maria antonietta tilloca

“IL GRANDE FRATELLO? PRIMA DI INIZIARE NON SAPEVO NULLA, CREDEVO FOSSE UN QUIZ” – LA SARDA MARIA ANTONIETTA TILLOCA A 25 ANNI DAL PRIMO "GF" RICORDA: “APPENA ENTRAI IN CASA CORSI IN BAGNO. POI MISI DA PARTE DEI SOLDI. CON IL PASSAGGIO DA LIRA A EURO GUADAGNAMMO MOLTO MENO” – "I CALENDARI ("ME LI PROPOSERO, SCELSI ALTRO”) E LA SERATA DEI "TELEGATTI" CON LA SFURIATA DI CECCHI PAONE ("LUI FU MOLTO SCALTRO") - "TANTA GENTE ANCORA MI RICONOSCE. SCHERZANDO SOSTENGO CHE ORMAI ‘DEL GRANDE FRATELLO’ È IL MIO SECONDO COGNOME! IL FUTURO IN TV? SE MI DOVESSERO ARRIVARE DELLE OFFERTE LE VALUTEREI. CHISSÀ…” - VIDEO

 

Estratti da fanpage.it

 

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La fuga dalla Sardegna a Roma era stata già preventivata. L’unica modifica in corso d’opera fu, semmai, il domicilio. Perché Maria Antonietta Tilloca non scelse un’abitazione qualsiasi, bensì la Casa che nei mesi a venire sarebbe diventata la più vista e spiata d’Italia.

 

“Vissi ad Alghero fino al 2000 – spiega la Tilloca a Fanpage.it – mi ero laureata all’Accademia delle Belle Arti, oltre ad aver conseguito un Master in Comunicazione Museale subito dopo. Mi stavo organizzando e avevo intenzione di lasciare la mia terra. Mi sono sempre sentita cittadina del mondo e in Sardegna mi sentivo isolata, nonostante amassi quel posto”. Classe 1973, Maria Antonietta approdò al primissimo “Grande Fratello” a 27 anni compiuti. “Volevo costruirmi una carriera e avevo scelto di trasferirmi nella Capitale. Disegnavo, decoravo, restauravo. Ero ancora agli inizi della mia formazione personale”.

 

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Per compiere il grande salto, però, servivano i soldi in tasca e la soluzione al problema venne intravista nei quiz televisivi: “L’idea era quella di incrementare le entrate economiche. Dovevo mettere da parte una discreta somma per essere tranquilla. Volevo essere autonoma e non pesare più sulla mia famiglia.

 

Allora, su consiglio di mia madre, provai a partecipare a qualche game. Mi piaceva tantissimo ‘Chi vuol essere miliardario’ e ci fu un primo approccio telefonico. Poi d’un tratto apparve in sovrimpressione l’annuncio della partenza di un nuovo programma”.

 

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Esatto. Si faceva riferimento a cinque uomini e cinque donne. Non capivo cosa fosse. Pensai ad un’altra trasmissione a premi e mi dissi: ‘Iscriviamoci pure a questa’. Credevo sinceramente che fosse un format sullo stesso stile del ‘Miliardario’.

 

Anche Lorenzo Battistello pensò inizialmente ad un gioco a premi.

Quando al provino mi chiesero se fossi consapevole che questo programma mi avrebbe cambiato la vita, io risposi ‘sì, sì’, ma tanto per dire. In realtà non ero consapevole di niente. Rispondevo sempre in maniera affermativa e loro continuavano a non spiegarmi nulla.

 

Un po’ ingenua.

Prova a tornare con la mente a venticinque anni fa. Il ‘Gf’ era un qualcosa di sconosciuto e, alla vigilia, di difficilmente intuibile. Quando feci i primi provini non c’erano ancora gli spot in onda. Ne ricordo solo uno: una ragazza seduta di spalle sul divano con il rumore di una telecamera come sottofondo e una voce che diceva: ‘Il Grande Fratello ti spia’. Stop.

 

Quando intuisti la vera dinamica del programma?

Verso la fine di agosto. Cominciai a capire che c’era una certa attenzione sul progetto ed uscirono i primi articoli su chi potessero essere i concorrenti. Lì compresi che non sarei finita in un gioco a premi, pur ignorando comunque la portata della trasmissione. Mi preoccupai perché avrei dovuto vivere in una casa con altri nove sconosciuti, ma non mi resi conto che stavo andando incontro ad una rivoluzione personale e televisiva.

 

maria antonietta tilloca

Appena entrata nella Casa ti recasti subito in bagno.

Non ce la facevo più, ti giuro (ride, ndr). Non riuscii a godermi neanche l’attesa in macchina. Me la stavo facendo sotto, credo fosse per via dell’emozione. Non so per quanto tempo rimasi lì fuori, non avevo l’orologio, ma ricordo che quando mi prelevarono dall’albergo c’era ancora in tv il Tg5.

