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GRILLI PER LA TESTA – A VOLTE RITORNANO: LA NOMINA DI VITTORIO GRILLI A PRESIDENTE DELLA MEDIOBANCA TARGATA CALTAGIRONE HA SCATENATO GLI AEDI DEL POTERE, CON RITRATTI AGIOGRAFICI DELL’EX MINISTRO 68ENNE, CHE HA TRASCORSO QUASI VENT’ANNI AL MINISTERO DEL TESORO E UN DECENNIO ABBONDANTE IN "JP MORGAN" - GRADITISSIMO A MILLERI E AL GOVERNO MELONI, GRILLI HA GESTITO CON GAETANO CAPUTI, CAPO DI GABINETTO DELLA PREMIER E SUO EX DIPENDENTE, LA VENDITA DELLA RETE TIM AL FONDO KKR – COME DAGO-DIXIT, NELL’ACCETTARE L’INCARICO A MEDIOBANCA, POTREBBE AVER OTTENUTO LA GARANZIA DI RICOPRIRE LA POLTRONA DI PRESIDENTE DI MPS AL RINNOVO DEL CDA AD APRILE 2026...

Estratto dell’articolo di Carlo Tecce per “L’Espresso”

 

Vittorio Grilli

Siccome siamo un popolo attento alle tradizioni, e ultimamente ci prendiamo cura soprattutto delle peggiori, la designazione di Vittorio Umberto Grilli a presidente di Mediobanca è stata accolta con la solita sobrietà calvinista: è un bel direttore, macché un santo, un apostolo.

 

Gli aedi del potere si sono esercitati in affettuosi ritratti di V. U. Grilli, e di doti magiche fra il ventennio scarso al ministero del Tesoro e il decennio abbondante con la banca d'affari americana Jp Morgan ne hanno scovate a iosa, indubbiamente una fa parecchia invidia: pare che V. U. Grilli a Mediobanca stia per iniziare la sua terza vita [...]

 

IL NUOVO CDA DI MEDIOBANCA BY CALTAGIRONE E MILLERI

Grilli entrò al ministero del Tesoro (1994) accanto al direttore generale Mario Draghi con la delega alle privatizzazioni seguendo la corrente di Carlo Azeglio Ciampi, ne uscì per un attimo per poi rientrare con la corrente di Giulio Tre monti (2001): ragioniere generale con Domenico Siniscalco direttore generale; direttore generale con Siniscalco ministro e poi con Tommaso Padoa Schioppa e di nuovo Tremonti ministri; viceministro e ministro dell'Economia nel governo di Mario Monti (2013).

 

Lo sbalzo di corrente bruciò i rapporti con Draghi e probabilmente la nomina a governatore della Banca d'Italia (2011). Occupate tutte le stanze di prestigio al ministero che fu di Quintino Sella e però con il rimpianto di non aver traslocato a Bankitalia come Ciampi e Draghi, Grilli imboccò con Jp Morgan quel settore privato che dà grosse soddisfazioni in Italia quando s'incrocia con il pubblico. Con lo Stato.

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE MILLERI

Grilli ha affrontato più fasi con Jp Morgan, o più vite, se preferite, con la carica di presidente corporate and investment in Europa, Africa e Medio Oriente. Oltre le etichette formali e i riporti aziendali, Grilli è stato il riferimento italiano di Jp Morgan.

 

Qui ha vissuto un picco basso e un picco alto: basso con il governo Draghi, alto con il governo Meloni. Per specificare: altissimo con la presidenza del Consiglio, non proprio con il ministero del Tesoro sotto Giancarlo Giorgetti. A Palazzo Chigi, sin da subito, Grilli ha rinverdito l'antica sintonia con Gaetano Caputi, il capo di gabinetto di Giorgia Meloni che fu vicecapo di gabinetto e capo del legislativo di Tremonti.

 

gaetano caputi

In questi tre anni, in moltee ricche operazioni finanziarie che hanno interessato lo Stato, le scelte del governo Meloni hanno coinciso con le scelte di Jp Morgan. Oppure viceversa.

 

L'operazione finanziaria più eclatante di Jp Morgan ha riguardato lo scorporo della rete telefonica Tim. Se vi piace un retrogusto di nostalgia, sappiate che sul dossier Tim, come dicono i professionisti, si sono ritrovati Caputi per il governo e Grilli di Jp Morgan e Siniscalco di Morgan Stanley per il fondo americano Kkr. Una simpatica rimpatriata nella stagione dei patrioti.

