC DEI DIPENDENTI: “È FOLLE” - IL CAMBIAMENTO DI ZUCK, E QUELLO DELLA SUA AZIENDA DA 1,5 MIGLIAIA DI MILIARDI DI DOLLARI, HA UN DUPLICE SCOPO: POSIZIONARSI IN VISTA DEL 20 GENNAIO, QUANDO TRUMP ENTRERÀ IN CARICA, E...

mark zuckerberg 1

Martina Pennisi per corriere.it - Estratti

 

Continua la metamorfosi di Zuckerberg e Meta in vista dell'insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

 

 

«Uno sprint serrato di sei settimane, che ha colto di sorpresa persino i dipendenti» dell'azienda, scrive il New York Times.

 

Dopo l'eliminazione del fact-checking nei soli Stati Uniti, che ha un forte valore politico e simbolico, e la più impattante modifica della moderazione dei contenuti su Facebook e Instagram, che verrà introdotta a partire dalle prossime settimane in tutto il mondo, il colosso di Menlo Park ha comunicato ai suoi dipendenti l'interruzione immediata dei principali programmi di diversità, equità e inclusione (Dei). Non ci sarà più, quindi, una squadra di persone dedicata alla tutela delle minoranze nel corso di assunzione, formazione e scelta dei fornitori.

donald trump mark zuckerberg

 

Maxine Williams, attuale responsabile della Diversity, assumerà un altro ruolo in azienda, incentrato sull'accessibilità.

 

Roy Austin, vice presidente dei Diritti Civili, ha annunciato contestualmente le sue dimissioni sottolineando «le complessità e le sfide del nostro lavoro» e il fatto che i 13 membri del suo team verranno assegnati ad altro.

 

MARK ZUCKERBERG ALLE HAWAII

La motivazione addotta da Meta, in una nota della vice presidente delle risorse umane Janelle Gale: «Il panorama legale e politico intorno agli sforzi per la diversità, l’equità e l’inclusione negli Usa sta cambiando».

 

Prosegue la nota, pubblicata da Axios: «La Corte Suprema degli Stati Uniti ha recentemente preso decisioni che indicano un cambiamento nel modo in cui i tribunali tratteranno i programmi Dei». E ancora: «Il significato della sigla Dei è cambiato, perché alcuni la intendono un trattamento preferenziale di alcuni gruppi rispetto ad altri». L'intenzione, ora, è di «applicare pratiche eque e coerenti che mitigano i pregiudizi per tutti, indipendentemente dal background».

 

 

mark zuckerberg

(...)

 

Zuck, intanto, è inarrestabile e apparentemente euforico mentre si toglie qualche sassolino-valanga dalle scarpe: a Joe Rogan, il podcaster più famoso d’America con cui Trump aveva conversato per tre ore in campagna elettorale, ha detto: «Ora ho un controllo molto maggiore su quella che penso che dovrebbe essere la policy, e credo che così sarà anche in futuro».

 

MARK ZUCKERBERG - ELON MUSK - JEFF BEZOS - IMMAGINE CREATA DA GROK

Poi l'attacco all'amministrazione uscente dell'attuale presidente Joe Biden, che lo avrebbe obbligato a «censurare» determinati contenuti. I funzionari della Casa Bianca avrebbero «urlato» e «imprecato» contro i dipendenti di Meta durante le discussioni su come moderare i contenuti relativi al Covid durante la pandemia.

 

All'epoca, quando stava per iniziare la prima campagna di vaccinazione nel 2020, era stata presa la decisione drastica di rimuovere le informazioni false sui vaccini, mentre  fino a quel momento il colosso aveva optato per una riduzione della visibilità concessa a pagine e gruppi no-vax e per il rifiuto di pubblicità false sul tema.

 

mark zuckerberg

Biden, rispondendo ai giornalisti, si è rivolto a Zuckerberg per commentare l'abolizione del fact-checking: «Penso che sia davvero vergognoso. Dire la verità è importante. Pensate che non sia importante che si lascino stampare, o che milioni di persone leggano, cose che semplicemente non sono vere? È completamente contrario a tutto ciò che è l'America».

