giangiacomo feltrinelli

GIANGIACOMO FELTRINELLI MORÌ PER UN INCIDENTE DURANTE LA PREPARAZIONE DI UN ATTENTATO, OPPURE FU ASSASSINATO? NEL GIORNO DEL CENTENARIO DELLA SUA NASCITA RESTANO I DUBBI SULLA FINE DELL’EDITORE CHE VOLEVA FARE LA RIVOLUZIONE - IL SUO CORPO VENNE TROVATO DILANIATO AI PIEDI DI UN TRALICCIO DELL'ALTA TENSIONE ALLA PERIFERIA DI MILANO. ACCANTO A LUI, CANDELOTTI DI DINAMITE. RESTANO I DUBBI SULLA SUA SCOMPARSA. COME MAI LE SUE MANI ERANO INTATTE DOPO AVER MANEGGIATO ESPLOSIVI? SECONDO I PERITI ALCUNE DELLE LESIONI RISCONTRATE SUL SUO CADAVERE NON POSSONO ESSERE ASCRITTE AD ESPLOSIONE – LE TRE TEORIE SULLA SUA FINE, L'INTERESSE DELLA CIA E DEI SERVIZI SEGRETI ISRAELIANI E LE PAROLE DI MONTANELLI: “L’IDEOLOGIA NON C'ENTRA PER IL SEMPLICE MOTIVO CHE QUESTO RAGAZZO NON ERA IN GRADO DI CAPIRNE NESSUNA..."

Mattia Giopp per corriere.it - Estratti

 

Cent'anni fa nasceva Giangiacomo Feltrinelli: milionario, comunista, bombarolo mancato. E ancora oggi nessuno sa con certezza come morì

 

C'è una fotografia della terza moglie Inge Schönthal che lo ritrae a Cuba, accanto a Fidel Castro. L’italiano con folti baffi, il cubano con la barba. Per entrambi, un tratto distintivo. Feltrinelli sorride. Ha trentasette anni, è l'editore più famoso d'Italia, ha già pubblicato Il Dottor Zivago e Il Gattopardo, ha trasformato una casa editrice milanese in un motore culturale senza precedenti per la sinistra europea del dopoguerra.

giangiacomo feltrinelli

 

E ora è lì, nell’isola dove la guerriglia rivoluzionaria ha avuto successo. Ufficialmente per siglare un accordo per la pubblicazione delle memorie del leader cubano. Ma, forse, anche per imparare qualcosa, qualcosa che avrebbe potuto usare una volta rientrato in Italia.

 

Otto anni dopo, il suo corpo viene trovato dilaniato ai piedi di un traliccio dell'alta tensione a Segrate, periferia nord-est di Milano. Accanto a lui, candelotti di dinamite.

 

«Alle 15,30 del 15 marzo 1972, viene scoperto a Segrate, alle porte di Milano, il cadavere di un uomo sotto un traliccio. Ha il ventre dilaniato dalla dinamite. Lo scoppio gli ha troncato di netto una gamba. È Giangiacomo Feltrinelli».

 

morte giangiacomo feltrinelli segrate candelotti di dinamite

Si apre così uno dei tanti articoli sulla morte di Feltrinelli conservati nell’archivio del Corriere della Sera. In realtà, ci vorranno alcuni giorni prima che l’identità dell’editore venga resa pubblica. Al momento della morte, infatti, ha addosso documenti falsi intestati a un certo Vincenzo Maggioni. La prima a identificarlo ufficialmente è la moglie Inge, convocata in piena notte per il riconoscimento del cadavere.

 

Venerdì 19 giugno, nel giorno del centenario della sua nascita, la domanda che ha attraversato mezzo secolo di storia italiana resta aperta: Giangiacomo Feltrinelli morì per un incidente durante la preparazione di un attentato, oppure fu assassinato?

 

(..) Da giovane è un grande sostenitore del fascismo ma, nel ’44, il suo credo politico dà una decisa sterzata a sinistra. Si sposta a Roma, e prende parte attivamente alla Resistenza. Terminata la guerra torna a Milano dove, nel ’48, inizia la costruzione di una biblioteca che raccolga documenti utili a ricostruire la storia del movimento operaio: è la futura Fondazione Feltrinelli.

