abel ferrara asia argento

“QUANDO GIRAVO ‘IL CATTIVO TENENTE’ ERO UN TOSSICO SENZA SPERANZA, DIPENDENTE DAL CRACK” – SESSO, COCAINA E ALCOL: VITA, PARANOIA E RESURREZIONE DEL REGISTA ABEL FERRARA – QUANDO ASIA ARGENTO SI INFILÒ NEL SUO LETTO: “MI CHIAMÒ E MI DISSE: 'SONO A UN ISOLATO DA TE CON UNA BOTTIGLIA DI VODKA. QUAL È IL CITOFONO?' MISE I VESTITI NEL MIO CASSETTONE, SPENSE LA LUCE E SI INFILÒ SOTTO LE COPERTE. UN GIORNO MI SVEGLIAI E LEI ERA SPARITA. AVEVA DISTESO I PETALI DELLE ROSE CHE LE AVEVO COMPRATO IN UNA SCIA, FINO ALLA PORTA D’INGRESSO. MOLTO TEMPO DOPO MI DISSE CHE È QUANDO SI STA INNAMORANDO DI UNA PERSONA CHE COMINCIA A TRADIRLA” – IL DEBUTTO FLOP CON UN FILM PORNO ("LE 9 VITE DI UNA FIGA BAGNATA": "SBAGLIA L'ATTORE") E LA PASSIONE PER IL CINEMA DI PIER PAOLO PASOLINI... - VIDEO

 

Estratto dell'articolo di Valerio Cappelli per il “Corriere della Sera”

 

abel ferrara

Abel Ferrara sa come si balla tra le gocce di pioggia. È il poeta maledetto dei nostri tempi. «Abel è la prima vittima del mondo di Dio», scrive nella struggente autobiografia, Scene. Il suo cinema visionario e selvaggio, fatto di up&down, è il viaggio di un artista «contro» che colpisce lo spettatore e lo fa riflettere.

 

Trasforma violenza, dolore e caos in racconto per immagini, ha attraversato il suo Rubicone più volte. Era fuori come un balcone. Ora i veleni di droga e alcol sono un ricordo. Abel Ferrara non è un regista: è un mondo.

 

Siamo con Abel grande cuore al Brick Space, dove sorseggia dell’acqua. È il suo rifugio romano dove la barman cinese dopo un secondo ti tratta da amico e ti chiama per nome, nella multietnica piazza Vittorio, caotica e sensuale come i suoi film. [...]

 

Abel, i suoi primi passi nel cinema?

«Vengo dal Bronx, una specie di zona di guerra abitata da lavoratori del Sud Italia. Avevo i capelli lunghi e un’aria da folle. E avevo bisogno di soldi per il mio film. Era il 1975. Matty Ianniello controllava il gioco d’azzardo, i furti negli appartamenti, le truffe finanziarie, le carte di credito false.

 

Dove c’era l’illecito c’era lui. Conoscevamo entrambi la vita di strada. Ci presentò mio padre, pensando fosse il momento di farmi conoscere da chi poteva darmi una mano. Se non fossi cresciuto sentendo quella parlata non avrei capito nulla». [...]

asia argento abel ferrara

 

Come arrivò suo nonno a New York?

«Era di Sarno, si chiamava Abel come me, raggiunse Napoli a piedi. C’è sempre qualcosa di Cristoforo Colombo negli italiani. Non voleva più raccogliere pomodori nel caldo asfissiante e prese una nave per New York, nemmeno in terza classe:

 

passeggero clandestino. Era onesto e stacanovista, senza aspetti criminali. Mio padre tenne l’aspetto stacanovista e aggiunse quello criminale. Era un duro che non arretrava mai. Una volta mi fissò come un agente della Omicidi e disse a mia madre: Il pezzo grosso è tornato da Hollywood».

 

Il suo debutto?

«Avevo 24 anni. Un film a luci rosse. Il problema è che l’unico attore porno reclutato fu un disastro, gli stavo dando 300 dollari per spassarsela.

 

Ero furibondo, se la svignò dalla scala antincendio. Il set di 9 Lives of a Wet Pussy fu la mia scuola. Ci attaccavamo ai lampioni per prelevare corrente. Ma il porno non faceva per me, era contro la mia natura. In ogni caso al cinema non puoi mai sottilizzare troppo sulla provenienza dei soldi, mai rifiutato un centesimo da qualunque fonte arrivasse».

abel ferrara

 

Il suo primo grande successo avvenne mentre stava toccando il fondo.

«Ero dipendente da crack quando, nel ’92, giravo Il cattivo tenente. La gente è convinta che sia un film sulla redenzione, ma la redenzione è un viaggio, non una destinazione. In fin dei conti, quello è un manuale su come distruggere la propria vita con l’alcol e la cocaina.

