emmanuel carrere marco travaglio

“LA MIA FORMA DI ESPRESSIONE È FIRMARE QUELLO CHE HO SCRITTO IO” – EMMANUEL CARRERE, ORMAI PARIOLINO D’ADOZIONE, SI FA INTERVISTARE DA MARCO TRAVAGLIO E LIQUIDA IN GRANDE STILE LA POLEMICA SU ERRI DE LUCA E DE GREGORI: “MI FIDO POCO DELLE MIE STESSE OPINIONI. FATICO AD AVERNE. NON SONO A MIO AGIO CON LE PRESE DI POSIZIONE TROPPO NETTE. NON FIRMO PETIZIONI. IL MIO MODO DI RAPPORTARMI AL REALE È FARE UN REPORTAGE, CERCARE DI CAPIRNE LA COMPLESSITÀ ATTRAVERSO I CASI E LE VITE DEGLI INDIVIDUI. NON MI PIACE FIRMARE QUELLO CHE HANNO SCRITTO ALTRI, ANCHE SE È BEN SCRITTO” – I DIECI ELETTROCHOC, IL LIBRO ‘KOLCHOZ’, IL RAPPORTO CON LA MADRE E CON LA VERITÀ, LA DEMOCRAZIA E LA FIGURA CHE GLI ISPIRA FIDUCIA: “TROVO CHE I PAPI, IL PRECEDENTE E IN UN CERTO MODO L’ATTUALE, FACCIANO SENTIRE LA VOCE DELLA CHIESA IN MODO CONVINCENTE IN UN MOMENTO DI VIOLENZA E DI FOLLIA. LA PAROLA CRISTIANA HA UN SENSO…” - VIDEO

 

CARRERE, IL PARIOLINO – LO SCRITTORE FRANCESE SI È TRASFERITO A ROMA PER UN ANNO: ABBRONZATISSIMO, SI AGGIRA PER I PARIOLI COME UN VERO “LOCAL” (TRANNE LE BIRKENSTOCK) – L’INTERVISTA AL “FOGLIO” TRA COLAZIONI AL BAR DEL CIGNO E PASSEGGIATE A VILLA ADA

https://www.dagospia.com/cronache/carrere-pariolino-scrittore-francese-si-e-trasferito-roma-per-anno-476142

 

“LE VERITÀ CHE FANNO SOF­FRIRE, I DIECI ELET­TRO­CHOC E MACRON CHE NON VEDE L’ALTRA FRAN­CIA”

Estratto dell’articolo di Marco Travaglio per “il Fatto quotidiano”

 

emmanuel carrere intervistato da travaglio.

Emmanuel Carrère, in Kolchoz scrivi che vorresti fare del tuo racconto “un monumento di pietà filiale” per tua mamma Hélène, grande studiosa della Russia, morta nel 2023 a 94 anni. Ma anche che i tuoi libri provocano dolore: dopo La vita come un romanzo russo tua mamma ti tolse il saluto per anni e Yoga fece infuriare la tua ex moglie. La tua “feroce esigenza di verità” vale questi prezzi?

La verità viene prima di tutto?

No. Uno scrittore non ha tutti i diritti: la regola è non far mai soffrire persone private. Ma io questa regola l’ho violata in quei due libri. Credo nella morale, so cos’è bene e cos’è male, ma a volte agisco male. Come San Paolo: ‘Perché, Signore, faccio il male mentre voglio fare il bene?’.

 

Per fortuna non l’ho fatto spesso. E quando l’ho fatto, ero mosso da una necessità, non da un desiderio infantile di provocare.

 

EMANUEL CARRERE DA BAMBINO CON I FRATELLI E LA MADRE HELENE

E quando ti capita poi ti scusi o no? Uno scrittore può giocare tra fiction e realtà.

Be’, io non ho un grande margine di manovra poiché non scrivo fiction: quello che racconto è vero. Quindi non posso barare dicendo ‘Ma no, era fiction...’. Questa scappatoia non ce l’ho. Un romanzo russo ha ferito la mia compagna dell’epoca, ma poi abbiamo fatto pace; ha ferito mia madre e ho fatto pace anche con lei, che un giorno mi disse: ‘In fondo credo che tu abbia fatto bene a scrivere’. Invece con la mia ex moglie non ho fatto pace. E lo rimpiango.

 

Qual è la prima scena che ricordi della tua vita?

 Quella che racconto in Kolchoz: la felicità infantile di scalare un cuscino dietro cui c’è mia madre che lo tiene, fa capolino e io rido come un matto. Una sorta di felicità assoluta che ho provato a ripetere con i miei figli. In ogni infanzia ragionevolmente felice ci sono ricordi così. Avrò avuto un anno, un anno e mezzo. Normalmente non si conservano ricordi di un anno. Quindi è un ricordo un po’ falso e ricostruito. Ma è vero lo stesso. Forse.