 

giangiacomo feltrinelli fidel castro

Nel 1955 nasce ufficialmente la Giangiacomo Feltrinelli Editore, e il successo è quasi immediato: nel ’57 la casa editrice pubblica in anteprima mondiale Il Dottor Zivago dell’autore russo Boris Pasternak, l’anno dopo è la volta de Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. La pubblicazione di Pasternak, considerato ostile dall’Unione Sovietica, segna l’inizio della rottura di Feltrinelli con il Partito Comunista Italiano, di cui era membro dal ’47, che gli ritira la tessera.

 

La frattura si allarga negli anni successivi. Feltrinelli, come molti altri all’epoca, crede che Palmiro Togliatti abbia tradito gli ideali rivoluzionari. Iniziano i viaggi a Cuba e in Sudamerica, che lo porteranno anche ad essere arrestato in Bolivia, nel 1967.

 

L’editore è convinto che un golpe neofascista, sul modello di quello dei colonelli in Grecia, sia imminente anche in Italia. Nel ’68 pubblica il suo pamphlet Persiste la minaccia di un colpo di stato in Italia!. L’anno dopo, la strage di piazza Fontana. Inizialmente la colpa viene data agli anarchici: si scoprirà solo molti anni dopo che dietro all'attentato c'erano, invece, gruppi di estrema destra.

 

La clandestinità e la morte

morte giangiacomo feltrinelli segrate tralicci alta tensione

Sentita alla radio la notizia della strage, e venuto a sapere che la polizia presidia l’ingresso della casa editrice, si dà alla clandestinità. In un’intervista per spiegare i motivi delle sue scelte, è tra i primi a suggerire che dietro le stragi possa esserci il terrorismo nero e non gli anarchici, e a usare il termine «strategia della tensione». Lancia un avvertimento: «Mi riprometto di intervenire più direttamente nello sviluppo degli avvenimenti»

 

In pochi, però, credono che Feltrinelli possa davvero essere una figura attiva della sinistra extraparlamentare: al massimo, un finanziatore. I soldi, d’altronde, non gli mancano.

 

Da quel momento, scompare dai radar. Si nasconde soprattutto in Austria, in Carinzia, nella tenuta di famiglia. Ma questo si saprà solo dopo la sua morte. Dell’editore milanese non si hanno più notizie fino a quella tragica notte del 14 marzo, quando l’esplosione lo riporta al centro delle cronache nazionali.

luigi stringhetti

 

Appena la notizia della morte di Feltrinelli viene resa pubblica le ipotesi di un complotto cominciano ad inseguirsi. Siamo nel pieno degli anni di piombo: le operazioni che oggi chiameremmo «false flag» sono all’ordine del giorno.

 

Per stampa e opinione pubblica le tesi sono sostanzialmente tre. Per alcuni Feltrinelli sarebbe a capo di una rete di persone e gruppi terroristici di estrema sinistra, e la sua morte sarebbe stata una conseguenza della sua goffaggine nel maneggiare l’esplosivo.

 

Per altri, si tratterebbe di una messinscena, un omicidio politico per distogliere l’attenzione dagli attentati neofascisti e le responsabilità dello Stato. A supporto di questa tesi arrivò anche una lettera firmata da un nutrito gruppo di intellettuali, capeggiati da Camilla Cederna. Per loro, Feltrinelli sarebbe stato trasportato a Segrate contro la sua volontà, probabilmente drogato, e ucciso facendo attenzione a lasciarne ben riconoscibile il volto.

 

Ultimo, il pensiero intermedio, che è anche il più condiviso: simpatizzante dell’estrema sinistra sì, parte attiva del meccanismo no, eccetto il tentativo di sabotaggio che gli si rivelò fatale.

