lucio dalla

“I VERI POETI SONO COME I BASTARDI, TUTTI LI ACCAREZZANO, NESSUNO LI VUOLE IN CASA” – BIOGRAFIA IN PILLOLE BY GIORGIO DELL'ARTI DI LUCIO DALLA, CHE DOMANI AVREBBE COMPIUTO 80 ANNI – IL NOME DELLA SUA BARCA ERA CATARRO. SUL CITOFONO DELLA SUA CASA DI BOLOGNA C’ERA SCRITTO: “DOMENICO SPUTO” – DOPO IL PRIMO SANREMO, A UN TRATTO DIVENTÒ STITICO – RACCONTAVA DI AVERE UN SOSIA, CHE OGNI TANTO LO SOSTITUIVA CANTANDO IN PLAYBACK, MENTRE LUI ANDAVA A VEDERE LA VIRTUS – L'INCONTRO CON BERLUSCONI E QUELLO CON BERLINGUER: “PER SPEZZARE IL SILENZIO, DISSI CHE TROVAVO SIMPATICO COSSIGA. PENSAVO DI FARGLI PIACERE…” – VIDEO

 

Estratto dell'articolo di Giorgio Dell'Arti per “il Fatto Quotidiano”

 

lucio dalla

Scarpe. “Ho imparato ad allacciarmi le scarpe a ventun anni”.

 

Cane. Gli si chiede che cosa, da bambino, pensasse di fare da grande. Sua risposta immediata: “Il cane”.

 

Padrone. Ha avuto molti cani “tra cui uno di nome Piero che in quindici anni non mi ha mai riconosciuto come padrone”.

 

Scopo. “Lo scopo della mia vita? Ridare dignità alla figura altamente nobile ed esteticamente pura del maiale”.

 

Vitello. “Mi imbarazza la gente che mi guarda come un vitello a due teste…” [a Lina Coletti].

 

Pastore tedesco. Sulla rottura con Roversi (1977): “È come quando scopi con la Schiffer, a un certo punto lei non c’è più e al suo posto c’è un pastore tedesco”.

 

LUCIO DALLA

Frottole. Roberto Roversi, il poeta, aveva fatto lo stesso liceo di Pasolini. Lucio raccontava che l’insegnante d’italiano per poter dare i voti ai temi aveva inventato l’11 e il 12 e questa era quasi sicuramente una frottola, ma gentile. Come quando presentò a David Zard, che esitava a operarsi al fegato, un amico che lo tranquillizzò: “Io mi sono operato un mese fa, e ora guardami, sto benissimo”. Al funerale di Dalla, Zard ritrovò il tizio e gli chiese: come stai? “Bene, perché?”. Il fegato… “Quale fegato? Non sono mai stato operato. Era un trucco di Lucio, perché ti operassi tu” (Aldo Cazzullo).

 

Borsa. “In Anidride solforosa gli feci cantare perfino le quotazioni di Borsa” [Roberto Roversi].

 

Bastardi. “I veri poeti sono come i bastardi, tutti li accarezzano, ma nessuno li vuole in casa”.

 

[…]

lucio dalla con il cane

 

Calzini. Il proprietario del night concepito per le signore bene di Torino che si sturba quando lui si presenta senza calzini. Subito, col lampostil, Lucio si dipinge i calzini neri sulle caviglie.

 

Sanremo. Dopo il primo Sanremo, a un tratto stitico.

 

Pigiama. Lucio Dalla, barba lunga e incolta, che durante le prove indossa i pantaloni del pigiama.

 

Catarro. Il nome della sua barca era Catarro. Sul citofono della sua casa di Bologna c’era scritto: Domenico Sputo.

 

Stronzetto. “Lo ‘Stronzetto dell’Etna’, un vino fatto vicino alla mia casa di Milo e che consumo esclusivamente alla mia tavola o sulla mia barca”.

 

 

 

[…]

 

mostra dedicata a lucio dalla nel decennale della scomparsa (42)

Sosia. “Lucio raccontava pure di avere un sosia, che ogni tanto lo sostituiva ai concerti, cantando in playback, mentre lui andava a vedere la Virtus, la squadra di basket di cui era tifoso. Ero sicuro che fosse una frottola, fino a quando sotto casa in via Massimo d’Azeglio mi presentò un omino identico a lui, persino nel pelo: era il sosia. Nella vita faceva l’imbianchino, e Lucio raccontava – ma quella era quasi certamente un’altra frottola – che in cambio un giorno era andato a lavorare in cantiere al posto suo”. (Aldo Cazzullo).

 

Sosia/2. “Intendiamoci, non è che cantassi e mi spacciassi per il Dalla vero ma durante le prove salivo sul palco e simulavo la sua presenza mentre lui arrivava solo il giorno dell’esibizione. Oppure se non poteva proprio andare partivo io. Il pubblico andava in visibilio, poi veniva avvisato che ero solo il sosia. Si divertivano lo stesso. Bastava una gag per buttarla in ridere. Allo Stadio Olimpico di Roma, Gigi D’Alessio ha fatto finta di essere sorpreso: tu bolognese tiri un pacco a me napoletano? Non esiste!” (Vito D’Eri, il sosia).

 

LUCIO DALLA

Miti. “Nella mia vita ho avuto solamente due miti, un po’ diversi tra di loro. Uno è stato Ezio Pascutti, ala sinistra del Bologna, l’unico – insieme a Sean Connery – al quale ho chiesto un autografo nella mia vita. L’altro, un po’ più da adulto, è stato Gino Paoli”.

 

Berlusconi. “Conobbi Berlusconi nell’87. Mi invitò ad Arcore l’antivigilia di Natale. Mi accompagnava il mio produttore, ma fu lasciato fuori dalla porta. Berlusconi preferiva vedermi da solo. Pensai a una proposta di lavoro. Voleva solo conoscermi. Parlammo per ore, di musica, di me, del mondo dello spettacolo. Ha assorbito un poco della mia forza. Mi ha chiesto di insegnare alla scuola dei suoi manager, come poi ho fatto. E devo riconoscere che qualche anno prima il mio mito, l’unico politico di cui tengo la foto a casa, Enrico Berlinguer, non mi aveva fatto la stessa impressione. Mi portò da lui Walter Veltroni, insieme con Francesco De Gregori. Un gelo terribile. Qualche parola di tanto in tanto, qualche sguardo. Per spezzare il silenzio gli dissi che trovavo simpatico Cossiga. Sapevo che erano cugini alla lontana, pensavo di fargli piacere. Credo però che avessero litigato, perché ci rimase malissimo. Siccome non poteva finire così, Veltroni ci riprovò. Ci invitò a cena, e quella volta parlammo. Berlinguer si era preparato”.

 

lucio dalla renzo arbore piero angela

Berlinguer. “Eravamo uno più imbarazzato dell’altro. Berlinguer chiese a De Gregori che differenza ci fosse tra una chitarra elettrica e una acustica. De Gregori rispose: una è elettrica, l’altra è acustica”.

 

Berlinguer. “A me domandò chi avrebbe vinto il campionato di basket. E comunque un mito è un mito. Non deve essere simpatico”.

 

Senna C’è una frase di Senna che mi piace molto: “Un vincitore è uguale a un vinto”.

 

[…]

 

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Finisce. “La terra finisce, comincia il cielo”.

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