 

Anche fra una parte dei dipendenti di Meta serpeggia nervosismo:  «Sono Lgbt e malato di mente. Mi prenderò del tempo per occuparmi della mia salute mentale» ha scritto un dipendente sulla piattaforma interna di Meta Workplace, facendo riferimento a una frase consentita dalle nuove regole sulla moderazione. 

 

mark zuckerberg

Altre frasi che si potranno scrivere senza incorrere in interventi delle piattaforme, come scrive Casey Newton su Platformer: «Una donna trans non è una donna, è un uomo patetico e confuso». Oppure :«Una donna trans non è una donna, è un uomo patetico e confuso», «tutta questa faccenda delle persone non binarie è inventata. Quelle persone non esistono, hanno solo bisogno di una terapia», «Una persona trans non è un lui o una lei, è una cosa ("it" in inglese, ndr)».

 

Sempre Newton ha riportato un commento di un altro dipendente sulla chiusura dei programmi Dei: «È un po' folle, se il risultato delle elezioni fosse stato diverso, niente di tutto questo sarebbe successo? Significa che stavamo facendo cose in cui non credevamo? Avremo cambiamenti così grandi ogni volta che il potere cambierà?»

 

Secondo le fonti sentite dal New York Times, il cambiamento di Zuckerberg - e di conseguenza quello della sua azienda da 1,5 migliaia di miliardi di dollari - ha un duplice scopo: posizionarsi in vista del 20 gennaio, quando Trump entrerà in carica, e uscire allo scoperto con le sue opinioni originarie, che non vuole più tenere nascoste. «E sarà così anche in futuro» cit.

mark zuckerberg - metamark zuckerberg

 

Ultimi Dagoreport

pier silvio marina berlusconi antonio tajani enrico costa deborah bergamini paolo barelli maurizio gasparri

AR-CORE NON SI COMANDA! TAJANI, PRIMO ZOMBIE DI FORZA ITALIA - AZZOPPATO AL SENATO (GASPARRI) E SBARELLATO ALLA CAMERA (BARELLI), PER NON PERDERE DEL TUTTO LA FACCIA, RIESCE A SPUNTARLA SULLA NOMINA A CAPOGRUPPO DI DEBORAH BERGAMINI, CARA A MARINA BERLUSCONI, MA DOVRÀ SUBIRE L’INVESTITURA DI ENRICO COSTA, CHE DI SICURO NON È UN TAJANEO - DI PIÙ: E' RINVIATO IL CONGRESSO NAZIONALE PER EVITARE CHE TAJANI SI BLINDI NEL PARTITO E LA BERLUSCONINA POSSA COSI' SCEGLIERE LEI I CANDIDATI AL VOTO DEL 2027 - TENSIONE ANCHE SUL RUOLO DI FRANCESCA PASCALE: PER IL CIOCIARO, GLI ATTACCHI DELL’EX DI "PAPI SILVIO" SAREBBERO ISPIRATI DALLA FAMIGLIA – IL “COMMISSARIAMENTO” DI FATTO DEL SUO “AIUTO-CAMERIERE” CIOCIARO PEGGIORA LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONI CHE VEDE I "PADRONI" DI FORZA ITALIA COME NEMICI E NON VUOLE ULTERIORI SCOSSE ALLA MALCONCIA STABILITÀ DEL GOVERNO - NEGLI ULTIMI GIORNI LA THATCHER IMMAGINARIA DELLA GARBATELLA AVREBBE CHIESTO A PIÙ RIPRESE DI FERMARE LA CACCIATA DEI CAPIGRUPPO TAJANEI - MA COME DETTA LA “LEGGE DI MURPHY’’: QUANDO LE COSE VANNO MALE POSSONO SEMPRE PEGGIORARE…

