“APOCALYPSE MURDOCH” DI GLAUCO BENIGNI, 10° PUNTATA - COME INIZIÒ TUTTO: IL “MELBOURNE HERALD”, IL COLLEGE, “RUPERT IL ROSSO”, L’“ADELAIDE NEWS” - IL SENSAZIONALISMO, LE NOTIZIE POMPATE O DIRETTAMENTE INVENTATE, I GUADAGNI CHE SALGONO E LE PERPLESSITÀ DEI GIORNALISTI - I PRIMI GRANDI SUCCESSI: IL LANCIO DI “THE AUSTRALIAN” E DEL DOMENICALE “THE WEEK END AUSTRALIAN” - LA PRIMA TV: “CHANNEL 9” - “MR RUBBISH” CONQUISTA L’AUSTRALIA E PENSA ALL’INGHILTERRA…

Videoblog di Glauco Benigni
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1 - LE ORIGINI...
Rupert Keith Murdoch, detto anche RKM, nasce a Melbourne (Australia) l'11 marzo 1931. Per gli astrologi occidentali è Pesci con la Luna in Sagittario. Per i cinesi è Pecora.
Figlio d'arte, Rupert respira da subito l'odore delle tipografie e della carta stampata. Fin da ragazzo frequenta l'«Herald», giornale inventato e posseduto da suo padre, tanto che sua madre Elisabeth lo ricorda preferire, alle normali occupazioni di adolescente, la lettura critica della stampa, con il relativo commento di tutti gli aspetti, dal contenuto degli articoli alla veste tipografica.

L'«Herald» era un giornale popolare che vendeva molto grazie al binomio informazione-spettacolo, sempre in bilico sul filo del buon gusto (papà Murdoch è d'altronde uno dei pionieri dei concorsi di bellezza femminili, e questo la dice lunga sul tipo di informazione da lui preferita), e Rupert impara tanto e presto.

Studia dapprima in Australia, all'esclusiva Geelong Grammar School e poi, nel 1950, viene spedito in Inghilterra, al Worcester College di Oxford. Fra gli studi e le corse dei cavalli trova anche il tempo di frequentare la redazione del «Daily Express», un quotidiano popolare di rispettabile tiratura diretto da Lord Beaverbrook, vecchio amico del padre, che Murdoch cita sempre come uno dei suoi maestri. Ricorderà in seguito il Gran Mogol: «Al "Daily" doveva esserci ogni giorno un titolo a tutta pagina. Non contava che fosse una notizia importante. Il lettore doveva sentire che lo era».

Rupert ascolta, apprende, memorizza, ma è inquieto e insoddisfatto. Sogni di grandezza si presentano confusi nella sua mente. Il disagio inoltre è accresciuto dall'atteggiamento un po' razzista dei suoi coetanei nei confronti degli aussie, un appellativo non sempre bonario che gli inglesi usano per definire gli australiani. Comincia così a comportarsi in modo provocatorio, si da' arie da sovversivo: compra un busto di Lenin e lo mette in bella mostra nella sua stanza al college tanto da meritarsi il soprannome di «Rupert il Rosso».

Sembra una ragazzata, ma poteva diventare un gioco pericoloso. Nei primi anni Cinquanta, in piena Guerra Fredda, i college britannici pullulano di uomini dei servizi segreti sovietici che reclutano adepti: passare per un comunista può procurare molte noie, anche se per Murdoch si tratta semplicemente di uno sberleffo all'establishment parruccone dei supponenti «cugini».

Nel 1953 Rupert deve tornare precipitosamente in Australia: sir Keith Murdoch è passato a miglior vita. Infarto cardiaco. L'uomo era stato una manna per gli editori e gli azionisti della Herald & Weekly Times (Hwt), viene meno proprio nel momento in cui stava per consolidare la sua posizione. Avrebbe voluto lasciare ai figli una cospicua eredità, ma il giovane Rupert deve accontentarsi di spartire con sua sorella le poche azioni del «Melbourne Herald» e la proprietà di un minuscolo giornale di provincia, l'«Adelaide News».

