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MALEDETTI SCIACALLI - IN VENEZUELA AUMENTANO LE DENUNCE DEI CITTADINI NEI CONFRONTI DI POLIZIOTTI E MILITARI, ACCUSATI DI CHIEDERE SOLDI PER RIMUOVERE CADAVERI E SACCHEGGIARE ALCUNE DELLE ZONE COLPITE DAL TERREMOTO - MONTA POI IL MALCONTENTO POPOLARE VERSO LA PRESIDENTE AD INTERIM DEICY RODRIGUEZ PER I RITARDI NEI SOCCORSI - AL PORTO DI LA GUAIRA, UNA DELLE AREE MAGGIORMENTE COLPITE DAL SISMA, SI ACCUMULANO I CADAVERI UNO SOPRA L’ALTRO. E C’E’ CHI TEME LA DIFFUSIONE DI UN’EPIDEMIA SU VASTA SCALA...

LA GUAIRA, IL PORTO DIVENTA UN OBITORIO A CIELO APERTO "C'È IL RISCHIO DI EPIDEMIE"

 

Estratto dall’articolo di Fabio Tonacci per “la Repubblica” 

 

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I corpi li portano dove tenevano il grano. E come facevano col grano, li lasciano sotto al sole ed esposti al vento carico di salsedine del Mar dei Caraibi. Sulla banchina e lungo il molo di La Guaira si contano centinaia di sacchi bianchi, centinaia di bare di plastica accatastate e centinaia di buste di calce.

 

Non c'è bisogno di farsi dare indicazioni per trovare questo posto, basta seguire il tanfo della decomposizione. A mezzogiorno fanno 30 gradi, le salme si gonfiano e si infettano mentre attendono di essere reclamate dai familiari. Sempre che anche loro non si trovino in quei sacchi.

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Los Silos è il porto diventato l'obitorio a cielo aperto dei morti del terremoto. O meglio, di quelli che sono stati già recuperati dalle macerie, quindi la minima parte. Il sistema sanitario del Paese era al collasso già prima della doppia scossa del 24 giugno, adesso nel caos.

 

Le camere mortuarie degli ospedali sono piene, così come i reparti, non c'è posto per i vivi e non c'è posto per i morti. Se le autorità hanno deciso di usare Los Silos è per due motivi, che sono ben chiari a tutti: è un luogo spazioso, ma soprattutto, è recintato, vigilato, quindi controllabile. Non si può entrare a meno che non si dimostri di essere il parente di una vittima.

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La torre dove conservavano il frumento scaricato dalle navi è un'opera d'arte, l'ha fatta nel 1975 l'artista venezuelano Carlos Crus Diez. «Cilindros de inducción cromática», l'ha chiamata. Oggi nessuno ne vede il lato artistico, ma solo il lato che fa ombra: insieme ai gazebi montati dalle forze armate bolivariane, è l'unica struttura che offre protezione dai raggi del sole, sul piazzale che è un brulicare di poliziotti con la mascherina, operatori con le tute blu anti-contagio, veicoli dei servizi funerari che entrano, caricano un sacco, e se ne vanno.

 

«Lunedì a Los Silos ho visto un migliaio di corpi uno sopra l'altro, dovevo camminare in punta di piedi per non calpestarli», racconta un necroforo, con 30 anni di esperienza alle spalle, che parla con la garanzia dell'anonimato. Per 300 dollari li trasporta fino al crematorio di Guarenas, e la cremazione è inclusa nel prezzo.

 

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«Non ci sono parole per descrivere quello che ho visto, i cadaveri sono impilati e in grave stato di putrefazione, l'odore è insopportabile». Sul suo furgoncino ha appena caricato una donna di 29 anni, deceduta a Catia La Mar. Dal veicolo sta colando del liquido. «Sì, proviene dal sacco», spiega. «Oggi credo di averne visti almeno 300, di body bag.

Non puoi fare foto, dentro, ci sono i militari, i dottori forensi e gli agenti della Sebin (l'intelligence nazionale bolivariana, ndr)».

 

Yasim Romero ha già fatto tre viaggi a Los Silos. «Il primo per riconoscere mia sorella Adriana Gonzáles (58 anni, tre più di lei), il secondo per Juan Macias (55 anni), il marito di Adriana, il terzo per i miei nipoti, Katherine (35 anni) e Vicente David (32 anni)». [...]

 

Sfollati Venezuela

Non è certamente un modo sensato di conservare i cadaveri, piuttosto la misura estrema di un governo sopraffatto dall'emergenza che non ha i mezzi per gestire. Il rischio della diffusione di epidemie è alto, anche gli infettivologi italiani hanno lanciato l'allarme. «Siamo regrediti a una mentalità medioevale», dice a Repubblica Jaime Lorenzo, il direttore nazionale dell'associazione Medicos Unidos Venezuela. «Si nascondono le cose alla gente, come avvenne in Italia con la malaria. La calce serve per limitare l'odore e la decomposizione, solo che se si usa, si cancella la possibilità di identificazione.

