giuseppe conte giorgia meloni

“GIORGIA MELONI E’ LA REGISTA DEGLI ATTACCHI CONTRO DI ME, EVITI QUESTI MEZZUCCI E MI AFFRONTI” – GIUSEPPE CONTE, DAVANTI ALLA COMMISSIONE COVID, SFIDA LA DUCETTA LAMENTANDO IL “PLOTONE DI ESECUZIONE” A CUI SAREBBE SOTTOPOSTO NELLE INDAGINI SUI FATTI LEGATI ALLA PANDEMIA: “POTETE SCAVARE QUANTO VOLETE. NON TROVERETE MAI NULLA DI ILLECITO. IO NON SONO QUI A PRENDERE UN VOTO NO VAX, LI LASCIO TUTTI A VOI” – LA REPLICA DI GIORGIA MELONI: “NON È UN PROCESSO VERSO UNA PERSONA, MA UN DOVERE. LA VERITÀ SULLA PANDEMIA NON È UN ATTACCO POLITICO” – LA CONTROREPLICA DI PEPPINIELLO: “DICCI IN QUALE CASSAFORTE SONO FINITE LE CHAT DEL TUO AMICO DELMASTRO CON UN PRESTANOME DI UN CLAN MAFIOSO. DICCI QUANDO SANTANCHÈ ANDRÀ IN TRIBUNALE SENZA PROTEZIONI SULL'INCHIESTA PER TRUFFA COVID. OGGI SONO STATO PER ORE A RENDERE CONTO E A RISPONDERE. TU LI HAI 5 MINUTI PER RISPONDERE ALL'ITALIA?”

CONTE ATTACCA SUL COVID, 'MELONI È LA REGISTA DEGLI ATTACCHI, MI AFFRONTI'

botta e risposta tra giorgia meloni e giuseppe conte

(di Valentina Brini) (ANSA) - ROMA, 06 AGO - Questa è davvero "la volta buona". Giuseppe Conte prende "finalmente" posto davanti a quello che bolla subito come un "plotone d'esecuzione": la commissione Covid. E ribalta il tavolo, sfoderando una carta inattesa. L'ex premier annuncia di aver consegnato alla procura di Roma un fascicolo ricevuto in forma anonima che, sostiene, solleva nuovi interrogativi su una fornitura di mascherine della Jc Electronics.

 

Sfogliando il dossier, riferisce di aver ricevuto pochi giorni fa un verbale del 2022 e di aver deciso di portarlo subito ai magistrati, "per coscienza civica". Da quelle pagine, precisa sempre usando il condizionale, emergerebbero elementi tali da giustificare un approfondimento anche sulla successiva transazione con cui, nell'ottobre scorso, la presidenza del Consiglio e il ministero della Salute hanno chiuso il lungo contenzioso con la società, riconoscendole circa 100 milioni di euro.

giorgia meloni urla alla camera contro conte 3

 

Più che un preambolo, è il suo contrattacco a Giorgia Meloni. Un affondo che completa a fine serata, fuori da Palazzo San Macuto: "Lei è la regista di questi attacchi", scandisce, sfidando la premier ad affrontarlo "politicamente", lasciandosi da parte "trucchetti" e "mezzucci" che "non portano a niente".

 

Sull'accordo tra il governo e Jc Electronics Conte concentra la sua offensiva, auspicandone anche lo stop. "Come si fa a dare 100 milioni a Jc Electronics prima del giudizio cautelare? Non avete trovato sei milioni per le mammografie", rincara la dose nella replica alla deputata di FdI, Alice Buonguerrieri. La risposta della società di Dario Bianchi, grande accusatore di Conte in commissione Covid, arriva a stretto giro: il documento evocato dall'ex premier, sostiene l'azienda con sede a Colleferro, "non è una novità", perché "è già stato portato in giudizio dallo Stato, insieme al dossier della struttura commissariale, ed è uscito indenne dal vaglio della magistratura".

giuseppe conte risponde a giorgia meloni sul mes 2

 

Jc richiama le sentenze favorevoli ottenute, ribadisce che la conformità delle mascherine è stata attestata anche da Inail e Agenzia delle Dogane e invita l'ex premier, "se ha certezze", a rinunciare all'immunità e a sostenerle "nelle sedi opportune".

 

Tra i banchi della commissione d'inchiesta va invece in scena una lunga autodifesa di tre ore. Una relazione costruita nel nome di "trasparenza e rendicontazione", passando in rassegna le scelte compiute a Palazzo Chigi tra il 2020 e il 2021. Il tono cambia di continuo: a tratti è l'avvocato e professore di diritto che ricostruisce norme e procedure, un attimo dopo torna il leader politico.

 

GIORGIA MELONI GIUSEPPE CONTE - ATREJU

"Potete scavare quanto volete. Non troverete mai nulla di illecito", scandisce rivolto alla maggioranza, rivendicando di aver agito "con disciplina e onore" e sostenendo che "i veri patrioti" erano quelli "in trincea" durante la pandemia, non chi oggi "specula". "Non accetto lezioni sulla paura e sull'onore da chi non può darle", rilancia, con un riferimento neppure troppo velato al voto sul caso Delmastro.