 

Vittorio Grilli

Tim si è tolta la rete in rame e in fibra e anche 8,8 miliardi di euro di debito che la soffocava. La rete telefonica è finita in Fibercop alla sua seconda vita in pochi anni. Fibercop è controllata dal fondo americano Kkr, azionista di maggioranza, con lo Stato presente attraverso il Tesoro e il fondo infrastrutturale F2i. Kkr è riuscita a conquistare un pezzo nevralgico di uno Stato, come mai successo altrove, almeno nel mondo sviluppato, con un esborso abbastanza contenuto: circa 4 miliardi euro, se calcoliamo la spesa in contanti e la valutazione della sua vecchia quota in Fiber cop.

 

VITTORIO GRILLI NEL 1994

Il Tesoro per partecipare a Fibercop e presidiare un bene che era suo, poi ha venduto e infine ricomprato, ha pagato 1,6 miliardi di euro. E altri 700 milioni li ha usati per riprendersi i cavi sottomarini di Sparkle.

 

Oggi il colpaccio di Kkr viene raccontato come una fregatura perché Fibercop fa meno ricavi del previsto e il guadagno è meno facile del previsto, e sembra che lo Stato debba stringersi attorno al fondo americano e abbracciarlo con gratitudine.

 

Ci si dimentica, tra veri e finti patrioti, che Fibercop (e la malconcia Open Fiber) sono fondamentali per connettere l'Italia e il conto, statene certi, arriverà sempre allo Stato. Tim si è spogliata di tutti i suoi averi (e dei suoi pesi) rete, torri, cavi e prima di essere afferrata e spezzettata da un altro fondo, quello britannico Cvc, è stata rigenerata dall'avvento di Poste Italiane. [...]

 

 

fabrizio saccomanni mario draghi vittorio grilli

Negli ultimi tre anni di governo, da consulente, Jp Morgan ha contribuito ad altre operazioni finanziarie di rilievo pubblico: ha assistito Italgas per acquistare 2i Rete Gas con 2,07 miliardi di euro in contanti e 3,2 miliardi di prestito "ponte" proprio di Jp Morgan e poi Eni per la cessione di una quota del 30 cento di Enilive al fondo americano Kkr.

 

Appena annunciato l'assalto del Monte dei Paschi di Siena al salotto invalicabile di Mediobanca, lo scorso gennaio, l'amministratore delegato Luigi Lovaglio si è precipitato a Londra per rassicurare gli investitori. Al suo fianco c'erano i consulenti di Ubs e di Jp Morgan.

 

vittorio grilli mario monti

E se vogliamo consegnarci alla nostalgia, non possiamo non raccontare quel che accadde nel 2016. Il presidente Matteo Renzi era impegnato nella campagna elettorale per il referendum costituzionale mentre Mps era agonizzante. A Renzi venne una idea geniale, una delle sue, meravigliosa per la campagna elettorale, straordinaria per Mps: l'aumento di capitale per salvare Mps lo fanno i privati, mica lo Stato.

 

Fra l'idea di Renzi e la realtà che non si arrese, ci rimise il posto l'ad Fabrizio Viola, poi il presidente Massimo Tononi. L'idea galleggiò sulla campagna elettorale per settimane senza troppi dettagli, convinti che il trionfo di Renzi avrebbe regalato prosperità al Paese e dunque a Siena: per donare miliardi a Mps, c'era la fila, tipo George Soros, i petrodollari del Qatar, Zio Paperone, un erede di Scrooge.

 

mario draghi giulio tremonti vittorio grilli

Renzi fu sconfitto e dimesso il 4 dicembre 2016. Cinque giorni dopo, appurato che la Banca centrale europea non prorogava le scadenze, i consulenti Jp Morgan e Medio banca avvisarono il governo ormai sciolto e i risparmiatori che, purtroppo, era impossibile realizzare la ricapitalizzazione sul mercato.

 

Un paio di giorni e, col governo Gentiloni che stava per giurare, precisarono che erano disposti a impegnarsi per collocare le azioni. Alla vigilia di Natale, nella lettera ai dipendenti, l'amministratore delegato Marco Morelli scrisse che non avrebbe pagato alcuna commissione a Jp Morgan. Quanto fu di ispirazione il pranzo (6 luglio 2016) di Renzi con Jamie Dimon sovrano di Jp Morgan e il connazionale Grilli e il ministro Pier Carlo Padoan è un quesito che ha nutrito a lungo retroscenisti e complottisti.

 

Vittorio Grilli

Mps è stata rimessa in piedi con i miliardi pubblici. I destini di Jp Morgan e Mediobanca si sono divisi, anzi oggi è Jp Morgan che ha aiutato la Mps di Lovaglio a prendersi Mediobanca. E adesso Grilli, che in una delle sue vite ha sussurrato alla Delfin della famiglia Del Vecchio (azionista di Mps, Mediobanca, Generali), ne diventa il presidente con la possibilità di fare il mega presidente di Mps quando (e se) verrà assorbita Mediobanca. [...]

vittorio grilli mario monti vittorio grilli. antonio fazio VITTORIO GRILLIvittorio grilli

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