matteo salvini giorgia meloni donald trump vladimir putin sergio mattarella

DAGOREPORT - COME MAI GLI ARTICOLI DELLA “VERITÀ” SUL “PIANO DEL QUIRINALE PER FERMARE LA MELONI” ARRIVANO IL GIORNO DOPO LA RIUNIONE DEL CONSIGLIO SUPREMO DI DIFESA, DI CUI GAROFANI È SEGRETARIO, IN CUI SI È RIBADITA LA LINEA DI “PIENO SOSTEGNO ITALIANO ALL’UCRAINA”? - LA LINEA PRO-KIEV DI GIORGIA MELONI SI E' AFFIEVOLITA DA TEMPO (HA MESSO IN “PAUSA” L'ADESIONE DELL'ITALIA AL PIANO PURL PER LE ARMI USA A KIEV) E SALVINI E' IL SOLITO "FIGLIO DI PUTIN" CHE SI OPPONE A OGNI SOSTEGNO A ZELENSKY - NON SOLO: MATTARELLA, ORMAI DA ANNI, INFIOCINA I SOVRANISMI DI MEZZO MONDO, HA PIU' VOLTE CRITICATO TRUMP, PUTIN, ORBAN, NETANYAHU E AFD (GUARDA CASO TUTTI AMICI DI MELONI E SALVINI) - SE L'AUDIO DI GAROFANI ESISTE, E CERTIFICA UN "COMPLOTTO" E NON UN SEMPLICE RAGIONAMENTO POLITICO, PERCHÉ BELPIETRO NON LO PUBBLICA? IL COLLOQUIO DELL'EX DEPUTATO DEL PD È STATO CARPITO AL RISTORANTE IN UNA "CHIACCHERATA TRA AMICI". SE ESISTE L'AUDIO, CHI LO HA REGISTRATO? UN AMICO? UN PRIVATO CITTADINO CHE HA RICONOSCIUTO GAROFANI, NONOSTANTE FOSSE UN VOLTO POCO NOTO? O IL CONSIGLIERE DI MATTARELLA ERA "ATTENZIONATO"? DA CHI?

DAGOREPORT

Consiglio supremo di difesa - CERCHIATO IN ROSSO FRANCESCO SAVERIO GAROFANI

Per capire meglio il Garofani-gate, bisogna fare attenzione anche alle coincidenze temporali.

 

Non è passato inosservato che la doppietta di articoli della “Verità” sul “Piano del Quirinale per fermare la Meloni” sia arrivata il giorno successivo alla riunione del Consiglio supremo di Difesa, lunedì pomeriggio.

 

Un vertice che si è concluso con una “vittoria” della linea Crosetto-Mattarella sull’Ucraina e sull'ancoraggio europeo pro Kiev dell'Italia. 

 

Il comunicato finale non lascia spazio a fraintendimenti: “Il Consiglio ha confermato il pieno sostegno italiano all’Ucraina nella difesa della sua libertà.

 

IL PIANO DEL QUIRINALE CONTRO GIORGIA MELONI - LA VERITA - 18 NOVEMBRE 2025

In questo senso si inquadra il dodicesimo decreto di aiuti militari. Fondamentale rimane la partecipazione alle iniziative dell’Unione Europea e della NATO di sostegno a Kiev e il lavoro per la futura ricostruzione del Paese”.

 

Mattarella ha sempre parlato chiaro sull’invasione russa dell’Ucraina, ma negli ultimi tempi ha alzato l’asticella, con dichiarazioni durissime contro chi vuole disgregare l’Unione europea (Trump, Putin) e, in particolare, contro i sovranismi d’ogni latitudine e grado (Trump, Orban, Afd in Germania).

 

Domenica, Sergione ha tenuto un discorso potente contro i “troppi dottor Stranamore” che si affacciano all’orizzonte, con riferimenti non troppo velati a Putin e Netanyahu: “Chi colpisce i civili non può restare impunito, nessuna circostanza eccezionale può giustificare l’ingiustificabile: i bombardamenti nelle aree abitate, l’uso cinico della fame contro le popolazioni, la violenza sessuale”.