 

Senza sapere chi stiamo seppellendo, non saremo in grado di dare alle famiglie la possibilità di vedere i propri cari un'ultima volta». Il massiccio trasferimento a Los Silos è iniziato domenica scorsa, dopo che anche la camera funeraria del Seguro Social, l'ospedale di La Guaira, ha dichiarato di non avere neppure più un cortile dove depositare i morti.

 

Sfollati Venezuela3

Nel sito, squadre forensi con risorse limitate — solo due patologi disponibili secondo alcune testimonianze — effettuano identificazioni visive, rilasciano certificati di morte e concedono autorizzazioni per cremazione o sepoltura.

 

«Le vittime sono 1.943, i feriti oltre 10 mila», comunica Jorge Rodriguez, presidente dell'Assemblea nazionale venezuelana e fratello della presidente ad interim. [...]

 

VENEZUELA, SACCHEGGI E SOCCORSI IN RITARDO "MILITARI E POLIZIA CI HANNO RUBATO TUTTO"

 

Estratto dall’articolo di Danilo Ceccarelli per "la Stampa"

militari americani in venezuela per le operazioni di soccorso dopo il terremoto 3

 

Alla conta delle vittime e dei danni provocati dal terremoto, che non smette di allungarsi, si aggiunge anche quella delle responsabilità. E in cima a quest'ultima lista c'è Delcy Rodriguez, presidente ad interim del Venezuela salita al potere con il benestare di Donald Trump dopo il rocambolesco arresto di Nicolas Maduro avvenuto a gennaio da parte degli Stati Uniti. 

 

A lei e al governo di Caracas una buona parte della popolazione addossa la colpa degli aiuti troppo lenti e inviati solo in alcune zone, degli scarsi mezzi di soccorso a disposizione, degli ospedali al collasso e delle poche informazioni rilasciate dalle autorità. [...]

 

«C'è una rottura emotiva e materiale tra la cittadinanza e le autorità», ha spiegato Oscar Murillo, coordinatore dell'ong attiva nella difesa dei diritti umani Provea, alla pagina Instagram del Movimento cittadino dei venezuelani nel mondo. Soprattutto perché continuano ad aumentare le denunce contro la polizia e i militari, accusati di chiedere soldi per rimuovere cadaveri o per fare passare i mezzi, ma anche di aver saccheggiato alcune zone colpite dal sisma.

TERREMOTO IN VENEZUELA

 

La Federazione dei centri universitari dell'Università centrale del Venezuela (Fcu-Ucv) ha lamentato il presunto sequestro da parte delle autorità di sette camion partiti dallo Stato di Bolivar carichi di aiuti. «Non conosciamo il luogo in cui si trovano né abbiamo notizie degli autisti» , ha dichiarato il presidente della federazione, Miguelangel Suarez al quotidiano El Nacional. [...]

 

Un clima di tensione sociale che va ad aggravare una situazione di emergenza dalla quale ogni tanto arriva qualche buona notizia. Come quelle dei salvataggi di Carlos e Klieber, 12 e 3 anni, estratti entrambi dalle macerie in due luoghi differenti nella zona de La Guaira. A salvare il primo è stato il team dei soccorsi ecuadoregni, mentre l'equipe giordana si è occupata del secondo, che si trovava intrappolato da cinque giorni.

Sfollati Venezuela4

 

Ecuador e Giordania sono due dei 30 Paesi che hanno mandato squadre di soccorso e mezzi di varia natura al Venezuela. In prima fila ci sono gli Stati Uniti, che ieri hanno annunciato l'invio di altri 130 militari da aggiungerei ai mille già presenti sul posto con il compito di sbloccare il porto di La Guaira e di agevolare l'arrivo di aiuti per via aerea allo scalo di Caracas.

 

Un importante tassello della mobilitazione internazionale lanciata per far fronte ai danni provocati dalle due scosse di magnitudo 7. 2 e 7. 5 del 24 giugno scorso. Da quel giorno, secondo quanto annunciato dal presidente dell'Assemblea nazionale venezuelana, Jorge Rodriguez, sono state salvate 19.861 persone.

 

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Piccoli sprazzi di speranza in un cielo di disperazione che si fa sempre più plumbeo. Soprattutto su La Guaira, dove nel cortile dei Silos, ex deposito di grano situato al porto, sono state stipate centinaia di bare e di sacchi contenenti i corpi delle vittime. Uno scenario da incubo quello che si presenta agli occhi dei famigliari che si recano sul posto per identificare i loro cari, tra sanitari in tuta blu con il volto coperto dalle mascherine e il tanfo dei corpi in decomposizione.

Sfollati Venezuela

 

La condizione ideale per il proliferare di nuove epidemie, come allertato anche dall'Organizzazione mondiale della Sanità che, oltre ad aver messo in guardia dalle conseguenze della «pressione estrema» sui servizi sanitari, ha notato delle «lacune» nei «sistemi inadeguati di registrazione delle vittime e di monitoraggio dei dispersi». Tutti problemi che magari verranno messi sul tavolo e analizzati una volta che la crisi sarà finita, in un Paese che al momento vorrebbe solo smettere di contare i suoi morti.

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