andrea orcel unicredit

DAGOREPORT - IL RISIKO DELLE AMBIZIONI SBAGLIATE - COME PER IL GOVERNO MELONI, ANCHE ANDREA ORCEL NON IMMAGINAVA CHE LA STRADA PER LA GLORIA FOSSE TUTTA IN SALITA - IL RAFFORZAMENTO IMMAGINATO DI UNICREDIT, PER ORA, È TUTTO IN ARIA: IL MURO DI GOLDEN POWER DELLA LEGA HA RESO MOLTO IMPROBABILE LA CONQUISTA DI BANCO BPM; BERLINO RITIENE “INACCETTABILE” LA SCALATA ‘’NON AMICHEVOLE” DI UNICREDIT ALLA SECONDA BANCA TEDESCA COMMERZBANK; LE MOSSE DI NAGEL E DONNET GLI DANNO FILO DA TORCERE; CREDIT AGRICOLE, CHE HA UN CONTRATTO IN SCADENZA PER LA GESTIONE DEL RISPARMIO CHE RACCOGLIE UNICREDIT, HA UN ACCORDO CON BPM, DI CUI E' PRIMO AZIONISTA. E IL CDA DI UNICREDIT NON È PIÙ QUELLA FALANGE UNITA DIETRO AL SUO AZZIMATO CONDOTTIERO. COME USCIRE DAL CUL-DE-SAC? AH, SAPERLO…

DAGOREPORT

andrea orcel

Ed ora, dopo che la cancelleria di Berlino ritiene “inaccettabile” la scalata ‘’non amichevole” di Unicredit alla seconda banca tedesca Commerzbank, “sistemicamente rilevante”, che resta da fare ad Andrea Orcel?

 

Forse è la prima volta nella sua sfolgorante carriera che il cosiddetto “Cristiano Ronaldo dei banchieri” si trova nel buio di un cul de sac. Bloccato in casa dal fitto fuoco governativo di golden power che hanno reso molto improbabile la conquista di Banco Bpm, che finché la Lega sarà a Palazzo Chigi non mollerà mai.

 

I TRE FRONTI DI UNICREDIT

L’idea di comprarsi il 6,5% di Generali per trasformarsi in arbitro in Generali tra la Lista Mediobanca e la Lista Caltagirone, è naufragata miseramente quando Donnet non ha avuto alcun bisogno della quota Unicredit,avendo tutti i fondi a suo favore. E Orcel non l’ha presa bene, votando per ripicca a favore dell’ex palazzinaro romano diventato editore, alienandosi definitivamente i favori della finanza milanese.  

 

Ed ora, da Berlino deve incassare una botta da ko. Fatto che, per la verità, non ha granché sorpreso gli addetti ai lavori sapendo bene che l’operazione Commerzbank Orcel l’aveva trattata a suo tempo con il precedente ministro tedesco delle Finanze, il liberale Christian Lindner (che venne licenziato da Scholz, facendo saltare il governo, con queste durissime parole: “Lindner non voleva servire il bene comune ma la sua clientela e il suo partito”).

 

Friedrich Merz Lars Klingbeil

Oggi al Bundegstag non c’è il partito liberale, c’è Merz che ha nominato Katherina Reiche all’Economia e il socialista Lars Klingbeil alle Finanze, che ieri ha ufficializzato il "nein" del Governo all'operazione. E per Orcel, tutto è cambiato. In peggio.

 

E anche nel consiglio di amministrazione di Unicredit tira un’altra aria: non è più quella falange unita dietro al suo azzimato condottiero che sembrava fino a qualche mese fa.

 

Sarebbero almeno due i consiglieri che già erano pronti a salire sulle barricate quando Orcel, con una convocazione lampo del board, decise di schierare Unicredit a sostegno della lista di Caltagirone in Generali.

 

Katherina Reiche

La fronda fu placata con una smentita dal presidente di Unicredit, Pier Carlo Padoan:

 

“Notizia del tutto infondata, il cda riceve regolarmente e in modo esaustivo aggiornamenti sugli argomenti di interesse e ha accompagnato l’intero percorso di crescita del gruppo supportando in modo univoco le scelte del management”.

 

Anche dopo il Muro della Lega su Bpm, l’ultimo vertice domenicale, a mercati chiusi, della banca di piazza Gae Aulenti si è risolto in una presa d’atto dell’ottimo risultato dei conti del primo trimestre (Unicredit è arrivata a capitalizzare quanto IntesaSanpaolo, prima banca italiana), ma sulle prossime mosse di Orcel il Cda intende discutere le strategie, vuole essere messo al corrente dei pro e dei contro delle acquisizioni, le decisioni vanno prese collegialmente e non con strambate improvvise.

giorgia meloni e giancarlo giorgetti - question time alla camera

 

Dal canto suo, Orcel ha minimizzato dichiarando che “L’unico tema sono stati i risultati, il board era molto contento. Per il resto, gira molta speculazione”.

 

Ora, per il bravo ma superbo Orcel, il rafforzamento immaginato di Unicredit, per ora, è tutto in aria:

 

Nagel con la mossa su Banca Generali gli dà filo da torcere, Donnet lo teme e lo tiene a debita distanza, la Bpm di Castagna ha fatto un patto di “silent partner” con Credit Agricole, banca di proprietà del governo francese che ha un contratto in scadenza per la gestione del risparmio che raccoglie Unicredit, mentre si è avvicinato Caltagirone, accorgendosi che il suo partner Milleri non fa mistero di non poter più seguirlo nei suoi giochi di potere, per nulla graditi dalla folta famiglia Del Vecchio, affamata di dividendi.

 

Giuseppe Castagna - PRIMA DELLA SCALA 2024

Come per il governo Meloni, anche Orcel non immaginava che la strada per la gloria fosse tutta in salita. Come uscire dal cul-de-sac? Ah, saperlo….

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE - FRANCESCO MILLERI

 

ANDREA ORCEL - FOTO LAPRESSE

SEDE DI BANCO BPM A PIAZZA MEDA - MILANO

deutsche bank commerzbank 2unicredit commerzbankCommerzbank Lars Klingbeil - Friedrich MerzUNICREDIT COMMERZBANKANDREA ORCEL - FOTO LAPRESSE

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