pale eoliche tomaso montanari susanna tamaro corrado augias vittorio sgarbi

CHE GIRAMENTO DI PALE NEL FRONTE AMBIENTALISTA! - UN GRUPPO DI INTELLETTUALI (TRA CUI CORRADO AUGIAS, TOMMASO MONTANARI, SUSANNA TAMARO E VITTORIO SGARBI) INVIANO UNA LETTERA A GREENPEACE, LEGAMBIENTE E WWF CHIEDENDO DI "DIFENDERE" I PAESAGGI ITALIANI DALLA PROLIFERAZIONE DELLA PALE EOLICHE - L’ACCUSA: “SPESSO APPARITE PERSINO COME I PIÙ INTRANSIGENTI NELLA DIFESA DI QUALSIASI PROGETTO, ANCHE I PIÙ INACCETTABILI" - IL PRESIDENTE DI LEGAMBIENTE, STEFANO CIAFANI, SI SMARCA: "NON DICIAMO SÌ A TUTTE LE RINNOVABILI. MA DIRE NO ALLE PALE IN MARE APERTO CHE NON SI VEDONO DA RIVA NON HA SENSO”  

Estratto dall’articolo di Gian Antonio Stella per il “Corriere della Sera” 

 

«Brucereste la Gioconda per produrre energia?» La domanda, scomodissima, incendia il dibattito nel fronte ambientalista. Ed è al centro d’una lettera aperta scritta «con il cuore pesante» ai «cari amici e cari compagni di tante battaglie» di Greenpeace, Legambiente e WWF da alcune decine di difensori del paesaggio che dopo anni di battaglie comuni dicono di non capire perché le tre storiche associazioni non si mettano di traverso a certi progetti che devastano il territorio. 

 

MAXI PALE EOLICHE ORVIETO 3

Anzi, siano disposte «a sostenere senza la minima riserva chi, approfittando dei timori causati dall’avanzare della crisi climatica, non si fa scrupolo di sacrificare pezzi interi del paesaggio italiano. Quel medesimo paesaggio che la nostra Costituzione tutela all’Articolo 9 e che noi, con voi, abbiamo sempre considerato un bene non negoziabile». 

 

A cosa si riferisce la lettera aperta? Alle perplessità di vari ambientalisti, ad esempio, sui Parchi del Vento, la guida turistica agli impianti eolici di Legambiente che spiega «come la tecnologia possa instaurare un rapporto armonioso col paesaggio» ed è «realizzata col contributo di Magis Energia, ERG, FERA, RWE» (giganti dell’eolico) e il patrocinio dell’Anev che si autodefinisce l’associazione che «raggruppa oltre 120 aziende che operano nel settore eolico»? Gli autori dell’appello non ne fanno cenno. Però... 

 

«È tutto trasparente e comunque non sono sponsor del carbone o del fossile», ribatte Stefano Ciafani che di Legambiente è il presidente, «Non diciamo sì a tutte le rinnovabili. 

 

Diciamo anche dei no. Ma dire no alle pale in mare aperto che non si vedono da riva non ha senso. Ci sono delle priorità. E la nostra priorità è affrontare il climate change che sta devastando l’Italia». [...]

 

PALE EOLICHE IN MARE 2

«Il paesaggio non è solo “una bella vista”, non è solo panorama: è biodiversità, è stratificazione storica, è l’identità profonda dei territori e delle comunità che li abitano», insistono i contestatori. 

 

«Oggi assistiamo a una spinta d’assalto verso la proliferazione di impianti eolici industriali sui crinali dei nostri Appennini e di distese di pannelli fotovoltaici a terra che cancellano suolo agricolo e alterano irreversibilmente la bellezza e il valore culturale dei nostri territori, senza tenere conto delle richieste democratiche e razionali che arrivano dalle comunità coinvolte». 

 

Insomma, c’è modo e modo, luogo e luogo: «Di fronte a questo scenario», insiste la lettera alle tre associazioni, «la vostra voce, che un tempo si sarebbe alzata forte e chiara a difesa della natura e del paesaggio, oggi è accondiscendente e giustificatrice. Troppo spesso apparite persino come i più intransigenti nella difesa di qualsiasi progetto, anche i più inaccettabili.

 

PALE EOLICHE

Anche di quelli collocati in borghi o luoghi di assoluto rilievo come Orvieto o le crete senesi. Vi opponete alle Sovrintendenze, che per anni sono state le nostre migliori alleate, anziché agli speculatori finanziari nascosti dietro gli eco-mostri che rischiano di distruggere il nostro territorio, senza alcun reale beneficio. Speculatori indifferenti alla possibilità di sfruttare le superfici già compromesse o i tetti dei capannoni industriali». 

 

Sia chiaro, scrivono: «Noi non neghiamo la crisi climatica. Sappiamo perfettamente che è necessario individuare soluzioni efficaci». Ma «i territori e le comunità devono essere ascoltati».

 

Perché «non si può salvare il pianeta distruggendo la terra che calpestiamo». Tanto più in un paese speciale come il nostro: «L’Italia non è una superficie da sfruttare. È un luogo unico al mondo per tesori ambientali e culturali come riconosciuto dall’Unesco». E qui arriva quella domanda scomoda: «Sareste disposti a bruciare la Gioconda per ottenere energia?»

 

Un paradosso, certo. Un paradosso provocatorio per andare a al nocciolo del problema: fino a che punto il patrimonio monumentale, artistico, paesaggistico dell’Italia può essere sacrificato a opzioni energetiche (quel luogo, quel versante, quella campagna...) che troppo spesso non sono scelte fatte da pubbliche amministrazioni ma da multinazionali indifferenti alla basilica di Saccargia o alle colline cantate da Giacomo Leopardi? Quali sono i paletti? 

 

PALE EOLICHE

In chiusura, mano tesa: «Con questo spirito rinnoviamo la nostra piena disponibilità a un confronto pubblico, aperto e trasparente, nel quale discutere senza pregiudizi dati, numeri, costi, benefici e impatti reali delle politiche energetiche...». Seguono le firme. 

 

E qui, tra storici difensori del paesaggio da sempre schierati su questi temi come Salvatore Settis, Tomaso Montanari, Monica Tommasi degli Amici della Terra o Oreste Rutigliano, spuntano nomi meno attesi. Come Corrado Augias, Susanna Tamaro, Elisabetta e Vittorio Sgarbi, Antonio Montani (Club alpino italiano). E Francesco Pratesi, presidente di Italia Nostra Toscana e figlio di quel Fulco che fondò il Wwf italiano, oggi tra i destinatari della sofferta lettera aperta. O ancora Giuliano Ferrara, il fondatore del Foglio che, fedele alla scelta di dare spazio a opinioni diverse, pubblicava ieri un lungo intervento di una delle sue firme di punta, Luciano Capone, col titolo «La rivolta dei Nimby vip». [...] 

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