 

Trump, Putin, Orban, Netanyahu: tenete a mente questi nomi. A vario titolo, sono tutti "amici" di Salvini e Meloni.

 

guido crosetto con sergio mattarella all altare della patria 2 giugno 2025

Mattarella, nei suoi molti discorsi pubblici, mette sempre l’accento sull’importanza della posizione atlantista e filo-europea dell’Italia, ponendosi come contraltare a quelle forze che puntano a destabilizzare o distruggere il tradizionale collocamente euro-atlantico del Paese. E di chi si sta parlando? 

 

C'è Trump, che sogna di rompere l'unità europea per tenere al guinzaglio il Vecchio continente e farlo restare nell'orbita statunitense.

 

Segue Putin, che vuole spaccare il vecchio continente per riconquistare il “Russkij mir”, il “mondo russo”, ovvero tutti quei territori ex sovietici che considera il suo “cortile di casa”.

 

Domenica, in un memorabile discorso al Bundestag tedesco, Mattarella ha sferzato anche le svastichelle di Afd, alleate della Lega all'Europarlamento nel gruppo dei Patrioti: "Non lasciamo che il sogno europeo venga lacerato da epigoni di tempi bui. Di tempi che hanno lasciato dolore, miseria, desolazione".

 

SALVINI PUTIN

È sufficiente unire i puntini per capire la frustrazione della maggioranza di destra di fronte alle stoccate continue del Capo dello Stato: i suoi bersagli sono i migliori amici del governo Meloni.

 

Trump è l’alleato numero uno di Giorgia , che si vanta della sua “special relationship” con il tycoon, Putin è il punto di riferimento fortissimo di Matteo Salvini, che strepita ogni giorno contro l’Ucraina e invoca lo stop agli aiuti militari a Kiev.

 

Gli stessi post-nazisti di Afd sono alleati del Carroccio in Europa nel gruppo "Patrioti" di cui fa parte anche il partito Fidesz, fondato da Viktor Orban, altro amicone dei sovranisti cacio e pepe e nemico interno numero uno di Bruxelles. 

 

giorgia meloni donald trump

Insomma, Mattarella spesso e volentieri attacca i "compagni di merende" di Fratelli d’Italia e Lega. E' facile comprendere la stizza della Sora Giorgia e di Salvini davanti a queste prese di posizione del Colle.

 

Come direbbe il Marchese del Grillo, parlando al falegname Aronne Piperno: "Posso esse un po' incazzato pe' 'sta storia?"

 

Senza voler credere all'esistenza di una regia politica dietro agli articoli della “Verità”, sono legittime le domande che pone Annalisa Cuzzocrea oggi su “Repubblica”: “Da che parte sta la premier? È una domanda ormai consueta: Meloni sta con l'Ucraina fino in fondo o è pronta a cedere alla visione identica di Salvini e Orbán? Sta con l'Unione europea o con chi — come Trump — vuole distruggerla?

 

VIKTOR ORBAN - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

Crede nello Stato di diritto che si fonda sulla divisione dei poteri e quindi sulla necessità di rispettare i contropoteri, o vuole disfarsi del giudizio del Colle come di quello della magistratura quando non le dà ragione?".

 

"Non sono domande retoriche. Meriterebbero risposte - prosegue Cuzzocrea - La premier avrebbe potuto darle ieri nel comizio di Padova, ma ha continuato a magnificare un partito coeso e un Paese in ripresa che non c'è. Lasciando ancora una volta i fatti fuori dal suo racconto.”

 

C'è poi un altro fattore da tenere in considerazione, e riguarda l'esistenza del presunto audio del colloquio, al ristorante, di Francesco Saverio Garofani. Il quotidiano di Belpietro ha titolato l'articolo a riguardo "Il piano del Colle per fermare Meloni". Parole forti. 

 

Perché "La Verità" non taglia la testa al toro e pubblica l'audio, così da dimostrare quale sia questo famigerato "piano"? Perché non mettere un pietrone sopra la questione, smascherando il "complotto", e costringere così alle dimissioni il consigliere del Colle? Maurizio Belpietro è un vecchio volpone del giornalismo: se ha in mano una registrazione bomba come questa, come mai la tiene nel cassetto?