 

[…] Le tue storie le vai a cercare o ti arrivano addosso?

marco travaglio durante l intervista a emmanuel carrere.

Grande domanda. Di soggetti interessanti ce ne sono a migliaia, sempre, dappertutto. Ma devi trovare quello che ti fa dire molto pretenziosamente: ‘Posso raccontarlo solo io, è per me e per nessun altro’. Questo è il difficile: un misto di ‘cerco’ e ‘arriva’. L’avversario è tratto da un fatto di cronaca terribile, ma è anche un soggetto relativamente semplice. Tutti lo leggono sui giornali, ma tu ti dici: ‘Tocca a me farlo’. Invece un soggetto che sono fiero di aver individuato io è Limonov. Due amici e l’editore spagnolo mi dicevano: ‘Ma perché un libro su un piccolo fascista russo sconosciuto?’. Invece è un mio piccolo orgoglio.

 

[…] Non tutti i giornalisti sono scrittori, anzi. Ma esistono scrittori che non siano anche giornalisti?

 Lavoro come giornalista da quasi 50 anni. Iniziai con le critiche cinematografiche a 18-19 e da allora ho fatto tutto, fino ai reportage. Per me non fa alcuna differenza scrivere un libro o un reportage: scrivo esattamente allo stesso modo. Anche perché ho la fortuna e il lusso di scrivere per giornali che mi danno una grande libertà. E la prima libertà è lo spazio: per un reportage un po’ elaborato, sfumato, serve spazio.

MACRON DALLOZ CREATIONS

 

L’ultimo è il ritratto di Macron sull’aereo presidenziale. Il presidente si cambia d’abito, ti si presenta con la t-shirt attillata e mostra i bicipiti muscolosi.

Sì sì, è vero! Penso che faccia molti pesi, molti manubri. E che abbia una bella dose di narcisismo. È un uomo molto intelligente e anche colto, ma ogni volta che ci parlo non trovo che dica cose molto interessanti. Le dice bene, con molta eleganza e umorismo, è cool, intorno a lui c’è una sorta di cultura della coolness, ma non appassiona. È un po’ la ‘lingua di legno’ della politica. […]

 

Hai mai detto per chi voti?

EMMANUEL CARRERE - KOLCHOZ

Nessuno me l’ha mai chiesto, ma l’ultima volta ho votato Macron. È il candidato perfetto per quelli come me: i borghesi, le persone che stanno bene. Vuole il bene della Francia, è intelligente e non ci fa vergognare all’estero.

 

Ma ci sono più persone che stanno male che persone che stanno bene. E chi sta male non ama Macron. Penso che lui non capisca perché non lo amano. Crede che sia perché è in anticipo sui tempi e si irrita pensando che la gente non sia intelligente quanto lui. Così moltissimi francesi hanno l’impressione che lui non sappia nemmeno che esistano.

 

Non vede l’altra Francia.

Ah no, sicuro. E questo gli è fatale. Mi ricorda Valéry Giscard d’Estaing, stesso tipo umano: intelligente, brillante, modernizzatore, ma a un certo punto tutta la Francia lo vide come un arrogante che non capiva niente. Ecco: Macron è esposto allo stesso destino.

erri de luca

 

In Francia li chiamate intellò engagé. Ora in Italia c’è una polemica per ciò che su Gaza ha detto Erri De Luca e non ha detto Francesco De Gregori. Come se l’artista e l’intellettuale dovesse sempre prendere posizione e sempre la stessa. Tu come ti regoli quando ti chiedono di firmare appelli, di partecipare a campagne, di schierarti?

Penso che ci siano due famiglie di giornalisti. Quelli da commento, opinione, analisi, editoriale; e quelli da reportage. Io non ho nulla contro la prima scuola, ma appartengo alla seconda. Mi fido poco delle mie stesse opinioni. Fatico ad averne. Sono molto influenzabile dall’ultimo che ha parlato. Quindi non sono a mio agio con le prese di posizione troppo nette.

 

Non firmo petizioni. Il mio modo di rapportarmi al reale è fare un reportage, cercare di capirne la complessità attraverso i casi e le vite degli individui. Ricordo di aver firmato un appello per un giornalista allontanato dal video, pensando di aiutarlo: nulla a che vedere con le petizioni sui grandi temi politici. La mia forma di espressione è firmare quello che ho scritto io. Non mi piace firmare quello che hanno scritto altri, anche se è ben scritto.

 

francesco de gregori

Perché non sei sui social?

No. Ci ho provato, sono stato su Facebook, Instagram, Twitter, ma per tre settimane. Poi ho smesso: portano via troppo tempo. C’è già il telefono, WhatsApp, le email, leggo un po’ i giornali... Certo, mi perdo qualcosa in termini di informazione e di esperienza comune.

