AMANDA PER SEMPRE - “IN ITALIA STAVO SOLO PERDENDO TEMPO. NON ERA COSÌ UNA VOLTA. QUANDO HO INCOMINCIATO A FARE TELEVISIONE LE RAGAZZE DOVEVANO ALMENO SAPER BALLARE, CANTARE, RECITARE. HO LAVORATO CON BELÉN E FRANCAMENTE NON VEDO QUALE TALENTO POSSEGGA” - “BERLUSCONI ALL’INIZIO NON ERA UN UOMO COSÌ PESANTE” - “MOLTI MIEI FAN SONO RIMASTI DELUSI, VEDENDO CHE ERO UNA DONNA COME LE ALTRE…”

Anais Ginori per "il Venerdì di Repubblica"

«Ho detto addio all'Italia e non me ne pento». Con l'inconfondibile voce rauca, il corpo androgino, quell'ambiguità sessuale che ancora oggi è il segreto del suo fascino, Amanda Lear torna per qualche giorno nel nostro Paese invitata dal festival torinese Teatro a Corte, per presentare il film Le Défi, che ha girato con la coreografa e danzatrice spagnola Blanca Li. L'ex regina della disco music, presentatrice di tanti programmi tv, ha lasciato l'Italia al termine di una stagione infelice sul piccolo schermo, dopo le polemiche per la sua conduzione di La Talpa.

Una nuova vita, via dall'Italia e dalla televisione?
«Mi è solo capitato un gran colpo di fortuna. Quattro anni fa, un produttore teatrale francese mi ha proposto la parte da protagonista nella commedia Panique au ministère. Un vero azzardo. Nessuno credeva che potessi recitare, tutti ridevano alle mie spalle».

Facile immaginare che si sia lanciata...
«Sì, ma con una fifa tremenda. Non dormivo più, ero dimagrita. Alla fine, è stato uno straordinario successo. In due anni il teatro Porte Saint-Martin ha avuto ben 400 mila spettatori, poi siamo partiti in tournée in altre città francesi. Ora con la stessa produzione abbiamo portato in scena Lady Oscar, in cui interpreto una sorta di Anne Wintour, la direttrice di Vogue, elegantissima ma insopportabile".

Ha scoperto la vocazione teatrale un po' tardi, no?
«È un lavoro faticosissimo, niente a che vedere con cinema o televisione. Sei in scena sei giorni su sette. Nel weekend fai addirittura due spettacoli al giorno. Eppure non vedi l'ora che ricominci. È una droga, rimpiango solo di non averla scoperta prima. E pensare che Patroni Griffi e Mauro Bolognini, tanti anni fa, mi avevano incitato a fare teatro».

È un modo per dimenticare gli insuccessi televisivi?
«A un certo punto, ho capito che in Italia stavo solo perdendo tempo. Non era così una volta. Quando ho incominciato a fare televisione le ragazze dovevano almeno saper ballare, cantare, recitare. Ora non serve più nulla, basta solo essere carine. Ho lavorato con Belén e francamente, oltre a essere una bellissima ragazza, non vedo quale talento possegga».

Lei ora parla male della tv ma ha condotto tanti programmi, negli anni Ottanta è stata una delle star del nascente impero di Silvio Berlusconi.
«All'epoca ci si divertiva davvero. C'era una forma di sperimentazione, anche di innovazione. Poi la qualità è precipitata. Anche Berlusconi all'inizio non era un uomo così pesante. Quando penso a com'è finito, poi».

Salvador Dalí aveva più classe.
«La prima volta che mi vide, disse: "Che bella faccia da teschio che hai". Fu una passione travolgente, durata quindici anni. Non mi amava perché ero forte. Anzi, era attratto dalla mia fragilità».

Era un ménage a tre con la moglie, Gala?
«Lei era più anziana di lui. Ha subito accolto bene il mio arrivo. Trovava sempre un pretesto per assentarsi, per lasciarci soli. A un certo punto tornava e allora ero io che me ne andavo. È accaduto addirittura che fosse lei a pagare i biglietti aerei per farmi andare in Spagna».

È con Dalí che ha imparato a dipingere?
«No, è un passatempo che ho sin da giovane. Lui sosteneva che le donne non possono dipingere perché "non possiedono testicoli" e il talento, almeno per la pittura, risiede in quell'attributo maschile. Per me che faccio spettacolo da una vita, dipingere è un modo di isolarmi in una dimensione solitaria. In questo periodo, posso farlo solo il lunedì, l'unico giorno di riposo dal teatro».

Ma è anche una donna molto mondana. Colleziona sempre amanti?
«Ho la fortuna di essere ancora corteggiatissima dai ragazzi. I giovani capiscono che una sessantenne come me ha tanto da raccontare e insegnare, non solo al letto. Insomma è una piacevole distrazione, per me sono solo avventure. Non cerco più l'amore».

Nella sua biografia su Wikipedia una parte è dedicata alle polemiche sulla sua presunta transessualità. Ovviamente lei non conferma e né smentisce?
«Qualsiasi cosa io dica, è una voce che continua a girare da anni. Credo che mi abbia fatto un'enorme pubblicità. Forse è anche grazie a questo mistero che ho venduto così tanti dischi. Qualche anno fa, ho posato nuda in un servizio fotografico. Molti miei fan sono rimasti delusi, vedendo che ero una donna come le altre».

In Italia dunque non la rivedremo?
«Ricevo solo proposte di lavoro deludenti. Certo, mi mancano alcuni amici. E ci sono città, come Roma e Napoli, che sono nel mio cuore. E forse ho nostalgia di certi maschi italiani, un po' cattivelli ma comunque seducenti. Pazienza».

La sua ultima canzone si intitola La belle et la bête. Supponendo che lei sia la Bella, chi è la Bestia?
«È un gioco erotico. Una canzone disco intorno all'idea di fare sesso per telefono. Abbiamo girato il video nell'hotel Meurice, proprio nella stanza dove dormiva Dalì. Le autorità francesi volevano proibirlo ai minorenni, ma dopo le mie proteste hanno desistito. In fondo, non sculetto né mostro qualcosa di più di quanto fanno Madonna o Lady Gaga».

Direbbe ancora W le donne, come in uno dei suoi primi programmi tv?
«Certo, basta guardare una come Angela Merkel. Abbiamo preso un po' di potere e sarà sempre di più così».

E anche W gli uomini?
«No, perché la situazione terribile nella quale ci troviamo è anche colpa loro. E poi questi uomini di potere si mettono sempre nei guai. Basta vedere quanti scandali ci sono stati negli ultimi anni».

Non vorrà svelarci la sua età, altro mistero che lei alimenta, ma può almeno dirci se, e quando, pensa di smettere con lo spettacolo?
«Ho già previsto tutto. Una mattina, mi alzerò e scomparirò. Andrò nella mia casa in Provenza, mi ritirerò in mezzo a quadri e gatti. Sarò come Greta Garbo. E allora non mi vedrete più».

 

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