FRANCESCO SAVERIO GAROFANI

 

Delle due l'una: o la registrazione non c'è (ma il condirettore del quotidiano, Massimo De Manzoni, ha detto che "è possibile che esista" un file, e lo stesso Garofani ha confermato grosso modo il contenuto, evidentemente temendo di essere sputtanato), o l'audio non corrisponde per niente alla tesi del quotidiano.

 

Se la frase "serve un provvidenziale scossone"  fosse consequenziale al ragionamento sullo stato comatoso del centrosinistra, di cui Garofani è stato un esponente di primo piano fino al 2018, e dunque non collegato a Giorgia Meloni e al suo governo, non ci sarebbe né un "piano" anti-governo né un complotto.

 

E dunque per Belpietro & company, che hanno montato la panna, sarebbe una figura barbina.

 

IL POST DI FRATELLI DITALIA IN SOLIDARIETA A MAURIZIO BELPIETRO

Inoltre, dettaglio affatto secondario in tempi di Paragon, spyware e spionaggio vario, c'è da chiedersi quale sia l'origine di questo famigerato audio.

 

Garofani ha parlato di una "chiacchierata in libertà tra amici". Si trovava in un ristorante, dunque in un contesto pubblico, ed è lì che si sarebbe lasciato andare a considerazioni politiche sul centrosinistra, sul Pd, invocando un ruolo più incisivo di Romano Prodi, su una futuribile "lista civica di centro", gudata da Ernesto Maria Ruffini.

 

Ora, se la situazione era "intima", con una manciata di persone selezionate al tavolo, chi ha registrato il discorso di Garofani? Uno dei suoi amici? Qualcuno l'ha "tradito", per sputtanarlo?

 

Secondo Massimo De Manzoni, a tavola c'erano anche degli "sportivi professionisti", ma perché avrebbero dovuto mettere in difficoltà il segretario del Consiglio supremo di difesa? Che c'azzecca uno sportivo con le trame politiche di Palazzo?

 

Il caso si ingarbuglia ancora di più se a registrare non fosse stato un commensale di Garofani. E allora chi? Difficile pensare che a farlo sia stato un privato cittadino che, tra un antipasto e un primo, si mette a orecchiare le parole in libertà di Garofani, che aveva, prima dello scandalo, un volto poco riconoscibile, sconosciuto ai più. Un caso dunque diverso dalla prof che riprese Matteo Renzi all'autogrill di Fiano Romano con Marco Mancini. Renzi era un ex premier, famoso e ancora esposto pubblicamente. 

 

E se anche un cittadino qualunque avesse riconosciuto Garofani, perché avrebbe dovuto prendere il telefono e registrare il suo discorso?

 

massimo de manzoni

Le domande si moltiplicano, come i dubbi. Garofani era "attenzionato" da qualcuno? I molti scandali legati allo spionaggio (dai dossierini di Equalize e Squadra Fiore ai giornalisti intercettati con Paragon) ci hanno insegnato che, in questo disgraziato Paese, non bisogna dare nulla per scontato.

 

E qui si torna alle coincidenze temporali: chi avrebbe interesse a colpire Garofani e dunque il Quirinale, all'indomani della riunione del Consiglio supremo di Difesa in cui è stato ribadito il "pieno sostegno all'Ucraina"? Chi gode nel depotenziare il Quirinale così pervicacemente anti-Trump, anti-Putin, anti-Orban e anti-Afd? 

 

CONDIRETTORE LA VERITÀ,POSSIBILE NASTRO DELLE PAROLE DI GAROFANI

ernesto maria ruffini

(ANSA) - "È possibile" che ci sia una registrazione delle parole di Francesco Saverio Garofani, consigliere del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, riportate ieri da La Verità.

 

Lo ha detto Massimo De Manzoni, condirettore del quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, ospite di Un giorno da pecora, sui Rai Radio1, senza escludere che il giornale abbia tenuto dell'altro materiale per i prossimi giorni: "Top secret. Un po' di casino lo abbiamo fatto già, intanto stiamo sfruttando le reazioni".

