1- ALLARME ROSSO PER IL BOTTEGHINO! SARÀ L’ANTICIPO DELL’ESTATE, SARÀ LA CRISI, SARÀ CHE IL PUBBLICO, GIOVANE E MENO GIOVANE, PREFERISCE INTERNET. FATTO STA CHE TRA VENERDÌ E SABATO IL CINEMA HA BECCATO BOTTE DA ORBI SUL FRONTE DEGLI INCASSI 2- PERFINO IL CINEMA RIDENS, “BUONA GIORNATA” DEI VANZINA, MOSTRA LA CORDA. MA IL GRANDE SCONFITTO, CON UN INCASSO MISERO DI 218 MILA EURO, NONOSTANTE IL GRAN CHIASSO SUI GIORNALI, TRA ACCUSE, REPLICHE, POLEMICHE E PRECISAZIONI STORICHE, E’ IL COSTOSO “ROMANZO DI UNA STRAGE” SULL’ATTENTATO DI PIAZZA FONTANA 3- “CHE PALLE LA STRAGE DI STATO”! HA RAGIONE FERRARA? “CON QUESTA STORIA E QUESTE STORIE, AMICI COETANEI, AVETE FRANCAMENTE PROSTRATO E INCINICHITO IL MIO NORMALE SENSO DEL TEMPO, QUANDO SAREBBE STATA ORA, DA VENT’ANNI E PIÙ, DI VARCARE IN UN MODO O NELL’ALTRO LA LINEA D’OMBRA DELLA CONSAPEVOLEZZA E DELLA MATURITÀ”

1- DAGOREPORT
Michele Anselmi per Dagospia

Botteghino cinematografico in rosso. Sarà l'anticipo dell'estate con temperature alte, sarà la crisi economica che spinge a selezionare con cura le proposte, al di là delle "caramelle" del ministro Fornero, sarà una certa stanchezza del pubblico, giovane e meno giovane. Fatto sta che tra venerdì e sabato (oggi magari ci sarà qualche segno di ripresa a causa delle nuvole) il cinema sta beccando botte da orbi sul fronte degli incassi.

Una tendenza che dura da settimane, in verità, e certo la qualità delle proposte non aiuta. Ecco alcuni dati riguardanti, appunto, ieri e l'altro ieri. "La furia dei Titani" è a 737 mila euro, "Buona giornata", la nuova commedia corale/provinciale dei Vanzina, a soli 529, "Quasi amici" ha totalizzato altri 308 mila euro che fanno salire il totale a 10 milioni e 344, "È nata una star?" di Lucio Pellegrini con la coppia Papaleo-Littizzetto ha incassato 243 mila per un totale di 1 milione 853 mila, "Ghost Rider. Spirito di vendetta" altri 220 per un totale 2 milioni esatti.

Non marcia per ora, a parte le grandi città, in particolare Roma e Milano e solo nei due ultimi spettacoli, "Romanzo di una strage" di Marco Tullio Giordana, il tribolato e contestato, anche bello e costoso, film che ricostruisce l'attentato di Piazza Fontana, la morte dell' anarchico Pinelli e del commissario Calabresi: appena 218 mila euro, nonostante il gran chiasso sui giornali, tra accuse, repliche, polemiche e precisazioni storiche.

Ma si sa: certi film di forte impegno politico riempiono le pagine dei quotidiani ma faticano a riempire le sale. Succederà qualcosa del genere, vedrete, anche con il vigoroso "Diaz" di Daniele Vicari, sul pestaggio forsennato ad opera della Polizia durante il G8 di Genova.

Come interpretare questi dati ancora parziali? Domani, con i risultati dell' intero week-end, si capirà meglio l'orientamento del pubblico. Ma c'è poco da stare tranquilli. Quasi nulla sembra più funzionare al cinema (a parte "Quasi amici", un vero long-seller). Non la commedia vanzinesca, ormai fiacca e superata dagli eventi, nonostante l'ambizione di raccontare la società italiana mettendo tra le sette storie un evasore totale e un senatore alla Scilipoti.

Non la commedia un po' meno sguaiata ma sempre estenuata che sfrutta la coppia Papaleo-Littizzetto sul piano del paradosso sessuale (c'è di mezzo un figlio superdotato che gira filmini porno). Neanche il filmone mitologico sui Titani pieno di star ed effetti speciali. Chissà se attirerà le folle la riproposizione di "Titanic" in 3D, ma c'è da dubitare.

Una cosa, però, si può suggerire: pensavamo - pensano i produttori - che la gente avesse solo voglia di ridere, specie in questo momento. Non è così, a quanto pare neanche quel "tirante" funziona più. Non si ride perché non c'è nulla da ridere, probabilmente. Racconta Carlo Verdone: «Ho parlato con alcuni ragazzi in questi giorni. Ed è venuta fuori, in modo lampante, questa tendenza. Metà di loro avevano visto "Posti in piedi in Paradiso" e la cosa interessante è stata che dal trailer si aspettavano una commedia ridanciana. Quando hanno capito che c'era il tema della precarietà economica, sentimentale e la rappresentazione di una generazione di "falliti", beh, l'hanno apprezzato molto di più».