 

giangiacomo feltrinelli

Emblematica la disamina di Indro Montanelli (che in quanto amico di Luigi Barzini jr, secondo marito della madre di Feltrinelli e storico inviato di questo giornale, lo conosceva da quando era piccolo) sulla Domenica del Corriere del marzo '72: «Posso garantire che l’ideologia non c'entra per il semplice motivo che questo ragazzo non era in grado di capirne nessuna (…). Non dategli del delinquente. Non lo era. Era soltanto un ragazzo di poca testa, che ha fatto il terrorista perché oggi questa è l'unica attività che “fa notizia”».

 

 

Sono diverse le zone d’ombra nello svolgimento delle indagini. Che, inizialmente, vengono affidate ad Antonio Bevere, salvo poi essere rimosso dall’incarico perché, si dice, «troppo di sinistra».

 

Il timone passa al giovane magistrato Guido Viola: scartata rapidamente la tesi dell’omicidio in seguito alle analisi tossicologiche, che escludevano la possibilità che Feltrinelli fosse stato drogato, procede lungo la pista dell’incidente durante un tentativo di attentato. Lo scopo sarebbe stato causare un blackout in un’ampia area di Milano, forse per disturbare lo svolgimento del XIII congresso del Pci, previsto in quei giorni in città.

giangiacomo feltrinelli documenti falsi

 

Viene invece completamente ignorata un’altra perizia medico-legale, redatta dai professori Gilberto Marrubini e Antonio Fornari. «Dobbiamo far rilevare come alcune delle lesioni riscontrate sul cadavere di Giangiacomo Feltrinelli non possano e non debbano automaticamente ed acriticamente essere ascritte ad esplosione», affermano i periti.

 

Sul corpo e sul cranio dell’editore ci sono, infatti, numerosi segni di trauma che gli investigatori imputano alla caduta dal traliccio. Per Marrubini e Fornari la spiegazione è un’altra: un’aggressione o un pestaggio, con Feltrinelli che sarebbe stato colpito alle spalle, ben prima dell’esplosione.

 

Un altro dubbio riguarda le mani del cadavere. Se la detonazione fosse avvenuta mentre il presunto terrorista maneggiava la dinamite, dovrebbero essere maciullate. Invece, sono praticamente intatte, quasi fossero state legate dietro la schiena: a sostegno di questa tesi, un grosso livido con escoriazione sul polso destro. La perizia, come detto, non viene presa in considerazione.

 

INGE GIANGIACOMO FELTRINELLI

Nonostante i dubbi dell’opinione pubblica, gli elementi a carico di Feltrinelli si accumulano. Vengono trovati testimoni, collaboratori e covi: emerge una struttura di sinistra extraparlamentare ampia e (relativamente) coordinata. Sono i Gap, gruppi d’azione partigiana, creati all’inizio del 1970 dallo stesso editore milanese ricalcando la sigla dei Gruppi d’azione patriottica, attivi durante la Resistenza.

 

(...)

Un notevole impatto hanno le dichiarazioni del bandito sardo Graziano Mesina. Il campione di evasioni conferma, infatti, di essere stato contattato alcuni anni prima da Feltrinelli per diventare il leader dei «guerriglieri sardi»: nella sua visione, l’editore voleva trasformare la Sardegna nella «Cuba italiana», attraverso strategie di guerriglia apprese nei suoi viaggi in Sudamerica. Inutile specificare che il progetto non andò in porto.

 

Mesina rifiuta di partecipare al piano nonostante le cospicue offerte in denaro, e cita l’intervento di un membro del Sid (Servizio informazione difesa) che lo contattò per capire chi ci fosse dietro all’iniziativa. È la prima volta che i servizi segreti fanno la loro comparsa ufficiale nella storia: sul loro ruolo torneremo più avanti.

 

GIANGIACOMO INGE FELTRINELLI

A convincere definitivamente la procura della dinamica accidentale dello scoppio due anni dopo, nel ’74, è un nastro ritrovato in un covo delle Brigate Rosse a Robbiano di Mediglia in cui tale Gunther (vero nome Ernesto Grassi), compagno di Feltrinelli presente a Segrate la sera dell’esplosione, racconta la sua versione dei fatti.