 

sergio mattarella al bundestag

Incalzato dal conduttore Giorgio Lauro su come siano state carpite le parole di Garofani, il giornalista ha spiegato che è avvenuto "in un ristorante" e che "c'era qualcuno di molto vicino a noi che ha sentito che parlava". Allo stesso tavolo? "Pretende troppo, le fonti vanno protette fino in fondo", ha replicato De Manzoni, confermando che al tavolo c'erano politici, funzionari di Stato e "sportivi professionisti".   

 

"Intanto diciamo che Garofani ha fatto un'intervista al Corriere della sera e ha confermato tutto quello che abbiamo scritto". Ha detto, è stato osservato, che erano "chiacchiere da bar".

 

sergio mattarella saluta romano prodi all assemblea annuale dell anci

"Sì ma non ha detto che hanno sbagliato a riferire chiacchiere da bar", ha notato il condirettore de La Verità, spiegando che "per quello che mi consta" la notizia "è arrivata ed è stata pubblicata, ma la cosa è arrivata direttamente a Belpietro, non sono stato neanche lì a chiedergli" da quanto tempo l'aveva: ma è "una balla" che si sia atteso il Consiglio supremo di difesa di lunedì.

 

La firma dell'articolo, Ignazio Mangrano, "è un nom de plume", uno pseudonimo, ha chiarito il giornalista, "anche quello per coprire le fonti". Il titolo di prima pagina era "Il piano del Quirinale per fermare la Meloni". "Beh, intanto i titoli sono una semplificazione - ha commentato De Manzoni -. Dopodiché Garofani non lavora in pizzeria, ma al Quirinale.

 

DONALD TRUMP RILANCIA IL VIDEO SU GIORGIA MELONI E LA ROTTURA CON L'UE SUI DAZI

La conferma è stata il comunicato di ieri del Quirinale, se lo si legge si capisce che è il Quirinale che reagisce. Non è neanche Mattarella in sé, è l'apparato che sta intorno a Mattarella. È talmente evidente che quel comunicato è un autogol pazzesco, nel momento in cui veniva fatto quel comunicato Garofani ammetteva che è tutto vero".   

 

Quindi, gli è stato domandato, il Quirinale stava pensando come organizzare una lista per fermare Meloni nel 2027? "Non 'stava'. Sta. Non posso affermare con certezza che sia la linea del Quirinale, ma molti indizi portano da quella parte e uno degli indizi è il comunicato del Quirinale.

 

È una roba che parla da sola", ha affermato il condirettore de La Verità, glissando su quanto riportato dal Giornale, secondo cui il testo delle frasi pubblicate da La Verità sono arrivate anche alla loro redazione inviate da un tale Mario Rossi: "Si assumono la responsabilità di quello che dicono.

 

giorgia meloni foto lapresse 6

Pensa che avremmo fatto tutto questo sulla base di una lettera anonima? E se fosse vero, come mai il Giornale non c'è andato dietro?". "Assolutamente", ha garantito De Manzoni, conosciamo la fonte, "non è un Mario Rossi. Temo ci sia un po' di invidia in quel pezzetto del Giornale".

 

QUEL CONFINE SUPERATO

Estratto dell’articolo di Annalisa Cuzzocrea per “la Repubblica”

 

Per capire cosa sta succedendo davvero, tra la presidenza del Consiglio e la presidenza della Repubblica, è necessario rimettere in fila i fatti.

 

maurizio belpietro 02

Lunedì il capo dello Stato ha riunito il Consiglio supremo di difesa riportando il nostro Paese sui binari delle democrazie occidentali: con la riconferma degli aiuti all'Ucraina, con la difesa dei principi dello Stato di diritto, con l'allarme sulla disinformazione armata dalla propaganda russa, con la richiesta di un processo di pace in Medio Oriente che veda finalmente in Israele e Palestina due popoli e due Stati.