Tra le carte paterne un testamento, a mo' di oracolo, recitava: «Spero che mio figlio Rupert possa avere l'opportunità di dedicarsi totalmente, fin dalla sua giovinezza, alla causa dell'informazione, affinché ricopra un giorno importanti responsabilità in questo campo». In realtà va detto che, nonostante le quote della Hwt apparissero esigue e tra i giornali fosse rimasto solo il quotidiano di Adelaide, grazie al patrimonio di famiglia il ventiduenne Rupert non si trovò certo spiantato.

Non appena entrato in possesso dell'«Adelaide News», Murdoch si trova in guerra con altre testate. Subisce esplicite minacce: «O ce lo vendi o ti mettiamo fuori dagli affari». «Ho fatto allora una cosa che stabilì una volta per tutte lo stile della mia società», ricorderà Murdoch in seguito: «ho rotto ogni regola dell'establishment e ho pubblicato l'offerta fattami, sulla prima pagina del giornale, sotto un titolo che recitava: VOGLIONO IL MONOPOLIO. E ho incluso anche la fotografia della lettera confidenziale che avevano inviato a mia madre». Murdoch non verrà mai più invitato nei club esclusivi di Adelaide, ma il giornale è salvo.

2 - LA BASE AUSTRALIANA...
Nel 1953, a 22 anni, arriva per il giovane Murdoch il momento di rimboccarsi le maniche e dimostrare al mondo e alla famiglia quello che sa fare. Se è l'intuito, misteriosa alchimia di cromosomi, a fare la differenza fra uno squalo di razza e un diligente barracuda, allora Rupert è stato toccato da una grazia (e a sostegno di questa ipotesi sembra esserci, per chi ci crede, la congiunzione Giove-Plutone nel suo quadro astrale).

Il suo primo passo è quello di occupare il posto di suo padre all'«Herald», e contemporaneamente trasformare l'«Adelaide News» in un'agenzia di stampa per sperimentare le sue idee in fatto di notizie e scelte editoriali. Da subito inonda i giornali australiani con servizi caratterizzati da un forte sensazionalismo, infarciti di scandali e di storie nere; gonfia piccole notizie o addirittura le inventa. Gli addetti ai lavori rimangono perplessi, ma sono costretti a riconoscere che la strada imboccata dal giovane Murdoch fa impennare le vendite e porta lauti profitti, anche perché l'irriverente editore sa ridurre al minimo i costi di gestione con ristrutturazioni selvagge - che tuttavia seminano il panico fra i suoi dipendenti e collaboratori.

Mettendo insieme i profitti delle sue imprese e il non trascurabile capitale di famiglia, Murdoch alla fine degli anni Cinquanta estende il raggio d'azione della sua avventura e si lancia alla conquista dell'East Australia. Lì ci sono ricchi insediamenti industriali e c'è Sydney, il cuore economico e finanziario del continente. L'Australia sta allora cominciando a pianificare l'impiego delle sue immense risorse: esporta grano, burro, carne, lana e gode dello sfruttamento di miniere dalle quali cava piombo, zinco, bauxite e lignite.

Milioni di immigrati approdano alle sue pingui rive, e le città si frantumano in una miriade di sobborghi residenziali e di ghetti dove dimora il popolo minuto. Mentre i decimati aborigeni vengono costretti a integrarsi a fatica nel nuovo sistema di vita, Murdoch arriva nel mondo degli affari australiani come un ciclone, e sorprende la sonnacchiosa editoria giornalistica con audaci colpi di mano. Rileva piccoli giornali moribondi quali il «Sunday Times» e il «New Ideas Magazine» e, con una tecnica che non abbandonerà mai più, li rivitalizza col proprio dinamismo imprenditoriale per poi darli in garanzia e ottenere prestiti per nuovi investimenti.

Il sensazionalismo fa alzare le vendite, con la conseguenza immediata di aumentare gli introiti pubblicitari e stimolare la distribuzione, cosa non facile in Australia per un editore spinto da ambizioni nazionali, data la vasta estensione del territorio. Le città stesse rappresentano scogli da superare perché occupano spazi immensi, non paragonabili a quelli dei nostri agglomerati urbani.

Oltre a un marketing aggressivo e alla pubblicità «concorrenziale» (cioè spazi venduti a prezzi più bassi della concorrenza), la carta vincente di Murdoch è la sua totale fiducia nelle nuove tecnologie tipografiche che gli consentono di realizzare, con almeno quindici anni di anticipo sui suoi competitors, un colpo di tutto rispetto: il lancio di un quotidiano nazionale di informazione, «The Australian»: un foglio che arriva puntuale, all'ora di pranzo, sulla tavola di ogni buon australiano, da Perth a Brisbane, da Hobart a Darwin.