 

 

 

 

(...)

 

Prima parlavamo del bagno: ce n’era solo uno, mentre voi eravate in dieci.

maria antonietta tilloca cristina plevani salvo veneziano

L’ansia mi salì quando ci dissero che avremmo avuto solo un’ora al giorno di acqua calda. Siccome amo fare la doccia, quando il ‘Gf’ al mattino ci svegliava, mi alzavo e mi dirigevo immediatamente in bagno. Poi magari me ne tornavo a dormire, ma facendo così non trovai mai la fila.

 

Tempo fa dichiarasti: “Ero convinta che le inquadrature fossero panoramiche”.

Confermo. Infatti temevo che la gente a casa si annoiasse e che da un momento all’altro entrasse qualche autore per comunicarci che l’esperienza era terminata. Pensavo che ci riprendessero dall’alto, con immagini sgranate. Non immaginavo che ci fossero i primi piani e mi resi conto della reale situazione solo quando uscii.

 

E la reazione quale fu?

In studio trasmisero il ‘best of’ della mia avventura e qualche giorno dopo a ‘Verissimo’ lanciarono un servizio in cui c’ero io che mi lavavo i denti. Fu uno choc, non ero pronta a vedere certe immagini e mi misi a piangere nell’apprendere che tutta Italia mi aveva vista così. Fu un’emozione troppo forte.

rocco casalino cecchi paone maria antonietta tilloca

 

Senza avere nulla da fare, in Casa prevaleva la noia.

Stando là dentro ebbi la sensazione di perdere del tempo. Arrivavo da giornate frenetiche, piene di cose da fare, con lavori, mostre, disegni da vendere. Stare ferma mi piaceva, ma sapevo che stavo bloccando la mia vita.

 

Ottantacinque giorni su cento totali vissuti in clausura. Nulla in confronto agli attuali sei mesi di durata, eppure mai come nel vostro caso il tempo sembrò amplificato.

Non avevamo niente ed eravamo veramente lontano da tutti. Ecco perché ci sembrarono molti più giorni, non avevamo alcun punto d’appoggio. Solo verso la fine ci fecero qualche sorpresa.

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Entrai nel confessionale e sentii la voce di mia madre dopo tantissimo tempo. Ero emozionatissima, ma la parte razionale di me mi impose di non perdere tempo con i pianti. Mi limitai a chiederle se stessero tutti bene.

 

Senza orologi, come facevate ad orientarvi?

Studiavamo il cambio della guardia degli autori. Quando ci dicevano di sostituire i microfoni, ci accorgevamo che le voci erano diverse e intuivamo l’ora dall’inizio e dalla fine dei singoli turni. Non avevamo altro. Pranzavamo alle quattro di pomeriggio, lo scoprimmo successivamente. Ci mancava completamente la bussola.

 

Il 5 novembre 2000 Francesco Paolantoni, per conto di “Quelli che il calcio”, tentò l’incursione a bordo di una mongolfiera.

Non riconoscemmo ‘Quelli che il calcio’, ma intuimmo che si trattava di qualcosa di grosso. Azionarono la musica a palla e ci impedirono di uscire in giardino. La vera svolta, però, arrivò quando ‘Striscia’ ci lanciò il tapiro.

 

 

 

Conteneva un messaggio che avvisava gli uomini del pericolo che correvano nell’indossare per 18 ore al giorno i microfoni senza fili. Quel biglietto lo raccolsi subito io e lo passai a Pietro. Tra l’altro, presi pure una botta in testa in quella mischia. C’era l’ordine di non leggerlo, ma Pietro se ne fregò e minacciò di andarsene. Fu il primo vero segnale: capimmo che i media parlavano di noi.

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A proposito di bigliettini, sempre Lorenzo svelò di averne trovato uno all’interno di un pollo.

E io nella carta del prosciutto! C’era una dedica in dialetto sardo, ma la capii parzialmente perché dalle mie parti si parla il dialetto catalano. C’era scritto che ero la più bella della casa. Incredibilmente, anni dopo a Roma incrociai una ragazza che mi svelò che a inviarmelo era stato il marito, che faceva il salumiere nel negozio in cui si riforniva il programma. Ci sentimmo e parlammo al telefono, fu una cosa carina.

 

Il Ministro della Cultura, Giovanna Melandri, vi fece invece recapitare un cesto di libri.

Fu un bel gesto. Ce li sequestrarono subito, spiegandoci che ce li avrebbero consegnati una volta usciti. Ho ancora custodita la lettera del Ministro che accompagnava il regalo.

maria antonietta tilloca

 

Ti eliminarono dopo due mesi e mezzo e ti imbattesti nella clamorosa ed inaspettata popolarità.