 

Poche ore dopo una riunione così importante, che seguiva giorni di sbandamenti soprattutto del vicepremier Matteo Salvini e del suo partito, La Verità titolava in prima pagina sul "piano del Colle per fermare Meloni", raccontando che un consigliere di Sergio Mattarella starebbe tramando in favore del centrosinistra. E attribuendo le sue presunte dichiarazioni — con un incomprensibile salto logico — direttamente al capo dello Stato.

 

VOLODYMYR ZELENSKY - SERGIO MATTARELLA

[…] L'osservazione di quelle carte scoperte impone alcune domande.

 

Perché la maggioranza di governo — dopo aver preso di mira la magistratura ordinaria e contabile, la Consulta, l'autorità anticorruzione, perfino l'Istat e la Banca d'Italia ree, Giancarlo Giorgetti dixit, di "averci massacrato" — ha messo nel mirino la presidenza della Repubblica?

 

È evidente che ci sono divisioni anche dentro Fratelli d'Italia e che — a esempio — la posizione del ministro della Difesa Crosetto è molto più in linea col Colle che con i sovranisti modello Trump, ma al netto di queste differenze, da che parte sta la premier?

 

giorgia meloni e sergio mattarella - consiglio supremo della difesa

È una domanda ormai consueta: Meloni sta con l'Ucraina fino in fondo o è pronta a cedere alla visione identica di Salvini e Orbán? Sta con l'Unione europea o con chi — come Trump — vuole distruggerla?

 

Crede nello Stato di diritto che si fonda sulla divisione dei poteri e quindi sulla necessità di rispettare i contropoteri, o vuole disfarsi del giudizio del Colle come di quello della magistratura quando non le dà ragione? Non sono domande retoriche.

 

Meriterebbero risposte. La premier avrebbe potuto darle ieri nel comizio di Padova, ma ha continuato a magnificare un partito coeso e un Paese in ripresa che non c'è. Lasciando ancora una volta i fatti fuori dal suo racconto.

 

LO “STUPORE” DI MATTARELLA: PALAZZO CHIGI NON POTEVA NON SAPERE

Estratto dell’articolo di Ugo Magri per “La Stampa”

 

[…] Garofani non è una figura qualunque. Assolve l’incarico di segretario del Consiglio supremo di Difesa. Ed è a suo modo straordinario, quasi un ossimoro, che il coordinatore operativo di questo organismo delegato a sovrintendere la sicurezza nazionale venga, proprio lui, accusato dal partito della premier di destabilizzare gli equilibri politici. Come osserva Osvaldo Napoli, vecchio navigatore, la portavoce russa Maria Zakharova ne sarà piuttosto soddisfatta. […]

 

 

FRANCESCO SAVERIO GAROFANI ALLA DIREZIONE NAZIONALE PD NEL 2008 - FOTO LAPRESSE

NELL’EUROPA DEI CACASOTTO MATTARELLA TIRA FUORI GLI ATTRIBUTI – IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, NEL GIORNO DEL LUTTO NAZIONALE TEDESCO, A 80 ANNI DALLA FINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE, TIENE UN DISCORSO CHIARISSIMO AL BUNDESTAG: UN CEFFONE A TRUMP, PUTIN, NETANYAHU E A CHI CHUNQUE CALPESTI IL DIRITTO INTERNAZIONALE – MATTARELLA PARLA CHIARAMENTE DELLA RESPONSABILITA’ DELL’ITALIA NEGLI ORRORI CAUSATI DAL NAZIFASCISMO E SI SCAGLIA CONTRO CHI VUOLE DISTRUGGERE L’UE: “NON LASCIAMO CHE OGGI IL SOGNO EUROPEO VENGA LACERATO DA EPIGONI DI TEMPI BUI. LA PACE NON È FRUTTO DI RASSEGNAZIONE. SE VUOI LA PACE, DEVI COSTRUIRLA E PRESERVARLA” – MARZIO BREDA: “IL SOTTINTESO DEL CAPO DELLO STATO VA TRADOTTO COSÌ: NON C’È ALCUN BISOGNO DI RICETTE ‘MAGA’ NELLA UE”

https://www.dagospia.com/politica/nell-europa-dei-cacasotto-mattarella-tira-fuori-gli-attributi-attacca-454171

FRANCESCO SAVERIO GAROFANI

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