marocco migranti ceuta

L’ONDATA DI MIGRANTI CHE DAL MAROCCO SI E’ RIVERSATA SU CEUTA HA DIMOSTRATO TRE COSE: 1) CI SONO DECINE DI MIGLIAIA DI PERSONE FACILMENTE MANIPOLABILI (SONO STATE INDOTTE A PARTIRE CON MESSAGGI LANCIATI SUI SOCIAL SECONDO CUI SAREBBE STATO POSSIBILE ATTRAVERSARE LA FRONTIERA) – 2) IN MAROCCO, NONOSTANTE IL RAPIDO SVILUPPO VOLUTO DALLA MONARCHIA, C’E’ UNA LARGA FETTA DEL PAESE CHE E’ TAGLIATA FUORI DAL BENESSERE – 3) L’EUROPA E’ TROPPO ESPOSTA AGLI UMORI E AI RICATTI DI AUTARCHIE, MONARCHIE E REGIMI MILITARI CHE USANO I MIGRANTI COME ARMA DI PRESSIONE…

Estratto dell’articolo di Karima Moual per “la Stampa”

 

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«Non venite. Tornate a casa. Qui non c'è niente». Sono passate appena quarantotto ore e il racconto di Ceuta si è già capovolto. Le stesse persone che attraversavano il confine con l'entusiasmo di chi sentiva di avere finalmente la vita davanti, oggi implorano amici e parenti di restare in Marocco. Maledicono Ceuta, la Spagna e l'Europa. «Meglio tornare a casa», ripetono ai microfoni delle televisioni marocchine.

 

[…] Più passano le ore, più questa vicenda sembra raccontare qualcosa che va oltre una semplice crisi migratoria. […] Nell'"operazione Ceuta" – perché così dovrebbe essere chiamata – c'è un elemento che non può essere ignorato.

 

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Molti dei giovani che hanno tentato di raggiungere Ceuta hanno raccontato di aver deciso di partire dopo aver letto e ascoltato, soprattutto attraverso i social network, che, in concomitanza con la Festa del Trono – la ricorrenza più importante del Regno, che ogni anno celebra il legame tra la monarchia e il popolo e traccia la visione del Paese per il futuro – sarebbe stato possibile attraversare la frontiera.

 

Una voce insistente circolava da settimane: attraverso TikTok, Instagram, Facebook e WhatsApp ha raggiunto migliaia di ragazzi e ragazze da ogni parte del Marocco, convincendoli che quella fosse un'occasione irripetibile. Chi abbia fatto nascere quella voce o semplicemente l'abbia lasciata amplificarsi fino a diventare una mobilitazione nazionale è una domanda alla quale oggi non possiamo ancora rispondere. Ma un fatto rimane. Decine di migliaia di persone si sono messe in viaggio quasi contemporaneamente verso uno dei punti di frontiera più sensibili del Regno.

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Ed è proprio qui che iniziano gli interrogativi. Com'è possibile che una voce così diffusa, circolata per settimane, non sia stata intercettata dagli apparati di sicurezza? Com'è possibile che migliaia di persone abbiano raggiunto indisturbate Ceuta prima che intervenisse una risposta delle autorità?

 

Sono domande che, almeno finora, non hanno ricevuto una spiegazione. Per questo l'immagine di quella folla che si dirige verso Ceuta proprio mentre il Marocco celebra la Festa del Trono non può che inquietare. Non tanto gli europei, spaventati da una valanga di immigrati che, in realtà, non arriveranno nelle loro terre […]

 

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Ad inquietarsi dovrebbe essere soprattutto il potere centrale: da anni la monarchia guida un immenso cantiere chiamato Marocco. Un progetto che ha cambiato il volto del Paese, le sue infrastrutture, il suo peso internazionale, la sua capacità di attrarre investimenti. La monarchia ha una visione, ha messo il Marocco su un treno che ha raggiunto risultati importanti, ma su quel treno non tutti riescono a salire. Ed è lì che nasce il disagio. Molti marocchini oggi lavorano, ma denunciano salari che non tengono il passo con un costo della vita aumentato sensibilmente negli ultimi anni. Non chiedono soltanto un impiego.

 

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[…] È il paradosso dello sviluppo: più un Paese cresce, più crescono le aspettative dei suoi cittadini. Lo smartphone ha cancellato le distanze. E se migliaia di giovani hanno scelto di sfidare il mare e il confine nel giorno più importante per il Regno, significa che qualcuno ha deciso di usare politicamente un disagio reale, e per farlo ha scelto un giorno talmente simbolico da trasformarlo in una mobilitazione di massa […] Le speculazioni della stampa marocchina, in questi due giorni, sono state molte. C'è chi guarda a Israele, chi agli Stati Uniti, chi alle destre sovraniste. È rimasto invece quasi assente un discorso pubblico sulle ragioni sociali raccontate da migliaia di giovani marocchini che hanno deciso di partire. […]

 

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quanto accaduto rappresenta prima di tutto un colpo durissimo all'immagine del Marocco costruita dalla Monarchia in tutti questi anni. L'operazione Ceuta potrebbe aver utilizzato un disagio reale come detonatore. […] quando il disagio diventa così facilmente manipolabile, non siamo più soltanto davanti a una crisi migratoria. Siamo davanti a una vulnerabilità politica.

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