elly schlein giuseppe conte piepoli

DAGOREPORT – PER CAPIRE PERCHÉ ELLY SCHLEIN SI OPPONE ALLE PRIMARIE NON SERVE UN GENIO: LE PERDEREBBE! IL SONDAGGIO DELL’ISTITUTO PIEPOLI CERTIFICA: IN CASO DI CONSULTAZIONE TRA GLI ELETTORI DEL CAMPO LARGO, IL 55% SCEGLIEREBBE GIUSEPPE CONTE E SOLO IL 37% LA SEGRETARIA DEM – LA “SORPRESA” DI ERNESTO MARIA RUFFINI, CONOSCIUTO AL GRANDE PUBBLICO SOLO COME EX ESATTORE DELLE TASSE (È STATO DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE): IL 26% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA IN LUI (HA UN GRADIMENTO DOPPIO DI ELLY E PEPPINIELLO TRA I MILITANTI DEL CENTRODESTRA) - LA "SVOLTA" DI AVS: DOPO ANNI PASSATI A RIMORCHIO DI CONTE, ORA "SCELGONO" SCHLEIN

matteo renzi theodore kyriakou giorgia meloni brachetti peretti mario orfeo

DAGOREPORT: KALIMERA, THEO! – ALTRO CHE INCONTRO SEGRETO CON RENZI A ROMA, COME HA SCRITTO SALLUSTI SU “LA VERITÀ”: IL NEO EDITORE DI “REPUBBLICA”, THEO KYRIAKOU, STA GIRANDO COME UNA TROTTOLA, CON INCONTRI SU E GIU’ PER L’ITALIA  (APPARECCHIATI DAL SUO STAFF CAPITANATO DAL NUOVO CEO DELL’ACQUISITO GRUPPO GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO), PER CONOSCERE I POTERI DRITTI E STORTI DEL PAESE DI MACHIAVELLI E PULCINELLA: HA STRETTO LA MANINA DI SALA, CAIRO, PIER SILVIO BERLUSCONI, CALTAGIRONE, ANGELUCCI, COMPRESO IL VISPO LEONARDINO DEL VECCHIO - LA TAPPA CAPITOLINA DEL GRAND TOUR DEL GRECO ANTENNATO, È STATA ATTOVAGLIATA NELLA MAGIONE DI UGO BRACHETTI PERETTI – OLTRE ALL'AMICO DI LUNGA DATA, SOTTO L'ALA DI TONY BLAIR, MATTEO RENZI, ALLA COLAZIONE ERANO PRESENTI IL SINDACO DI ROMA GUALTIERI, I DISCEPOLI RENZIANI NASTASI E CARBONE, ATTUALE MEMBRO LAICO DEL CSM - COLPISCE CHE IN TUTTI QUESTI INCONTRI E ABBOCCAMENTI ITALICI, IL NOSTRO THEO ABBIA AVUTO FINORA SOLO UN BREVE CONTATTO TELEFONICO CON GIORGIA MELONI…

alberto leonardis maurizio molinari angelo binaghi la stampa giuseppe bottero

DAGOREPORT – A TORINO TORNA IL REGNO DI SARDO-SABAUDO! -  L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” BY ALBERTO LEONARDIS SI CHIUDERÀ A FINE MAGGIO: IN PRIMA FILA LA FONDAZIONE DI SARDEGNA, CHE ERA GIA' PRESENTE NEL QUOTIDIANO “NUOVA SARDEGNA” QUANDO FU ACQUISITO DALLA SAE DI LEONARDIS, VARI IMPRENDITORI PIEMONTESI, TRA CUI, PARE, IL SARDISSIMO ANGELO BINAGHI (TRAMITE “SPORTCAST”, SOCIETÀ EDITORIALE DELLA TV “SUPERTENNIS”) – SE L'EX DIRETTORE DI "REPUBBLICA", MAURIZIO MOLINARI, CURERÀ IL “DORSO INTERNAZIONALE”, PER IL DOPO-MALAGUTI LEONARDIS CERCA UN PROFILO “STANZIALE”: UN UOMO MACCHINA CON I PIEDI A TORINO. IL NOME CHE CIRCOLA È QUELLO DI…

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?