E il suo supplemento domenicale, «The Week End Australian», è un affare d'oro.
Nel frattempo Murdoch ha esteso le attività anche alla Nuova Zelanda e ha ottenuto, in patria, una licenza televisiva nazionale, per una stazione chiamata Channel 9. Non è la prima volta che il nostro aspirante tycoon si interessa concretamente al mezzo televisivo: qualche anno prima aveva già ottenuto due licenze regionali per la Southern Television e aveva tentato di acquisire il network nazionale Channel 10, incontrando però il veto del Primo Ministro, Robert Gordon Menzies. Stavolta ce la fa e comincia ad alimentare Channel 9 con programmi di importazione dagli Usa. In ogni caso la sua attenzione è ancora quasi interamente assorbita dall'adorata carta stampata.

Nei primi anni Sessanta riesce a ottenere dal gruppo Fairfax, dopo pressioni di ogni genere, un quotidiano e un settimanale, rispettivamente il «Sydney Daily» e il «Sunday Mirror». In un secondo tempo mette le mani sullo scandalistico «Truth» e lo rende ancor più fibrillante, applicando in modo selvaggio la regola appresa a Londra da Lord Beaverbrook: titoli a caratteri cubitali in prima pagina, del tipo: PROSTITUTA PRESBITERIANA SGOZZATA DA UN OPERAIO CATTOLICO.

Certo non si può dire che Murdoch indulga a considerazioni che possano nuocere al buon andamento del business. La gente compra? Tutto bene. Nel 1967, anno del suo secondo matrimonio (con Anna Troy), la sua catena di giornali, la Ipc, è già valutata 100 miliardi di vecchie lire. E sempre in quell'anno consolida una finanziaria che diventerà il suo «forziere»: la Cruden Investment. Per il trentaseienne Murdoch, che in patria può già fregiarsi del titolo di «Mr. Rubbish» (‘mister spazzatura'), è il momento di esclamare, parafrasando il balzachiano de Rastignac: «E ora Londra, a noi due!».

10/ Continua...

APOCALYPSE MURDOCH - PRIMA PUNTATA
http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/dagospia-presenta-apocalypse-murdoch-di-glauco-benigni-ogni-settimana-due-miliardi-di-persone-leggono-38253.htm

APOCALYPSE MURDOCH - SECONDA PUNTATA
http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/dagospia-presenta-apocalypse-murdoch-di-glauco-benigni-2-puntata-chi-ha-finanziato-lo-squalo-38304.htm

APOCALYPSE MURDOCH - TERZA PUNTATA
http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/dagospia-presenta-apocalypse-murdoch-di-glauco-benigni-3-puntata-il-clan-dei-murdoch-attraversa-38422.htm

APOCALYPSE MURDOCH - QUARTA PUNTATA
http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/dagospia-presenta-apocalypse-murdoch-di-glauco-benigni-4-puntata-squalo-sul-lavoro-pesce-lesso-38486.htm

APOCALYPSE MURDOCH - QUINTA PUNTATA
http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/apocalypse-murdoch-di-glauco-benigni-5-puntata-la-terza-moglie-wendi-deng-che-ha-38535.htm

APOCALYPSE MURDOCH - SESTA PUNTATA
http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/apocalypse-murdoch-di-glauco-benigni-6-puntata-lo-squalo-compare-in-116-mln-di-38596.htm

APOCALYPSE MURDOCH - SETTIMA PUNTATA
http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/apocalypse-murdoch-7-puntata-il-pulcino-che-divenne-un-cane-terrier-laustralianism-di-rupert-38667.htm

APOCALYPSE MURDOCH - OTTAVA PUNTATA
http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/dagospia-presenta-apocalypse-murdoch-di-glauco-benigni-8-puntata-lodio-di-ted-turner-fondatore-38720.htm

APOCALYPSE MURDOCH - NONA PUNTATA
http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/apocalypse-murdoch-di-glauco-benigni-9-puntata-quando-blair-chiam-prodi-per-permettere-a-38760.htm

 

 

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