 

Poi passa ai dossier più contestati. Lo stato d'emergenza, insiste, era "necessario", non una "dittatura sanitaria", e quando fu prorogato dal governo Draghi "non vi ho sentito protestare". Difende anche i Dpcm, ritenuti lo strumento "più idoneo" per inseguire un virus che correva più veloce della politica e comunque "impugnabili davanti al Tar". Infine i vaccini: il suo governo avviò la campagna con "libertà di scelta", rivendica, attribuendo a Mario Draghi l'introduzione dell'obbligo.

 

giuseppe conte risponde a giorgia meloni sul mes 5

Lo sguardo si allarga anche all'Europa e alla battaglia contro i falchi del Nord che portò allo stop del Patto di stabilità e alla nascita del Recovery. Un passato da cui torna oggi a denunciare la decisione del governo Meloni di sottoscrivere la riforma del Patto e a criticare il piano di riarmo Ue. Poi si torna al fuoco di fila delle domande del centrodestra - dal mancato aggiornamento del piano pandemico alle scelte sui vaccini - con gli interventi di FdI targati Galeazzo Bignami e Francesco Filini.

 

Conte, incassando la vicinanza anche del suo ex ministro Roberto Speranza e del Pd, ricorda che "dal 2006 si sono succeduti otto governi". Ma è sull'accusa di aver strizzato l'occhio al mondo no vax che affonda la stoccata più affilata: "Io non sono qui a prendere un voto no vax, li lascio tutti a voi. Se avessi accarezzato pulsioni antiscientifiche, saremmo il Paese con più morti in assoluto". Dopo oltre cinque ore, cala il sipario sulla prima puntata. Il secondo tempo è già fissato per lunedì 14 settembre.

GIORGIA MELONI GIUSEPPE CONTE - ATREJU

 

MELONI A CONTE, 'VERITÀ SUL COVID UN DOVERE NON PROCESSO POLITICO'

'Sapere è un diritto degli italiani, ma l'ex premier la butta in politica'

(ANSA) -Il lavoro della commissione Covid 'non è un processo a una persona, tutt'altro. E francamente non capisco perché l'ex premier Giuseppe Conte non si sia unito fin dall'inizio al coro di chi chiedeva risposte alle troppe domande rimaste senza risposta e abbia invece scelto di mettersi sulla difensiva o, come nelle sue ultime dichiarazioni, di "buttarla in politica". Non è un processo verso una persona, ma un dovere verso una nazione che ha pagato un prezzo altissimo. La verità sulla pandemia non è un attacco politico. È un diritto degli italiani". Lo scrive sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in risposta alle dichiarazioni del leader del M5s dopo l'audizione in commissione Covid.

 

MELONI CONTE 2

'Giuseppe Conte - scrive Meloni - sostiene che la commissione Covid sarebbe un 'plotone di esecuzione' orchestrato contro di lui. Solo che, a differenza sua, non mi interessa gettare fango su nessuno, né trasformare una tragedia che ha segnato milioni di italiani in un terreno di scontro personale.

 

Questo, semmai, è stato troppo spesso il metodo del Movimento Cinque Stelle: sostituire la ricerca della verità con il sospetto e l'insinuazione'.    'Colpisce che, pur di sostenere questa tesi- prosegue la premier - si arrivi perfino a delegittimare il lavoro della commissione e di quei giornalisti che, in questi anni, hanno cercato di ricostruire fatti, decisioni e responsabilità, liquidandoli come parte di un presunto disegno contro di lui'.  

 

MELONI CONTE

'Quello che dovrebbe interessare tutti, e che interessa soprattutto agli italiani - conclude - è una cosa molto più semplice: conoscere tutta la verità su ciò che è accaduto durante la pandemia, fare piena luce sulle decisioni assunte, sulla gestione dell'emergenza, sull'utilizzo delle ingenti risorse pubbliche impiegate e accertare eventuali responsabilità, ovunque esse siano'.

 

CONTE REPLICA A MELONI, 'IO CI SONO, TU HAI 5 MINUTI PER RISPONDERE ALL'ITALIA?'

'Dove sono le chat di Delmastro? A noi piace la verità, a voi fa male'

giuseppe conte giorgia meloni atreju 1

 (ANSA) - ROMA, 06 AGO - "Cara Giorgia Meloni, io ci sono sempre stato e sempre ci sarò in ogni sede e occasione in cui si possano dare delle risposte al Paese". Lo scrive sui social Giuseppe Conte, replicando alla premier e rilanciando il botta e risposta iniziato al termine della sua audizione davanti alla commissione Covid.

 

"C'ero anche oggi in commissione Covid. Dicci invece in quale cassaforte sono finite le chat del tuo amico Delmastro con un prestanome di un clan mafioso. Dicci dove sono finite le Regioni di centrodestra che avete scudato dalle domande sulla gestione Covid. Dicci quando Santanchè andrà in Tribunale senza protezioni e scudi sull'inchiesta per truffa Covid. Potrei continuare. Io oggi sono stato per ore a rendere conto e a rispondere. Tu li hai 5 minuti per rispondere all'Italia? A noi piace la verità, a voi evidentemente fa male", aggiunge il leader del M5s.

Ultimi Dagoreport

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…