 

«All’inizio Osvaldo (nome di battaglia di Feltrinelli, ndr) ha i candelotti di dinamite in mezzo alle gambe. (…) È in questo momento che quello a mezz’aria sul traliccio (secondo indagini e testimonianze erano due gli uomini presenti con l’editore, ndr) sente uno scoppio fortissimo. Guarda verso l’alto e non vede nulla. Guarda verso il basso e vede Osvaldo a terra, rotolante».

 

gruppo 63 con al centro giangiacomo feltrinelli

A riconferma arrivano le parole di Renato Curcio, uno dei fondatori delle Br, che all’ultima udienza lesse, insieme ad altri esponenti della sinistra radicale, un comunicato in cui si rivendicava l’azione terroristica dell’editore: «Osvaldo non è una vittima, ma un rivoluzionario morto combattendo».

 

Chi voleva la morte di Feltrinelli?

La possibilità che ci fossero degli infiltrati tra i compagni di Feltrinelli non è mai stata scartata del tutto. È assodato che l’editore italiano venisse tenuto sotto controllo dai servizi segreti di diversi paesi: Inge Schönthal sosteneva che l'ex marito venisse spiato dai servizi «di cinque Paesi diversi».

GIANGIACOMO FELTRINELLI SIBILLA MELEGA

 

L’interesse della Cia è documentato dai rapporti acquisiti negli anni dalla famiglia Feltrinelli. L’intelligence americana era fortemente presente sul territorio italiano in quegli anni, con piani come l’operazione Gladio, pensata per mettere in atto un golpe in caso il Pci fosse arrivato al potere.

 

 

Per quanto riguarda il Sid, ci sono diverse voci a testimoniare l’attenzione che veniva data a Feltrinelli, oltre a quella del già citato Mesina. «Non ho mai saputo se i Servizi segreti del ministero sapessero di più di quel che la questura mi riferiva – dichiarò il pm Guido Viola in un’inchiesta uscita su Sette nel 2012 -. Certo è che i Servizi seguivano Feltrinelli».

 

GIANGIACOMO FELTRINELLI

Nella stessa inchiesta si spiega come Pietro Rossi, il maggiore dei Carabinieri che dalla caserma Moscova di Milano coordinava le indagini sulla morte dell’editore, fosse l’uomo di collegamento tra l’Arma e i Servizi. Inviato da Padova appositamente per occuparsi del caso Feltrinelli, Rossi era anche un membro de L’Anello, un servizio segreto clandestino che incorporava membri delle forze armate e dei gruppi di estrema destra in funzione anticomunista.

 

La stessa inchiesta ci racconta anche della paura che Feltrinelli nutriva verso i Servizi israeliani, confessata all’amico ed ex partigiano Giambattista Lazagna, indagato a sua volta come membro dei Gap e poi assolto. «A uccidermi sarà il Mossad», gli disse l’editore milanese. Il servizio segreto israeliano aveva una sede a Milano, e non ci sono dubbi che Feltrinelli simpatizzasse per la resistenza palestinese. Per alcuni, ne era anche stato un finanziatore.

indro montanelli

 

Tanti indizi, nessuna prova. In molti tra gli amici più vicini all’editore lo avevano avvisato, già all’epoca, di fare attenzione alle persone di cui si stava circondando: glielo dissero i suoi ex compagni del Pci, glielo disse l’ultima moglie Sibilla Melega. Lo stesso Alberto Franceschini, fondatore delle Br insieme a Curcio, espresse dubbi sulla figura di Gunther, che dopo la morte di Feltrinelli sarebbe scappato con dieci milioni di lire dei brigatisti.

 

La verità giudiziaria è una sola: incidente. Ma i dubbi intorno alla figura di un uomo che le cronache dell'epoca descrivono come schiacciato tra ciò che era e ciò che voleva essere rimarranno, probabilmente, per sempre.

giangiacomo feltrinelli

camilla cedernacamilla cederna

Giangiacomo Feltrinelli con Inge e CarloGiangiacomo Feltrinelli and Sibilla Melega giangiacomo feltrinelli gappisti

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