 

Quanto a me, divenni un tossico. Lo terminai in una situazione senza speranza. Desiderio, paranoia, alienazione. Ero seduto davanti a casa mia come se stessi fumando una sigaretta. All’angolo c’erano gli Alcolisti anonimi. La cura era a 50 metri da me ma non riuscivo a vederla, e fu così per parecchio tempo». [...]

 

Capitolo Asia Argento.

«William Gibson mise New Rose Hotel dentro racconti brevi. Otto pagine in cui riuscivi a sentire l’odore di Sandii, la protagonista. Un insieme di flashback in cui lo stesso evento accadeva diverse volte.

 

Non ricordo chi caldeggiò il nome di Asia. Lei mi disse che conosceva il mio cinema fin da ragazzina. Mi chiamò, le dissi di chiamare il casting per l’appuntamento. Mi rispose: sono a un isolato da te con una bottiglia di vodka. Qual è il citofono?».

 

E poi?

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«Asia si tirò dietro la valigia, mise i vestiti nel mio cassettone, entrò in bagno. Io non mi ero mosso dalla poltrona, mi sembrava di stare a teatro. Asia spense la luce e si infilò sotto le coperte. Alle sei del mattino dovevamo girare. Per tutto il giorno Asia restava Sandii, musa e amante di Willem Dafoe.

 

Mi sentivo in Paradiso. Un giorno mi svegliai e lei era sparita. Aveva disteso i petali delle rose che le avevo comprato in una scia, fino alla porta d’ingresso. Molto tempo dopo mi disse che è quando si sta innamorando di una persona che comincia a tradirla». [...]

 

Ha dedicato un film a Pasolini.

«Le informazioni su di lui a New York arrivavano col passaparola. Non c’erano film in streaming. Vidi il Decameron e fui folgorato da quel cinema libero, spontaneo, anticonvenzionale.

 

Pasolini nel mio pantheon prese il posto di Godard. Poi arrivò il 1975. L’omicidio. Non era James Dean che si schiantò sull’auto. Niente era paragonabile all’essere schiacciati dalla propria auto da un marchettaro accanto al vecchio idroscalo di Ostia».

 

Come smise con la droga?

abel ferrara

«Devo ringraziare la compassione del popolo italiano. Sono andato a vivere a Roma dopo le Torri Gemelle, nel 2001, l’America non tutelava più la libertà dell’artista, è qualcosa che non attiene alla cultura americana, gli investitori latitavano. E devo ringraziare Salvatore Ruocco.

 

Era un boxeur fino a quando sferrò un pugno all’arbitro, fu squalificato e si buttò nel cinema. Ha recitato in alcuni miei film. Mi chiama fratello ma siamo più padre-figlio. Mi portò in un posto sulle montagne sopra Napoli, sovvenzionato dallo Stato, in Usa una clinica per disintossicarti può chiederti 100 mila dollari al mese. Avevo accanto ragazzi che imparavano a riparare auto o a lavorare il legno».

abel ferrara scene cover

 

Com’era la vita al centro?

«Il metodo non era basato sulla disciplina ma sull’amore. Alle dieci di sera staccavano la luce, anche se io avevo una lampada a batteria per il mio stato di vip. Niente Internet o cellulare. Nel caldo, non riuscivo a dormire più di dieci minuti. Mi procuravo libri a peso, belli grossi, senza vedere l’autore.

 

Adesso capivo Moby Dick. Burroughs e Poe cominciarono a non andarmi più a genio, ero a disagio nel sentire droga e alcol in pagine che avevo adorato. Un giorno, al canto di un gallo, respirai l’aria pulita, ero tornato il ragazzino che andava in bici in campagna.

 

Mi sentii così bene che pensai che ci fosse qualcosa che non andava in me. A colazione, i ragazzi del centro mi videro e capirono. E mi abbracciarono». [...]

 

harvey keitel il cattivo tenenteil cattivo tenenteharvey keitel il cattivo tenente

asia argento abel ferraraSalvatore Ruoccosalvatore ruocco in una scena di take five di guido lombardi abel ferrara 1abel ferrara 4asia argento abel ferrara 1abel ferrara e giulio base sul set di il vangelo di giuda asia argento willem dafoe set abel ferrara 1abel ferrara; cristina chiriacasia argento abel ferrara stefania roccaasia argento abel ferrara stefania rocca 1abel ferrara claudia geriniabel ferrara 6film padre pio abel ferrara 12abel ferrarapadre pio di abel ferrara 1abel ferrara 1abel ferrara 2asia argento abel ferrara 2pasolini di abel ferrara 31cristina abel ferrara e la figlia annaabel ferraraWelcome to New York - Abel FerraraAbel Ferraraabel ferrara gerard depardieu et x

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