Feci tantissime ospitate in tv e serate in discoteca. Lavorai tanto e misi da parte del denaro. Grazie a quel periodo trovai la stabilità utile a mettere in atto i miei progetti lavorativi. Mi servì come start. Il cambio tra lira ed euro, avvenuto l’anno seguente, probabilmente ci impedì di guadagnare molto di più.

 

Prendesti parte pure al mitologico Capodanno registrato di Maurizio Costanzo.

Quando seppi che non saremmo andati in diretta rimasi sconvolta! Ci facevamo gli auguri per finta, che ridere! In verità il mio ultimo dell’anno lo passai ad Alghero e ci fu un mezzo incidente.

 

In che senso?

Venni intervistata da Videolina e mi chiesero se avessi il dono dell’ubiquità, dato che ero contemporaneamente in onda anche su Canale 5. Venni sgridata da Mediaset perché non mi sarei dovuta far vedere. Ma io che ne sapevo? Ero andata in Sardegna per passare San Silvestro in famiglia.

 

Vinceste due Telegatti. Per uno di questi si scatenò la furia di Alessandro Cecchi Paone.

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Lui si era arrabbiato perché eravamo stati inseriti nella categoria ‘Costume e Cultura’ assieme a ‘SuperQuark’ e a ‘La macchina del tempo’. Mi dispiacque perché si creò un grande caos mentre eravamo sul palco. Tra l’altro, io adoravo Cecchi Paone, ero appassionata dei suoi programmi. Fu molto scaltro a reagire in quel modo. Senza contare che negli anni a venire di reality ne avrebbe fatti parecchi.

 

Dalla platea giunsero dei fischi diretti a voi.

Furono minuti impegnativi. Tuttavia, mi resi conto che eravamo stati talmente una novità che forse non tutti erano pronti ad accettarla. Avevamo stravolto totalmente la televisione. Ero imbarazzata, non lo nego. Provai a dire qualcosa, ma non trasmisero l’intero blocco. Ringraziai l’intera macchina che si era mossa attorno al ‘Grande Fratello’. Era stato un lavoro corale, di gruppo e volli sottolinearlo.

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Ad un certo punto si alzò in piedi persino Jean Claude Van Damme, visibilmente spazientito.

Sì! Era seduto in prima fila e urlò qualcosa, come per dire ‘basta’. Stavamo andando per le lunghe.

 

Marina La Rosa nel 2001 fu protagonista del calendario di “Max”. A te arrivarono proposte simili?

Delle offerte del genere mi arrivarono, ma ero orientata proprio su altro. Lavoravo per una casa di moda, disegnavo delle stoffe, realizzavo delle grafiche. Preferii buttarmi su ciò che conoscevo meglio.

 

Oggi cosa fai?

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Sono una libera professionista. Disegno per conto mio e collaboro con le aziende. Mi cimento in illustrazioni, nella pittura e in corsi di acquerello.

 

Per alcuni anni ti sei trasferita a Casablanca. Come mai?

Sto con il mio attuale compagno da undici anni. Fa il pilota d’aereo e per un periodo ha lavorato con una compagnia marocchina. Quindi siamo andati a vivere là.

 

A differenza di altri, non hai mai avuto il timore che i riflettori su di te si spegnessero.

Sono sempre stata molto lucida. Mi ripetevo: ‘Qualsiasi cosa arriva, la prendo e la vivo’. L’ho fatto. Quello della televisione è un mondo che mi piace, sono una donna comunicativa. Però non ho mai perso di vista la reale importanza delle cose. Di conseguenza, non ho mai sofferto: ho visto alcune situazioni scemare e ne ho preso atto. Sono stata sempre piena di cose da fare.

 

Alcuni tuoi ex compagni di viaggio sono tornati sul luogo del delitto.

Non sono una che dice ‘mai più’. Sono un’entusiasta e se mi dovessero arrivare delle offerte le valuterei. Chissà, potrebbero anche piacermi. In passato mi proposero delle cose che poi non si concretizzarono. Mi sono sempre mostrata disponibile.

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Questo significa che potremmo rivederti da qualche parte?

Nell’ultimo anno e mezzo ho vissuto emozioni forti. È morto il mio papà e sono stata avvolta da una certa pesantezza. Pertanto, se si manifestassero delle novità ne sarei felice. Ma sono una persona molto razionale, non accetto mai niente a scatola chiusa.

 

Per molti sei rimasta la Maria Antonietta di un quarto di secolo fa. Restare eternamente legata all’immagine di te 27enne è una condanna?

Non mi disturba. Tanta gente ancora mi riconosce. ‘Tu sei la Maria Antonietta del Grande Fratello?’, mi chiedono. Scherzando sostengo che ormai ‘del Grande Fratello’ è il mio secondo cognome! Sono molto sicura di me, mi considero una donna completa che sa il fatto suo. Se per alcuni sono ancora la ragazza del ‘Gf’ mi va bene, lo uso a mio favore. Sono felice di ricordare quell’epoca. Il tempo è davvero volato.

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