Chissà se è vero, di sicuro sta prendendo corpo una certa repulsione nei confronti della commedia "all'italiana" che rappresenta i soliti stereotipi vecchi e fuori dal tempo. Stereotipi superficiali e lessi, un po' alla Christian De Sica per intenderci, che una volta faceva ridere, e ora suonano fastidiosi, fasulli, solo farseschi.

Tragici prototipi che ancora rivediamo riciclati in ogni salsa. Basterebbe vedere il trailer di "Buona giornata", con De Sica, principe squattrinato, che grida al portiere del suo palazzo con toni alla Sordi: «L'avete voluta la democrazia? E allora andatevela a pijà ‘nter culo!». Di fronte a simili battute meglio la gita fuori porta, no?

2- FLOP VAGANTI
ilportaborse.it
- Ieri sera sono stato al cinema. Uno stretto collaboratore di Ferzan Ozpetek mi ha portato a vedere l'ultimo film del regista turco. Si intitola "Magnifica presenza", l'hanno girato a Roma in tre mesi. "Come ti sembra?", mi fa il mio amico. Bah, a me non ha proprio entusiasmato. E a questo punto inizia a raccomandarmi che, in effetti, il film non sta andando bene nelle sale. La gente non lo capisce. "Sai, Ferzan stavolta sta diventando matto. Con lui tutto il cast del film. Non va, questo film non va". Mi spiega che Ozpetek è ancora inebriato dal suo ultimo successo "Mine vaganti" e pensava di fare il biss con quest'opera. Ma le cose stanno andando male. Molto male. Tanto che la Fandango, la casa di produzione, dovrà rivedere il piano di investimenti.
E lui s'è demoralizzato. Il film è uscito da un paio di settimane. Nell'ultimo week end ha incassato 630.131 euro portando a 2.300.000 euro gli incassi totali. "Pensa - mi dice il collaboratore del regista - che Mine Vaganti aveva incassato 3 milioni la prima settimana". Insomma, questo film è un flop se confrontato con il successo precedente. Di sicuro non fa bene il dato complessivo sul cinema italiano. Rispetto allo scorso anno, questo mese è andato al cinema il 40 per cento in meno delle persone.

3- CHE PALLE LA STRAGE DI STATO
Giuliano Ferrara per "Il Foglio"

Pubblichiamo domani nell'inserto del sabato uno splendido racconto storico di Adriano Sofri, un capitolo del suo instant e-book preparato direttamente per il web. Parla da solo delle fragili basi del nuovo fracasso mediatico su Piazza Fontana, non ha bisogno di commenti. Invece ha bisogno di commenti la nostra percezione del tempo. Dalla strage della Banca dell'Agricoltura e dalla cosiddetta "strategia della tensione" ci separano 43 anni. Il 13 maggio del 1905 la ballerina esotica olandese detta Mata Hari, fucilata poi come spia durante la prima guerra mondiale, debuttò a Parigi.

Il primo gennaio del 1948 fu promulgata la Costituzione della Repubblica italiana. Tra le due date passano 43 anni. Mio padre all'epoca della Costituzione aveva 27 anni. Il debutto di Mata Hari era per lui un dato storico lontano e velato, come la diva e spia. Ma erano ricordi lontani anche la teoria della relatività, stesso anno, o la rivolta antizarista dodici anni prima della Rivoluzione d'Ottobre, stesso anno del primo ballo di Mata Hari, stessi 43 anni di differenza tra la strage di Milano e l'anno in corso oggi: erano materie di memoria e di storia raffreddate e solidificate dal tempo, oggetti di studio connessi indirettamente con il presente, roba forte e fredda.

Se nel 1948 mio padre avesse visionato in rassegna il passato suo e della sua generazione, prendendo come metro di misura il segmento dei 43 anni dal debutto parigino appena citato, avrebbe trovato la nascita della cultura postmoderna, la musica di Strawinsky e Schoenberg in parallelo alle ultime sinfonie di Gustav Mahler, il gran romanzo di Marcel Proust e lo strabiliante centone odissaico a flusso continuo di James Joyce e le elegie duinesi di Rainer Maria Rilke, la maggiore produzione di Picasso comprese le Demoiselles d'Avignon del 1906; avrebbe portato attenzione a due guerre mondiali, alla nascita del comunismo bolscevico in Russia, al dilagare dei fascismi tra Roma e Berlino, allo sterminio degli ebrei d'Europa;

la visione a ritroso lo avrebbe portato a considerare la diffusione della psicoanalisi, l'architettura razionalista di Gropius e Le Corbusier, e non so quanti altri segnacoli del suo tempo riassunti nel percorso pazzesco e straordinario di quel quasi mezzo secolo, di quei 43 anni.