 

Che effetto ti fa vedere gran parte della popolazione mondiale risucchiata dai telefonini, senza più il tempo per leggere un libro?

In treno, in metropolitana, se uno legge un libro in mezzo a chi fa scrolling su Instagram è visto come un animale da zoo.

 

Per fortuna molti giovani, anche italiani, ti leggono.

L’accoglienza eccezionale che ricevono i miei libri in Italia mi tocca e mi sorprende. Se mi chiedessero il posto dove vorrei che i miei libri fossero più letti e amati, risponderei l’Italia.

EMMANUEL CARRERE

 

Tu invece cosa leggi?

Molti libri e molto vari. Cose che mi permettono di capire il mondo e poi letteratura. Ora mi trovo in Italia per un po’ e mi sforzo di fare progressi in italiano. Leggo scrittori italiani, con alcuni ho stretto amicizia: Sandro Veronesi, Emanuele Trevi, Niccolò Ammaniti.

 

Tu parli dei libri come di un “dono degli dei”. Sei politeista o è un modo di dire?

Faccio fatica a dire ‘Dio’ al singolare perché ho l’impressione che sia una parola da credente e io non mi sento affatto credente, anche se mi sento profondamente legato al Vangelo; ma non c’è bisogno di essere credenti per essere toccati dal Vangelo. Il Vangelo non formula dottrine o dogmi, ma leggi profonde della vita. Dire ‘gli dei’, anche se non ce ne sono più, mi sembra più leggero.

CARRERE

 

Nelle tue vene scorrono i fiumi russi, tedeschi, georgiani, francesi e hai uno zio napoletano. Non ti senti mai un po’ apolide?

Ah no, totalmente francese. Come mia madre che, pur legata alle sue origini, purtroppo non ci ha insegnato il russo. Sono un abitante della lingua francese, che è l’unico posto dove mi sento veramente ‘io’.

 

Ti capita mai sentir uscire in te un po’ di Russia?

In questo la vodka aiuta...

 

Qual è la cosa che ti spaventa di più nel mondo? Il ritorno delle religioni come motori dei conflitti, la normalizzazione della guerra, la crisi morale dell’Europa e dell’Occidente?

Tutto quello che hai elencato. Il problema più enorme è la fine della democrazia: è grave per noi Paesi democratici, al di fuori di noi non importa a nessuno. Poi la catastrofe climatica sempre più irreversibile. E l’intelligenza artificiale, la minaccia a molto più breve termine: stravolgerà l’umanità in due-tre anni e non abbiamo la minima idea di come sarà. Il momento in cui le macchine saranno più efficaci dell’uomo alcuni dicono che arriverà nel 2030, altri nel 2027, altri dicono che è già successo e non lo sappiamo.

 

Chat Gpt già sforna articoli e romanzi “alla maniera di”. Anche alla maniera di Carrère. Che effetto ti fa?

libri intelligenza artificiale. 6

Ci ho provato, ovviamente. E il risultato non è ancora molto convincente: è uscita una mia caricatura, anche se abbastanza somigliante. Ma questo oggi: tra due anni non si sa. Noi che scriviamo pensiamo di avere una sorta di ‘magia’ inimitabile, ma penso che ci facciamo delle illusioni.

 

C’è una figura nel mondo che ti ispira fiducia o siamo in mano a ciechi in mezzo al buio?

Trovo che i papi, il precedente e in un certo modo l’attuale, facciano sentire la voce della Chiesa in modo convincente in un momento di violenza e di follia. La parola cristiana ha un senso ed entrambi i papi svolgono bene il loro ruolo.

 

[…] Parlando di tuo zio e delle sue memorie che non ricordavi di avere letto, confessi di avere dei buchi nei tuoi ricordi, dovuti alla depressione e agli elettrochoc. Quanti ne hai subiti?

Credo dieci. Ma non sono più la barbarie di un tempo, ora sono totalmente indolori. Si pensa a Qualcuno volò sul nido del cuculo, ma la psichiatria moderna adotta una forma diversa, molto efficace. Mi è stata utile in una depressione profonda: anche se mi ha un po’ fucilato la memoria, fa parte dell’arsenale terapeutico nei casi difficili.

emmanuel carrere intervistato da travaglio 4

 

La tua è una famiglia di longevi, quindi accadrà molto tardi. Ma, quando sarà, quale epitaffio vorresti sulla tua lapide? E come vorresti essere ricordato?

Un mio amico morto due anni fa ha chiesto di scrivere sulla sua tomba: ‘Io non c’entro niente’. E Yasmina Reza ha detto: ‘Mi piacerebbe continuare a essere letta durante la vita dei miei figli’. Ecco, anche a me basterebbe che i miei libri durassero finché vivono i miei figli.

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