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AGLI UOMINI IL SESSO VIENE MALE (SU CARTA) - LE GOFFAGGINI DEGLI SCRITTORI CHE IMMAGINANO SCENE DI AMPLESSI SENZA LIBIDO, CON UN’ENFASI ESAGERATA SULL’ORGASMO - E POI CHI SCRIVE SPESSO NON CE LA FA A NON FARE IL MACHO: TRASFERISCE NEL PERSONAGGIO CERTE SUE PROIEZIONI EROTICHE E FALLOCENTRICHE - IL PEGGIO? LE ESPRESSIONI "SVUOTARE I SERBATOI", "IL MIO BOA CONSTRICTOR", "MACINAPEPE SMALTATO"

Paolo Bianchi per “Libero quotidiano”

 

haruki murakami

Quando un maschio, ancorché scrittore patentato, scrive di sesso, rischia di rendersi ridicolo, per una serie di ragioni ben precise e perfino enumerabili. Chissà cosa ne avrebbero detto certi maestri nel genere, soprattutto francesi, come Apollinaire, Calaferte, Pierre Louys. A sottolinearlo in effetti non è un francese, ma un americano, il signor Miles Klee che scrive per un sito Internet chiamato Mel Magazine, una testata dove si forniscono punti di vista maschili sul mondo, non senza strizzare l'occhio alle femmine di alta estrazione culturale.

 

Insomma, ci sarebbero goffaggini che solo un uomo riesce a sciorinare volendo far muovere un personaggio sotto le lenzuola. Prima di tutto l' enfasi ridicola sulla questione orgasmo. Un noto scrittore italiano defunto e di cui per eleganza eviterei il nome, parlò a un certo punto di "un crescendo rossiniano". Detta così, è più che sufficiente a mandare in cantina la libido anche del lettore più eccitabile. Sempre in America, la Literary Review assegna ogni anno il premio per la Peggior Scena di sesso in un romanzo. L' hanno vinto autorevoli personaggi come John Updike e, il mese scorso, Haruki Murakami.

letteratura erotica ortodossa

 

Il fatto è che il maschio spesso non ce la fa a non fare il macho. Chi scrive trasferisce nel personaggio certe sue proiezioni, diciamo, oniriche. Sogna quello che vorrebbe accadesse a lui. Lo fa succedere sulla pagina, con effetti devastanti. È accaduto per esempio a James Frey (anche lui vincitore del premio sulla peggiore scena di sesso), autore di straordinario successo di Un milione di piccoli pezzi, memoriale autobiografico sul ricovero in una clinica per la disintossicazione dall' alcol.

 

A un certo punto lui conosce una tipa e, anche se è vietato, rischio espulsione, intreccia con lei una relazione passionale. Frey ci dà dentro come un matto, da come lo racconta sembra che lei sia sempre alle stelle. Ripete così tante volte il termine "venire", da far nascere il sospetto che lei non solo sia già ripartita, ma che addirittura non sia mai arrivata. Del resto Frey ha mischiato un po' le carte nel suo libro, venduto come autentico, ed è stato beccato a mentire su un paio di punti cruciali, dunque perché non anche su questo.

 

carla bruni fotografa houellebecq e la moglie

Murakami, ne L'assassinio del Commendatore, la fa veramente lunga su quanto il narratore sia esuberante nei confronti di una donna, Yuzu, la quale pur addormentata mostra segni di apprezzamento estasiato stringendolo in una specie di morsa. Ci siamo capiti. Che si tratti un sogno non è una giustificazione. Curiosamente, Si chiama Yuzu anche la sfrenata amante giapponese del protagonista di Serotonina, di Michel Houellebecq.

 

Ma lo scrittore francese si smarca astutamente filtrando ogni scena attraverso un io narrante che ragiona molto sull' amore, lo immagina dalla parte della donna e lo collega al coito non ammettendo amore senza fisicità, per quanto il sesso senza amore sia, fra le sue pagine, largamente praticato. Senonché l'osceno, ciò che per etimologia è "fuori scena", lì smette di essere tale perché sta dentro a tutto.

 

L'EUFEMISMO DIVENTA PARODIA

JAMES JOYCE

Diverso è quando uno scrittore racconta l' atto sessuale come se ritagliasse una toppa da un vestito diverso e poi cercasse di appiccicarla su un tessuto narrativo preesistente.

È il caso della metafora sballata: ma davvero si può parlare di "svuotare i serbatoi", "boa constrictor", "macinapepe smaltato", senza procurare conati di riso? Tanto valeva restare alle buone vecchie similitudini dell' erotismo classico orientale, gli scettri di giada e le spade di fuoco.

 

Senza contare che la via dell' eufemismo in questi casi porta di solito all' autoparodia. Non è facile immaginare un lui che "bacia il forte naso di lei, prima su un lato, poi sull' altro, è duro e soffice allo stesso tempo". Quest' ultimo esempio è tratto dal romanzo Connect, dell' ambiziosissimo irlandese Julian Gough (in Italia è stato pubblicato il suo L' Odissea di Jude, editore Sagoma). Lui dichiara di ispirarsi fra gli altri a Joyce, ma nell' Ulisse, l' happy ending di Leopold Bloom se non altro è sublimato dalla luce bianca di un fuoco d' artificio.

 

Tra gli italiani, Alberto Moravia, fin da Agostino si pose la questione di come trattare la sessualità in maniera realistica senza sconfinare nella pornografia o nella goffaggine.

marina ripa di meana alberto moravia

Forse una buona sintesi l' aveva adottata attraverso un punto di vista voyeuristico, creando uno scarto credibile di prospettiva.

 

Efficacissimo fu Luigi Santucci, che citiamo perché è appena stato ristampato negli Oscar Mondadori il suo capolavoro Il velocifero, saga di una famiglia milanese tra Otto e Novecento. C' è almeno una scena memorabile di turbamento adolescenziale che potrebbe essere presa a modello in ogni scuola di scrittura. Altro che metafora del boa constrictor.

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