Io ho sessant'anni. I 43 anni che ho vissuto da quando scoppiò la bomba, allora ero diciassettenne, li guardo come una cosa seria ma, come posso dire?, meno impegnativa. Sopra tutto, sono sconvolto e a questo punto anche ossessionato dalla nostra percezione del tempo, di un analogo segmento temporale che sta alle mie e nostre spalle, ma che ritorna sempre nella stessa forma, sempre con gli stessi stilemi, sempre con le stesse emozioni autentiche o simulate, sempre con gli stessi automatismi o tic, una - scusate - rottura di coglioni mai vista.

Su Mata Hari il film con la Garbo fu girato nel 1931, ventisei anni dopo la sua esplosione di debuttante. Il romanzo della strage di Milano è stato girato ieri, 43 anni dopo. Un regista della mia generazione non ha trovato di meglio che comporre il suo pastiche, che non ho visto e che non è in sé la cosa che mi interessa commentare qui, 43 anni dopo. E naturalmente la cosa debutta con un corteggio di commenti, febbri mediatiche, tweet, interpretazioni rinnovate e più o meno cinguettanti, che ci riavvolge a spirale nel tempo passato senza consegnarcene la rilevanza storica, senza darcene perfino la terribile e orribile maestà, senza quel campo lungo della cultura e della storia che è la stoffa di cui sono fatti i secoli trascorsi.

Le eccezioni sono rarissime, e l'e-book di Sofri sarà una di queste. E' successo qualcosa. Di strano e forse anche di grave. Una generazione senza guerre, ma in un certo senso anche senza vita, che ha attraversato il tempo in una sorta di inconsapevole incoscienza, che assiste da trent'anni e più alla strage da un miliardo e passa di vittime dei bambini non nati e delle bambine asiatiche, che si erge nella sua spietata ignoranza davanti al muro nero dell'ingegneria genetica, che assiste muta ed elusiva a uno spietato scontro di civiltà gravido di un losco futuro, che vive senza vederla la storia prenucleare del possibile strike israeliano a difesa di un popolo tornato alla sua terra dopo millenni, questa generazione fa della memoria, che sarebbe una cosa seria, un lento, continuo, interminabile ruminare il già noto. Ieri hanno scoperto un nuovo testimone oculare dell'assassinio di Pasolini.

Pasolini è il nome e la chiave di una continua futile speculazione culturale alla quale non abbiamo il potere di sottrarci, nemmeno negli aspetti così poco seducenti della cronaca nera e criminale. Cose di cui si sa tutto, che dovrebbero entrare in una rassegna di significati profondi, alta e severa, come presumibilmente quella di mio padre ventisettenne o di mia madre ventottenne e insomma della loro generazione, si dipanano invece vanamente e ripetitivamente, sempre uguali le forme, nei 43 anni che mi sento autorizzato a bollare come un tempo non perduto né ritrovato, come un tempo vuoto e obbligato, in cui il nostro linguaggio si aggira senza libertà, nel più sleale conformismo verso il racconto, la narrazione, l'epica.

Con questa storia e queste storie, amici coetanei, avete francamente prostrato e incinichito il mio normale senso del tempo, mi avete imbolsito e banalizzato i fatti, mi costringete a non uscire dal cerchio magico della giovinezza quando sarebbe stata ora, da vent'anni e più, di varcare in un modo o nell'altro la linea d'ombra della consapevolezza e della maturità. Che palle la strage di stato.

 

DARIA BAYKALOVA IN BUONA GIORNATA DEI VANZINA LINO BANFI IN BUONA GIORNATA DEI VANZINA CHRISTIAN DE SICA E CARLO VANZINA DARIA BAYKALOVA IN BUONA GIORNATA DEI VANZINA MASTANDREA E LAURA CHIATTI SONO I CONIUGI CALABRESI IN ROMANZO DI UNA STRAGE MARCO TULLIO GIORDANA SUL SET DI ROMANZO DI UNA STRAGE FRANCESCO SALVI IL TASSISTA IN ROMANZO DI UNA STRAGE FAVINO E MASTANDREA IN ROMANZO DI UNA STRAGE FERZAN OZPETEK Magnifica Presenza primo poster per il nuovo di Ferzan Ozpetek STRAGE DI PIAZZA FONTANA LUIGI CALABRESI BANCA NAZIONALE DELL AGRICOLTURA PIAZZA FONTANA ferrara sofri GIANNELLIferrara fassinoFerrara, Gianotti, Tatò, Berlinguer, FassinoGiuliano FerraraCorbucci Ferrara SpencerStrage di Piazza Fontana Corriere della Sera

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